PER LA CRITICA

IL TEATRO DEL GESTO

DI INARI SOINILA

E ALICE MUZZIOLI

di Marco Palladini

Nel piccolo spazio scenico del Teatro Studio Keiros di Roma, nell'ambito di una rassegna chiamata "Il teatro che non c'era" ho visto a metà febbraio lo spettacolo Suddenly - Again - How ideato e inscenato da Inari Soinila e Alice Muzzioli, due performer, l'una finlandese e l'altra italiana, incontratesi a Londra, là dove è sbocciato il cortocircuito creativo di questo lavoro che "Ad un tratto - Ancora - Come" rilancia quasi a sorpresa all'alba del secondo decennio del XXI secolo un Teatro del Gesto (ma senza Urlo) per dirla con Pasolini, che notoriamente non lo approvava, propugnando lui un teatro di parola drammaturgico-poetica ricalcato su modelli greco-classici. Beatamente (credo) ignare di tutto ciò, Soinila e Muzzioli procedono impavide sul sentiero di un teatro di azioni fisiche che ha avuto i suoi antecedenti storici soprattutto nelle avanguardie degli anni '60 e '70. È come se azzeratasi (o quasi) la memoria teatrica dopo un paio almeno di generazioni, si ripresentasse la necessità di ricominciare da capo, di dare vita ad una nuova ripartenza.

Il due finnico-italico in minimale tenuta ginnastica con top e aderenti calzoncini neri si presenta in scena come una coppia di "atlete del cuore" (per dirla con Artaud) che dopo un vigoroso riscaldamento (warm up) iniziale struttura il lavoro in sei segmenti: "Searching - Getting Dressed - Action - (Entr'acte) - Sound/Move - Fear - Getting Undressed". Sei round mi verrebbe da dire visto che sono scanditi da altrettanti colpi di gong come in un match pugilistico. Le loro azioni fisico-gestuali sono preparate, ma anche improvvisate, come quando vengono consegnate a degli spettatori due torce elettriche che muovendo a caso il fascio di luce nel buio suggeriscono le direzioni del movimento e lo sviluppo dell'intreccio dei corpi. È un teatro 'basic' fondato sulla ricerca del sé o su una rappresentazione possibile di sé. Come quando si anima un rapporto di scoperta con alcuni indumenti che, indossati (e poi alla fine dismessi), trasformano Soinila in una sorta di ballerinetta col tutù azzurro e Muzzioli in una buffa damina con un gonnone lucido sbalzato e una chemise-pagliaccetto. Se la finlandese incarna l'anima nordico-energetica della coppia, l'italiana è lo spiritello mediterraneo, anche ludico, come quando distribuisce alla platea le fialette per soffiare in aria tante allegre bollicine di sapone. Mentre si scapriccia una colonna sonora che svaria dal pop al classico, dal rock alla canzonetta romantica d'antan, via via si arriva alla conquista della voce che è il corpo non visibile, ma udibile, e dal suono si passa al vocalizzo e poi alla parola che non si articola però propriamente in testo, ma si ostende come gesto verbale di auto-ricerca siglata dalla domanda: come essere me stessa? Ecco in questa lieve trama scenica di movenze elementari e di atti primari, il senso di questa domanda risuona con un'eco quasi di stupefazione bambinesca.

Nella mia assai lunga memoria teatrica l'allestimento di Soinila-Muzzioli mi ha richiamato "Skiz" uno spettacolo di due ipervitaminici performer mimico-comici di quasi 40 anni fa, così come certe linee e traiettorie di esuberante fisicità gestuale della prima Gaia Scienza anni '70 di Corsetti, Solari e Vanzi. Corsi e ricorsi simil-vichiani della ruota historico-teatrale che si rinnova tornando all'antico. Può sembrare strano, ma forse invece è giusto e naturale così. 

Guarda il video su FACEBOOK