Italia, Europa e soluzioni

per un benessere condiviso

di Michele Petrocelli

Lucrezia Ruggieri - Ipotesi
Lucrezia Ruggieri - Ipotesi

E adesso che negli Stati Uniti, oltre a tutte le nefandezze che ancora sono perpetrate nei confronti del popolo con pelle scura, anche una troupe televisiva, nientepopòdimenoche, della CNN è tratta in arresto perché sta documentando quanto avviene negli scontri delle, e ancora, segnalare quanto di orribile sta accadendo in Brasile con il deliberato genocidio operato ai danni di una popolazione povera e indifesa da parte del dittatore Bolsonaro, penso sia giunto il momento di fare il punto sul concetto di democrazia.

E lo facciamo nel mese in cui cade il giorno italico, il 2 giugno, della festa della Repubblica, ricorrenza compresa ormai da pochi, in senso storico-culturale e anche politico-sociale.

E dunque, che cosa è la democrazia, questo termine usato e sovente abusato, in modo del tutto arbitrario, strumentale e demagogico?

Non siamo banali e desueti se riprendiamo il termine democrazia in quanto espresse il buon Pericle, figlio di Santippo del popolo di Colargo, nel lontano ormai 461, o giù di lì, avanti Cristo.

Il governante ellenico non offre una definizione di democrazia ma la delinea, rivolgendosi agli altri popoli, dicendo come ad Atene ci si comporta. L'incipit, "Qui il nostro governo favorisce i molti invece che i pochi", sovverte per un attimo il sistema di gestione di un territorio, di uno Stato, fino ad allora esistito e che per molti secoli avvenire avremo modo di constatare, un po' ovunque, in termini oligocratici o ancor più, monocratici.

Democrazia

La parola democrazia, con tutte le sue sfaccettature e articolazioni del caso, si lega indissolubilmente all'esistenza di un popolo organizzato in norme positive e alla partecipazione dello stesso alla vita sociale, culturale, politica ed economica di un territorio.

Il termine democrazia è stato utilizzato nel corso dei secoli, con i significati più diversi e opposti. Non solo perché ricorrente nella battaglia politica e perché numerose forze politiche, in particolare dopo la seconda guerra mondiale, l'hanno usato come simbolo, parolina magica, intorno a cui aggregare i maggiori consensi possibili, ma anche perché da secoli è stato l'oggetto dell'attenzione e della riflessione del pensiero politico occidentale.

Se, restringendo il campo, si pensa a una definizione di democrazia come regime politico, è possibile cercare di individuare sia definizioni della democrazia come regime ideale sia definizioni empiriche sulle concrete realizzazioni del principio democratico.

Alla luce delle più recenti e complete accezioni, possiamo intendere quale definizione primaria quella di, "Potere dal, del e per il popolo" (Abramo Lincoln). In questo senso, le democrazie sono regimi contraddistinti dalla garanzia reale di partecipazione politica di una intera popolazione, maschi e femmine, e dalla possibilità di dissenso, opposizione e competizione politica.

Nel merito e per una valutazione empirica, è corretto affermare che ciò è possibile solo per regimi a struttura liberal-democratica, anche perché di democrazie tout-court si può discutere solo a livello di teoria normativa e anche qui, come è ovvio, si finisce con il ricadere nella soluzione liberal-democratica. Joseph Schumpeter ci viene in soccorso affermando che: "il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare". Ora il discorso potrebbe complicarsi ma per renderlo comprensibile ci basta ricordare che la forma democratica che vogliamo prendere in considerazione è quella che nasce da elezioni libere, corrette, competitive e periodiche, a suffragio universale con competitori egualmente rappresentati all'interno del sistema dei mezzi d'informazione e con la medesima possibilità di rendersi conoscibili verso i cittadini e poi, l'esistenza di una struttura decisionale e di controllo eletta con norme (il Parlamento). Semplicistico, forse, ma efficace e persuasivo come concetto che possiamo trovare in forme più o meno esplicitate delle carte costituzionali di mezzo mondo, compresa quella europea.

L'Europa

A proposito di Europa, negli ultimi tre mesi caratterizzati dall'emergenza di Coronavirus, è successo tutto e il contrario di tutto con mezze decisioni, mezze proposte, mezzi accordi e così via. L'unità tra gli Stati costituenti l'Unione è stata messa a dura prova da personalismi interni che hanno tentato di minare fortemente il già debole pensiero unitario europeo. Un dato è certo, soprattutto nell'ultimo mese la parola Europa, almeno in Italia, ha sostituito la parola "calcio".

Alla riapertura dopo il cosiddetto lockdown, l'Europa, entrata di forza nelle case degli italiani con notizie di gioie e di dolori, ha cominciato a circolare nelle strade, nei primi ritrovi tra amici, sempre a distanza di almeno un metro, nelle attese di un caffè davanti alle vetrine dei bar, nelle socievoli lunghe code ai supermercati.

Da sconosciuta e snobbata, la vecchia Europa è salita agli onori della cronaca e nei cuori dei cittadini perché, si è scoperto, finalmente direi, che rappresenta l'unica nostra àncora di salvezza dalla crisi da Covid-19. E non solo.

E già, perché l'occasione alla quale stiamo andando incontro come Nazione è di quelle che si presentano una sola volta e con condizioni strabilianti, che mai avremmo potuto neanche sognare.

Per settimane la battaglia politica nazionale si è concentrata su come, quanto e quando, il mostro sovranazionale, questo moderno Leviatano, al quale, secondo alcuni ci siamo prostrati, avrebbe colto il momento per distruggerci ma ecco che, con un colpo di scena spiazzante, tutto si è trasformato.

Per mesi a discutere di Eurobond, Eurocovid, Mes e poi, a un tratto, voilà, lo strumento economico-finanziario salva Stati che non solo noi aspettavamo: il Recovery Fund, ribattezzato come la futura generazione dell'Unione Europea. Un'operazione, anzi, una rivoluzione, che stravolge del tutto la vecchia concezione del mettere in comune i debiti passati con la rinnovata visione di una nuova capacità finanziaria comune in grado di alimentarsi da sola attraverso le risorse di tutti gli stati membri.

L'italia

E nel bel mezzo dell'Europa, a sovrastare il Mediterraneo, l'Italia. La ricordiamo la nostra Repubblica nel suo settantaquattresimo compleanno con le parole di Sandro Pertini: "... Tutto ciò non è stato elargito dalla sorte. Una, libera e democratica come voi la vivete, la Repubblica fu conquistata da tutto il nostro popolo, voluta e tenacemente costruita dalle generazioni che vi precedettero al prezzo di un duro impegno... Di qui il significato della Resistenza, che fu di fatto genuino di popolo, momento altissimo di unità di consapevolezza di una Nazione intera che volle riappropriarsi del suo destino in nome degli ideali pi puri e perenni della nostra civiltà...". Riappropriamoci, dunque, della nostra cultura ponendo al centro la conoscenza e la scuola come strumento fondamentale per la crescita sociale, politica ed economica delle giovani generazioni e per riscoprire e condividere pienamente il sacrificio di coloro i quali costruirono la nostra democrazia. Buon 2 giugno.