Cultura & Società

IL SINDACATO E IL PAESE

di Michele Gentile

In questa fase politica del paese quale la collocazione, la funzione del Sindacato?

Non è una domanda retorica.

La risposta rappresenta una alternativa alla deriva alla quale per ultimo il Governo in carica sta trasportando il paese.

Il Sindacato sta uscendo da una sorta di "residualità" determinata da un lato dal leaderismo esasperato che parla direttamente ad un popolo indistinto ed in nome del popolo, teorizzando e praticando la disintermediazione sociale e, dall'altro da una idea, un concetto di riformismo" neoliberista" inteso come liberazione da tutti i vincoli. Una deriva che certo l'attuale governo esaspera, ma che ha le sue radici nei precedenti governi e che ha permeato e continua a permeare lo stesso sistema dei Partiti.

Il leader è il capo indiscusso, eletto dal "popolo" ed in quanto tale al di sopra di ogni vincolo associativo. Insomma una sorta di monarca che fa passare le sue idee. In fondo questa deriva rappresenta la situazione nella quale la stessa sinistra si trova nel nostro paese.

Ora il Sindacato sempre più diviene ed è inteso come " alternativo" a questa situazione.

Il suo sistema di rappresentanza ed i valori su cui si fonda, il suo orizzonte strategico ne fanno da un lato strumento di battaglia contro un populismo deteriore, ma nello stesso tempo oggetto di attacchi " ad alzo zero" non solo dalla destra, ma dalla stessa area populista.

L'alternatività del Sindacato è innanzitutto nel merito, nelle sue piattaforme. Il progresso economico-sociale, il tema dei diritti universali e l'attenzione forte sulle condizioni concrete di vita e di lavoro rappresentano i temi concreti posti a base di una strategia di intervento che non può che essere in contrasto una idea di "riformismo" o di strategia delle riforme distruttiva di principi, valori e diritti.

In una realtà nella quale le disuguaglianze sociali, di reddito, di stabilità occupazionale crescono, avere una forza che contrasta questa situazione è fondamentale per la stessa tenuta democratica del paese.

Ma alternativo lo è anche per la sua idea di rappresentanza di lavoratori, pensionati e cittadini ultimi e non solo che vivono " in carne ed ossa" il proprio diverso status.

Si tratta di una rappresentanza fortemente strutturata, in grado di cogliere le complessità derivanti dalla frammentazione produttiva e dalle disuguaglianze territoriali, ricomprendendole in un disegno di unità e di nuovi diritti nel quale il valore della solidarietà confederale è strategico proprio per il sistema di rappresentanza e lo sviluppo del paese.

Il Sindacato è per sua natura un soggetto collettivo, che rappresenta le complessità , gli ultimi, ma anche le fasce intermedie, le diverse domande sociali.

Guide importanti ed autorevoli hanno caratterizzato la sua storia, Ma identificare il Sindacato nel suo leader significherebbe stravolgerne il senso, verticalizzando un assetto che fa dell'orizzontalità ( della rete, della complessità) la sua forza e la sua ragion d'essere.

In sostanza la forza del Sindacato è nel saper cogliere in un disegno comune, fatto di strategie rivendicative e di valori la complessità del sistema sociale del nostro paese con una peculiarità rappresentata dalla sua natura confederale ( In Europa i Sindacati sono solo categoriali).

Un tempo lo si definiva " Soggetto politico". Definizione ancora attuale.

Nel corso dello scorso anno la CGIL ha svolto il suo Congresso.

Questo Congresso è stato letto all'esterno come una battaglia tra leaders " uno scontro di leadership".

In realtà ciò non è stato. Si sono confrontate, in una disegno comune, diverse sensibilità. Non so se la scelta di far precipitare una discussione complessa proprio per la sua natura al Congresso sia stata la scelta migliore.

La conclusione unitaria del Congresso di Bari è stata la vera forze di questo lungo percorso congressuale. La elezione del nuovo Segretario Generale praticamente all'unanimità e la stessa figura del Segretario Generale con il consenso che ha tra lavoratori, pensionati e cittadini rafforza il Sindacato e mi auguro possa delineare una strada di unità, di sintesi e di politica che la sinistra farebbe bene a seguire.

Unità non significa certo che le diverse sensibilità siano scomparse. Nel Sindacato e nella CGIL in particolare diverse sensibilità, non solo partitiche, sono sempre esistite. Ma la voglia di unità ha determinato proprio la sintesi di tali diversità.

Certo il Sindacato deve fare i conti con i propri limiti, di disegno unitario, di rappresentanza, di soggetto collettivo.

Ora sempre di più si pone un problema di fondo, a maggior ragione in questa fase politica.

Il Sindacato è per sua definizione autonomo dai partiti, In questa autonomia è la sua forza e i suoi valori di rappresentanza del lavoro.

Ma autonomia dai partiti non significa indifferenza alla politica. Una politica di sinistra è ben diversa da una di destra e ciò nonostante i tanti che in questi anni hanno predicato il superamento di destra e sinistra.

Basterebbe avere ben presente la attuale politica governativa.

Una sinistra larga, forte in un quadro in grado di rappresentare le istanze degli ultimi, dei nuovi bisogni, del vivere sociale e civile, dei valori della solidarietà e della lotta alle disuguaglianze, del progresso economico e sociale del paese rappresenta lo scenario strategico nel quale l'iniziativa sindacale deve esprimersi e accrescere la propria presenza superando quell'idea di residualità che ha contraddistinto le ultime fasi .

In sostanza una nuova politica, è utile per lo stesso Sindacato che non rinuncerà mai alla sua autonomia.

Le giornate del 9 febbraio e del 2 marzo possono rappresentare un nuovo inizio anche per riprendere un confronto proficuo con tutti coloro che hanno visto i valori della sinistra in altre formazioni che alla prova dei fatti del governo del paese stanno dimostrando proprio la negazione di quei valori mentre si cimentano in una esasperata opera di delegittimazione del Sindacato.

Anche lo stessa partecipazione alle primarie del PD è un segno di " una nuova consapevolezza".

Gli attacchi al Sindacato sono ormai all'ordine del giorno.

Tra questi quello più odioso è quello sui previlegi (retribuzioni e pensioni) dei sindacalisti.

Ha iniziato con gravi falsità il Presidente dell'INPS Boeri addirittura riempiendo il portale dell'Istituto di falsità.

Stanno proseguendo in questo filone le forze al governo.

In un paese che a causa delle scelte politiche le disuguaglianze sono ancora fortissime, falsità su temi cruciali come retribuzioni e pensioni fanno breccia e propaganda a buon mercato. Si tenta in tal modo di delegittimare il Sindacato.

Ma le retribuzioni sindacali sono per quanto riguarda la CGIL sul sito www.cgil.it;

I trattamenti previdenziali dei dirigenti sindacali sono esattamente gli stessi delle categorie (pubbliche e private) dai quali essi provengono.

I dipendenti stessi del Sindacato hanno le regole previdenziali del lavoro privato.

Se ci sono abusi l'INPS, al quale viene chiesta l'autorizzazione a versare una retribuzione aggiuntiva da parte del Sindacato per i propri dirigenti distaccati ha tutti gli strumenti per esercitare il controllo e stroncare gli abusi.

Se abusi ci sono stati ciò significa che l'INPS non ha esercitato il controllo, preferendo tramite il suo Presidente lanciarsi in una campagna indiscriminata contro il Sindacato e i supposti previlegi dei suoi dirigenti.

Lo stesso Governo preferisce mandare avanti tale campagna diffamatoria negando incontri anche su questo tema come sul tema del reale superamento della legge Fornero.

Anche in tal modo quel populismo fatto di relazioni tra i leaders ed il popolo indistinto va avanti.

La manifestazione del 9.febbraio può rappresentare l'inizio di un nuovo corso per la sua piattaforma generale rivolta al Governo e per la relazione feconda tra rappresentati e rappresentanti. Nello stesso tempo i tantissimi manifestanti si sono riconosciuti nei valori della solidarietà, dell'integrazione, dell'antirazzismo, che rappresentano valori fondanti dell'agire sindacale, Valori oggi messi in discussione dal governo.

A quella manifestazione è seguita quella del 2 marzo di Milano contro ogni razzismo per i valori di solidarietà, integrazione, civiltà.

Anche a quella manifestazione hanno partecipato moltissime persone, moltissimi cittadini.

Il popolo democratico esiste e nessun "populismo" può non tenere conto della sua esistenza. Un popolo fatto di facce, visi, culture, colori

Che esprime domane e coscienze democratiche. Il Sindacato ne è parte e ne è interlocutore. Qui è la sua forza strategica e quotidiana.