Cultura e Società

LA MIA FAMIGLIA E I MERLONI

di Giannetto Socci

Cari amici e compagni, vi invio una intervista di Concita Di Gregorio a Francesco Merloni, che sta in allegato, uscita su Repubblica il 9 aprile. Il motivo di questo invio è duplice. Il primo è personale. Io ho frequentato i Merloni, Aristide,

Vittorio, Francesco, Antonio ed Ester durante la guerra e dopo. Mio padre, come ricorda Francesco nell'intervista, lo ha salvato dalla deportazione. Io ero presente quando i carabinieri vennero a prenderlo nel dicembre del '44 perché disertore. Mio padre dichiarò ai carabinieri che Francesco era Antonio e per fortuna gli credettero. Così si salvò. Da allora si nascose. Mia madre portava il cibo e notizie alla mamma di Francesco che era stata arrestata e portata in carcere pe ritorsione contro la latitanza del figlio.

Quindi un rapporto familiare molto stretto che si prolungato nel tempo e che io ho anche scritto nel mio libro di memorie. Francesco è sempre stato antifascista, come Vittorio, e da imprenditori illuminati di tipo olivettiano, direi, hanno dimostrato la loro capacità di sviluppo e di espansione. Il loro rapporto con il personale è sempre stato corretto e disponibile al dialogo senza conflitto.

Sia Aristide che i suoi figli sono sempre stati democristiani con orientamento verso sinistra.

Il secondo motivo è politico. Francesco è stato ministro dei lavori pubblici per due volte e ha elaborato e fatto approvare la Legge Merloni sui lavori pubblici. Legge che naturalmente, nel tempo, è stata silenziosamente disattesa. Come capita sempre quando buone leggi danno fastidio.

Si è poi avvicinato all'Ulivo e, nell'intervista, si esprime in modo estremamente critico sulla situazione con una visione molto obbiettiva.

E' una posizione politica importante nel quadro di una visione strategica che vuol dare, nel quadro delle forze reali, una prospettiva al paese. Infatti la storia ha dimostrato che la sinistra, da sola, non riesce a diventare maggioranza di fronte a un paese dominato dalla mancanza di senso dello stato, di ideali, dalle consorterie, dall'ignoranza, dalle cosche, dal degrado culturale.

Per cambiare e creare i presupposti di una egemonia (gramsciana) in grado di guidare il paese sul tracciato della Costituzione servono patti forti con le migliori forze sociali e politiche che siano in grado di presentare, unite, al paese una strada percorribile.

Per questo scopo serve, a sinistra, un forte partito che sia in grado di dialogare e allearsi con tutte quelle componenti della società che vogliono il progresso e lo sviluppo democratico della società. Non servono assolutamente chiusure marginali di purezza ideologica che danno solo soddisfazione formale. Si costruisce qualcosa soltanto se si è uniti sui problemi di fondo che vedano unite varie componenti che si battono per risolverli.

Io la penso da sempre in questo modo e mi batto, come posso, per realizzare tale politica. Non so quanti possono essere d'accordo, ma un certo scetticismo mi permea.

Spero di essere smentito.

Da Repubblica del 9 aprile 2018