Corto Circuito

L’ASSURDO E GLI ACCORDI

DI PRESPES: COME GLI

SLAVO-BULGARI DI SKOPIJE SONO DIVENTATI MACEDONI!

di Crescenzio Sangiglio

E così, in questi ultimi sei mesi siamo stati testimoni della più grande caricatura politica e presa per i fondelli della storia nei secoli, del più grande artificio/frode nella storia mondiale, un artificio/frode ma anche una volgare irrisione internazionale: il "battesimo" di un popolo, di un paese e di uno Stato da parte di un altro Stato, con relativa legittimazione a livello mondiale!

In concreto dunque: una popolazione la quale, dal VII sec. in poi totalmente, nel profondo del sangue e dell'anima, è stata e di continuo è Slavo-bulgara, viene ufficialmente battezzata erga omnes e diventa "Macedone"! L' assurdo miracolo!

La cosa però più "bellamente" tragica qual è? Molto semplice: madrina e benedicente la cerimonia del "battesimo" è stata la stessa Grecia, sì, proprio la Grecia patria della Macedonia, a "battezzare" col nome di "Macedonia" e offrire il nome di "Macedonia" ad un paese intimamente slavo-.bulgaro, come d' altronde e senza alcun dubbio dimostra, senza nessuna eccezione, l'insieme delle conoscenze ad esso riferite.

Di conseguenza, si può ben dire che l'equazione è: avventurieristico opportunismo politico - Storia = 2500 - 0!

Già, perchè 2500 anni di storia del nome greco e del suo significato storico, politico, filosofico e culturale si sono perduti e, attraverso questo "sacro battesimo internazionale", naturalmente e in primis con pertinacia voluto da USA e succube EE, sono diventati esclusiva proprietà nazionale di alcune centinaia di migliaia di Slavi i quali, da notare in particolare, sono da sempre ritenuti esclusivamente Slavi addirittura proprio da tutti gli altri loro "confratelli" Slavi che conosciamo nei Balcani, in Europa Centrale e Orientale.

Ecco dunque un altro assurdo degli "Accordi": mentre tutti gli altri paesi slavi considerano veri Slavi gli abitanti dello Stato(FYROM) con capitale Skopije, solo la Grecia(!), non solo li considera Macedoni, ma essa stessa li rende ufficialmente Macedoni!

Tutto ciò ha forse un nome? E quale?

Il fatto, adesso, che si presentino alcuni, contemporanei sofisti scalcinati, a dirci che questi "Nord-Macèdoni" o "Macèdoni Settentrionali" sono "Macedoni diversi" che hanno una "storia macedone diversa" da quella di 2500 anni dei Greci Macedoni, cercando così di persuaderci sulla "verità storica" che esprimono, purtroppo peggiorano la situazione e aggiungono un'altra beffa e un altro inganno alla beffa del "battesimo.

E che dire ancora di alcuni i quali ci dicono che la lingua bulgara della testè battezzata "Macedonia Settentrionale" o "Macedonia del Nord" è la lingua "macedone" che però non ha nessun rapporto con la lingua greco-macedone della Macedonia greca?

(Un altro "battesino" nel quadro del "grande battesimo statale", che sarebbe semplicemente grottesco e "pittoresco" se non fosse profondamente oltraggioso e paranoico).

E vengono ugualmente a dirci con la massima impudenza che i bulgari "Nord-Macedoni" posseggono anch'essi una "storia macedone", una "coscienza macedone", una "nazionalità macedone", e sono anch'essi "indigeni Macedoni del Nord" che non hanno però nessuna relazione con i "Sud-Macedoni" greci, così, con un semplice tratto di penna, riducendo questi ultimi, gli originali, iniziali ed unici Macedoni greci dell'unica e storicamente greca Macedonia in una semplice posizione geografica di "Macedonia del Sud" - come dire Corea del Nord e Corea del Sud, Vietnam del Nord e Vietnam del Sud e tutto quello che si divide in Nord e Sud volutamente ignorando inconfondibili verità.

Parole, e parole vuote di chi cerca disperatamente di arrampicarsi sugli specchi.

Non c'è che dire: indubbiamente questi "inventori" si meritano un grosso "bravo", perchè quali novelli "politici sofisti" si sono davvero dimostrati maestri nel "cucinare" e nello stravolgere con tanta incoscienza e superficialità la Storia sulla base di pure e semplici "escogitazioni/espedienti/fandonie demografiche" e "fantasie geografiche" falsificando con la massima spudoratezza, oltre alla Storia, anche la Geografia, ma anche l'Etnologia.

In tal modo, una piccola nazione bulgara è stata "battezzata" e "cresimata" Macedonia e nazione "macedone", un nome storico tra i più illustri (e il primo ministro di Skopije Zoran Zaev si vanta dovunque di essere il puro e solo "Macedone"), sia pure "del Nord" (un aggettivo che promette piuttosto infiniti mali futuri) o "slavo-macedone": tutti comunque semplici "particolari" che, col passar del tempo, verranno "naturalmente" obliterati lasciando solo il determinante "macedone".

E ancora Zaev in una recente dichiarazione rilasciata alla TV H1 della Bosnia-Erzegovina: "Nessuno più ci può rifiutare il diritto di essere Macedoni che parlano la lingua macedone in questo territorio", addirittura affermando di aver negoziato con la Grecia senza che (da parte di quest'ultima) sia mai stata posta in dubbio l"identità nazionale dei Macedoni che parlano la lingua macedone, con le loro tradizioni e storia".

Ciò evidentemente fa supporre che - a parte il fatto che Zaev parla di "Macedoni" già, sin da subito, abolendo il "settentrionali" o "del Nord" come statuiscono gli Accordi - la Grecia abbia sin dall'inizio volentieri accettato e certificato l'esistenza di questi "Macedoni" slavi e della (fantomatica per tutti) "lingua macedone", da sola così "dandosi la zappa sui piedi".

A conferma, lo stesso primo ministro Tsipras dopo la ratifica parlamentare degli Accordi, si è sentito in dovere di esclamare gioiosamente: "Oggi è nato un nuovo paese ai nostri confini settentrionali, la "Macedonia del Nord", mentre nello stesso momento Zaev esaltava la grande vittoria della "sua Macedonia"(slava)!

Poichè tuttavia tutta questa tragica farsa politica riflessa negli Accordi di Prespes ha avuto come fondamento il vero e proprio mito dell'esistenza di una fantastica parte della Macedonia antica che ha continuato ad esistere sino ad oggi(!) nei territori della attuale FYROM, e che, nello stravolto immaginario dei suoi governanti e abitanti Slavo-bulgari, "avrebbe" ad essi legato(trasmesso) la loro "macedonità"(!) trasformandoli in "Slavo-Macedoni", ovvero "Macedoni Slavi"(!!!), una rapidapanoramica intorno al quid di questo spazio geografico con la relativa popolazione non può che risultare oltremodo utile ed istruttivo.

Seguendo le competenti ricerche e pubblicazioni di studiosi stranieri e greci che ampiamente conosciamo, lo spazio geografico antico dell'odierna più ampia regione con capitale Skopije era la Peonia e non di sicuro la Macedonia.

Macedonia era invece il nome della, a sud della Peonia, Grecia centro-settentrionale, "nome e sostanza" in tutto e per tutto ellenici di una regione dove gli abitanti Macedoni parlavano con ogni naturalezza la lingua greca, tanto da poter seguire in teatro le tragedie di Euripide, certamente non tradotte in "lingua macedone"(!), e la quale aveva adottato e osservava tutte le usanze, i culti e i simboli delle rimanenti popolazioni elleniche al centro-sud della penisola.

In verità, cioè, non abbiamo mai sentito dire nè abbiamo letto che nell'antichità all'altezza geografica dell'odierna Skopije, ma anche alquanto più a sud, come vogliono farci credere, si fossero installati e avessero vissuto dei Greci Macedoni che parlassero il greco alla stessa stregua di tutti i Macedoni dell'originaria Macedonia, avessero gli dèi comuni a tutti i Greci, avessero lasciato sul posto tracce materiali e documenti attestanti la loro presenza.

Quindi, lapalissianamente, se tutto ciò non è esistito, come davvero non è esistito, che razza di "Macedonia geografica" era quella antica nella Peonia che oggi vengono a dirci che "arrivava fino a Skopije e ancora più in su"?!

I Peoni certamente erano stati "conquistati" dai Macedoni, altrettanto certamente però non erano diventati anch'essi Macedoni, pari ai veri Macedoni loro vicini meridionali.

Nella più ampia regione settentrionale confinante con la Macedonia invece, all'incirca all'altezza dell'antica Skupi, l'odierna Skopije, la Peonia mantenne le proprie caratteristiche etniche, e comunque nessuno può asserire, senza diventar ridicolo, che i Peoni da quando furono conquistati dai Macedoni si trasformarono(!) in Macedoni e la regione dove vivevano era diventata una vera e propria Macedonia!

Il fatto poi che quella regione fosse bensì, lato sensu, geograficamente Macedonia a causa dell'occupazione militare, ma giammai ebbe a presentare e acquisire alcunchè della civiltà macedone, trova la sua più lampante rivelazione nell'innegabile fatto che in quella stessa regione non è stato rinvenuto nessun valido testimoniale elemento greco-macedone, nulla che configuri e accerti una qualche minima sostanziale e agente presenza, influsso e sopra tutto stabile identità e qualità greco-macedoni.

Per cui, bensì i Macedoni possono aver conquistato quello spazio della Peonia, come peraltro altre limitrofe regioni ad est e ad ovest della madre-Macedonia, come si dirà puù sotto,. ma non hanno mai fatto alcunchè per "trasformarlo" in un vero e proprio spazio macedone, geografico, linguistico e umano, uguale alla Macedonia al sud. Quello spazio non è mai diventato vera Macedonia, realtà assolutamente indiscutibile.

Macedonia a tutti gli effetti, ossia geografica, storica, linguistica, culturale e antropologica è sempre stata ed è rimasta soltanto la regione corripondente oggidì alla Macedonia in territorio greco, che lo vogliano o no i filo-slavi europei o no.

Ci passa stranamente per la mente, così, come una fantasia, il pensiero che, se quegli antichi Macedoni avessero sospettato che i discendenti degli antichi Peoni, gli Slavi stanziàtisi nei loro ex territori nel VII sec. d.C., oggi avrebbero escogitato per se stessi una inverosimile "identità macedone" e avrebbero chiesto di essere, anch'essi, chiamati "Macedoni", molto probabilmente non avrebbero proceduto alla conquista della Peonia!

Fino alla fine del XIX secolo nei territori dell'antica Peonia, geograficamente corrispondenti esattamenete a quasi l'intera odierna FYROM, nessuno si era mai avventurato a immaginare e pensare di chiamarsi e di essere "Macedone" - "slavo" o no -, e nemmeno che fosse "macedone" la propria lingua e fosse "macedone" la propria nazionalità e cittadinanza e "coscienza"!

E ciò è del tutto comprensibile dal momento che in realtà si tratta di una popolazione slava, e precisamente di ceppo bulgaro con un certo numero di "inflitrazioni" serbe, una popolazione senza nulla di rilevante nel suo divenire, totalmente anonima, culturalmente insignificante, la quale passava sotto il potere politico dell'una e dell'altra potenza, sopra tutto delle due potenze dominanti nella regione: i Serbi (donde l'aspirazione continua della Bulgaria a staccarla dall'influenza serba) e gli Ottomani.

D'altronde la Peonia, come pure la confinante al nord-ovest Dardània, rimase sempre e in sostanza uno spazio assolutamente diverso da quello, al sud, della Macedonia greca, nè certamente mai è stata assimilata da quest' ultima. Era ed è sempre rimasta semplicemente un dipendent territory, non dimentichiamolo mai.

Parimenti soltanto dipendent territory era una parte dell'Illiria, ad ovest, e della Tracia, ad est. Nè quindi l'Illiria nè la Tracia, per quanto ne sappiamo, sono mai diventate "geograficamente Macedonia", nè gli Illiri nè i Traci sono mai diventati "Macedoni" o "Macedoni-Illirici" e "Macedoni-Traci", nè a più forte ragione nessuno potrebbe "inventare" e cercar di far valere e imporre per loro questo nome solo perchè da quelle parti, per un certo periodo, erano passati i Macedoni, senza comunque lasciarvi nessuna apprezzabile traccia o solo perchè così ci conviene o perchè ci sono degli ignoranti e incompetenti che ci credono!

Nessuno ha mai nutrito l'incoerenza di considerare l'attuale Tracia tuttore "situata entro i confini dell'antica Macedonia" o la parte dell'odierna Albania anticamente Illiria tuttora "situata entro i confini dell'antica Macedonia".

Ma se ciò e vero, come è vero, allora perchè la parte della antica Peonia, ora FYROM, ci si può permettere, antistoricamente e contro ogni logica e realtà, di considerarla tuttora "situata entro i confini dell'antica Macedonia"?

Come i Traci moderni non possono chiamarsi Traci-macedoni e gli Albanesi moderni chiamarsi Albanesi-macedoni, perfettamente così gli Slavi moderni di Skopije non possono chiamarsi Slavi-macedoni solo perchè tutti e tre 2500-2400 anni fa furono per un certo periodo storico conquistati dagli antichi Macedoni! Chiaro, no?

È ben vero invece che, nella cornice di ben indirizzati processi partitico-politici, locali e internazionali, l'insano opportunismo, la maliziosa alterazione della realtà e la forsennata ansia razziale di acquisire una qualche credibile, duratura entità nazionale che potesse conferire un certo prestigio all'esistenza priva della minima pergamena di queste popolazioni sospese a mezz'aria tra essere e non essere, hanno condotto - prima, ma anche durante e dopo Tito - alla dissennata e scriteriata escogitazione del c.d. macedonismo slavo basata sul più semplicistico, in realtà - giova ribadire - inesistente, elemento geografico sul quale è stata follemente innestata appunto l'"idea" di questo fantastico "macedonismo":

cioè, in parole povere, un veicolare deis ex machina nel quale gli Slavi di questo piccolo territorio totalmente apàtridi e apòlidi hanno del tutto arbitrariamente collegato la loro marginale e irrisoria costitutiva origine slava con la cervellotica invenzione di un superiore, famoso "spazio macedone" ancora, 2500 anni dopo, esistente ed influente, spazio che, ad essi Slavi ab origine, "ereditava" l'identità degli storici Macedoni con tutti i loro più importanti attributi.

Da un giorno all'altro, semplicemente perchè così essi volevano sentirsi, sono spuntati fuori come "Slavo-macedoni", quando realmente quello circostante spazio geografico dell'antica Peonia non solo, come sappiamo, non divenne mai e comprovatamente davvero Macedone, ma per di più dal VII sec. in poi era diventato e stabilmente si era mantenuto parte integrante di una grande regione geografica e demografica squisitamente slava, nel cuore e nello spirito dalla Polonia alla Bulgaria, Bielorussia, Ucraina, Russia.

D'altra parte, purtroppo, la totale inerzia della Grecia nel difendere i propri interessi storico-culturali e la mancanza di una ad hoc idonea politica nazionale hanno cooperato affinchè questo, frutto della fantasia, "macedonismo slavo", falso e contraffatto potesse, nel corso di un secolo (tutto il Novecento) evolversi nella massima contraffazione di tutti i tempi, nella più volgare e volgarmente sostenuta alterazione della verità e nel furto di un'intera civiltà da parte di un popolo verificatamente insignificante e indigente culturalmente e politicamente.

In tal modo siamo pervenuti al seguente colmo dell'assurdo: di fronte, cioè, al pericolo che la Grecia perda tutto ciò che attiene alla sua Macedonia - ben appunto a causa della propria diacronica, criminale diremmo, incuria, incapacità, indifferenza, inazione ed errato accostamento gnoseologico - vengano adesso considerati, da una notevole porzione del mondo politico e parlamentare, come "grande guadagno" i contenuti leonini di questi Accordi di Prespes che il governo (greco) in fretta e furia e con l'indispensabile, incisiva e interessata pressione degli alleati e "amici" occidentali di qua e di là dell'Atlantico ha concordato, insieme a tutti i cedimenti che abbiamo visto i quali fuorviantemente vengono presentati in sede governativa come un vero e proprio "recupero(!) da parte della Grecia dei 'diritti' dell'antica Macedonia greca"!

Delirio, alienazione mentale travestita da "grande successo" per la Grecia..

Ugualmente e dietro il paravento di un' altra terribile "invenzione", che cioè appunto una cosa sono gli Slavi Macedoni e un'altra i Greci Macedoni, si afferma che la Grecia ha dovuto, come naturale conseguenza, concedere agli Slavo-bulgari abitanti della FYROM il nome della Macedonia evidentemente disconoscendo i precedenti 1400 anni di totale slavocrazia nella regione.

Ed è certamente la prima volta nelle cronache mondiali che un paese offre senza alcuna compensazione la storica e unicamente propria identità di una sua fondamentale regione ad un altro paese che con tale identità non ha nulla a che vedere sotto qualsiasi punto di vista: storico, etnologico, antropologico, politico, linguistico, sociale e delle tradizioni popolari, in sostanza fornendogli a piene mani il monopolio nazionale di tale identità a livello internazionale.

Cavilli etnologici legati a machiavellici interessi politico-geografici di paesi terzi sembra che siano stati grandemente prevalenti nella formulazione dell'"assenso" ellenico espresso unicamente da una sparuta e deligittimata squadra di 153 "eletti del popolo" i quali all'atto della loro elezione parlamentare non avevano di sicuro ricevuto mandato a questo scopo.

Da non dimenticare altresì, perchè elemento di possibili dirompenti effetti, gli stabili indirizzi irredentistici di Skopije nei confronti della Macedonia in Grecia nella prospettiva, mai rinnegata, di una "riappropriazione" e annessione "dei 'fratelli macedoni' sottomessi al regime greco(!) e abitanti nella 'Macedonia dell'Egeo' con capitale Salonicco(Thessaloniki)" nell'idea, cullata gelosamente, per quanto bislacca, ma forse proprio appunto per questo, della "Grande Macedonia" slava!

A questo punto nulla esclude che gli Accordi di Prespes producano incontrollabili conseguenze ed effetti e la Grecia, gli uomini politici e i governanti greci non sappiano più a che santo votarsi, non solo in campo politico, ma anche in quello economico-commerciale.

Ed è ugualmente molto probabile che questi Accordi "stimolino l'appetito" anche degli Albanesi, per ciò che concerne l'Epiro, ma anche il comprensorio di Tètovo, sito nella stessa nuova "Macedonia del Nord" appena nata, nonchè dei Turchi nei confronti della Tracia greca.

Infine, è molto probabile che questi Accordi creino i presupposti per dolorosi "sconvolgimenti" territoriali e cambiamenti di confini, nei quali nuovamente la vittima, è da supporre, sarà la Grecia che cede sempre e la sua immanente inefficienza politico-diplomatica insieme alla ricattatoria cronica sua sudditanza ad "amiche" forze e interessi stranieri.

Un "caso" è gia scoppiato, anche se la stampa, ben "guidata", si è ben guardata dal renderlo pubblico.

Leggiamo in internet che nientemeno l'eurodeputato greco Dimitris Papadimùlis propone addirittura che la Grecia conceda a Skopije l'Autostrada Egnatìa affinchè "ci sia un canale di transito in territorio greco che consenta agli abitanti di Skopije il libero accesso nei porti di Thessaloniki(Salonicco) e di Kavàla", perchè, dice egli ancora, questi due porti sono bensì greci ma su di essi "anche Skopije vanta dei diritti". Per questo "dobbiamo spartirceli con Skopije"!

E tutto ciò "in vista della adesione di Skopije alla NATO e all'UE", più che altro però alla NATO per gli ovvi motivi che conosciamo. E tutto ciò altresì perchè, secondo la luminosa "argomentazione" di Papadimùlis, il gasdotto TAP "internazionalizzerà tutta la Grecia del Nord" la quale così "perderà la propria identità nazionale "('greca!!', n.d.r.) e quindi sarà necessario che "noi (greci!!, n.d.r.) permettiamo a tutti di passare liberamente attraverso i nostri territori" in quanto "tutto il mondo ormai si unifica" e "i significati di 'nazione' e di 'patria' possono solo far del male al paese"!!

Ora, se qualuno che si presenta come cittadino Greco, e in effetti è Greco, e come tale è diventato europarlamentare, si esprime in questa maniera, chi può rassicurarci che egli non sia, in certo modo, "prezzolato" che "apra la strada" verso una data direzione, e questa "apertura" non consista in un primo "assaggio" degli esiti della Convenzione stipulata tra Grecia e Macedonia del Nord (come ormai così si dispone che sia chiamato il nuovo Stato slavo)?

Lo si vedrà nei prossimi mesi, tanto più che gli Accordi sono stati ratificati dal Parlamento ellenico, condizione per l'immediato ingresso del nuovo Stato nella NATO, e naturalmente ratificati in contumacia, per una questione di tale mole, della volontà del popolo greco, diretto interessato, violando inoltre specifiche norme della stessa Costituzione greca, come in particolare si avrà modo si esporre qui di seguito.

D'altra parte, chiaramente, e per essere sinceri, non possiamo non ritenere sia del tutto inaccettabile e vergognoso che abbiano la faccia tosta di accusare di "patria falsificazione", di "populismo" e di "estremismo della Destra" coloro che hanno difeso e difendono l'unicità della grecità macedone e del nome di Macedonia, proprio quelli (di provenienza statale e governativa con i rispettivi sostenitori) i quali - nella bugiarda e del tutto indimostrabile giustificazione di "aver chiuso" definitivamente e a vantaggio della Grecia(!) un problema vecchio di 27 anni - in quattro e quattr'otto, e sulla base di un testo di accordo molto probabilmente concepito e redatto da stranieri, consegnano a genti Slavo-bulgare non solo il nome greco della Macedonia slavizzandolo, futura fonte di incontrollabili esigenze irridentistiche, ma altresì l'invenzione slava di una "lingua macedone" e di una "nazionalità macedone" con la perfettamente stupida utopia di una inesistente "Macedonia slava"(!) sopra uno spazio geografico "slavo-macedone" ugualmente e ancor più inesistente.

Perchè certo, a questo riguardo, sarebbe politicamente e moralmente intollerabile che il testo degli "Accordi" abbia potuto essere pensato e scritto dagli stessi Greci governanti con l'"aiuto" o meno dei loro "colleghi" di Skopije!

Quanto al loro "avvenire", da non sottovalutare, comunque, la "puntualizzazione" dell'ex esponente di spicco del POTAMI, Spiros Likudis, ora passato nelle fila dei numerosi deputati rèsisi "indipendenti" e tramutati in pro-SYRIZA al governo, secondo il quale nella realtà della "esistenza di problemi ancora aperti", sarà "il tempo che dirà se gli Accordi avranno anche una durevolezza storica".

Il che, in parole povere, ci conduce alla constatazione e conclusione che in sostanza tali Accordi sono stati davvero un "appuntamento alla cieca"(A. Avgustì, Appuntamento alla cieca. Gli Accordi di Prespes sono ancora un doloroso cedimento nazionale della Grecia in Mignatiou.com).

Una prospettiva non proprio piacevole. E solo questo basterebbe per definire la generale "qualità" e sostanza di questa convenzione sicuramente squilibrata e sfalsata.

Perciò, e per quanto concerne il lato della legittimità della Convenzione, il minimo che ci sarebbe da attendersi - se davvero la Grecia fosse un paese con una corretta coscienza giuridica - è che competenti istanze si ergano per porre in rilievo e dichiarare l'incostituzionalità degli Accordi in relazione al dettato della Costituzione ellenica.

Qui pertanto, e al fine di far acquisire una più precisa idea sulle "debolezze" di tali Accordi con la quaestio che ne è derivata, si repura doveroso riportare integralmente le considerazioni espresse nel merito e nella sostanza di tali Accordi dal più famoso e noto costituzionalista greco, Jorgos Kassimàtis:

"1. Politicamente gli Accordi di Prespes, quale atto di politica estera della Grecia, sono inammissibili:

a) perchè consistono in una concessione di diritto di sovranità che soddisfa interessi di sovranità e geopolitici unicamente di stati stranieri e, in corrispondenza, arreca pregiudizio a sostanziali interessi dello Stato ellenico;

b) perchè minaccia e gravemente riduce la sicurezza della sovranità territoriale della Grecia;

c) perchè contesta seriamente l'identità nazionale, storica e culturale della Grecia.

2. Giuridicamente (dal punto di vista della validità) gli Accordi di Prespes sono infondati e insussistenti perchè violano sostanzialmente e proceduralmente:

a) la Costituzione della Grecia

b) il Diritto Internazionale.

3. Violazione della Costituzione della Grecia:

a) è sostanziale, perchè la decisione governativa viola il principio di protezione della Sovranità della Repubblica Greca, mentre la trattazione dell'oggetto ha violato e viola i principi democratici e il principio della sovranità popolare;

b) gli Accordi di Prespes sono insussistenti in quanto contengono cessione di diritti sovrani i quali non possono, giusta il dettato della Costituzione, costituire oggetto nè di convenzione internazionale, nè di esercizio di potere governativo e legislativo.

Il nome "Macedonia" (concesso) non costituisce semplicemente limitazione di sovranità nazionale, nè trasferimento di competemze a organismi internazionali, sempre sulla base di un interesse nazionale come tale riconosciuto dalla Costituzione, ma cessione di un elemento d'identità della Grecia in quanto Stato sovrano. Costituisce diritto sovrano e non è soggetto a nessun potere costituito.

c) è procedurale tanto sulla base della Costituzione quanto sulla base del Diritto Internazionale

4. La violazione del Diritto Internazionale è sostanziale e formale:

a) è formale perchè non sono state osservate le norme per contrarre e ratificare gli Accordi come stabilite dalla Costituzione dei due Paesi;

b) è sostanziale perchè in quanto Accordi invalidi, costituisce violazione della sovranità della Grecia nonchè dell'ordine costituzionale dei due Paesi."

E il parere finale di Kassimatis così si riassume: "Se per caso dovesse risultare una maggioranza di rappresentanti del Popolo che approveranno gli Accordi di Prespes violando la Costituzione, tali Accordi non avranno assolutamente nessun valore e non creeranno nessuna obbligazione per la Grecia."

In aggiunta, non si può non segnalare il rifiuto del governo greco di ottemperare alla norma dell'art. 44 della Costituzione che prevede lo svolgimento di un referendum popolare in presenza di "decisive tematiche nazionali", come pure il parallelo rifiuto di applicare l'art. 28 della stessa Costituzione che fa obbligo di ratifica parlamentare di una convenzione internazionale con una maggioranza di 3/5 dei deputati, cioè 180, quando tale convenzione attenga a "importanti interessi nazionali".

In merito a quest'ultimo punto, da notare che gli Accordi sono stati poi ratificati con soli 153 voti favorevoli su 300, una "maggioranza" striminzita di tre voti "raccolta" a destra e a manca dopo - a seguito delle polemiche e scontri politici divampati alla firma degli Accordi - lo sfaldamento di ben due formazioni parlamentari (i deputati di ANEL e di POTAMI) e forse chissà quali "trattative sottobanco" per la futura "sistemazione" di quelli che hanno "aiutato" il governo a superare il numero critico dei 150 deputati favorevoli e continuano tuttora ad essergli vicino.

Circola altresì il sospetto, pur sinora senza riscontro, che la Grecia abbia dovuto cedere ad un ricatto, e cioè abbia concesso a Skopije il nome della Macedonia e l'identità e lingua "macedoni" pur di ottenere da Skopije la disponibilità a cambiare il proprio nome da "Repubblica di Macedonia" in "Repubbliba della Macedonia del Nord", cosa che gli Slavi si rifiutavano categoricamente di fare sino ad ora.

Peraltro, dal punto di vista pratico, la Grecia ha permesso che la sigla del paese, MK e MKD, ossia pura e semplice "Makedonia" senza alcun riferimento al "Nord", rimanga inalterata. Quanto ai documenti personali, alla già esistente "cittadinanza Macedone" è stato semplicemente aggiunto un anodino "Cittadino della Macedonia del Nord", che la Grecia ha accettato sicuramente ritenendo che il determinante "macedone" sia un elemento da tempo storicamente acquisito(!) dai cittadini slavi della FYROM.

Il fatto poi che negli Accordi la parte greca "sia riuscita" ad inserire una a suo parere "cruciale puntualizzazione" secondo cui la "lingua macedone" dei "Macedoni del Nord" appartiene al ceppo delle lingue slave meridionali sottintendendo(!) che la stessa non si riferisce alla "lingua macedone greca"(!) che rimarrebbe "proprietà della Grecia"(!), ha tutta l'aria di essere una colossale presa per il naso, come se non sapessero tutti, da sempre, che la lingua parlata dagli abitanti di Skopije (i c.d. Skopijani) è un puro derivato della lingua bulgara, ovvero lingua slava a tutti gli effetti che, comunque sia, non c'entra per nulla con la lingua greco-macedone!

Ma tant'è: noi siamo gli astuti e furbi che abbiamo il diritto di considerare stupidi e ignoranti tutti gli altri.

Infine, rimane insoluto il "problema" della moltitudine di statue di personaggi macedoni antichi(Alessandro, Filippo, soldatoi macedoni, Aristotele, ecc.) collocate dal precedente regime di Gruevskij, che permangono nel centro di Skopije e altrove continuando a provocare confusione su ciò che è "macedone", malgrado le molte e ripetute dichiarazioni di Zaev di voler rimuoverle. L'apposizione poi su di esse di una minuscola targhetta dichiarativa dell'identità greco-macedone del personaggio altro non è se non un furfantesco scherno rivolto alla Grecia. Chiunque può staccarle a farle sparire!

Concludendo, ascoltiamo anche le parole del Nobel di Letteratura Odisseas Elitis: "Per Skopije l'unico accettabile nome comprendente la parola Macedonia è 'Pseudomacedonia'".

Per quanto, infine, attiene alla situazione interna in Grecia, dopo la firma degli Accordi, una selvaggia realtà è balzata in tutta la sua virulenza e evidenza: la scissione bipolare del mondo politico e della popolazione: da una parte almeno il 75% del popolo avverso agli Accordi e dall'altra il 17% favorevole. Più di ogni altro governante, il primo ministro Tsipras è riuscito in pieno a dividere il popolo in due "fazioni" intensamente ostili l'una verso l'altra, con minime possibilità di comune consenso.

Se tali dati proseguiranno in futuro, a medio o lungo termine, risulterà palese che gli Accordi in parola non possono davvero proporre nessun compromesso accettabile e dinamico in vista di una pacifica "convivenza" nei Balcani fra Greci e "Macedoni del Nord": la vera e propria spoliazione di un nome storico di simile stazza com' è quello della "Macedonia", non potrebbe trovare nessuna giustificazione o appianamento per una possibile pacificazione degli animi e "normalità" di rapporti.

Le "cose" poi potrebbero diventare più ardue per la Grecia nel suo "fronte" interno dopo le enigmatiche dichiarazioni del Ministro degli Esteri "Nord macedone" Nìcola Dimitrov all'Atlantic Council a Washington il 5.2.2019: "Abbiamo fatto di più, ma abbiano ottenuto di più. I Greci hanno fatto di meno e hanno ottenuto di meno", presentandosi trionfante per la avvenuta ratifica degli Accordi ad Atene e a Skopije.

Parole che sembrano sibilline, ma che in realtà è molto probabile nascondano, ma non troppo, retroscena sicuramente inquietanti e davvero non molto lusinghieri per i negoziatori ellenici nel quadro dell'esercizio della politica governativa greca e della sua efficienza.

In ultima analisi il governo ellenico ha consegnato nientemeno che un nome appartenente alla propria eredità storico.politico-culturale ad un popolo allogeno del tutto "fuori luogo" e "incompetente", e questo unicamente per favorire gli interessi non solo di tale popolo, ma altresì e sopra tutto quelli del "padrino" d'oltreoceano (da anni intenzionato ad imporre le proprie volontà a completamento della sua politica balcanica antirussa), così avventurandosi nelle sabbia mobili di un rapporto fortemente precario e aleatorio.

A ben pensarci però, e in tutta sincerità, non sarebbe stato molto più corretto e coerente con il proprio, corrispondente elemento dell'origine che il nome del paese con capitale Skopije fosse Peonia e i suoi abitanìti i Peoni?

Oppure, in alternativa, Slavia del Sud (Južna Slavija) e i suoi abitanti Slavi del Sud?

Popolazione locale, spazio geografico, lingua, cultura e tradizioni corrisponderebbero alla perfezione e la Storia non riceverebbe nessun irreparabile vulnus, come in effetti è successo!

PS. 1. I noti, palesi "progetti" politici dell'opposizione parlamentare a Skopije e i corrispondenti occulti della maggioranza ci impongono di pensare che, il fatto che "cittadinanza" non significhi anche "nazionalità" non sia qualcosa che impedirà nel prossimo futuro quelli di Skopije di credere incrollabilmente di essere prettamente e solo "Macedoni". E naturalmente non possiamo altrresì credere che il significato della "nazionalità" come stabilito nel diritto comunitario sia anch'esso qualcosa che impegna i "Macedoni del Nord" e neppure che tale diritto possa essere assunto a base qualitativo-interpretativa e distintiva nella cornice della concenzione tra la Grecia e la FYROM.

PS. 2. Come nella massima fretta gli Accordi di Prespes sono diventati legge dello stato con una rapida votazione al parlamento greco, così, altrettanto rapidamente lo stesso parlamento ha votato, ancora con soli 153 voti favorevoli, il Protocollo di adesione della "Macedonia del Nord" alla NATO, non solo, ma è stato anche il primo parlamento comunitario a concludere tale votazione!

Chissà! Il governo avrà forse pensato che era meglio sbrigarsi per tema che col tempo qualcuno tra i suoi sostenitori si pentisse, cambiasse parere e desse voto contrario!

PS. 3. Prespes: complesso lacustre nel nord-ovest del confine greco con l'Albania e la FYROM. Si tratta di due laghi, la Piccola e la Grande Prespa. Gli Accordi sono stati firmati sopra un pontile nel villaggio Psaràdes (Pescatori) sito sulla costa meridionale della Grande Prespa.