Il virus dell'innovazione

di Alberto Improda

dalla prefazione di Marco Bentivogli

Nulla sarà più come prima. Nella storia dell'umanità, processi di questo tipo, pandemia compresa, travolgono come un'onda tutto quello che incontrano accelerando le innovazioni, distruggendo e poi trasformando, costringendo al cambiamento. Il coronavirus è stato uno tsunami per il nostro tessuto produttivo: immaginando il prossimo decennio vuol dire lasciare sul campo il 50% della nostra produttività.

Covid-19 infatti nella sua drammaticità può rappresentare, ancora, una grande opportunità, un potente acceleratore dei cambiamenti in positivo, di questa delicata fase storica che stiamo attraversando e che ci vede davanti a tre trasformazioni epocali: quella tecnologica, ambientale e demografica.

Il lavoro è l'epicentro di queste grandi rivoluzioni, il punto di snodo per la sua dimensione spirituale, etica e sociale, prima che economica o tecnologica. Un bene capitale, il lavoro, che oltre a essere parte della nostra identità, riveste anche una dimensione comunitaria ineluttabile.

Ecco, Covid-19 sta accelerando cambiamenti che fino a poco prima erano ritenuti necessari solo nella convegnistica, come il lavoro in smart working che ovviamente ha trovate impreparate molte aziende che oggi si sono mosse per necessità verso quella direzione. Ma anche quell'idea che, nella pima passata esperienza da sindacalista, abbiamo tradotto nel Contratto dei metalmeccanici del 2016 del diritto soggettivo alla formazione, che rappresenta il vero diritto al futuro, insieme alla sicurezza. Quella sicurezza che oggi si sta traducendo in nuove procedure, nuovi spazi e ambienti di lavoro, dove design e layout contribuiscono a rendere più sicuro e sostenibile il luogo di lavoro. 


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