Dal libro 1938. L'invenzione del nemico, di Tonino Tosto

L'AFFARE DE LA RAZZA SESTINE DI TRILUSSA SUI “DISCRIMINATI”

Dalle leggi, decreti e circolari contro gli ebrei scaturì l'introduzione della condizione di ebreo discriminato. Gli ebrei "discriminati" potevano ottenere alcuni dei diritti negati ad altri correligionari. Questa condizione veniva concessa caso per caso da una Commissione speciale presieduta da un prefetto onnipotente che si chiamava Antonio Le Pera. Nacque un fiorente mercato - con trabocchetti e vendita di fumo - gestito da gerarchi, parenti di Mussolini, funzionari.

Il 13 luglio del 1939 una leggina permette di dimostrare in difformità con gli atti anagrafici, di essere non figli del padre ebreo ma frutto di adulterio della madre e quindi figli naturali di padre ariano. Con "manica larga" e "generosità" il regime consente di risalire nel "peccato" anche alla nonna materna.

Trilussa, con la consueta ironia romana, commentò, con queste sestine il mercato delle "arianizzazioni".

Il testo, scritto nel 1940, venne pubblicata anche da alcuni fogli clandestini degli antifascisti all'estero, tra cui la "Voce d'Italia" del 1 Giugno 1941. Il poeta romano voleva forse dare un significato diverso a quel suo gatto dal "nome un po' giudio". Ajo nel dialetto giudaico-romanesco significa vivo?

L'AFFARE DE LA RAZZA

di Trilussa

1940

Ciavevo un gatto e lo chiamavo Ajò;
ma, dato ch'era un nome un po' giudio,
agnedi da un prefetto amico mio
po' domannaje se potevo o no:
volevo sta' tranquillo, tantoppiù
ch'ero disposto de chiamallo Ajù.

- Bisognerà studià - disse er prefetto -
la vera provenienza de la madre... -
Dico: - La madre è un'àngora, ma er padre
era siamese e bazzicava er Ghetto;
er gatto mio, però, sarebbe nato
tre mesi doppo a casa der Curato.

- Se veramente ciai 'ste prove in mano,
- me rispose l'amico - se fa presto.
La posizzione è chiara.:.- E detto questo
firmò una carta e me lo fece ariano.
- Però - me disse - pe' tranquillità,
è forse mejo che lo chiami Ajà.