Cultura & Società

LA VERITÀ SUL DELITTO MORO E SUL "GOLPE" CHE CAMBIÒ IL CORSO DELLA STORIA D'ITALIA

La conferenza di Gero Grassi sul delitto e sull'affaire Moro − visibile e ascoltabile con il link https://www.youtube.com/watch?v=uVJ_oB5JO2g − avrebbe dovuto riempire le cronache, e scuotere istituzioni e poteri. Non è avvenuto. Qualche riga di commento qua e là, qualche reazione sui social e poco più. Fatte salve, naturalmente, le voci di quanti dal ritrovamento dello statista trucidato e per tutti questi anni, hanno chiesto e si sono battuti per la verità. Alcuni cercando e ricercando, scovando documenti, richiamando fatti, e portando alla luce − fino a questa "ufficializzazione" − la verità sul cupo complotto che ha cambiato il corso della storia d'Italia. Malacoda ripropone qui l'intervista di Grassi, perché i giovani e chi non sa ma vuole sapere, conoscano ciò che accadde e questo momento: il più buio della "notte della Repubblica".

Così commenta l'intervista il Professor Stefano Gensini. Al quale, anche in risposta ad alcuni dubbi e obiezioni, si aggiungono alcune annotazioni del nostro Direttore.

Stefano Gensini

Lo abbiamo pensato per anni, senza avere le prove, come diceva Pasolini. Ora le prove ci sono, ufficiali, e il caso Moro, rapito e poi assassinato perché voleva far accedere il Pci al governo del paese (marzo-maggio 1978), assume la fisionomia di quel che fu: un vero e proprio colpo di Stato che ha mutato il corso della storia italiana. E non sono state "forze oscure" a farlo, ma pezzi essenziali dello Stato italiano, i vertici delle forze armate, la CIA e il KGB, con l'aiuto della grande criminalità organizzata, con la complicità o il silenzio di uomini politici di primissimo piano che hanno infiltrato, diretto, protetto e affiancato gli "straccioni" delle BR. Poteva essere un'altra Italia. Ironicamente: la mia generazione ha passato decenni a attendere (e credere di sventare) il golpe; esso a un certo punto è accaduto e non ce ne siamo accorti. Pensavamo che fosse solo colpa delle Brigate Rosse, gente fuori di testa che giocava alla rivoluzione. E di conseguenza abbiam fatto fatica a capire tutto quello che è venuto dopo, da Craxi a Berlusconi ai giorni nostri. Ormai è tardi, purtroppo, per farci qualcosa. Ma capire - almeno quello - è importante.

Mario Quattrucci

La conferenza di Gero Grassi rende "ufficiale" (ma non è la prima) quanto era già stato rivelato da molti anni. E mette in chiaro, o fa intendere, qualcosa in più sulle responsabilità e sul ruolo di alcuni: per esempio Craxi. Ma non ha saputo chi non ha voluto sapere. In un primo libro − "Operazione Moro" − se non ricordo male del 1984 − Vincenzo Marini Recchia e Giuseppe Zupo (che poi le ripeterà al 1° cosiddetto Processo Moro) sostennero cose rilevantissime che in seguito, ed ora "ufficialmente" da Grassi, vennero messe in luce: ad esempio in ordine alla presenza dei mafiosi a Via Fani e ad altre "stranezze". Poi Sergio Flamigni ha scritto 8 libri sulla vicenda − uno, nel 2015, intitolato "Patto di omertà"; e in quei libri, documento su documento, tutte le cose che Gensini ben riassume nel suo post (e che Grassi rende nella sua intervista) vengono via via portate alla luce. Poi, prima rispondendo a un giornalista francese (non ne ricordo il nome), poi a Giovanni Minoli in una trasmissione di Mix del 2013, l'americano Steve Pieczenik, messo dagli americani nel Comitato di crisi costituito da Cossiga (Comitato di cui facevano parte 16 uomini della P2 quasi tutti alti ufficiali di tutte le Armi: Cossiga, come noto, gran massone ma non della P2) parlò delle "manipolazioni del caso Moro" e di come decisero di sacrificare lo statista (insomma di farlo uccidere dalle BR) per "salvare la democrazia". E per questo Luigi Ciampoli, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma, nel 2014, oltre a confermare e dare ufficialità (già prima di Grassi) alle rivelazioni sul complotto chiese l'incriminazione dell'americano. Quanto al PCI la penso come Gensini: nonostante il lavoro e le illusioni di Ugo Pecchioli, il PCI non sapeva granché (come poi dimostrò lo stesso libro di Ugo). Credo però che "sapesse" che alla liquidazione di Moro e alle sue conseguenze (che giustamente Gensini definisce un vero e proprio colpo di stato), le quali consistettero nella nuova messa fuori gioco (dopo quella del 46) del PCI, e quindi non già nella destabilizzazione ma nella stabilizzazione del regime e del quadro internazionale, fossero interessati anche l'URSS e i suoi satelliti. Di qui, forse, le cose dette da Berlinguer a Sciascia (a cui però diedi e do scarsa credibilità) e di qui l'attentato al Segretario del PCI in Bulgaria, mascherato da incidente automobilistico. Ma Sciascia, eccellente scrittore illuminista, intellettuale democratico e onesto, era divenuto anticomunista (anti PCI) proprio in ragione di ciò che interpretava come una resa alla DC. Ma tutto ciò che risulta dagli atti e dalle cose svelate dimostra che il PCI non fece parte del complotto, che a manovrare le BR non fu il PCI (loro primo nemico), che a gestire la crisi dei 55 giorni non fu il PCI ma quel complesso di forze interne e internazionali di cui oggi parla Gero Grassi e che fu grado a grado svelato dai comunisti Zupo, Marini Recchia e soprattutto Flamigni. Che poi il PCI, malgrado la sua cultura, non avesse capito quali fossero le "forze oscure" nella loro complessa interezza, è dimostrato dal voto dato a Cossiga perché divenisse Presidente della Repubblica. Perché essendo divenuto il primo partito non poteva escludersi dalla elezione del Presidente della Repubblica? Per rassicurare l'alleato USA in vista di una ripresa possibile del cosiddetto "compromesso storico"? Eppure nell'85 dovevamo già sapere parecchio del ruolo del sardo nell'"affaire Moro" e nella storia sotterranea della Repubblica incluso l'affare "Gladio". Molti di noi, però, né compresero né approvarono. Ma Berlinguer era già morto, e il PCI − senza comprendere cosa si stava preparando e stava avvenendo con la vittoria della Thatcher e di Reagan; né che il tentativo di Gorbaciov si sarebbe concluso in brevissimo tempo con la dissoluzione dell'URSS e la sconfitta mondiale del socialismo; né della globalizzazione, né del trionfo del pensiero unico, né della imminente crisi della Prima Repubblica − il PCI e la sinistra, gonfie le vele residue dal migliorismo interno e dal pensiero debole, correva verso la sua inevitabile catastrofe. L'oggi.

Rispondendo poi ad alcuni interlocutori di Gensini, Mario Quattrucci scrive ancora:

Sta di fatto che Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo degli Stati Uniti, molto presente ed attivo in Italia, ha ripetutamente affermato, dopo il delitto Moro, che l'Amministrazione USA non voleva assolutamente che il PCI andasse o anche soltanto si avvicinasse al governo; sta di fatto che la vedova di Moro dichiarò testimonialmente che lo statista italiano, nel suo viaggio in USA, aveva ricevuto minacce esplicite da parte di Kissinger (della qual cosa è traccia in articoli pubblici del Segretario di Stato americano; e dal ché Moro ebbe un malore); sta di fatto che non solo l'Amministrazione sovietica osteggiò quasi apertamente la politica del PCI (forse, ma non solo, per l'apertura tutt'altro che flebile alla NATO) e che sia cechi (quelli della restaurazione brezneviana) sia tedeschi sia bulgari s'incaricarono di forzare apertamente contro di noi: i bulgari anche col tentativo di liquidare fisicamente Berlinguer col famigerato finto incidente. In appendice, a memoria, rilevo: a) che il tentativo di liquidare il PCI ben prima del "compromesso storico" e delle sue vittorie elettorali del 75/76 è cominciato dal 1946, con la ripetuta richiesta americana, appoggiato da un "partito americano" trasversale, di metterlo fuori legge (si legga "Il Noto Servizio..." di Aldo Giannuli) e con alcuni tentativi di golpe (Piano Solo ed altri..., allorché furono "enucleandi" (cioè iscritti in una lista di persone da arrestare) non solo comunisti (molti di noi, e ovviamente "certi" dirigenti tra cui ad esempio a Roma Antonello, Paolo, Maurizio, Ugo, Fernando ecc..., dovettero dormire fuori di casa) ma anche certi democristiani come appunto Moro (già allora), Taviani, Zaccagnini ed altri; b) che l'URSS tentò ripetutamente di fare ciò che non era stato fatto tra le due guerre e subito dopo (come ad esempio con i polacchi e gli ungheresi), e cioè liquidare Togliatti e il suo Gruppo dirigente (vedi la "faccenda Cominform" del 1952 e l'affare Secchia) (che poi Togliati non volle mai rompere il legame di ferro con l'URSS è altro discorso); c) che un altro "strano incidente automobilistico" vi fu in Polonia contro Pajetta (credo nel 1962); d) che al IX Congresso (1960: ribadita e rafforzata l'autonoma scelta delle via italiana al socialismo) Suslov (l'ideologo dell'intervento in Ungheria e della "sovranità limitata" nel campo socialista e nel movimento comunista internazionale) capeggiò la delegazione sovietica e, nei colloqui con T e la Segreteria, fece il suo "good job". Infine, per pura curiosità ricordo: credo che dopo "l'incidente", quando Gastone e l'altro compagno estrassero Berlinguer dall'auto investita non lo portarono all'Ospedale ma direttamente all'aeroporto: non si fidavano. Sulla fermezza contro le BR durante i 55 giorni e sulle sue diverse ragioni, e dunque su Andreotti, Dalla Chiesa, Craxi e compagnia si legga, si legga ancora: Flamigni, ma anche altri, ed anche documenti ufficiali (per esempio il processo di Perugia ad Andreotti e Vitalone): non c'è più niente di segreto, in realtà. Solo che non successe e non succede niente. Anzi: il legame criminalità-massoneria-stato (ed economia) come grande, principale questione democratica, è scomparso dai contratti, dai programmi, e perfino dalle cronache. Se si escludono, ovviamente, Mattarella, Libera, Roberti (DIA), Gratteri e alcuni altri (per fortuna non pochi) magistrati e combattenti onesti e coraggiosi.

Muore ignominiosamente la repubblica. 
Ignominiosamente la spiano 
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti. 
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto. 
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani, 
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli. 
Tutto accade ignominiosamente, tutto 
meno la morte medesima - cerco di farmi intendere 
dinanzi a non so che tribunale 
di che sognata equità. E l'udienza è tolta.

MUORE IGNOMINIOSAMENTE LA REPUBBLICA

Muore ignominiosamente la repubblica. 
Ignominiosamente la spiano 
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti. 
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto. 
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani, 
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli. 
Tutto accade ignominiosamente, tutto 
meno la morte medesima - cerco di farmi intendere 
dinanzi a non so che tribunale 
di che sognata equità. E l'udienza è tolta.

Mario Luzi

(da Al fuoco della controversia. 1978)