Cultura & Società

LA BONTÀ, UN OBBLIGO DI LEGGE

di A. I. Della Seta 

FABIO TOSTO “BUONI SOTTOVUOTO”
FABIO TOSTO “BUONI SOTTOVUOTO”

Un vento nuovo tira in Italia.

Un vento che porta dentro le case, in mezzo alle piazze, all'interno dei bar, delle scuole e degli uffici un insieme di antiche paure, cattivi sentimenti e brutte pulsioni.

L'aria era stata già preparata dalla lunga stagione berlusconiana degli Anni Novanta e Duemila, quando erano diventate socialmente spendibili l'immoralità personale, l'elusione legale, l'evasione fiscale, l'ineducazione civica, l'indifferenza istituzionale.

Ora un vento, insistente e penetrante, ci porta al naso, nella testa e nei polmoni un misto di egoismo, aggressività, ostilità e disumanità.

E non lo si percepisce come un odore nauseabondo, come una puzza insopportabile, bensì più semplicemente e in tutta naturalezza come la fragranza dei nostri giorni, il profumo caratteristico del tempo che stiamo attraversando.

Molti si chiedono come è possibile opporsi a questo vento, cosa fare per evitare che permei fino in fondo la nostra società, corrompendo definitivamente le nostre anime e le nostre vite.

Ampia eco ha avuto un articolo di Gustavo Zagrebelsky su Repubblica del 23 novembre 2018, nel quale si è discusso di resistenza civile, giungendo a ipotizzare forme di disobbedienza civica.

La nostra impressione è che troppo scarso rilievo venga attribuito, in questo genere di riflessioni, al più grande baluardo esistente nel sistema a tutela dei principi fondamentali della nostra Repubblica: la Costituzione Italiana.

Merita di essere ribadito, innanzitutto, un concetto talmente ovvio da risultare spesso ignorato: la Costituzione non è un documento filosofico, non è un testo letterario, e non è neanche un libro dei sogni.

La Costituzione è una Legge dello Stato, la Legge più importante, la Legge delle Leggi, cogente e vincolante, che indirizza e condiziona l'intero ordinamento giuridico e normativo del Paese.

La Carta Costituzionale traccia i connotati, definisce i lineamenti della comunità nella quale viviamo e della società che siamo chiamati a costruire.

Così in Italia, rebus sic stantibus, "la solidarietà politica, economica e sociale" - ai sensi dell'Articolo 2 della Costituzione - rientra tra i "doveri inderogabili" dei Cittadini e tra i "principi fondamentali" della Repubblica.

Questi basilari concetti si ramificano per l'intero sistema nervoso dell'ordinamento e ne informano ogni sua espressione, definendo e determinando i comportamenti che in questo nostro Paese sono richiesti a coloro che ci vivono.

Un esempio per tutti.

Il terreno giuridico nel quale, per antonomasia, ogni persona ha il pieno diritto di tutelare il proprio interesse personale è quello dei contratti, strumento principe delle attività commerciali,il mondo in assoluto più caratteristico della concorrenza imprenditoriale e della competizione personale.

Ebbene, il principio solidaristico sancito dalla nostra Costituzione permea e informa addirittura anche i rapporti contrattuali, nell'ambito dei quali i Cittadini "devono comportarsi secondo le regole della correttezza" (Articolo 1175 del Codice Civile) e operare "secondo buona fede" (Articolo 1375 del Codice Civile).

Persino nel mondo degli affari e dei rapporti contrattuali, dunque, in Italia è vigente un generale dovere di solidarietà, che impone a ognuno di agire in modo da preservare gli interessi dell'altro, a prescindere tanto da specifici impegni contrattuali quanto dal dovere extracontrattuale del neminem ledere.

Sancisce con schiacciante chiarezza la Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite:"il principio di correttezza e buona fede - il quale, secondo la Relazione Ministeriale al codice civile, "richiama nella sfera del creditore la considerazione dell'interesse del debitore e nella sfera del debitore il giusto riguardo all'interesse del creditore" - deve essere inteso in senso oggettivo ed enuncia un dovere di solidarietà, fondato sull'articolo 2 della Costituzione, che operando come un criterio di reciprocità, esplica la sua rilevanza nell'imporre a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra, a prescindere dall'esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge ..." (Sentenza n. 28056 del 2008).

In questo Paese, dunque, in forza della Carta Costituzionale il "Buonismo" prevale sul "Cattivismo", l'Altruismo è preferito all'Egoismo, la Solidarietà vince sull'Ostilità, l'Umanità ha la meglio sulla Disumanità.

Possiamo così dire, ricorrendo in qualche misura all'iperbole, che in Italia la Bontà è un obbligo di legge.

L'Egoismo, la Cattiveria e l'Ostilità, di contro, rappresentano dei sentimenti profondamente anticostituzionali.

L'Italia disegnata dalla nostra Costituzione è un Paese nel quale i Cittadini sono quotidianamente chiamati all'Altruismo, all'Umanità, alla Solidarietà.

Coloro che, spinti dal vento di questi nostri giorni, hanno in mente una società diversa, possono contare sullo strumento che la Costituzione - nella sua compiuta democraticità - mette a loro disposizione: l'Articolo 138, del Titolo VI, Sezione II, per la "Revisione della Costituzione".

Intanto, per dirla con De Gregori:

"Viva l'Italia, l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste.

Viva l'Italia, l'Italia che resiste".