Per la Critica

È uscito in Germania il film Mackie Messer - BrechtsDreigroschenfilm

IL PROCESSO

DELL’OPERA DA TRE SOLDI

di Mauro Ponzi

A metà settembre è uscito in Germania il film Mackie Messer - BrechtsDreigroschenfilm (2018) sceneggiatura e regia di Johachim A. Lang, con Lars Eidinger che interpreta Brecht, Tobias Moretti Mackie Messer, HannahHerzsprungPolly / Carola Neher, MeikeDorste Helene Weigel. Il film rappresenta il processo dell'Opera da tre soldi, ossia la causa che Brecht ha intentato nel 1929 alla compagnia cinematografica che voleva realizzare un film dal suo dramma di successo perché aveva tradito le sue intenzioni. La Germanistica è caratterizzata da due correnti di opinioni opposte rispetto al rapporto di Brecht con il cinema: una ritiene che l'autore di drammi non avesse capito lo specifico cinematografico e che volesse applicare nel film gli stessi criteri dei suoi drammi; l'altra sostiene invece che Brecht avesse capito benissimo le potenzialità del nuovo mezzo di comunicazione e che, con Karl Valentin e Charly Chaplin come modelli, volesse utilizzare le potenzialità espressive del film in senso sperimentale. Qui il regista Johachim A. Lang sembra propendere per la prima interpretazione.

Dopo lo straordinario successo di pubblico della messa in scena del dramma a Berlino nel 1928, Brecht aveva pensato di trarre un film dalla sua opera. Le trattative con la casa cinematografica non andarono a buon fine perché la concezione del film di Brecht era in aperto contrasto con le intenzioni della compagnia, che puntava sulla "spettacolarità". Questo film si basa quindi su un fatto storico realmente accaduto: Brecht citò in giudizio la casa cinematografica non volendo concedere il permesso di trarre un film dalla sua opera perché, a suo avviso, si travisava la sua poetica. Il processo si svolse veramente e molte scene del film sono tratte proprio dagli atti processuali. Brecht perse la causa in quanto la compagnia sostenne di essersi ispirata alla Beggar's Opera (1728) di John Gay. A volte la storia si ripete. Nel 1980 Dario Fo è stato a Berlino, al Berliner Ensemble, per una "dimostrazione" del suo gramelot ai dirigenti del teatro nella speranza di avere il permesso di poter rappresentare l'Opera da tre soldi. Non fu possibile trovare un accordo perché la direzione del Berliner Ensemble pretendeva di controllare la messa in scena secondo i "modelli" brechtiani. Allora Dario Fo mise in scena la sua versione nel 1981 con il titolo ironico L'opera dello sghignazzo. Dalla Beggar's Opera di John Gay e da alcune idee di mio figlio Jacopo.

Va qui ricordato un particolare: Il processo dell'Opera da tre soldi è un episodio un po' paradossale della biografia dell'autore di drammi, giacché Brecht, che aveva tratto spunto dalla Beggar's Opera, e che aveva sempre teorizzato l' "imitazione sovrana", ossia il diritto di riutilizzare ed elaborare i temi della tradizione letteraria e teatrale, cita in giudizio una compagnia cinematografica per difendere il diritto d'autore. Comunque questo il film è molto originale perché induce lo spettatore a riflettere sulla proprietà letteraria, tema spinoso e quasi ignoto al gran pubblico, tornato ora in auge a proposito di internet e della possibilità di scaricare brani musicali o film. L'atteggiamento disinvolto di Brecht, che voleva superare l' "effetto intimidatorio dei classici" e che non aveva scrupoli nel "montare" temi, linguaggi, stili, effetti scenici, tratti dalle fonti più diverse, che trattava la tradizione letteraria e filmica passata e recente come materiale scenico e letterario, può essere considerato, sotto certi aspetti, un segno della modernità, quasi il primo passo verso la comunicazione globale. Ma lo scopo ultimo dell'operazione brechtiana, che non doveva essere "culinaria", bensì doveva "far riflettere" lo spettatore, pur contenendo elementi di "piacevolezza", era quello di costruire un prodotto artistico ironico-paradossale che mettesse a nudo le contraddizioni sociali. Brecht usa tutte le tecniche del teatro politico russo, ma anche le tecniche del teatro cinese e persino quelle del cabaret di Valentin, con cui in gioventù aveva recitato e cantato. Ma i songs nei suoi drammi hanno la molteplice funzione di interrompere l'azione, di sottolineare l'effetto di straniamento, di commentare gli avvenimenti hanno insomma la funzione che aveva il coro nelle tragedie greche. In questo film, invece, il contrasto tra politicità e intrattenimento è rappresentato in forma radicale: la politicità è ideologia che sfiora quasi la propaganda e l'intrattenimento è rappresentato nella sua forma più hollywoodiana, più "culinaria" come avrebbe detto Brecht.

Il procedimento giudiziario messo in scena è un pretesto per rappresentare scene dall'Opera da tre soldi secondo la presunta visione di Brecht e secondo la visione della casa di produzione cinematografica. I dialoghi tra l'autore e il produttore, che sfociano in aperto contrasto, sono infatti intervallati da scene che rappresentano la messa in scena dei vari episodi del dramma secondo le due opposte visioni. È un film sul fare film e sulla funzione dell'arte. Il pomo della discordia consiste nelle intenzioni politico-didascaliche di Brecht e nelle esigenze commerciali della produzione che tendono a "smorzare" la politicità dell'opera in nome del "gusto" del pubblico.

Il film si regge sulle capacità recitative di Eidinger, Moretti e Dorste, ma soprattutto su HannahHerzsprung una delle migliori attrici tedesche del momento (ricordiamo la sua straordinaria performance in Quattro minuti, 2006).Brecht perse il processo e la casa cinematografica produsse il film che uscì nel 1931 per la regia di Pabst. Questo film di Johachim A. Lang è meticoloso nei particolari: Brecht si aggira per la scena con il suo impermeabile di pelle come risulta da molte fotografie dell'epoca, ciò che dice è tratto dai suoi scritti (come è indicato nei titoli di testa), insomma un Brecht che cita se stesso, ma proprio per questo non è "autentico" come vorrebbe Lang, bensì risulta innaturale, esaltato come se facesse sempre propaganda politica. La rappresentazione delle scene del dramma non regge il confronto con il film di Pabst.Il film del 1931 è ormai un classico del cinema tedesco e, per quanto criticato da Brecht, resta un tentativo (discutibile quanto si vuole) di attuare un minimo di effetto di straniamento nell'arte cinematografica. E comunque ha contributo a mettere in scena una critica sociale e a rendere Brecht ancor più famoso. Nel girare un film sull'Opera da tre soldi, pur prendendo spunto dal processo, era inevitabile il confronto con gli attori del film di Pabst - anche se, da un punto di vista di critica cinematografica, è proprio quello che si dovrebbe evitare. Nel film del 1931 recita, infatti, la vera Carola Neher che riesce ad interpretare bene la sua trasformazione da ingenua fanciulla a capo di una banda di malviventi. E bisogna dire che HannahHerzsprung in questo film appena uscito è all'altezza del ruolo. Anzi, la sua è una grande interpretazione di questa metamorfosi, forse anche perché aggiunge al ruolo quella necessaria sensualità che corrisponde all'immaginario attuale e che nel film di Pabst era solo una petizione di principio.

Il registaJohachim A. Lang nella rappresentazione di alcune fasi del processo sembra dar ragione a Brecht, però quando mette in scena brani dell'Opera da tre soldi usa tutte le tecniche commerciali sostenute dalla casa cinematografica in una inconscia imitazione di Tutti dicono I love youdi Woody Allen. Il passaggio dalla vita di Brecht e dal dibattito processuale alla rappresentazione di brani del film come, secondo Lang, avrebbe voluto Brecht, lascia trasparire un'interpretazione biografica del dramma e quindi un'identificazione degli amori di Mackie Messer con quelli di Brecht. L'esatto contrario del principio di straniamento. Lang insiste sulle molte storie, diciamo "sentimentali", di Brecht che non si lasciava scappare le occasioni ed era molto "sbrigativo" nel consumare l'oggetto del suo desiderio. In particolare, la scena in cui Polly e Jenny litigano davanti alla cella in cui è rinchiuso Mackie Messer, riproduce un litigio tra Carola Neher e Helene Weigel quasi a voler identificare arte e vita - ma - ripetiamolo - non era questo il procedimento di Brecht.

Ovviamente la parte interessante del film non è tanto la ricostruzione delle fasi del processo, che sono poco più di un pretesto, se non il modo di tematizzare il problema della funzione dell'arte nella società moderna e del rapporto tra arte e politica, quanto la caratterizzazione dei personaggi storici (Brecht, Carola Neher, Helene Weigel e Kurt Weil). Per gli appassionati di Brecht il film è molto piacevole proprio per questa sua ricostruzione dei particolari. Il regista si è basato sugli scritti dell'epoca, sulle battute del dramma, sulle foto e sui filmati degli anni Venti, quindi i personaggi sembrano proprio usciti dall'epoca della repubblica di Weimar. Forse non vale nemmeno la pena di fare i filologi: proprio dove questo film, con il biografismo, con i balletti, con l'atmosfera da musical, si piega al presunto gusto del pubblico diventa improbabile. La critica cinematografica tedesca non è stata molto tenera col regista. I tedeschi conoscono infatti molto bene le opere di Brecht, rappresentate continuamente in diversi teatri, e non hanno apprezzato molto questo tono hollywoodiano. Però bisogna riconoscere che - a parte la già citata performace degli attori - il film ha il merito di portare sulla scena una critica sociale, di ricordare l'autore di drammi Brecht e tutto il suo entourage, e soprattutto di porre il problema del rapporto tra arte e politica che nella cultura contemporanea sembra essere stato dimenticato. Perché, in fondo, tutta la trama del film gira attorno alla domanda se un'opera d'arte nell'epoca moderna debba/possa esprimere una critica sociale e avere un orientamento politico. Il film è stato presentato in estate al Festival di Monaco, è un film che ricostruisce un episodio della storia culturale tedesca e che si colloca nell'attuale dibattito artistico della Germania. Non so se sarà distribuito in Italia, ma coloro che non sono addentro alla letteratura tedesca potrebbero trovarlo un po' lungo, forse troppo denso di citazioni e un po' "lacerato" tra le istanze politiche di un'arte impegnata e l'aperto intrattenimento delle scene da musical.

https://www.youtube.com/watch?v=K9lJ91XWRWc