Cultura e Società

LA ROSA “ROSSA”

di Aldo Pirone

Cento anni fa, il 15 gennaio, Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht venivano assassinati dai controrivoluzionari dei freikorps tedeschi, i gruppi paramilitari precursori del nazismo teutonico cui era stata lasciata mano libera dai leader socialdemocratici della SPD Ebert e Noske per soffocare la rivolta rivoluzionaria degli operai e dei soldati a Berlino nel gennaio 1919. Una rivolta che, per altro, la Luxemburg non condivideva giudicandola prematura e avventurista. Finiva così nel sangue di uno scontro interno al socialismo tedesco la rivoluzione in Germania. Quello scontro che avrebbe prodotto una lacerazione tremenda nel corpo del socialismo germanico stretto fra il massimalismo settario dei comunisti e l'opportunismo socialdemocratico. Una lacerazione che presiedette alla nascita della debole Repubblica di Weimar condizionata dal militarismo prussiano e che, alla lunga, non riuscì a impedire l'avvento del nazismo hitleriano.

Il corpo martoriato di Rosa Luxemburg fu gettato nello Landwehrkanal collegato al fiume Sprea che bagna Berlino. Venne ritrovato il 31 maggio.

Divenuta cittadina tedesca nel 1898, la rivoluzionaria polacca condusse una lotta politica permanente contro il revisionismo riformista di Bernstein e poi di Kautsky in seno al socialismo tedesco. Con Karl Liebknecht fu contro la Prima guerra mondiale e la politica dei socialdemocratici tedeschi che, con altri partiti socialisti, si piegarono al nazionalismo imperialistico votando i famigerati crediti di guerra. Sferzante il suo giudizio sulla Spd che aveva ceduto alla pressione sciovinista e imperialista guglielmina: "Dal 4 agosto 1914 la socialdemocrazia tedesca è stata un fetido cadavere".

Per questo suo pacifismo e antimilitarismo internazionalistico subì la galera in cui fu ristretta a più riprese dalla polizia del Kaiser nel 1915 e dal giugno 1916 fino al 1918. Per condurre la sua battaglia fondò la Lega spartachista come frazione interna alla Spd e poi, alla sinistra di quest'ultima, della Uspd (Partito socialdemocratico indipendente tedesco). Nel 1918 fondò il Partito comunista tedesco (Kpd). Si entusiasmò per la Rivoluzione d'ottobre bolscevica; ma, non soffrendo di alcun complesso idolatrico, ebbe anche a discutere con Lenin il rapporto fra il partito e la classe operaia e, in particolare, i primi provvedimenti repressivi delle libertà democratiche della rivoluzione bolscevica: "Col soffocamento della vita politica in tutto il paese - scrisse la Luxemburg - anche la vita dei soviet non potrà sfuggire a una paralisi sempre più estesa. Senza elezioni generali, libertà di stampa e di riunione illimitata, libera lotta d'opinione in ogni pubblica istituzione, la vita si spegne, diventa apparente e in essa l'unico elemento attivo rimane la burocrazia". Per la rivoluzionaria polacco-tedesca l'estensione della democrazia era inscindibile dal socialismo. Con Lenin ebbe anche opinioni diverse sulla questione nazionale sostenendo che il proletariato non aveva alcun interesse a farsi carico dell'indipendenza nazionale dei popoli e delle nazioni oppresse, poiché solo il socialismo avrebbe potuto risolvere il problema. Lenin nel febbraio del 1922 sulla Pravda, polemizzando con il suo consueto ruvido sarcasmo con un dirigente dell'Uspd, ebbe a scrivere di Rosa: "Paul Levi vuole aggraziarsi la borghesia - e, conseguentemente, i suoi agenti, la II Internazionale e l'Internazionale due e mezzo - ripubblicando precisamente quegli scritti di Rosa Luxemburg in cui lei era in torto. Noi risponderemo a ciò citando due righe di un buon vecchio scrittore di favole russo: 'le aquile possono saltuariamente volare più in basso delle galline, ma le galline non potranno mai salire alle altitudini delle aquile'. Rosa Luxemburg sbagliò sulla questione dell'indipendenza della Polonia; sbagliò nel 1903 nella sua valutazione del menscevismo; sbagliò nella sua teoria dell'accumulazione del capitale; sbagliò nel luglio 1914, quando, con Plekhanov, Vendervelde, Kautsky ed altri, sostenne la causa dell'unità tra bolscevichi e menscevichi; sbagliò; in ciò che scrisse dal carcere nel 1918 (corresse poi la maggior parte di questi errori tra la fine del 1918 e l'inizio del 1919, dopo esser stata rilasciata). Ma a dispetto dei suoi errori lei era - e per noi resta - un'aquila".

A distanza di un secolo, però, la storia ha dimostrato che non tutte le cose dette della Luxemburg che Lenin definiva errori lo furono.

Di lei il pioniere del socialismo ebraico John Mill disse: "Era piccola di statura e aveva una testa sproporzionatamente grande; un tipico volto ebreo con un grosso naso [...] aveva una camminata pesante, a volte irregolare, e zoppicava; a prima vista non suscitava un'impressione favorevole, ma bastava passare un po' di tempo con lei per accorgersi della straordinaria vitalità ed energia di quella donna, della sua intelligenza e vivacità, dell'elevatissimo livello intellettuale in cui si muoveva".

Bertolt Brecht, nel suo Epitaffio del 1919, disvelò il motivo della sua morte.

"Ora è sparita anche la Rosa rossa.
Dov'è sepolta non si sa.
Siccome disse ai poveri la verità
I ricchi l'hanno spedita nell'aldilà"