Per la Critica

LA NORMALITÀ SCHIZOIDE IN PERIMETRI ACCERCHIATI DI SILVANA BARONI

di Luciana Gravina

Perimetri accerchiati, Gattomerlino, 2017, racconti, è un libro strutturato con consapevolezza.

Ripartito in tre sezioni presenta una serie di proposte oscillanti tra narrazione e meditazione soliloquiale che definiscono una galleria di personaggi più o meno borderline, attestati caparbiamente sullo spartiacque tra follia e normalità.

Si tratta di persone serenamente schizoidi che, sotto le stilettate ironiche della penna autorale, diventano personaggi speculari dello strano mondo a cui hanno il privilegio di accedere gli psicanalisti e ai quali questi professionisti, moderni fortunati (o sfortunati) palombari dell'animo umano, sono destinati a dare risposte su domande, che spesso risposta non hanno.

Sono le persone/personaggi che l'autrice sistematicamente incontra nei suoi appuntamenti professionali o anche gente in cui nel tran tran della vita quotidiana lei si imbatte e che inevitabilmente decodifica in punta di coltello.

E c'è lei, l'autrice, a volte anche svelata senza il pudore della fiction a cui queste esperienze sono consegnate (vedi Gli schiaffi mai dati, Posso solo consegnargli l'immagine di un'adulta che perde, che sa perdere.. pag. 25) in cui apertamente si dichiara.

Lei c'è sempre, come i narratori sanno fare, celata dentro osservazioni, giudizi, malinconie, meditazioni, commenti, comunque protetta da una intelligente ironia, difesa dall'occhio che guarda, sia pure da vicino, ma esterno.

Il registro dell'ironia le consente una gestione consapevole delle emozioni, ad esempio la rabbia per le madri opprimenti, irrefrenabili, presuntuose, la simpatia per gli adolescenti ai quali la donna, prima che la psichiatra, guarda con profonda umanità, cosa che è straordinaria in un tempo in cui gli adolescenti sono ingovernabili e ti strappano, come suol dirsi, gli schiaffi dalle mani. Silvana sa che il nodo è lì, che è quella l'età dove ciascuno decide il proprio destino che lo sappia o no, anzi spesso, no. Proprio non le piacciono i soprusi sugli adolescenti.

E c'è spesso una sommessa, quasi occultata pietà per uomini fragili, incapaci di tenere la propria vita tra le mani.

C'è un filo comune che lega questi ritratti, veloci, spesso appena schizzati, come i disegni in bianco e nero di Silvana Baroni, condotti con una sola linea attraverso audacie morfologiche improbabili e incoerenti, e questo filo è il disagio esistenziale che evolve in cliché diversi in uomo e donna.

Sembrerebbe che l'uomo ne sia sempre vittima e che la donna abbia più strumenti per reagire.

Non a caso il libro si chiude col racconto di Nonna Pupilla, un tipo di donna machiavellicamente coerente, ironiato esemplare di feminino vincente che nessuno si permetterebbe di condannare.

Pupilla è una donna che utilizza le vicende della vita a suo vantaggio per ascendere, da una condizione di povertà e di sofferenza, ad una situazione di agio economico e di privilegio sociale.

Per fare questo non si esime da compromessi e da altre situazioni oggettivamente opinabili.

Ma l'autrice innesca questo comportamento in una logica femminile inoppugnabile anzi ammirevole.

Nell'ultimo racconto, l'immagine della donna riesce ad essere vincente anche nel momento del trapasso, nel punto di morte vissuto con consapevolezza, con nonchalance, quasi con divertissement.

Vedi Al di là, (pag. 106)dove la protagonista osserva lo scempio che i chirurghi stanno facendo del suo corpo, ride più o meno amaramente del teatrino di quei professionisti asini, incapaci di assumersi le proprie responsabilità, di uomini e donne superficiali di cui la morte sotto i ferri di una paziente non riesce a scalfire le coscienze ottenebrate dalla stupidità.

La protagonista non dà scampo a queste nullità che esercitano ciò che resta delle loro facoltà intellettive decerebrate con stupide barzellette: li molla tutti lì, nel loro mondo limitato e ottuso e se ne va incontro a un nonno burlone, incontro al risarcimento affettivo di un'infanzia ritrovata.

Va detto che questi due personaggi femminili chiudono alla grande la sfilata in un libro nel suo complesso tutto orchestrato con stile, raffinatezza e consapevolezza narrativa.

A partire dal titolo riconducibile semanticamente ad una geometria delle idee proprie di un sistema di approccio alla produzione di senso, sistema con cui l'autrice decodifica e ricodifica il mondo.

È la pratica della perimetrazione dell'io, del sé e dell'altro da sé, è il rigore del cerchio entro cui questo perimetro si inscrive, è la chiarezza, è la precisione della linea circolare che accoglie e contiene le sbavature del perimetro.

Così come le sezioni Perimetri da studio, Geometrie solide, cifre di un codice geometrico sono gli indicatori di un insieme solidale di situazioni inquietanti.

Maschere prêt-a porter avviano invece ad una devianza di senso che va verso soluzioni giocate sulla finzione e sulle pietose menzogne che spesso ci si racconta per sopravvivere.

Questo libro Perimetri accerchiati mi sembra un condensato delle multiformi capacità espressive di Sivana Baroni.

C'è la psichiatra, c'è la donna, c'è l'artista, c'è l'ironia acuta e pungente dell'aforista, c'è la geometria deviante e ad un tempo rigorosa della disegnatrice, c'è la figurazione immaginifica della pittrice, c'è la lingua accortamente costruita, densa di metafore della poeta.

Ho sempre pensato che un'opera è riuscita quando risulta essere ciò che voleva essere.

Questo libro di Silvana Baroni credo che lo sia.