LA MACCHINA PER CREDERE

di Marco Onofrio

Quando suona alla porta, scampanella appena. Flebile, soave, sorridente: ricco di tatto e grazia virginale. Ha i capelli biondo cenere, gli occhi cerulei, il viso lentigginoso. Un po' di doppio mento, malgrado la giovane età, perché è molto goloso e tende ad ingrassare. Si chiama Alvise Brusamolin, è prete da sei anni. Si presenta con la sua voce sottile, dal chiaro accento padovano. Arrossisce spesso mentre parla. Viene per conto di Monsignor Carobbio, che lo ha incaricato di diffondere - porta a porta - la nuova macchina per credere in Dio, inventata e costruita dagli americani. Ma non ne parla subito: si introduce nelle case col pretesto di una benedizione. Poi, se vede che hanno tempo e voglia di ascoltarlo, gli piace raccontare la sua vita. Comincia in genere dalla passione per la fotografia. Fin da bambino andava sempre in giro con la macchinetta a tracolla: era convinto che da ogni cosa a un certo punto, dopo un po' che guardi, emerge il "divino", come un lampo che scompare in un istante. Si divertiva a "braccare" le cose, a spiarle, per catturarne in una foto la rivelazione. Cercava nel vuoto la foto di ciò che non c'è più, o di ciò che ancora deve essere. Ecco, questo secondo lui è la preghiera: una fotografia mentale del vuoto dove si va a nascondere il passato e dove dorme in attesa il futuro. Quel vuoto è l'eternità, il buio radioso. Lì dentro si può trovare Dio, basta cercarlo.

Poi, se il discorso si approfondisce, racconta come e perché è diventato prete. Cioè, in seguito allo scandalo familiare scoppiato per una zia vedova e piacente che, con la scusa di aiutarlo in matematica, lo iniziò ai piaceri del sesso, facendosi trovare nuda fin dalla prima "lezione". Così, invece di studiare, gli bastò una sola estate per scoprirsi formidabile amatore. Andava tutti i giorni a casa della zia, con i libri che neppure apriva, e si spogliava tumultuosamente appena entrato. La zia gli lasciava la porta aperta e lo aspettava in camera da letto, con indosso le sole calze autoreggenti. Le piaceva vederlo entrare nudo con i libri sottobraccio. Gli chiedeva di mettere il libro degli esercizi, quello su cui avrebbero dovuto applicarsi di più, aperto a rovescio e tenuto sorretto dal pene in erezione, mentre camminava per la stanza. Allora lei prendeva il libro per un angolo e, scoperto il pene, mentre diceva «vediamo oggi che cosa possiamo ripassare» lo gettava via con noncuranza, pronta a sfoderare gli artigli di una lussuria che non aveva freni. Agli esami di riparazione il ragazzo, ovviamente, fece scena muta. I genitori lo misero sotto torchio e lui dovette confessare. Successe il finimondo. La zia fu umiliata fisicamente, con tre giorni di punizioni corporali e violenze sessuali autorizzate agli uomini del paese. Lui fu costretto al Seminario. La forzata rinuncia al paradiso, scoperto tra le cosce della zia, gli fece venire un rancore sordo e tremendo contro il Dio innaturale creato dagli uomini per reprimere la vita.

Date queste premesse, non sarebbe mai riuscito a diventare prete - e quindi a trovare e mantenere la fede - senza l'ausilio di alcuni ritrovati delle neuroscienze. E qui scatta la promozione: Brusamolin apre la borsa ed estrae il book illustrativo dei prodotti, con tanto di placet ecclesiastico, e di listino prezzi. Anzitutto Ultrasol e Sigma: due macchine-capolavoro, ad elettrodi, che fanno credere in Dio. Ultrasol, per credenti "addormentati" da risvegliare; Sigma (più forte e invasiva) per atei incalliti. Si applicano con una serie di ventose in vari punti del cranio. Con sedute di quarti d'ora. Ecco, c'è il diodo termoionico, il superdiodo, il bibolo a morsetti bipolare, anodo e catodo. E il manupello, un filo da tenere in bocca tutto il tempo della seduta. Consuma un fracco di corrente, d'accordo, e anche se alla fine ci si ritrova con gli occhi spiritati, in preda a certe strane convulsioni, il gioco vale tutta la candela. Poi c'è la Soàna, un turbocompressore con dentro un angelo vivo da aspirare con il boccaglio, quando è necessario. Ed Esultàie, la macchina per la radiografia dell'anima, per vedere sulla lastra le macchie multiformi dei peccati. E Inèbitol, lo sciroppo di rinforzo, utile anche in via preventiva o propedeutica: due cucchiai al dì.

Brusamolin è diventato prete dopo un mese di Sigma intensivo; da allora si sottopone ogni due settimane all'Ultrasol, come terapia di mantenimento, e assume tutti i giorni le dosi prescritte di Inebitol. Malgrado ciò, ricade ogni tanto in tentazione carnale e in peccato d'incredulità. Eppure, dopo anni di terapia, le lastre della sua anima si sono notevolmente illimpidite. Forse, di questo passo, un giorno guarirà...