Cultura & Società

PER LA STORIA D'ITALIA E DELLA SINISTRA

LA STORIA NON È MAESTRA

DI NIENTE

di emmequ

La storia non è magistra di niente che ci riguardi, vaticinava Montale ai tardi anni. È un male, ma sembra avesse ragione. Non nel suo pessimismo cosmico demolitore e dunque nella sua negazione: bensì in quanto fattualmente e storicamente è avvenuto da allora, e cioè nell'avere il pensiero dominante (o unico che dir si voglia) (o meglio le classi e i poteri che quel pensiero hanno commissionato ed elaborato)... nell'avere imposto con l'amore e con la forza (così Mussolini) l'abbandono e la negazione. Non della storia in sé, ché non avrebbe potuto, ma della sua conoscenza e della sua lezione. A quali fini sappiamo: mentre tu popolo bue (sempre Mussolini) ignori (per sconoscenza o per scelta) la storia, e accetti quella perniciosa filosofia, parte essenziale delle ideologie delle classi dominanti (e non intendiamo naturalmente né Einstein né Agostino) secondo cui non esiste se non il presente; mentre tu disingaggiato amico (Montale) rinunci a conoscere e capire il passato per paura che ne vengano messi in discussione i tuoi privilegi (grandi e più spesso piccoli e perfin minimi) di casta o di nazione (quando essi derivino dal dominio su altri popoli e nazioni), essi..., quelli..., coloro che d'amore o per forza dominano il mondo e i paesi..., la storia degli umani e dei viventi e del pianeta la mandano avanti secondo loro natura: nel segno, cioè, del massimo profitto, del dominio dell'uomo sull'uomo, delle disuguaglianze ingiustizie e schiavitù più gravi ed ampie che la storia − la storia, appunto − abbia mai conosciuto... E non abbiamo più che dodici anni per tentar di arginare il disastro totale (Guterres − ONU: Rapporto sull'ambiente dell'Intergovernmental Panel on Climate Change).

Così, dunque, la storia − che è viva memoria, e senza la quale, senza da essa trarre insegnamento e lezione per affrontare e risolvere i problemi dell'oggi (che sono i tuoi, anche quando ti appaiono estranei)... la memoria, senza la quale l'uomo non è nulla, e non può far nulla (come invece dice Leopardi), è fatta tabula rasa, cancellata dalla vita, dalla vita sociale e delle persone, dall'azione dello Stato, dalla cultura e dalle arti. Obliterandola del tutto, o mistificandola con ogni sorta di revisione.

Accade così che tu − tu molti, tu masse, tu popolo sovrano − dirottato su false piste, frastornato dal maxidecibel quotidiano dei sussurri e delle grida, rincoglionito dallo show permanente (anche politico, of course) di nani e ballerine (Craxi) e di pagliacci e gangster (Arbasino), ammaliato ipnotizzato come il Mario di Thomas Mann dagli odierni cavalier Cipolla..., accade che tu non saprai, o non vorrai sapere − ad esempio − che la questione islamica, o la questione africana (idest immigrazioni), non saranno risolte ove non s'inizi a porre concretamente (e storicamente) riparo (politico, economico, umanitario) a quanto compiuto da noi − noi occidentali, noi europei, noi italiani − nel glorioso passato degli imperi e, tanto per non andar lontano, dagli accordi Sykes−Picot del '15/'16 fino alle guerre democratiche e umanitarie di fine millennio (e odierne, bien sur) e, sempre per non andar tanto lontano, dalle spartizioni e predazioni coloniali e neocoloniali del XIX e XX secolo fino agli anni di questo santo globalizzato e benedetto terzo millennio − con tanto di guerre, gas asfissianti ed armi batteriologiche, genocidi, bombe intelligenti..., e appropriazioni di materie prime e ricchezze e terre... Naturalmente con tanto di governi e dittatori (ovviamente negri) corrotti e servi.

E accade così che tu porti al potere nuovi cavalier Cipolla, o giovani padroni dalla sferza indomita, o diadochi ignoranti (non solo di storia ma di geografia e di economia e di diritto...) ai quali sta bene, benissimo, il tuo subumanar e delegar che chiede non di comprendere con la ragione la natura dei problemi, e una spiegazione di essi fattuale o analitica che li lasci emotivamente insoddisfatti, ma cattivi da odiare ed eroi da celebrare − e non vogliono spiegazioni che non diano loro quello (Thomas Sowell).

E allora dimmi, disingaggiato amico, a tutto questo, hai da fare obiezioni? (ancora Montale).

Che poi la storia sia denegata e messa in soffitta (se non mandata alla discarica) dal disingaggiato amico, dal popolo bue e dai diadochi demagoghi è grave, ma che a farlo siano gli affaccendati creatori (dicono loro) di una nuova sinistra è stupido e criminale. Questi cari sinistri − per i quali se uno parla, o magari solo sussurra, qualcosa di sinistra..., uno ad esempio che viene dalla lunga traversata del secolo breve (e senza fine) di lotte e conquiste e sconfitte e amare lezioni..., della storia, appunto...; se insomma parla uno di noi, storcono la bocca e si turano le orecchie dicendo (fuori microfono, ma a volte ad alta voce): Taci tu che sei vecchio! Vecchio e sorpassato, inutile nostalgico di un tempo che non può tornare. Se poi questo politico della cosiddetta sinistra fosse un ex non renziano d'accatto (e dunque non accolto sotto la mensa del padrone), ecco che la si fa più più precisa e sferzante: Taci tu, che sei comunista!

Ma questi nani non sono come i nani di Bernardo di Chartres, capaci di vedere lontano perché seduti sulle spalle di giganti: essi sono semplicemente dei nani ignoranti.

Noi, dunque, nella speranza di aprire un pertugio nelle loro orecchie, e menti, e forse anche cuori, come facciamo dal nostro primo numero dedichiamo anche qui, in varie rubriche, qualche spazio alla storia.

Chissà che leggendo ad esempio di Togliatti alla luce del tempo; o un celebre discorso di Berlinguer; qualcuno non possa trarne spunto per una pagina del (auspicabile ma non certo) programma del nuovo soggetto di sinistra. Chissà?!