Per la Critica

Non resta che sperimentare

L’ALTERNATIVA LETTERARIA

di Francesco Muzzioli

Antologia

"C'è sempre un'alternativa", ha detto l'ex-ministro greco Varoufakis in una intervista estiva; ma il suo caso dimostra proprio quanto sia difficile affermarla nel mondo odierno della "scelta obbligata". Un'alternativa degna del nome è sempre più difficile non solo praticarla, ma anche riuscire a individuarla: e però ne va dell'essenza stessa della politica, come ben vediamo.

Non diversa è la questione riguardo all'ambito della letteratura, dove il sistema-mercato consente differenze tutte compatibili e non conflittuali, come i diversi generi rivolti alle rispettive tribù di followers. L'alternativa non è gradita e viene accantonata sulla base di una triplice obiezione:

- la prima obiezione è che non c'è convenienza. I giovani aspiranti scrittori che bussano alla porta del successo sanno da subito che devono presentarsi depurati di qualsiasi esorbitanza stilistica;

- la seconda obiezione è che, anche a volerla pervicacemente praticare come soddisfazione personale, è difficile trovarne la strada. A chi rivolgersi? Siamo sicuri che l'eventuale segnalatore non stia lì per un suo interesse promozionale? E che la direzione indicata non sia poi una stantia ripetizione oppure una "falsa alternativa", alla fine riassorbibile?

- la terza obiezione è che, sia pure individuata e praticata, magari resa pubblica grazie a piccoli editori coraggiosi o ad autoedizioni, non se ne ottiene però alcuna eco. Non c'è domanda per questa offerta e le "nicchie" si sono sempre più ristrette. La sensibilità e il gusto della modernità radicale sono stati accuratamente disinfestati. Il suo idioma risuona come affatto straniero a orecchie per altro turate.

Più che dare una risposta alla triplice obiezione, il mio argomento è questo:

- partiamo dalle facoltà inespresse. L'attuale sistema del lavoro non solo si basa sull'esclusione di un numero sempre maggiore di esseri umani, ma anche sulla loro sotto-utilizzazione. Non solo forza-lavoro sprecata, ma anche capacità-di-lavoro sprecata. L'Arbeitsvermögen, di cui Marx parla solo di sfuggita, è divenuta un nodo e per quanto suonino vane le lamentazioni umanistiche, è proprio un ragionamento bassamente economico che dovrebbe valere: sprecandola, gettiamo via tutto l'investimento sociale nella formazione, cioè nella produzione del soggetto. Il ritorno di questo rimosso indica non solo prospettive politiche ancora da costruire, ma anche una tendenza per la scrittura: l'alternativa letteraria avrà un duplice versante (quindi un duplice impegno, nel cosa dire e nel comedirlo), da un lato cercherà i temi scomodi, ciò di cui non si deve parlare, l'ambito del rimosso culturale; dall'altro lato farà ricorso al rimosso letterario, a tutti quei procedimenti respinti dal sistema-mercato perché troppo complessi o demistificanti (plurilinguismo, allegoria, straniamento, metascrittura, onirismo, umorismo nero e così via).

La porta è stretta, ma è l'unica scelta vitale. Non resta che sperimentare: non c'è nessuna sicurezza, ma anche nessuna impossibilità. L'impossibilità è decretata da quanti non desiderano l'alternativa. Per sapere se una cosa è impossibile o meno l'unica prova certa è farla. «Provate, provate», come diceva Sanguineti rivolto agli uomini di teatro.