POSTILLE

L'AFFLATO EPICO-TRAGICO DELL'ORATORIA TRONTIANA

di Stefano Gensini

(13 novembre)

Ho letto in ritardo l'intervista rilasciata dall'on. Mario Tronti all'Espresso (vd. sotto), che si aggiunge alle svariate riflessioni di D'Alema e Tortorella uscite e discusse in questi giorni. Tronti (autore del non dimenticato "Operai e capitale", pietra miliare dell'operaismo degli anni Settanta e seguenti) si scaglia furente contro il presente governo e contro il PD, auspicando una rigenerazione della sinistra, un rinnovato "bagno" di popolarità di una élite politica che si è rifugiata, peraltro scomodamente, nelle sale del comando, persino l'emergere di un nuovo "capo", sedimento spontaneo di quel nuovo gruppo dirigente che dovrà formarsi nell'attrito con i problemi veri della gente, con le lotte ecc. ecc. Cose anche giuste e condivisibili, a parte forse l'afflato epico-tragico dell'oratoria trontiana, che avrà pure, come lui dice, origini popolari, ma anche ha, di certo, il flavor del sacerdozio intellettuale, come un po' tutti questi vati del tempo che fu (le vette - diciamo così -. somme, le tocca però, attore di arte consumata,Toni Negri). Cose, dicevo, anche giuste e condivisibili, se non fosse che mi vien da chiedere a Tronti PERCHE', covando pensieri siffatti, dal 2007 stia nel PD, appollaiato su uno scranno senatoriale dal quale ha condiviso politiche che dire discutibili è usare un pacato eufemismo. Dove stavi caro Mario Tronti, in tutti questi anni? E' ben vero che maxima debetur aetati (non solo puero) reverentia, ma dal tuo discorsetto all'Espresso sembri lucido anziché no.
Siccome vedo che qualche tuo improvvido laudator ti rimprovera d'esser troppo tenero con l'intellighenzia di sinistra, posto che qualcosa ne resti e che tu ne faccia parte, ti converrebbe forse cominciare da te stesso (almeno quanto al tuo recente passato: ti perdono volentieri l'estremismo di allora). Sia detto con dispiacere, ma col sentimento schietto di chi non vuole essere (più) preso in giro.