LA NOTTE NEGLI OCCHI

di Marco Palladini

"... il detective è un reporter nel lato oscuro, escrementizio del vivere sociale... uno che insiste ad esplorare dell'esistenza tanto la sua opacità quanto la sua rapacità, tanto la sua vanità quanto la sua ottusità... uno che però sa che l'arcobaleno dell'esserci reietto e deietto ha tanti colori e che soltanto riuscendo a decifrarli uno per uno, schivando mille e mille trabocchetti, si arriva ad una possibile soluzione...". Così parla di sé l'investigatore privato Mario Masserini che ha assunto, non è chiaro perché, il nomignolo di Max. Ora un cliente o forse più persone celate dietro la sigla Valsonda lo hanno incaricato di cercare informazioni su una figura tenebrosa che si è resa irreperibile oltre due anni fa, subito dopo avere avuto la certezza, grazie ad una imbeccata, di essere stato individuato. Individuato da chi e perché? È qui che va ad incominciare una storia da cui si dipanano molti ingarbugliati fili... Dapprima Masserini aveva ricevuto l'invito per una serata performativa intitolata "Evento brutale" che prometteva visioni 'oniriche, irose, insurrezionali, grasse, sgocciolanti, chirurgiche, sanguinarie, poetiche, terroristiche, erotiche, sensazionali, mute, cantate'... il pubblico si attendeva un ingrommo di corpi desnudi, zaffate di sangue e cose raccapriccianti come nei video di Orlan o nelle azioni fisiche orgiastico-misteriche di Hermann Nitsch, e invece nulla di tutto ciò... un assoluto buio, un nulla di nulla dentro il nero più nero solcato di tanto in tanto da flash di luce, da abbaglianti saette gialle, viola, verdi, bianche, rosse, pervinca, talora col contrappunto di brevi ronzii elettronici troncati di netto come se qualcuno staccasse la corrente... è così che nella oscurità Max si era ritrovato nella tasca della giacca una busta con dentro una lettera che conteneva le istruzioni per l'incarico, i dati per poter ricevere un anticipo sul compenso e le prime notizie sulla persona da ricercare...

... dentro c'era un ritaglio di giornale dove risultavano sottolineate le seguenti frasi: "La guerra dei droni è un cruciale banco di prova per un settore, quello della produzione bellica, che non conosce crisi di fatturato. Per cui quando qualcuno parla di pace, occorre innanzitutto valutare la domanda dell'affezionata clientela dei compratori d'armi e le loro esigenze di potenza militare e soltanto dopo pensare alla pace 'vera'. Perché qui prima di tutto c'è una questione di marketing: con la guerra si guadagna, con la pace nisba"... un altro documento tracciava uno svelto profilo di un individuo con vari nomi, la cui identità prima sarebbe comunque quella di Hassan Badat, un cittadino libanese di origini spurie, variamente sospettato di essere attivo all'interno di un'organizzazione internazionale di trafficanti di armi... il medesimo soggetto, con il nome di Amar Rakar, sarebbe stato però anche a capo di un efficiente team di torturatori di professione, impegnato lungo tutto il quadrante strategico del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale, al servizio di numerosi regimi e responsabile di migliaia e migliaia di assassinii e sparizioni di oppositori... inabissatosi lui stesso nel sottomondo degli agenti del doppio e triplo giuoco, l'uomo sarebbe riemerso, perfettemente francofono, col nome di Etienne Sebah nel nostro paese dove era stato assunto presso una università telematica come docente a contratto in materia di "Relazioni diplomatiche tra Occidente ed Oriente"... c'erano voluti, sembra, circa sei anni perché Sebah venisse identificato come Hassan Badat-Amar Rakar, inseguito da vari mandati di cattura internazionali come criminale politico o terrorista istituzionale... al dunque però, ventiquattro ore prima di essere arrestato da emissari dell'Interpol, Sebah si era dileguato e da due anni non si sapeva più nulla di lui... chi l'aveva informato che stavano per venire a prenderlo? Verosimilmente qualche amico all'interno degli stessi organi di polizia... il fuggitivo aveva certamente assunto un'altra, ulteriore identità ed aveva probabilmente goduto di protezioni importanti nel mondo di mezzo dei mercenari bellici... l'impressione è che dopo essersi volatilizzato la polizia non avesse voluto veramente cercarlo... un personaggio scomodo... meglio lasciarlo cadere nell'oblio... adesso però qualcuno (ma chi?) chiedeva a Masserini se non di riaprire il caso, almeno di provare a scoprire che cosa era realmente successo... Max capiva che da una simile richiesta glie ne sarebbero venuti soltanto grattacapi, sentiva ad istinto puzzo di bruciato, ma bene o male quello di 'private eye' era il suo sporco mestiere (qualcuno lo deve pur fare, ripeteva), e l'anticipo di 10mila dollari era tutt'altro che disprezzabile...

... il libro dei sogni-mostri lo trovò aperto alla pagina concernente l'apparizione dei rettilosauri... una pagina scritta peraltro in sestine a rima incatenata... in quei versi aleggiava un bestiale spirito universale che poi alludeva ad una dimensione multiversale... una dimensione dove un sogno entra in un incubo che entra in un sogno che scivola in un altro incubo ancora, in una sequenza potenzialmente interminabile... c'era un sogno (o un incubo chissà?) in cui il detective si aggirava in un cimitero rigorosamente acattolico leggendo sulle pietre tombali epitaffi, uno più duro o insensato dell'altro... lo colpì particolarmente uno che recitava: No Borders, No Others, No Lovers... nel regno dei morti oramai non si aveva più pietà per i vivi e il nero era la tinta dello spiritaccio o spiritello che si intrufolava ovunque nelle coscienze di quelli che non restano... un altro epitaffio dichiarava così: non chiamarmi negro, chiamami con il tuo colore, qualunque esso sia... sulla tomba di un ostinato radicale sinistroide vi era scritto: sono morto per rammentarvi che il terrorismo americano è l'espressione apicale dell'imperialismo yankee... menti sballate e cuori desertificati sembravano muoversi in uno scenario da tramonto simil-californiano... poi si sedevano ad una sudicia mesa e chiedevano tequila bum-bum per due o tre o quattro... uno di loro, visibilmente sbronzo, si avvicinava a Max e gli diceva: in fondo, amigo, tu sei astuto come una colomba e semplice come un serpente, perciò non ce la potrai mai fare...

... al suo risveglio c'era un silenzio oltreumano dove non sentiva neppure il proprio battito cardiaco... percepiva soltanto come un vuoto assoluto, lo zero di un'ora fatale e fetale, come se stesse morendo e nascendo al medesimo tempo... Masserini al principio della sua inchiesta cercò di comprendere chi aveva potuto accreditare Sebah come esperto di "Relazioni diplomatiche" internazionali, discoprendo presto che nella università telematica presso cui era stato docente in pratica non l'avevano mai visto di persona... tutto si era svolto online con fitto scambio di documenti e curriculum che erano parsi ineccepibili, ma probabilmente si trattava di materiali falsi ossia fabbricati da un esperto professionista della falsificazione istituzionale... Sebah, comunque, teneva le sue lezioni telematiche parlando fluidamente sia in francese che in inglese e appariva del tutto padrone della materia, appresa non si sa dove... età apparente circa 55 anni, esibiva un sorriso affabile, forse un po' troppo, che ogni tanto piegava in un ghigno da lupo mannaro... se Sebah era un millantatore, interpretava comunque la propria parte in modo assolutamente credibile, tale che nessuno aveva mai potuto sospettare di lui... una delle segretarie dell'accademia volle però riferire a Max di alcune voci che giravano sul 'professore'... si vociferava che il docente avesse una passione per le adolescenti e si aggirasse nei fine settimana nelle piazze cittadine gremite dalla movida giovanile e rigurgitanti di fanciulle in fiore e di squinzie esibizioniste ed estroverse, truccate con il maquillage pesante, con miniabiti attillati da cui guizzavano torride gambe su tacchi n. 12... ivi Sebah da consumato 'agguantatore' catturava le sue prede sessuali per portarle in equivoci alberghetti (mai a casa sua) onde procedere a pratiche erotiche forse innominabili... ma si trattava di voci mai davvero confermate, forse mormoramenti di male lingue invidiose, maliziose o sediziose, e comunque storielle o storiacce non riconducibili al suo status di presunto torturatore e pluriassassino...

... "Tu lo sai che secondo El Greco il nostro Michelangelo Buonarroti non sapeva dipingere? Sarebbe come se oggi Vasco Rossi dicesse che Elvis Presley non sapeva cantare. Una roba ridicola, demenziale, tale da far passare per idiota chiunque la affermi"... Eduardo Cardillo è un amico napoletano, di professione pilota, proprio sulle rotte che transitano verso il Medio Oriente... è stato lui che gli ha raccontato che ogni tanto quando atterrano si ritrovano nel vano carrello di atterraggio un cadavere... "Non hai idea di quanti poveracci si imbarcano clandestinamente negli aeroporti di Damasco, Beirut, Ankara, Il Cairo o Baghdad corrompendo con un pugno di dollari il personale a terra... gente ignorante, disperata, presa da una febbre di fuga che non sa nemmeno una cosa banale, ossia che a 8-10mila metri di quota la temperatura scende a meno quaranta o meno cinquanta e loro rivestiti con una felpetta muoiono per congelamento o asfissia, o le due cose assieme... a volte succede che quando l'aereo è ancora in volo si aprono i portelli del vano carrello e questi cadaveri rotolano e precipitano giù a terra e talora li ritrovano nei campi intorno alle piste di atterraggio svariati giorni dopo... cose tremende, soprattutto quando si tratta di adolescenti o addirittura bambini di dieci, dodici, tredici anni"... già, orde di bambini affamati che addentano l'osso della vita, ma invece di frantumarlo ne vengono frantumati, finendo come non gloriosi detriti di figure in trance, figure in attesa di un futuro inatteso che si abbatte su di loro come la mannaia del boia... "Che vuoi farci, Max, il mondo è anche questa merda qua, ma che te lo dico a fare, tu tutti i giorni impasti le mani in questa tragica fanga di cacca malodorante... e come sta andando questa tua ultima inchiesta?"... l'investigatore si teneva sulle generali, ma non poté fare a meno di ammettere che la sua indagine finora non era approdata a nulla... guardandolo in tralice, con l'aria di saperla lunga Eduardo lo indirizzò verso una persona che aveva conosciuto perché spesso volava sotto copertura nelle tratte dove lui pilotava o co-pilotava... "mi ha dato i protocolli per comunicare con lui, credo si tratti di un informatore dei servizi segreti, un tizio che sa tante cose... naturalmente è una fonte coperta, rigorosamente anonima, ma credo che ti potrà mettere su una buona strada"...

... a Masserini frattanto giunse un biglietto che conteneva frasi estrapolate da un romanzo di Massimo Ferretti... frasi apparentemente prive di senso e di un nesso logico: "... Amore mio, vieni nel bosco: e cerca di capire perché non ti amo, perché non ti scrivo abbastanza, perché non ti conosco, perché non saprò mai quante marchette riesci a fare. In un pomeriggio... - Amnesia - dico. - Se era chiuso, lo lasciavamo aperto. Se era aperto, lo chiudevamo. La tradizione va violentata ogni momento... Gioventù non è numero di anni, ma prerogativa di spirito... Allora mi pulisco. Non per disprezzo. Per abitudine. Sputo sempre sopra quello che ho fatto. Stavo leggendo, dice. Molto si fa in questi tempi per risolvere il problema... Il vecchio. Il mare l'ho compreso nel naufragio... Dimmi se il vecchio non era dispari. E andando dritto: sempre destro e sinistro... Comunque a lui gli piace dormire in fondo: alla mattina presto: quando rientra dal fango dell'amore notturno. Spero che tu non faccia mai nessuna differenza tra un gatto e un ricordo... Eravamo tutti giovani: ma l'entusiasmo era vecchio. Fa' conto che sia un proverbio tradotto male. Da un giapponese sedotto da un tibetano. Monaco e rotto. Sono momenti che non si ricordano: anche se sono accaduti. E accadono spesso. Bisogna ammetterlo. Ma è difficile ricordarli perché sono i momenti in cui accade che non accade niente... fu subito chiaro che obbediva a un ritmo / ma era un ritmo che ascoltava da solo / in silenzio / 'suono e vergogna' muri del tempo / vecchio trucco rozzo / rozzo vecchio trucco / vecchio rozzo trucco / trucco rozzo vecchio / trucco vecchio rozzo / porco trucco / porco vecchio / porco rozzo / 'punto' / porco punto... Aforismi: sulla pelle delle porte. Finalmente aperte. E chiuse: col tonfo. E il tanfo del mattino: scoperto (nel cielo)... Calzini e mutande che partono per il Golfo Persico: i concorrenti hanno dichiarato che le parole non bastano per diventare intervistatori... Ma non domani: scrivo. Scrivo adesso. Scrivo col pugno chiuso dentro un pugno aperto. Invece vorrei scrivere intorno (al capezzolo)... Ma faccio tutto alla cieca e poi devo essere svelto: e tutte le parole non finiscono e qualcuna neanche comincia. O comincia nel mezzo..."

... "è un sortilegio che mi impedisce di ottenere il riconoscimento a cui aspiro"... così parlavano in genere le aspiranti superstar che in città non battevano chiodo... genti stupite del loro fallimento e che vieppiù istupidivano, non riuscendo a stare sul pezzo... come un pazzo calatosi giù nel pozzo per fare una esperienza estrema o come le spore della diaspora che diventano quasi sempre vittime, forse incolpevoli, ma necessarie per affermare una drastica realpolitik... il personaggio segreto e anonimo a cui Max era stato indirizzato, aveva una segreteria telefonica che recava inciso un sinistro messaggio introduttivo: "Perché io sono il tuo terremoto, io sono il tuo sussulto multisismico, io sono la tua catastrofe sempre più vicina, forse definitiva"... il messaggio di un buontempone? O l'avviso che ci si stava inoltrando in una zona minata per cui era meglio fermarsi in tempo? ... il bello è che la segreteria aveva una coda musicale che echeggiava la canzoncina "Il colmo del Pop" intonata dalla coppia pop-ulistica formata da Maurizio Luchini e Fabrizia Ravello... Come che sia ci volle parecchio tempo e molta pazienza per il detective prima di riuscire a comunicare con questo presunto informatore attraverso un complicato codice di messaggi registrati e fatti recapitare nei luoghi più insoliti (il bagno di un Bowling Park, la guardiola di vigilanza di un centro commerciale, un magazzino di ricambi ferroviari, un negozio di orologiaio vetusto e polveroso, il bar vicino ad una pista per praticanti di skateboarding, una latteria notturna etc.)...

... il tenore dei messaggi audio della fonte in questione, che esibiva una voce metallica, attentamente contraffatta elettronicamente, era alquanto enigmatico: "La verità non è una rendita di posizione... chi vuole battere un colpo non può rappare a vuoto... il meato attraverso cui tu intendi passare non può essere una scorciatoia... il soggetto supremo a cui vuoi approdare è come una antica, sfinita e infinibile falsità, una menzogna comprovata che genera il terrore negli occhi e negli orecchi di coloro ai quali viene ripetuto 'credo quia absurdum'... il writing che cerchi di decifrare equivale ad una post-scrittura murale visiva di cui devi possedere i codici... tu avrai pure un esprit de geometrie, ma senza l'esprit de finesse non riuscirai ad andare al di là dell'essenza, verso la quintessenza e, persino, la sestessenza... nel mondo e nell'inframondo che stai tentando di perlustrare vi è un abnorme sviluppo delle inteferenze e si moltiplicano le affinità e le divergenze tra lo spiare pratico-politico e il sordido agire geostrategico"... Masserini ne usciva stranito da queste comunicazioni tanto monche quanto ermetiche e si rilassava auscultando "Todo cambia" di Mercedes Sosa e "Non so dirti come e quando, ma vedrai che cambierà, un bel giorno cambierà" di Luigi Tenco... pure se questo bel giorno non arrivava mai, e niente cambiava nella sua detection... così era meglio virare sull'osceno "Mr. Mojo Risin'" dei Doors o sulle preghiere di un Bojo orientale, già pronto per diventare un boja del kazzo, come in effetti era stato, secondo i suoi committenti Badat-Rakar-Sebah... in fondo un bell'uomo vagamente somigliante ad Albert Camus, lo scrittore che se la rideva della bruttezza del suo rivale Jean-Paul Sartre, là dove pure il filosofo di L'Être et le Néant lo sfidava nel sedurre le donne, che tanto, asseriva, il mio fascino è nella testa, è lo charme dell'intelligenza, della parola, non quello della faccia o del mio fisico stazzonato...

... Dopo circa una settimana all'investigatore pervenne un nuovo biglietto massimoferrettiano, altrettanto inesplicabile: "... A più tardi. A stasera. A domani mattina. A quando vi pare. Anche a tra poco. O a più tardi. A stasera. A dopodomani. All'ora del tè. O a cena. A dopocena. O a tra poco. A venerdì. A stasera. A domani mattina... - Il mago disse alla strega: fammi una sega, fammi una sega. - La strega disse al mago: non te la fago, non te la fago. - Il mago disse alla strega: chi se ne frega?, chi se ne frega? ... notte dell'alfabeto sulle lettere del pomeriggio / che perfora la fiamma dell'abitudine che registra / lo spogliarello dell'emicrania che gronda la / pubblicità dell'orina che incanta il passo della / scimmia che esplode il serbatorio dell'ulcera / che romba il clistere della propaganda che spande / il vaccino della forma per il mercato dell'ombra / per il controllo della muffa per IL... - Non ho voglia di integrarmi - dico. - E mi concentro su... telefonate registrate, rumori dei gabinetti, telegrammi di parenti, ricevute di conti correnti, lettere di amici morti, epigrammi dei cessi, proverbi di analfabeti, giudizi di critici, silenzi di castrati, filastrocche di ebeti, ninne nanne di sonnambuli, ritornelli, ritmi, romanzi... La sporta corta che porta la torta morta sotto la porta. Sotto il letto, sotto il cielo, sotto il tavolo, sotto la pioggia, sotto il cavolo, sotto il balcone, sotto l'albero, sotto la panca, sotto il sole, sotto i piedi, sotto terra, sotto il terrazzo. Perpendicolare al palazzo... Non leggere mai romanzi, amore mio. Se parlano d'amore, chi li ha scritti non sapeva amare. Se parlano di morte, chi li ha scritti non sapeva morire. Se parlano di niente, chi li ha scritti sapeva tutto. Tutto del niente. Fidati solo di me: che non so niente e ti spiego tutto" ...

... Non so niente e ti spiego tutto... ma cosa spiegavano tali biglietti? ... e che c'entrava questo autore avanguardistico dimenticato dai più? ... veniva forse suggerita una atmosfera, un clima di intrigo verbale che celava un mistero da portare alle luce? ... il tutto assomigliava ad un maledetto rompicapo... sino a che la fonte anonima non si degnò di far recapitare un nuovo messaggio mascherato presso un Internet Point che recitava una doppia sequenza di numeri: "... 35, 55, 69, 107, 163, 209, 265... 32, 59, 71, 98, 160, 190, 243"... ci volle parecchio tempo e millanta ipotesi e tentativi, prima che Max riuscisse a comprendere che doveva abbinare quelle cifre alle sequenze di parole dei due testi ferrettiani, talché si individuavano due stringhe verbali: "... amnesia, non, disprezzo, e, rientra, sedotto, e, nel ... dopocena, mago, alla, gronda, amici, torta, ha"... okay, fatto, ma che caspita significa? ... altro tempo buttato via finché una sera, dopo una bella canna, arrivò l'illuminazione: le iniziali di quelle parole erano come un acronimo che rivelava un nome: Andersen D. Magath... altri giorni di febbrili e fabbrili ricerche sino a fare: bingo! ... quello era l'appellativo di un mercenario di incerta origine, mezzo danese e mezzo tedesco che si occupava di corpi di sicurezza, nonché dell'addestramento di teste di cuoio e teste di minchia militaresche varie, nonché pure di missioni segrete per l'esfiltrazione di agenti o persone finite in trappola o nei guai... la fonte coperta gli aveva poi fornito gli indizi per connettere D. Magath a Sebah... sì, era stato certamente lui, il mercenario dei berretti neri con la stellina rossa, che grazie ad un compenso di almeno 150mila dollari aveva aiutato Badat-Rakar, in fondo un mezzo collega, a dileguarsi...

... Jahnur, un amico induista di Masserini amava ripetergli che il Dharma Eterno corrisponde alla verità e che questo contenuto di verità è connesso alla non-violenza, alla generosità di sé, al perfetto autocontrollo... a queste doti Jahnur accoppiava un cospicuo senso dell'umorismo e una percezione assai pragmatica del vivere occidentale... "voi parlate tanto di parità di genere, ma tu hai mai incontrato un idraulico donna? Un falegname donna? Un elettricista donna? Un fabbro donna? Persino le donne chef pluristellate latitano... parlate e straparlate, ma le vostre chiacchiere stanno a zero"... il 'private eye' taceva, più o meno acconsentendo, ammirava il maestro anche quando, per esempio, giocando a pallone si dimostrava malaccorto e maldestro... Jahnur era anche sufficientemente cinico da dichiarare: "la saggezza può anche essere una perversione ed avere più di una versione malata"... quindi poi ti spiazzava citando Blanchot: "L'arte è la padronanza dell'ora estrema, estrema padronanza"... essere padroni dell'ora estrema ossia della morte? Cioè essere padroni estremi e quindi postremi? Padronanza di sé fino all'ultimo, fino a ciò che continua a transfinire? ... Heaven can wait, sì il paradiso può attendere, ironizza Jahnur, ma l'inferno assolutamente no... e il purgatorio? Non c'è mai stato oppure è una stanzetta dove ti somministrano un qualche disgustoso purgativo: tu sei costretto a bere, ti vomiti l'anima e poi te ne vai... in cielo o nell'averno, che poi forse è la istessa cosa...

... un passo dopo l'altro il detective riuscì a ricostruire che D. Magath con un paio di aiutanti aveva nascosto il sedicente dr. Sebah in un grosso baule provvisto di fori per respirare, che lo aveva caricato nottetempo su un furgone e lo aveva portato in una località nascosta in cui il ricercato aveva ricevuto i documenti che lo provvedevano di una nuova, ulteriore identità, quindi era partito da un aeroporto privato ed era volato oltreconfine, da dove verosimilmente si era trasferito in America Latina. Incrociando vari dati ed intercettazioni non legali, Max giunse alla conclusione che l'ultimo nome di Hassan Badat era quello di Amhin Sivan, ma non ne aveva la certezza... in ogni caso fu quello il nome che trasmise sull'ultimo report che aveva inviato alla misteriosa sigla Valsonda, che provvide a versargli il saldo dovuto per i suoi servigi... Masserini pensava di avere assolto al suo compito, pur se si rendeva conto che cercare un presunto Amhin Sivan in un continente come quello sudamericano era pressoché come cercare un ago nel pagliaio... ma io che c'entro?, si disse, spetterebbe all'Interpol o a questa agenzia Valsonda, ammesso che sia effettivamente tale o dietro tale griffe non si celi qualcos'altro di ancora più oscuro e losco o pericoloso... veramente lo stanno cercando a Badat o lo stanno proteggendo? ... Non era la prima volta che l'investigatore sentiva, come detto, puzza di bruciato, ma stavolta di più... era tutto sfuggente, imprendibile come il soggetto in questione su cui aveva indagato... un fantasma, capace di svanire e di rimaterializzarsi imprevedibilmente, mutando identità come lui le camicie... passò la sera ad ubriacarsi di vodka tonic, cercando di scacciare i pensieri molesti...

... ché l'ego oscilla nel presente storico tra l'evanescenza e una convalescenza da patologia di ipertrofia immaginaria che poi si arrovescia e si sfinisce nel proprio multiplo vuoto... per Max il proprio ego o multiego rinasceva tramutando la sua abiezione in una specie di interdizione e l'auto-obiezione in una sorta di nominazione inconsulta di cose malvage ancorché veritiere che costituivano il tessuto connettivo della propria koinè: quello di un ambiente dove vigeva la logica del sospetto dentro pulsioni di schizofrenia programmata come una via di salvezza sociale esteriore, se non di salute vera e propria... chi fa il detective è un malato grave che cura il malessere, il malestare del suo ego con una reiterata domanda di accoglienza che viene quasi sempre respinta... è l'ego che attende una abreazione e procede sulle rimbaudiane "passerelle dell'abisso", sempre ad un millimetro dalla ferale caduta... uno psicologo dopo averlo ascoltato gli spiegò che la formazione dell'ego transita anche attraverso la percezione aptica, ossia il complesso assai complicato di relazioni tra il corpo e l'habitat esterno per il tramite percettivo della epidermide... appunto il sentire l'ego a pelle che determina non di rado il giudizio definitivo tra ciò che è bene e ciò che è male... di notte nelle orecchie si riversa così Radio On a pelle e a palla... sulle imposte sbattono venti furiosi, quasi di guerra... di notte una delle sue amanti si proiettava un film che era una specie di "Cime tempestose" in chiave lesbica oppure seguiva le repliche stantie di uno show di realità televisiva dove giovanotti sboccati e giovanotte spudorate si prendevano in contropiede ovvero si attorcigliavano a se stessi, in un contesto che, visto da fuori, appariva incomprensibile o comunque assolutamente incoerente, pur facendo la tara alla spiccata demenza televisionara...

... le tenebre gli calavano letteralmente sugli occhi quando scivolava sulle piste del torturatore primula rossa... dove era, cosa faceva Badat-Sivan, ammesso che adesso così si chiamasse? ... uscendo dalla sua agenzia per andare in un negozio che dava informazioni su come migliorare il 'roaming dati' di uno dei suoi telefonini ebbe la netta impressione di essere seguito... qualcuno lo stava controllando? ... un amico poliziotto, Sergio Pasquali, lo aveva messo sull'avviso: hai rotto le scatole a qualcuno di importante e di pericoloso, devi stare in campana... il criptomondo dei clandestini si interfacciava col mondo di sopra a volte in maniera imprevedibile e sorprendente... secondo Pasquali non era affatto implausibile che dietro l'etichetta Valsonda fosse celato un potente protettore istituzionale di Badat-Rakar-Sebah-Sivan... ma a che scopo aveva detto il detective?... è stato un test per comprendere quanto efficace sia stato il piano di esfiltrazione del soggetto criminale, tu sei servito a quello scopo, ma adesso diventi fastidioso, vedi, ci sono di mezzo potenti centrali illegali del traffico d'armi, sono in ballo cifre milionarie, tu sei molesto anche soltanto come testimone che ha indagato sui fatti e che ha individuato una pista più che probabile, guardati alle spalle Max... e Max si guardava alle spalle, il fiuto del pedinatore ce l'aveva pure lui, ed era perciò che aveva percepito che una rete di controllo si stava attivando contro di lui... quanto tempo gli rimaneva?... doveva pure lui pensare a togliersi di torno per un po' di tempo, prima che qualcuno decidesse di farlo uscire definitivamente di scena? ... situazione scabrosa, non era facile decidere in quattro e quattr'otto di mollare tutto e sparire... la realtà era questo groviglio di interessi contrapposti, di imbrogli maledetti, di passioni feroci, di tradimenti crudeli, di curiosità letali che lui era abituato a manovrare come le palle di un biliardo da spizzare o da far rimbalzare sulle quattro sponde per farle finire tutte in buca... ma non è che adesso in buca ci sarebbe finito il giocatore? cioè lui? ...

... era ancora una sera di mezzo inverno quando Masserini rincasò con fare circospetto, guardandosi intorno, ma non abbastanza... appena dietro di lui sbucò da un'auto in sosta una figura col volto ravvolto in una sciarpa e uno zucchetto di lana scura in testa... il killer impugnava una pistola calibro 9 col silenziatore e fece fuoco due volte colpendolo alla nuca e sulla tempia, quindi si dileguò prestamente... un lavoro da professionista, veloce e 'pulito'... il detective era crollato ai piedi di un cancello di ferro, una macchia di sangue si stava allargando sotto la sua testa... aveva la notte negli occhi sbarrati e uno strano mezzo sorriso sulle labbra... il pugno destro stringeva un biglietto appallottolato con su scritto con inchiostro rosso "Scrivo col pugno chiuso dentro un pugno aperto: Valsonda è Badat"... tra i primi questurini ad arrivare sul luogo del delitto ci fu Pasquali che provvide prestamente a far sparire il pezzo di carta... dichiarando poi: "tutto a posto commissario, è Mario Masserini, lo conoscevo bene, uno che pescava nel torbido e pestava i piedi a tante persone, non sarà facile capire chi è che lo voleva morto... aveva una vita pesante, gli sia almeno lieve la terra"...