LA SETTIMANA ENIGMATICA 
"Diario satirico per spiriti liberi"

di Riccardo Cochetti

 Ben conscio della credibilità della testata e della sua massiva pervasività nell'opinione pubblica, il Presidente della repubblica ha scelto di scrivere a Vanity Fair, piuttosto che al Parlamento e al Premier, per segnalare come a suo augusto dire gli insulti al paesaggio e alla natura, oltre a rappresentare un affronto all'intelligenza - esito che, che stando almeno al suo riuscito tentativo di far nascere un governo di unità nazionale non sembrava voler accuratamente evitare - sono un attacco alla nostra identità.

Si deve dunque sperare soltanto che il prestigioso magazine annoveri tra i suoi sensibili lettori anche il Ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, che vuole invece svuotare i poteri delle Soprintendenze per facilitare l'installazione di pale eoliche e pannelli senza badare troppo all'interesse artistico dei luoghi, ignaro probabilmente di quell'articolo 9 della Costituzione che mirerebbe pretenziosamente a proteggere i beni artistici e paesaggistici. Purtroppo lui e Draghi insieme hanno preferito incontrare ed ascoltare i rappresentanti di Stellantis, Eni, Enel e Terna ma non certo quelli delle imprese realmente green né le associazioni ambientaliste, cui è però stata generosamente offerta la succosa opportunità di leggere il Pnrr il giorno stesso della sua presentazione.

D'altro canto, così eccelsa risulta essere l'attenzione al tema da parte di un governo così programmaticamente ambientalista che, nell'evidente intento di migliorare il record di procedure d'infrazioni ambientali già detenuto dal nostro Paese, nella bozza del Decreto legge ipocritamente denominato Semplificazione oltre la metà dei 44 articoli riguarda il conseguimento della velocizzazione delle procedure autorizzative su ambiente e paesaggio, soprassedendo in particolar modo sui controlli. Per di più, la deregulation renderà possibile demolire e ricostruire gli edifici nei centri storici aumentandone anche volumi ed altezze, favorendo la speculazione immobiliare e consentendo il barbaro stravolgimento dell'identità dei luoghi, mentre non risulta ovviamente esservi stata inserita l'auspicata norma per contenere il consumo di suolo, che procede al terribile ritmo di 2 metri quadrati al secondo.

Poiché lo smodato ricorso al termine resilienza, nonostante le illusioni di troppi, avrebbe dovuto lasciar ampiamente prevedere il ripristino delle condizioni e dei modelli di sviluppo preesistenti alla pandemia, giova anche ricordare che l'investimento del nostro Stato quanto ai controlli ambientali su aria, acqua e suolo corrisponde a 13 euro ad abitante, mentre quello relativo alle spese militari arriva a 417.

Ad ulteriore indicatore di quanto drammaticamente deleterio potrà rivelarsi in particolare il ruolo di questo Ministro incomprensibilmente osannato e addirittura rivendicato da Grillo in una circostanza in cui i più si sarebbero invece aspettati un sonoro vaffa, la sua recente autorizzazione alle trivelle nell'Adriatico non era affatto un atto dovuto come da sua pessima giustificazione: i provvedimenti erano infatti stati lasciati fermi dal predecessore Costa, di cui non certo a caso è stato di sana pianta cancellato proprio il Ministero dell'Ambiente, in attesa del cosiddetto Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, che deve ancora stabilire dove si potrà trivellare e dove no, con una scelta niente affatto burocratica, ma apprezzabilmente politica ed ambientalista.

Potrebbe peraltro risultare a dir poco inquietante riflettere sulla circostanza che, laddove dopo l'approvazione del Pitesai alcune delle zone interessate dovessero rientrare nelle aree dove non si può estrarre, i permessi rilasciati ai petrolieri verrebbero ovviamente revocati, ma i loro titolari riuscirebbero a godere di risarcimenti in virtù di quel diritto acquisito che invece, senza un così celere rilascio dell'autorizzazione da parte di Cingolani, non avrebbero certamente maturato.

Secondo il recentissimo rapporto della Fondazione Di Vittorio, la cui intitolazione ottiene se non altro il risultato di far rimpiangere la Cgil di una volta, sono attualmente oltre cinque milioni i lavoratori che in Italia guadagnano più o meno 830 euro lordi al mese, mentre sono invece un milione e settecentomila coloro che, pur lavorando, portano a casa uno stipendio annuo di appena 5.600 euro, vale a dire grosso modo l'importo del Reddito di cittadinanza pieno, quello cioè che fa scandalizzare gli osceni benpensanti a pancia piena molto più dei salari da fame: ce n'è voluto, ma sembra dunque essere finalmente giunto al definitivo compimento quell'infame viatico "lavoratori stringete la cinghia" che Luciano Lama aveva spudoratamente consegnato alle pagine di Repubblica già nel gennaio del 1978.

Come già avvenuto a Siena e Milano, anche nel processo che lo vede imputato a Roma è stata stralciata dal Ruby Ter la posizione di Berlusconi, cui è stato ancora una volta riconosciuto il legittimo impedimento a presenziare all'udienza a causa dell'aggravamento delle condizioni di salute. L'ex premier è in tale sede accusato di aver elargito una somma di denaro al suonatore di piano-bar Mariano Apicella in cambio del silenzio, e, al di là della corruzione che uno da Berlusconi si aspetta pure, sembra impossibile che l'artista delle cene di Arcore abbia dimostrato una così scarsa professionalità, accettando di essere addirittura pagato per non cantare davanti agli inquirenti e in tribunale.

Dopo soli cinque anni di dibattimento è arrivata la sentenza di primo grado del maxi processo "Ambiente svenduto" relativo al disastro patito dalla città di Taranto a causa delle emissioni nocive prodotte tra il 1995 ed il 2012 dall'Ilva della famiglia Riva, pesantemente condannata per aver operato tutelando la produzione a danno dell'ambiente e della salute di operai e cittadini e con l'appoggio della politica cittadina, provinciale e regionale: la Corte di Assise ha disposto anche la confisca degli impianti dell'area a caldo dello stabilimento, che purtroppo per i cittadini non avrà alcun effetto fino alla sentenza della Cassazione. Potrebbe apparire incredibile, ma sembra che la maggior soddisfazione riscontrata nel Paese non derivi dalle condanne ventennali inflitte ai Riva, ma da quella a tre anni e mezzo a Nichi Vendola per concussione aggravata: reato che prevede un ritorno di soldi o altra utilità, di cui non sembra peraltro emersa traccia.

Come giusto, Draghi non vuole passare per un novello Cencelli, ed attua dunque un metodo del tutto diverso da quella calibrata spartizione partitica, provvedendo personalmente ad affidare le posizioni apicali a figure direttamente connesse al suo entourage e lasciando ai partiti la designazione delle figure di rango inferiore, come del resto la corrente oligarchia considera il resto da sé.

Il primo assaggio di nomine, che apre il balletto di circa 500 posti nelle grandi partecipate pubbliche, è cominciato con i vertici di Cassa Depositi e Prestiti e delle Ferrovie, da cui sono stati prontamente rimossi i due manager in quota 5Stelle: in barba alle competenze tanto sbandierate nel rutilante mondo dei migliori, l'incarico di Amministratore delegato delle Ferrovie, che saranno con 40 miliardi di euro il principale destinatario dei fondi del Recovery plan, è andato a Luigi Ferraris, un manager del mondo finanziario del tutto digiuno del ramo ma probabilmente in conflitto d'interessi, considerando che siede nel Cda del gruppo PSC, colosso delle costruzioni e grande fornitore delle stesse FS, e che a scanso di equivoci può comunque vantare nel curriculum anche un remoto patteggiamento a 16 mesi per tangenti.

Solo nel primo quadrimestre del 2021, all'Inail sono stati segnalati più di 300 incidenti mortali sul lavoro: per una singolare coincidenza, mentre in Italia esistono 4 milioni di imprese, gli addetti ai controlli sulle condizioni di lavoro possono arrivare a controllarne al massimo 15 mila, ed anche il decreto Sostegni bis, a fronte dei miliardi destinati alle imprese, ha stanziato per l'anno in corso soltanto 3,4 milioni per assumere nuovo personale di vigilanza da parte delle Asl. In compenso la Commissione del Senato sulla sicurezza sul lavoro, prevista sin dall'ottobre del 2019, è stata convocata per la prima volta dalla Presidente Casellati soltanto il 12 maggio scorso, sull'onda emotiva creata dalla morte in fabbrica di Luana D'Orazio, ma ha immediatamente esibito un'indispensabile operosa vivacità, riuscendo addirittura in soli otto giorni ad eleggere il proprio Presidente e due vice.

Sia nel caso della giovanissima operaia tessile che in quello recentissimo della funivia del Mottarone sembra purtroppo emergere una volontaria rimozione dei sistemi di emergenza, nel bieco intento di massimizzare i profitti senza tenere in alcuna considerazione la messa a rischio di vite umane, si tratti di lavoratori o di utenti: segno evidente che la pessima gestione della manutenzione autostradale dei Benetton e il drammatico crollo del Morandi non sono certo da considerare nel nostro Paese un irripetibile ed isolato caso di ingordigia.

Piena solidarietà è stata comunque doverosamente manifestata alla Casellati, a seguito delle anonime minacce ricevute via social, da tutte le forze politiche così come dal Presidente della Repubblica: la diretta interessata sembra in ogni caso non ostentare alcuna paura nei confronti di una morte violenta, come d'altra parte ampiamente dimostrato dal suo sfrenatissimo ricorso al trasporto aereo, con particolare dedizione a quello praticato con voli di Stato. Analoga solidarietà era già promanata dal Quirinale anche nei riguardi di Giorgia Meloni per le offese rivoltele dallo storico Giovanni Gozzini, e le due circostanze possono aver spinto più d'uno a ricercare in rete, compulsivamente quanto sembra del tutto inutilmente, tracce di un'analoga solidarietà da parte del Capo dello Stato nei confronti di Virginia Raggi, che in fondo è stata minacciata soltanto dal meno inquietante clan dei Casamonica.

Secondo il mitico Simone Pillon, che contro ogni sua ideologia riesce pressoché quotidianamente a farsi identificare come il miglior testimonial dell'aborto, è del tutto naturale che i maschi siano più appassionati alle discipline tecniche, mentre le femmine presentano una maggiore propensione per le materie legate all'accudimento: il che d'altro canto si traduce in un del tutto immeritato vantaggio per i primi, considerato che quel 20 % scarso di ragazze che si iscrivono alle facoltà scientifiche, come certificato anche dalla ricerca 2020 di Assolombarda circa le disparità di genere nelle facoltà cosiddette Stem, quelle rivolte a scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, completa per lo più il corso di studi in tempi nettamente minori ed ottiene un voto di laurea migliore del loro.

La frase "Ho ucciso molti arabi nella mia vita, e non ravviso in questo nessun problema", attribuita al prossimo Primo Ministro di Israele Naftali Bennett, lo lascia perfettamente inquadrare, se fosse mai possibile, come ancor più apertamente razzista di Netanyahu: in quanto esponente di un sionismo religioso capace di unire i soldi della

cybersecurity, l'esperienza maturata nei reparti d'eccellenza delle forze armate e la retorica pionieristica cara ai coloni che occupano i territori palestinesi, la sua nomina non lascia infatti presagire nulla di buono, anche se dovesse richiedere l'appoggio parlamentare dei laburisti e dell'altro partito di sinistra del Meretz, oltre che dover arrivare ad accettare i voti di una od entrambe le liste della minoranza arabo-palestinese, situazioni di compromesso che potrebbero addirittura spingere l'estrema destra a radicalizzare ancor più lo scontro.

Potrebbe quindi apparire soltanto come una magrissima consolazione la circostanza che a breve l'osceno Bibi, costretto finalmente ad abbandonare il governo dopo 12 anni, dovrà affrontare da una posizione meno garantita i suoi processi per corruzione, che almeno in Israele comportano il rischio galera.

Esce intanto dal carcere dopo 25 anni Giovanni Brusca, soprannominato scannacristiani per ovvii meriti professionali, potendo esibire nel suo curriculum mortis 150 omicidi commessi e ammessi, un bambino sciolto nell'acido e la strage di Capaci in cui venne assassinato Giovanni Falcone, proprio colui che trenta ani fa, facendo estendere anche ai mafiosi quel sistema premiale per i collaboratori di giustizia fino ad allora riservato ai terroristi, gli ha oggi paradossalmente consentito di tornare libero: per quasi due decenni Brusca ha infatti contribuito a far arrestare un numero imprecisato di mafiosi a ogni livello e a svelare per la prima volta i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria.

Lo sconto di pena di cui ha beneficiato un mostro del genere non lascia certo indifferenti e comprensibilmente ripugna i parenti delle vittime, ma qualcuno invita a considerare razionalmente che, senza aver collaborato, lui sarebbe sì ancora in carcere senza sollevare alcuna indignazione, ma centinaia di criminali mafiosi ne sarebbero rimasti fuori probabilmente per sempre, provvedendo a procurare alla società un numero imprecisabile di vittime e di atrocità. Si può certo avere motivo di ipotizzare che la pena inflittagli non sia servita alla sua rieducazione, nonostante il nobile intento dell'articolo 27 della Costituzione, ma di sicuro la legge dovrebbe continuare ad essere considerata un presidio contro la barbarie.

Il Garante della Privacy ha finalmente intimato all'Associazione Rousseau di Casaleggio di consegnare entro cinque giorni al Movimento 5Stelle i dati personali degli iscritti, suscitando l'entusiasmo di Giuseppe Conte, secondo il quale sarà ora quella comunità ad indicare la rotta: per uno degli strani accidenti della lingua italiana, il Movimento risulta invece in rotta già da parecchio, tanto che altrettanto felici della decisione del Garante sono risultati essere i moltissimi tra gli iscritti che aspettavano soltanto di venire finalmente a sapere a chi rivolgersi per la cancellazione.