IL MERITO

DI MATTARELLA E PAHOR

UN BEL PASSO AVANTI

di Aldo Pirone

Dopo tanti anni, stamane, per la prima volta, il nostro Presidente Sergio Mattarella e quello sloveno Borut Pahor hanno insieme reso omaggio ai caduti sloveni vittime del fascismo e a quelli italiani e sloveni, anche antifascisti, vittime della vendetta del nazionalismo comunista sloveno e titino. Il luogo sarà lo stesso: Basovizza. Qui avvennero fucilazioni di sloveni da parte del regime fascista italiano e poi furono infoibati gli italiani dai titini. Inoltre, nel centesimo anniversario dell'incendio da parte delle squadracce fasciste del Narodni Dom (Casa del popolo sloveno) a Trieste, quell'edificio viene restituito alla locale comunità slovena.

Tutto cominciò da quelle fiamme appiccate dal nazionalismo fascista. La Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati (FederEsuli) in un documento si compiace dello storico omaggio del Presidente Pahor alla Foiba di Basovizza ("sarà la prima volta in assoluto che il massimo rappresentate di uno degli Stati formatisi in seguito al dissolvimento della ex-Jugoslavia si recherà nel luogo maggiormente emblematico per il mondo dell'Esodo Giuliano-Dalmata"), rammenta i passi fatti dalla Slovenia per risarcire gli esuli ("In realtà, la visita del Presidente Pahor è frutto di una lenta ma progressiva e meritevole metabolizzazione della storia del giovane Stato da lui governato"), ricorda i molti luoghi dove avvennero stragi di italiani riproponendo tutte le rivendicazioni ancora insoddisfatte degli esuli verso l'Italia e la Slovenia. Tutto ciò nel quadro auspicato del processo di unità europea.

Ma si sente nel documento ancora una certa resistenza a fare i conti, come si dovrebbe, con la storia del nazionalismo fascista italiano. A fare i conti, cioè, non solo con i torti subiti e la propria sofferenza ma anche con quella inflitta precedentemente a sloveni e croati. Il documento della FederEsuli definisce "terroristi" i quattro nazionalisti sloveni fucilati nel 1930, con sentenza del Tribunale speciale fascista senza stigmatizzarla, cui i due Presidenti renderanno omaggio e sembra giustificare l'incendio del Narodni dom come conseguenza delle "forti tensioni nazionalistiche del 1920 scatenatesi all'indomani dell'uccisione per mano pan-jugoslavista a Spalato di due ufficiali della Regia Marina". A quanto pare ci vorrà ancora del tempo perché anche fra le vittime del nazionalismo titino e sloveno si faccia strada una compiuta e integrale memoria storica come auspicava lo storico Raoul Pupo nel 2010: "Il primo passo - diceva - è quello del riconoscimento della memoria altrui, che in alcuni casi può diventare autentica scoperta -in genere da parte degli italiani nei confronti di sloveni e croati- di un patrimonio umano e civile largamente sottovalutato. Il secondo passo è quello del rispetto delle memorie sofferenti, che non interferisce con le valutazioni storiche e politiche. Il terzo è quello della purificazione della memoria, termine che non ha un particolare significato religioso, perché vuol dire semplicemente la disponibilità a considerare anche i lati oscuri della propria memoria con la quale pure si rimane solidali".

La storia in quelle contrade istriane e dalmate non inizia nel '45, come fa supporre il documento della FederEsuli, e le sofferenze patite dagli esuli furono conseguenza in parte della feroce politica di snazionalizzazione iniziata e perseguita dal fascismo nazionalista italiano e poi dall'occupazione militare nazifascista. Che non ebbe allora, negli anni '20, '30 e '40, il rigetto che avrebbe dovuto avere da parte della comunità italiana in Istria e Dalmazia. Riconoscere questi torti da parte dei discendenti degli esuli giuliano-dalmati sarebbe benefico per la completezza della propria memoria storica rendendo più forti e scevre da ogni retrogusto nazionalistico le rivendicazioni che essi avanzano.

Oggi, però, per merito di Mattarella e Pahor, quel riconoscimento reciproco delle rispettive infamie nazionalistiche e l'omaggio portato alle vittime fa fare a tutti un passo avanti verso una memoria di fatti storici che se non è integrale non è.