LA SETTIMANA ENIGMATICA

"Diario satirico per spiriti liberi"

di Riccardo Cochetti 

 invece ad essere quella delle circa 2.600 imprese che, sempre a detta dell'Inps, fanno ricorso alla cassa integrazione pur proseguendo la propria attività con lavoratori in nero od in smart working, situazioni che non sembra abbiano d'altro canto finora suscitato la più veemente riprovazione di parte sindacale.

Eppure, di fronte all'emergere di una così sconcia vicenda, sembrano essere stranamente venuti meno i sempre pronti e scrupolosi censori del Reddito di cittadinanza, i cui cosiddetti furbetti, d'altro canto prontamente individuati e privati del beneficio, sono finora costati allo Stato soltanto 4,5 milioni di euro, vale a dire ben 600 volte meno di quelli della Cassa integrazione: ennesima avvilente dimostrazione di come nel nostro Paese si preferisca quasi sempre perdonare con maggiore facilità coloro che peccano a tasche piene.

Gli aggiornamenti sulla scabrosa vicenda Consip rivelano intanto che, oltreché per favoreggiamento, Luca Lotti è stato rinviato a giudizio a Roma anche per rivelazione di segreto d'ufficio, e nella prossima udienza del 13 ottobre i giudici dell'ottava Sezione collegiale potranno finalmente far confluire in un unico processo le varie ramificazioni dell'inchiesta, ivi compresa la generosa richiesta di archiviazione per il traffico di influenze addebitato a Tiziano Renzi: la notizia potrebbe quindi dare pienamente ragione a quanti a suo tempo hanno valutato la sinceramente inattesa permanenza del più renziano del giglio magico nel PD soltanto come un'astuta pretesa del malefico rignanese, volta soltanto ad evitare che il suo sodale potesse essere prima o poi conteggiato come un indagato di ItaliaViva.

Approvato anche l'ennesimo scostamento di bilancio da 25 miliardi, ed in Senato i voti favorevoli sono stati addirittura 170, dieci in più della necessaria maggioranza assoluta: a sostenere il governo sono infatti accorsi anche Sandra Lonardo, ex forzista nonché moglie dell'eterno Clemente Mastella, i senatori a vita Monti e Cattaneo e cinque ex grillini, mentre il centrodestra si è compattamente astenuto ed ha invece votato no Emma Bonino, che come al solito ha radicalmente scelto l'unica opzione avrebbe potuto far parlare di lei. I tre leader della minoranza parlamentare, che taluni continuano ad ostinarsi a definire pomposamente opposizione, Salvini, Meloni e Berlusconi, avevano inviato in mattinata una lettera al Sole24Ore con le loro proposte alternative, ma hanno dovuto attendere l'intervento in Senato del Ministro dell'Economia Gualtieri per sentirsi ricordare che si trattava di misure già attuate dal governo.

I mai troppo deprecati franchi tiratori, in realtà così poco franchi da nascondersi sempre dietro il voto segreto, hanno invece affossato in Senato la possibilità di eleggere Piero Grasso di Leu e Pietro Lorefice dei 5Stelle alla presidenza rispettivamente della Commissione giustizia e di quella agricoltura, preferendo lasciarle chissà in base a quale perversa logica in mani leghiste. Ha così perso l'unica presidenza spettantegli in base agli accordi precedentemente sottoscritti LEU, non a caso il più corretto tra gli alleati di governo ed il meno bulimico in termini di poltrone. Per almeno altre dieci Commissioni, equamente suddivise tra Camera e Senato, è invece intervenuta la pattuglia di Forza Italia a sanare i voti fatti mancare dai 5Stelle ai più oggettivamente indigeribili candidati di PD e ItaliaViva, tra cui rifulgono meritoriamente Piero Fassino, Luigi Marattin e Raffaella Paita.

Mentre sembra finalmente crescere all'interno del Movimento 5Stelle la rivolta dei parlamentari contro Casaleggio per il suo sempre più ossessivo tentativo di telecomandarli e soprattutto per la richiesta mensile di pizzo volta a foraggiare la sua piattaforma web privata, si è nel frattempo appurato che Di Battista, messa forse da parte l'arte che nessuno può comunque credere abbia mai imparato, passa l'estate ad Ortona, dove si esibisce come barman e cameriere per i clienti della spiaggia di un hotel gestito dal cugino: ad impagabile testimonianza di quanto risultino palesemente in calo sia il Movimento che il carisma personale di cui si è sempre del tutto immotivatamente sentito portatore, si tratta infatti del tutto inoppugnabilmente di un modesto 3 stelle.

Non essendoci purtroppo a disposizione un Vendola in grado di sconfiggerlo come nel 2005, non solo per le prossime elezioni in Puglia non si è ancora colpevolmente raggiunto alcun accordo tra i partiti al governo per evitare di affidare di nuovo la Regione a Raffaele Fitto, ma è dovuto addirittura intervenire direttamente il Consiglio dei ministri, costretto a varare un apposito decreto legge per rimediare alla gravissima decisione di quel Consiglio regionale di non introdurre nel suo sistema elettorale la doppia preferenza di genere. La circostanza è stata ovviamente strumentalizzata come una scempiaggine addebitabile al Presidente uscente Emiliano, che ItaliaViva ha mostrato di considerare una nullità tale da preferire candidargli contro addirittura Scalfarotto, ma nessuno nella consueta stolta foga propagandistica si è minimamente sognato di evidenziare come, rispetto alla legge 20/2016 sulla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell'accesso alle cariche elettive, risultino a tutt'oggi ancora inadempienti anche Piemonte, Liguria, Calabria, Valle d'Aosta e Friuli Venezia Giulia.

Al di là delle molteplici inchieste attualmente in corso, tra cui quella per riciclaggio che vede indagato l'assessore Stefano Bruno Galli e quella sulla Lombardia Film Commission che riguarda i Revisori dei conti della Lega, o dei processi per le spese pazze del Consiglio regionale, che hanno visto condannati per peculato il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e l'ex viceministro Edoardo Rixi, potrebbe risultare sufficientemente paradigmatica del modo di intendere i normali rapporti con la Regione Lombardia da parte dei leghisti anche la più modesta circostanza che nel 2008, quando era ancora Sindaco di Varese, l'attuale governatore Attilio Fontana difese da avvocato tale Laura

Ferrari, moglie del numero due leghista Giancarlo Giorgetti, coinvolta in una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche a danno della medesima ed ammessa senza vergogna dall'indagata pur di patteggiare una pena ridotta a 2 mesi e 10 giorni. Il quale governatore ha intanto giustificato la propria assenza alla festa della Lega di Cervia lamentando un'indisposizione: a suo dire si tratta di segnali lanciatigli dal fisico, mentre i più ritengono che dovrebbe invece prestare molta più attenzione a quelli che potrebbero ormai provenirgli dal fisco.

Alle dieci circa di mattina del 2 agosto, dunque poco prima dello scoccare dell'ora esatta dell'anniversario della strage di Bologna del 1980, si sono appalesate nella romana Piazza del Popolo poche decine di neofascisti ed esponenti dell'ultradestra in genere, sotto il vigliacco slogan "Io a Bologna non c'ero", per contestare la sentenza di condanna inflitta a Luigi Ciavardini, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, che invece allora c'erano, come del resto purtroppo gli 85 morti ed i 200 feriti da loro provocati. Notato in piazza il primo, condannato a 30 anni ed in semilibertà dal 2009, mentre l'Adnkronos ha ritenuto opportuno celebrare l'anniversario concedendo l'onore dell'apertura di giornata del proprio sito ad una delirante lettera aperta dei due coniugi, come noto a suo tempo modestamente condannati l'una a 9 e l'altro ad 8 ergastoli.

Nella ricorrenza, Mattarella ha ribadito l'esigenza di piena verità e giustizia, la Presidentessa del Senato Casellati che senza verità il Paese non ha futuro ed il Presidente della Camera Fico che verità e giustizia rappresentano un compito non negoziabile di uno Stato realmente democratico: parole dunque ampiamente rasserenanti e degne di suscitare credibilità e speranza, alla sola condizione che si riesca a fingere che non siano trascorsi 40 anni da quel crimine.

Inaugurato il nuovo Ponte di Genova sotto un beneaugurante arcobaleno e con un'apprezzabilmente sobria cerimonia, che ha infatti annoverato soltanto la minimalistica presenza delle tre più alte cariche dello Stato, del Capo del governo, di quattro Ministri, della Presidentessa della Corte Costituzionale e delle Frecce tricolori, i più tetragoni dei laici non hanno tuttavia potuto che dolersi della purtroppo usuale proterva imposizione di una benedicente presenza cattolica, nella circostanza appannaggio del neo arcivescovo cittadino Tasca: non sembra infatti che possa purtroppo mai riuscire ad attecchire in questo Paese una banale riflessione come quella, ad esempio, che anche la benedizione del Ponte Morandi ad opera del Cardinale Siri nel lontano 4 settembre del 1967 potrebbe risultare una convincente testimonianza che nel bene e nel male è sempre e soltanto l'opera dell'uomo a produrre risultati e conseguenze.