LA NUOVA ITALIA

DI MAURIZIO LANDINI

a cura di emmequ 

In una intervista a Roberto Mania − Repubblica del 15 maggio (link a fine articolo) − il Segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, torna sulla necessità che dalla crisi provocata dalla pandemia , si esca con una "Nuova Italia". «Un altro Paese - spiega - che abbia al centro un nuovo Stato sociale, il rispetto dell'ambiente, un uso intelligente delle tecnologie digitali, un rapporto diverso tra imprese e lavoro, una stagione, infine, di investimenti pubblici».

Landini vede il rischio di una situazione economica e sociale esplosiva, con l'aumento della povertà, il crollo del Pil, l'impennata della disoccupazione. Sa e dice che la «situazione è pesante, seria, pericolosa». Ma proprio per questo, sostiene, «si debbono usare i prossimi mesi per riprogettare il Paese e l'Europa, indicare le priorità, scrivere una nuova prospettiva di sviluppo senza dimenticare il Mezzogiorno.»

Richiamando l'ultimo decreto del Governo, il quale cerca di proteggere le persone che lavorano e le imprese, sostiene che «non è sufficiente proteggersi, dobbiamo guardare oltre. E lo dobbiamo fare ora. Perché il Paese pre-Covid non era affatto il mondo dei sogni. Non si tratta di tornare indietro ma di cambiare per andare avanti. Il virus ha fatto emergere tutte le fragilità e le disuguaglianze che si sono accumulate negli anni. L'emergenza sanitaria si è intrecciata con l'emergenza sociale e ambientale. E poi la rivoluzione digitale che ci ha travolto. È a tutti evidente che la logica neo-liberista che ha governato il mondo negli ultimi decenni, con meno Stato sociale, meno diritti e più mercato, non ha più - se mai ne avesse - risposte da dar».

C'è voluta la pandemia e la crisi conseguente per scoprire l'insostenibile frantumazione violenta a cui è stato sottoposto il mercato del lavoro, «e per capire quanto fosse negativo un mercato del lavoro fatto di precarietà, assenza di diritti e di tutele, di caporalato e di lavoro nero» Ecco perché ora «la responsabilità di tutta la classe dirigente italiana è quella di ripensare e riscrivere un nuovo modello sociale e un altro modello di sviluppo. Dobbiamo farlo insieme perché anche le nostre divisioni ci hanno danneggiato. Dobbiamo fare sistema, rivolgendoci all'intelligenza collettiva come in altri Paesi europei».

Alla domanda «da dove comincerebbe per scrivere la "nuova Italia"?» Landini fermamente risponde: «Dalla Costituzione, dai principi fondamentali. Dobbiamo investire sul lavoro pubblico, sul servizio sanitario, sulla presenza nel territorio della sanità pubblica e dell'assistenza socio-sanitaria. Riorganizzare le scuole non è solo un fatto fisico: nell'era digitale serve una cultura flessibile capace di gestire complessità e differenze. Va affermato un diritto alla formazione permanente perché nessuno resti indietro nell'uso delle tecnologie. Il digital divide è anche una questione democratica".

E, dopo altre domande, così conclude: «Non si tratta di tornare indietro... È necessario alzare lo sguardo, smetterla di guardare ai tempi brevi, a quel che succede domani. Bisogna pensare a quel che vogliamo che sia l'Italia dei prossimi vent'anni, vanno cambiati anche i rapporti tra imprese e lavoro... Dobbiamo immaginare un modello nel quale chi lavora possa partecipare e dire la sua sulle decisioni che lo riguardano e definiscono le future strategie. Non dobbiamo tornare indietro».

Sono indicazioni giuste, di impianto semplice e, ove accolte, di grande prospettiva. È una coraggiosa assunzione di responsabilità, degna della grande CGIL di Di Vittorio e del Piano del Lavoro 1949−1950. E come allora indica nella centralità del lavoro (occupazione, retribuzione, dignità e sicurezza) l'unica possibilità di uscire dalla crisi non con una semplice ripresa dello status quo ante, ma con una nuova organizzazione della economia e della società che inizi ad abbattere le distorsioni profonde, le ingiustizie sociali e civili, la esosa e scandalosa distribuzione della ricchezza, proprie specialmente della presente fase del capitalismo mondiale e italiano.

Ma, noi diciamo, a ciò va connesso un ritorno alla funzione construens dei cosiddetti corpi intermedi, primi fra tutti i Sindacati. Che una oscena politica neocapitalistica delle forze dirigenti, da Berlusconi a Mattei, ha voluto emarginare e nullificare.

(https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/05/15/news/landini)