LA SETTIMANA ENIGMATICA 

"Diario satirico per spiriti liberi" 

di Riccardo Cochetti

 Movimento 5Stelle, Pd, LeU ed i deputati del Gruppo misto hanno approvato in Commissione Affari costituzionali della Camera il testo unificato delle due proposte finora presentate nel lodevole intento di consentire all'Italia di dotarsi finalmente di una seria legge contro i conflitti d'interessi ed archiviare le ridicole disposizioni in materia a firma dell'insipido Frattini, la cui sola emanazione nel 2004, sotto il Governo Berlusconi, è di per sé ampiamente sufficiente ad esplicitarne la perseguita efficacia. Si tratta tuttavia soltanto del primo passo per una nuova regolamentazione che, salvo tranelli ed imboscate dell'opposizione corroborata da Italia Viva nel prosieguo parlamentare dell'iter, dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1° luglio: scontato ovviamente il voto contrario del centrodestra, qualcuno è invece riuscito a stupirsi della presa di posizione dei renziani avvenuta per bocca del loro Marco Di Maio, secondo il quale il testo proposto dovrà essere radicalmente modificato, nonostante si tratti di quello che lui stesso aveva personalmente sottoscritto quando faceva ancora parte del PD, come per fortuna della sua sfacciataggine di banderuola è rimasto soltanto agli atti della Camera e non nella memoria degli italiani.

L'ineffabile duo Fontana & Gallera continua intanto a strabiliare, e la sua penultima performance è consistita nell'acquistare al modico prezzo di 26 euro cadauna quattrocentomila dosi di vaccino antiinfluenzale dalla Falken Swisse, surclassando con lombarda alterigia la pezzente fornitura ottenuta dai terroni della Regione Puglia al misero prezzo unitario di 5,50: d'altro canto, nello scorso mese di marzo Aria, la poderosa Agenzia regionale per l'innovazione e gli acquisti che tante benemerenze ha acquisito per la vicenda dei camici generosamente donati dal cognato del Presidente in cambio di 513.000 euro, aveva già ritenuto saggio annullare una gara indetta al riguardo, perché il prezzo proposto dall'unico partecipante ammontava a soli euro 5,90. L'ultima performance, purtroppo da potersi immaginare tale soltanto nel senso di più recente, riguarda invece l'acquisto di ulteriori centomila dosi della società cinese LifeOn al più contenuto prezzo di 11,90 ciascuna, che qualcuno ritiene potersi attribuire soltanto alla risibile circostanza che il prodotto risulta mancante soltanto di quella certificazione dell'Agenzia italiana del farmaco indispensabile per la messa in commercio.

A chiusura indagini, anziché lasciare l'inchiesta Consip Tiziano Renzi ha addirittura raddoppiato, risultando infatti ormai indagato dalla Procura di Roma niente meno che per due differenti traffici d'influenze ed altrettante turbative d'asta in due diverse gare analizzate nell'ultimo filone dell'inchiesta: una riguarda l'appalto cosiddetto Fm4, nell'ambito dei servizi, imperscrutabilmente definiti come Facility Management, per l'esecuzione dei servizi di pulizia e manutenzione presso tutti gli uffici pubblici presenti sull'intero territorio nazionale, indetta da Consip e del valore di circa 3 miliardi di euro, e l'altra quella per i servizi di pulizia bandita da Grandi Stazioni.

Quanto a queste ultime e nella meno colpevolista delle ipotesi, sembrerebbe tuttavia fornire un concreto supporto alla teoria secondo la quale un'egocentrica e perniciosa megalomania si possa trasmettere per via ereditaria l'incredibile circostanza che babbo Renzi abbia partecipato a più di una riunione con le Ferrovie, insistendo reiteratamente affinché il Frecciarossa fermasse niente di meno che anche a Rignano sull'Arno, in modo da facilitare l'arrivo della clientela nell'ormai famoso outlet con il quale intratteneva rapporti di consulenza.

Probabilmente non solo per solidarietà corregionale, stavolta insieme a lui è finito di nuovo nei guai anche lo smodato collezionista di condanne Denis Verdini, che purtroppo, a differenza di quanto accaduto a suo tempo a Berlusconi e Formigoni, non ha ancora potuto godere di una rapida sentenza di conferma da parte della Cassazione riguardo a quella conquistata in appello a 6 anni e 10 mesi, ottenuta ormai più di due anni fa per la bancarotta dell'ex Credito cooperativo fiorentino: premesso che un'eventuale conferma del verdetto gli spalancherebbe le porte del carcere, non sono in effetti pochi coloro che si stupiscono e/o si dolgono del ritardo della Corte Suprema.

Alla vigilia della scadenza dell'ultimatum fissata dall'Esecutivo, è pervenuta alla Ministra delle infrastrutture Paola De Micheli un'ulteriore proterva proposta di Aspi, con la quale i Benetton si dicono pronti a firmare il concordato accordo transattivo col Mit, ma senza quell'articolo 10 che vincola la firma alla cessione del controllo di Aspi da Atlantia alla Cassa Depositi e Prestiti ed insistendo oltraggiosamente sulla pretesa di manleva, in base alla quale responsabilità e danni da risarcire per il crollo del ponte Morandi dovrebbero incredibilmente ricadere sulla nuova proprietà.

La Ministra non ha quindi potuto che prendere atto del fatto che Atlantia intende venir meno, come in precedenza ricorrentemente fatto per quelli relativi ad investimenti e manutenzione, anche agli impegni assunti a metà luglio in sede di negoziato con il Governo, secondo i quali soltanto la cessione del controllo di Autostrade a

CDP avrebbe potuto sanare la ferita del Ponte Morandi e consentito di chiudere la procedura di revoca della concessione.

A dispetto del clamore suscitato due mesi fa dall'emersione delle ignobili richieste del bonus Covid di 600 euro destinato alle Partite Iva da parte di cinque cosiddetti onorevoli e di circa duemila tra consiglieri regionali e comunali, non ne sono ancora emersi i nomi, se non quelli della prima ora, vale a dire quello del 5Stelle Marco Rizzone, prontamente cacciato dal Movimento, e dei leghisti Andrea Dara ed Elena Murelli, dei quali Salvini aveva platealmente annunciato se non altro la blanda sospensione, evidentemente mai avvenuta o silentemente rimossa, considerato come tramite il benemerito sito Openpolis chiunque sia in grado di rilevare come entrambi abbiano sino a questi ultimi giorni continuato a firmare come deputati della Lega emendamenti, interrogazioni a risposte scritta e orale, mozioni e disegni di legge.

La Segretaria generale del Senato Elisabetta Serafin, lettene le motivazioni appena depositate, ha apprezzabilmente deciso di impugnare l'oscena sentenza recentemente emanata dalla Commissione contenziosa del Senato, presieduta dal Senatore di Forza Italia Giacomo Caliendo e solo incidentalmente beneficiario in proprio dello stop al taglio dei vitalizi, che aveva annullato il taglio stesso e ripristinato i vitalizi degli ex senatori, ottenendo quanto meno l'immediato effetto di congelare la prevista restituzione in loro favore.

Poiché dei 5 membri della Commissione i due leghisti assicurano di aver votato contro lo stop al taglio, la responsabilità ne dovrebbe essere addebitata ai due non parlamentari nominati dalla Presidente del Senato Casellati, che secondo alcuni andrebbero dunque identificati come membri più laidi che laici: non rimane dunque che sperare nel secondo ed ultimo grado di giudizio interno del Senato, quel Consiglio di Garanzia nel quale i due membri della Lega presenti potranno concretamente confermare che il partito di Salvini è effettivamente contro i vitalizi, unendosi al voto contro il ripristino che, salvo sorprese, dovrebbero auspicabilmente esprimere sia l'esponente del PD Valeria Valente che Alberto Balboni di Fratelli d'Italia.

I giudici disciplinari del CSM hanno intanto radiato dalla Magistratura Luca Palamara, che ha conquistato il non invidiabile titolo di primo ex consigliere del Csm ed ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati ad essere addirittura rimosso dall'ordine giudiziario, con l'accusa di aver pilotato per interessi personali la nomina del Procuratore di Roma e discusso le strategie sulle future nomine ai vertici di altra Procure nella ormai famosa riunione notturna all'hotel Champagne del 9 maggio 2019 con altri cinque consiglieri del CSM ed i deputati di stretta osservanza renziana Cosimo Ferri, traslato in ItaliaViva, ed il fedelissimo Luca Lotti, secondo i più lasciato invece a condizionare dall'interno il PD.

Mentre moltissimi ne hanno potuto vivamente apprezzare la suadente dichiarazione che porterà per sempre nel cuore la toga, preferendo ovviamente saperla lì piuttosto che sulle sue spalle, lui ha impiegato soltanto pochi minuti per arrivare a tenere una evidentemente pianificata conferenza stampa nella sede del Partito radicale, che senza alcun indugio lo ha ritenuto degno di essere immediatamente nominato membro della propria autoreferenziale Commissione Giustizia, che spinge insieme ad altri malpensanti per la separazione delle carriere e per la fine dell'obbligatorietà dell'azione penale, quella che in pratica ha costretto la Procura di Perugia ad indagare Palamara per corruzione. Nessuno ha comunque potuto interpretare come un'eclatante rivelazione la sua dichiarazione di aver incontrato nel corso della sua attività anche numerosi altri politici, che è sembrata più che altro un pesante avvertimento o la sottoscrizione di una polizza assicurativa inerente il suo futuro.

Per celebrare al meglio la giornata mondiale della salute mentale ed offrire una delle migliori dimostrazioni di quanto ci sia ancor da fare al riguardo, qualcuno ha pensato bene di convocare o frequentare a Roma un raduno di piazza, che ha goduto del pieno sostegno di autorevole stampa come Libero, Il Giornale e La Verità, tra appassionati negazionisti del coronavirus e strenui difensori di quelle libertà democratiche così vilmente vilipese dalle mascherine da suscitare un indicibile sdegno addirittura nei fascisti.

Continua peraltro a permanere in molti la sorpresa per non aver mai prima d'ora sentito parlare di dittatura sanitaria a proposito dell'obiezione di coscienza dei medici rispetto al diritto di aborto o della negazione del diritto di autodeterminazione contro l'accanimento terapeutico, che al contrario del rifiuto di indossare la mascherina non comportano certo alcun danno alla salute pubblica.

La Capitale è intanto divenuta comprensibilmente preda di una devastante ansia per le decisioni che Carlo Calenda ha dichiarato di avere in animo di assumere nei prossimi giorni circa la sua eventuale candidatura a Sindaco, soprattutto in casa di quel PD che lui ha con riconoscenza preso elegantemente a cannoneggiare già

all'indomani di quell'elezione all'Europarlamento che il partito gli ha regalato e che alle recenti amministrative ha palesemente tentato di sabotare contrapponendogli candidature unitarie con Renzi. Al Nazareno c'è peraltro chi riesce saggiamente a valutarla come una mina posizionata sul percorso da intraprendere insieme ai 5Stelle in vista delle prossime elezioni nelle grandi città, mentre altri della insopportabile gerarchia romana sarebbero ben felici di poterla invece sostenere per potersi finalmente liberare della perenne ipocrisia di doversi mostrare a parole come un partito di centrosinistra, sostenitore della sanità pubblica anziché finanziatore di quella privata e cattolica, fautore del green deal anziché dei progetti di cementificazione, attento ai bisogni dei più svantaggiati e delle periferie anziché ai voti del centro storico, che si è alla lunga rivelato un approdo impensabilmente molto più penoso di quello che si era ipotizzato a causa dell'altrettanto storico compromesso.

Altra candidatura monstre alla carica di Sindaco di Roma, di quelle chiaramente in grado di far dormire anche alla tartassata Raggi i sonni più tranquilli, potrebbe risultare quella di Vittorio Sgarbi, mentre Giletti, con il contratto televisivo in scadenza proprio a giugno, potrebbe sentirsi solleticato dalla proposta a mo' di ricompensa del suo ospite fisso Salvini: più che una coincidenza, la sua intollerabile intervista a Salvatore Buzzi, passi la giovanile condanna a 30 anni per omicidio volontario e considerata solo quella recente in appello a quasi 19 per aver costituito un'associazione a delinquere in grado di ottenere l'assegnazione di appalti e finanziamenti dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate nella cura del verde, nella gestione dei centri di accoglienza degli immigrati, della raccolta differenziata e dei campi nomadi, potrebbe in effetti essere stata considerata da qualcuno una sorta di colloquio di lavoro preliminare, grazie alle indiscusse competenze acquisite sul funzionamento della macchina capitolina, ad un'eventuale cooptazione nella sua giunta.

Arrivato, secondo alcuni addirittura tardivamente considerate le pesanti conseguenze della superficiale sottovalutazione estiva del rischio Covid, il ventesimo DPCM varato al riguardo da Conte in questi otto mesi di contagio, non potevano non riprendere le stolide ed infondate geremiadi contro la subdola assunzione da parte del Premier dei pieni poteri, l'affossamento delle prerogative parlamentari e la sospensione della democrazia: uno strumento evidentemente considerato di per sé foriero di tremende conseguenze, delle quali tuttavia in nessuno sembrano essere sorte analoghe preoccupazioni in occasione dei 171 DPCM emanati in assenza di emergenza sanitaria durante la precedente legislatura.

Tra le nuovissime disposizioni volte a prevenire il contagio da coronavirus sembra comunque meritare un posto di rilievo la proibizione del calcetto, che è stato correttamente individuato come uno dei maggiori fattori di esportazione del virus da un nucleo familiare all'altro, non tanto per la prossimità tra i partecipanti nelle fasi di gioco e l'altissimo rischio di fare il pieno di droplet, ma soprattutto perché senza ombra di dubbio risulta statisticamente essere l'alibi più utilizzato dai maschi di ogni età correntemente dediti ad intrattenere relazioni extraconiugali.

Tra i più fervidi sostenitori della necessità di mettere in campo le più rigorose e diffuse precauzioni, così come del resto pure tra i critici dei provvedimenti assunti contro qualunque altro tipo di assembramento, continua tuttavia a godere della massima incomprensione l'imperdonabile assenza, tra le disposizioni emanate, di un ineludibile drastico abbattimento della capienza consentita sui mezzi del trasporto pubblico, che anche semanticamente si prestano al meglio ad essere veicoli di contagio ed il cui uso, come sembra malauguratamente sfuggire a tecnici e studiosi di varia estrazione culturale e professionale nonché a qualunque dei rappresentanti parlamentari di ogni schieramento, rimane purtroppo senza alcuna alternativa praticabile da parte della stragrande maggioranza di studenti e lavoratori.