Cultura & Società

LA RIFORMA APPROVATA

DAL PARLAMENTO EUROPEO

LA TUTELA DEGLI AUTORI PER UNA SOCIETA’ MIGLIORE

di Alberto Improda

In data 12 settembre 2018 il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza - con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti - la proposta di riforma del Diritto d'Autore.

Il voto, come noto, è stato preceduto da accese polemiche e da forti contrapposizioni, tanto in sede politica quanto in ambito culturale.

Il confronto si è concentrato soprattutto sugli Articoli 11 e 13 del testo normativo.

L'Articolo 11, secondo le voci più critiche, introdurrebbe nell'ordinamento una sorta di «Link Tax».

La disposizione, in effetti, prevede una sorta di equo compenso a favore degli editori, in caso di riutilizzo da parte di terzi di articoli giornalistici, anche in forma breve (i cosiddetti snippet).

La norma, in buona sostanza, mira a creare un giusto equilibrio tra i giganti del web (piattaforme quali Google, Facebook, etc.) e gli editori tradizionali, sciogliendo una contrapposizione ormai radicata.

Gli editori, infatti, lamentano che i grandi player di Internet sfruttano economicamente i contenuti da essi prodotti, ad esempio con le anteprime degli articoli dei quotidiani, senza riconoscere un adeguato corrispettivo.

I titolari delle piattaforme, di contro, sostengono di fare già ampiamente gli interessi degli editori, considerato che il loro traffico arriva in buona parte dalle anteprime pubblicate sui social network o nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

L'Articolo 13, invece, comprende una misura che è stata atecnicamente denominata «Upload Filter».

La disposizione, in estrema sintesi, introduce degli obblighi di filtraggio in capo ai gestori di piattaforme.

Le piattaforme online, infatti, sono chiamate a svolgere un'attività di controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d'autore e sul quale gli utenti non detengono diritti.

Sono esclusi dall'ambito di operatività della norma, vale la pena di sottolineare, gli aggregatori di notizie che rappresentino aziende di piccole dimensioni, ovvero enciclopedie libere o piattaforme open source.

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L'approvazione della proposta di direttiva, allo stato, non determina ancora alcuna conseguenza effettiva.

La riforma è ora attesa da un percorso complesso e articolato, che passerà per una ulteriore fase di confronto in sede comunitaria e per l'adozione delle legislazioni nazionali di recepimento.

E' impressionante, da un punto di vista culturale, come il dibattito sul tema si concentri su alcuni aspetti della riforma di carattere squisitamente tecnico e operativo, mentre ne vengono lasciati ampiamente in ombra i profili di più profondo e ampio respiro.

Sembra che poco importino le motivazioni ideali sottostanti all'intervento del legislatore europeo e le finalità generali perseguite in forza di tale intervento, quasi che si stesse discutendo di uno mero strumento di settore, di una normativa tecnica riguardante il funzionamento di uno specifico comparto merceologico.

Il Diritto d'Autore, invece, oggi rappresenta un istituto di cruciale importanza per l'intera società, che svolge funzioni di gran lunga travalicanti lo stretto contesto artistico e culturale, giungendo a incidere in modo determinante sulle più generali dinamiche economiche e sociali della realtà.

L'istituto, in questi nostri anni, ben lungi dal costituire soltanto un mezzo per la difesa degli interessi di una ristretta categoria di individui, costituisce un bene di pubblica utilità, uno strumento che interviene in molti ambiti della vita dei cittadini e riveste centrali valenze di interesse generale.

La Conoscenza, invero, viene univocamente ritenuta l'elemento che più di qualsiasi altro permea e condiziona i meccanismi del mondo odierno, in qualunque contesto ed in ogni campo: dalla politica all'impresa, dai rapporti sociali a quelli economici, dall'ambito culturale a quello lavorativo.

E si tratta di una Conoscenza che ha la necessità di essere ininterrottamente rinnovata ed alimentata; infatti, data la velocità e la vastità con cui ne avviene senza sosta la propagazione e l'utilizzazione, essa ha un ciclo di vita estremamente breve e tende a diventare rapidamente obsoleta; di qui la necessità di continui apporti in termini di materiali inediti ed originali.

Ecco allora che i Produttori di Contenuti, nella Società della Conoscenza, sono chiamati a funzioni di natura pubblica che mai avevano conosciuto prima d'ora nella storia.

Il fondamentale ruolo svolto dai Produttori di Contenuti per il progresso dell'Umanità sin dalla notte dei tempi, insomma, oggi diventa di eccezionale rilevanza e di palmare evidenza, quasi di tangibile concretezza.

In una comunità nella quale gli Autori non immettono il loro originale e insostituibile contributo creativo, i meccanismi della democrazia si indeboliscono, l'economia perde slancio, la cultura si inaridisce, l'intera società vede fermarsi il proprio sviluppo.

Nella odierna Realtà della Conoscenza, di conseguenza, diventa essenziale - per il bene comune - rafforzare i meccanismi giuridico-economici in favore dei Produttori dei Contenuti.

Questa esigenza, però si scontra con dinamiche che sono presenti con forza nella contemporaneità e che spingono con decisione in senso diametralmente opposto.

In tutti i settori della società, in primo luogo, si assiste ad una sempre più stringente polarizzazione della realtà.

Sia nel campo economico, sia nel campo sociale, sia nel campo culturale, il trend risulta il medesimo: pochi potenti soggetti acquistano sempre più potere e la loro cerchia continua costantemente a restringersi; al di sotto, la grande maggioranza delle persone e degli enti diventa sempre meno rilevante e vede la sua massa allargarsi in continuazione.

Le sorti dell'economia, della politica e della cultura, già in questo momento, sono nelle mani di un ristretto numero di stakeholder, i quali le decidono in maniera sempre più piena e libera da controlli e condizionamenti.

I cittadini comuni, di contro, si trovano ad essere mano a mano più dipendenti dalle decisioni altrui, rispetto alle quali hanno facoltà di interdizione estremamente marginali, se non inesistenti oppure soltanto nominali.

Un ulteriore elemento che caratterizza la società odierna, poi, è la dilagante gratuità di un numero sempre più ampio di prodotti e servizi.

Si tratta di una gratuità solo di facciata, in quanto i soggetti erogatori dei beni e servizi in questione, nell'operare in modalità free, ottengono solitamente un doppio vantaggio: in primo luogo, acquisiscono quantità ingentissime di dati, grazie ai quali poi alimentano business stratosfericamente redditizi; in secondo luogo, escludono dalla competizione tutti coloro, di solito aziende più piccole e tradizionali, che non sono in grado di reggere la sfida del gratis.

Questi due fenomeni hanno investito in pieno i Produttori di Contenuti, i quali - salvo alcune proverbiali eccezioni - si trovano esclusi dal ristretto novero dei potenti di turno e devono confrontarsi con un ambito lavorativo travolto dall'onda della gratuità.

Gli Autori hanno così visto nel giro di pochi anni annullato il proprio potere contrattuale, ridimensionato il loro posizionamento sociale, polverizzata la propria autonomia economica e culturale.

Ed una società nella quale i Produttori di Contenuti sono irrilevanti, sottomessi, impoveriti e messi ai margini, ribadiamo, è una società condannata all'irrilevanza, alla sottomissione, alla povertà e alla marginalità.

Ecco i motivi per i quali lo sforzo delle istituzioni europee nella direzione di un adeguamento del Diritto d'Autore, a tutela del mondo della creatività e della cultura, deve essere salutato - a prescindere dalla opinabilità di alcune specifiche tecnicalità - con sicuro favore.

E' auspicabile che gli organismi comunitari e le autorità nazionali, magari mettendo meglio a punto alcune soluzioni operative, continuino in questo sforzo di ammodernamento della materia autorale.

Perché un Diritto d'Autore efficace, che tuteli effettivamente i Produttori di Contenuti, costituisce uno strumento prezioso a tutela degli interessi di tutti i cittadini, per la qualità delle nostre democrazie e per lo sviluppo economico e culturale della società.