LA SETTIMANA ENIGMATICA

"Diario satirico per spiriti liberi"

17 Dicembre 2019

Grande entusiasmo è stato suscitato, in particolare tra coloro che riescono a ritenere una donna di destra in ogni caso preferibile ad un uomo di sinistra, dalla nomina di Marta Cartabia a Presidente della Corte Costituzionale, che da parte di troppi sedicenti progressisti è stata evidentemente considerata un sufficiente risarcimento delle volgari offese rivolte nei giorni precedenti alla memoria di Nilde Iotti, partigiana comunista e prima donna a presiedere la Camera dei Deputati: da sempre militante di Comunione e Liberazione, costei si è invece sempre pubblicamente dichiarata contro il matrimonio egualitario, l'aborto e l'autodeterminazione rispetto al fine vita, rappresentando dunque abbondantemente, a prescindere dal genere, la parte più retriva e reazionaria del nostro Paese.

Si può pertanto presumere che tanta soddisfazione possa certificare esclusivamente l'acuto bisogno di una pur minima gratificazione rispetto agli intollerabili risultati emersi dal "Global gender gap report 2020" appena pubblicato dal World Economic Forum, che ci vede scivolati al 76esimo posto su 153 Paesi e dunque tornati una sola posizione sopra quella occupata nel lontano 2006: dati che dovrebbero in effetti sconcertare in particolare chi ha in mano le leve di governo, a partire dalla drammatica certificazione che in Italia lavora ancora meno di una donna su due, nonostante peraltro, si potrebbe osservare con un improprio sarcasmo, le pesanti differenze salariali a loro svantaggio a parità di livello e mansioni, e che aumentano addirittura con il crescere del livello di istruzione.

Nel frattempo la Corte internazionale di giustizia riunita a L'Aia ha visto la leader San Suu Kyi assistere per tre ore in aula alla pesante requisitoria contro i militari birmani, accusati di perpetuare il genocidio della minoranza musulmana dei Rohingya: nonostante si tratti dei suoi stessi ex aguzzini, lei dovrà difendere non solo costoro ed il suo Paese, ma anche se stessa, perché gli otto procuratori che si occupano del caso le imputano di non essere mai intervenuta, nel suo popolarissimo ruolo di Consigliere di Stato del Myanmar, né per criticare e tantomeno impedire i massacri, né per disporre neppure un'indagine al riguardo. Da un Premio Nobel per la pace ci si sarebbe in effetti potuto aspettare un comportamento diverso, ma non sono pochi a ricordare che anche Barack Obama riuscì a festeggiare reiteratamente il suo omologo Nobel provvedendo successivamente a far bombardare sette nazioni.

Il nostro Parlamento ha intanto approvato, con 291 voti favorevoli alla Camera e 165 al Senato, la risoluzione inerente la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, consentendo al Premier Conte di recarsi al Consiglio europeo di Bruxelles accompagnato da un'immagine dell'Italia almeno apparentemente meno ridicola di quanto testimoniato in patria dall'onanistico dibattito al riguardo: hanno ovviamente votato contro gli esponenti di quella stessa Lega che già il 19 luglio del 2012, durante il Governo Monti e con Maroni Segretario, in sede di definitiva approvazione del Trattato istitutivo del Mes, fu l'unica a votare contro, ma senza aver dovuto allora sottostare alla figura di palta, per restare nel meneghino, recentemente imposta da Conte a Salvini con l'accurato promemoria delle 26 volte in cui, da Vicepremier, non si è accorto o non ha minimamente capito che se ne stesse recentemente discutendo nelle più svariate sedi ed occasioni istituzionali. Dimentico anche di aver un giorno di non troppi mesi fa chiesto addirittura di ottenere i pieni poteri, il sempre geniale Salvini ha intanto proposto un comitato di salvezza nazionale, senza essersi evidentemente reso conto che il governo Conte 2 non rappresenta assolutamente nulla di diverso.

Nella circostanza non ha d'altro canto stupito neppure troppo il voto contrario espresso da parte di 4 Senatori 5Stelle, tre dei quali hanno invece addirittura voluto approfittare della golosa opportunità per abbandonare il Movimento e traslocare direttamente in casa Lega: uno dei tre è peraltro risultato essere con simpatica coerenza addirittura quel tale Ugo Grassi divenuto marginalmente noto, a suo tempo, esclusivamente per essersi appalesato come uno dei più fieri sostenitore delle dimissioni obbligatorie per gli eletti grillini che avessero inteso cambiare partito. In una circostanza che a molti ha ricordato la campagna acquisti berlusconiana, Di Maio si è addirittura spinto a parlare di mercato delle vacche, e buon per lui che si sia trattato di tre maschi, altrimenti nei suoi confronti, oltre a quelle indiscutibilmente oggettive di non avere più il pieno controllo dei suoi eletti, si sarebbero sprecate anche le più facili accuse di sessismo.

Comunque la si pensi sul Mes, a concretizzare ancora una volta quanto nei fatti risulti invece fortunatamente impraticabile qualsiasi possibilità di proficue convergenze tra i sovranisti del continente, che pure condividono l'eurogruppo parlamentare "Identità e Democrazia", sarebbe forse sufficiente segnalare la ridicola evidenza che secondo il partito di ultradestra tedesco Alternative für Deutschland il Mes servirebbe a salvare le banche italiane con i soldi tedeschi, mentre secondo la Lega a salvare le banche tedesche con i soldi degli italiani.

Anche l'esito delle elezioni per il rinnovo del Parlamento britannico ha clamorosamente provveduto a disattendere il consueto sondaggio della vigilia, che aveva vaticinato una possibile sventura per Boris Johnson e, come conseguenza di una sua risicata maggioranza, lo spettro di un ennesimo "hung Parliament": dando evidentemente fondo al sense of humor tipico dell'isola, gli elettori hanno infatti garantito ai conservatori una strabordante maggioranza assoluta dei seggi. Tra l'altro, poiché il laburista Corbyn aveva proposto nel caso di vittoria l'indizione di un secondo referendum sulla Brexit, i suoi connazionali devono evidentemente avergli voluto dimostrare come non ne sentissero alcun bisogno. Come effetto dell'ormai indifferibile Brexit sembra inoltre che non rimanga altro se non aspettare a breve i tentativi da parte di Scozia ed Irlanda del Nord di abbandonare Sua Maestà la Regina, per poter parlare per la prima volta nella storia, a partire dal 1800, del Disunited Kingdom.

Come ampiamente prevedibile, secondo Matteo Renzi il Labour ha ovviamente perso perché troppo di sinistra, valutazione facilmente comprensibile da parte di uno che ritiene di sinistra addirittura il PD, mentre a detta di molti anche quel partito ha dovuto soffrire in particolar modo, oltre ad un'incomprensibile ambiguità riguardo all'uscita dall'Europa, l'assenza di una soggettività politica di sinistra realmente alternativa e credibile.

Reagendo invece scompostamente alle indagini della Magistratura nei confronti dei presunti finanziamenti illeciti transitati tramite la Fondazione Open, Renzi si è peraltro spinto a fare proprie alcune remote e ben poco meritorie prese di posizione sull'argomento niente meno che di Moro e Craxi, solleticato sicuramente dalla conclamata vanagloria ad attribuirsi una caratura politica comunque di gran lunga superiore alla propria: tentativo non solo pateticamente ridicolo, ma che in qualche sconsiderato potrebbe aver addirittura suscitato un deprecabilissimo desiderio, considerata la traumatica fine della carriera di entrambi, di veder ancora una volta inverarsi la popolare teoria dell'inevitabilità del tre.

Partecipatissima la manifestazione romana delle Sardine, che in effetti non potrebbero neppure dirsi tali se non si stipassero oltre modo nelle piazze: i soliti tediosi ed obsoleti ricercatori in ogni dove di una linea politica, per loro sfortuna ed ulteriore disincanto, sembrano ovviamente non essere in grado di accontentarsi di riuscire ad ottenere da questo nuovo movimento spontaneo poco più che un invito al bon ton, proprio la cui pratica addirittura eccessiva sembra invece aver provocato a detta di molti la supina accettazione negli ultimi anni dei più infami atteggiamenti contro il lavoro, la sua stabilità e la sua remunerazione, e soprattutto a danno dei giovani stessi. I soliti benpensanti della cosiddetta maggioranza silenziosa, visto che nulla dovrebbero teoricamente temerne, hanno invece dovuto trovarne criticabile almeno la riunione degli esponenti regionali tenutasi l'indomani in un palazzo occupato della Capitale, ritenendo evidentemente dal loro punto di vista un rischio gravissimo per la democrazia essere ospitati gratuitamente da un Centro sociale se non si può disporre dei fondi necessari per organizzare costosissime convention di partito o Leopolde varie.

L'ultimo rapporto Istat sull'immigrazione ha intanto certificato che aumenta costantemente il numero degli italiani che si trasferiscono all'estero, mentre diminuiscono nel nostro Paese gli immigrati, sia dall'Africa che più in generale dall'estero. Poiché risulta pesantemente in calo anche il numero degli italiani che decidono di rientrare in patria, il saldo migratorio dei nostri connazionali risulta negativo, con una media annua di circa 70.000 unità: secondo i più accreditati studiosi di economia e sociologia potrebbe dunque essere finalmente arrivato il momento di smetterla con la stucchevole diatriba se l'Italia non sia un Paese per vecchi o per giovani, per autoctoni o stranieri, potendocisi limitare ad asserire che ha ormai ben poco di appetibile per chiunque.

Come purtroppo ormai di consuetudine, la manovra di bilancio si avvia ad essere licenziata dal Parlamento negli ultimissimi giorni utili e ricorrendo al mai troppo vituperato ricorso ai voti di fiducia: considerato che anche quest'anno il Presidente della Camera Fico ha voluto opportunamente criticare il Governo per non

averne trasmesso il testo in tempo per consentirne l'esame da parte dell'aula, chi tendesse qualunquisticamente a lamentarsi perché le cose non cambiano mai potrebbe invece quanto meno gioire dell'unica novità apprezzabile rispetto al dicembre 2018, rappresentata dalla certezza che i mutati rapporti di governo renderanno impossibile al sempre eccessivamente focoso onorevole Fiano del PD recitare la parte di quello che si catapulta sdegnato contro i banchi della maggioranza.

Del testo della manovra sottoposto al voto di fiducia al Senato, la Presidente Casellati ha provveduto preliminarmente a dichiarare inammissibile una norma volta a legalizzare la cannabis leggera, ottenendo la plateale riconoscenza di Salvini e La Russa, c'è chi ritiene con legittima coerenza con le proprie diverse preferenze: la Senatrice di Leu Loredana De Petris, di fronte all'accusa rivolta dal centrodestra alla maggioranza di essere un branco di drogati, ha reagito suggerendo che tutti i colleghi si sottopongano dopo le feste ad un test antidroga, suscitando parecchi incomprensibili malumori in aula: analoghi malumori si sono tuttavia percepiti anche al di fuori dei palazzi del Parlamento, soprattutto perché moltissimi cittadini avrebbero preferito che i loro rappresentanti potessero esservi sottoposti immediatamente e senza alcun preavviso.