IL DITTATORE VIROS

di Bruno Conte

Un dittatore può imporre impunemente le sue leggi severe micidiali entro un circuito globale? No, risponderanno i piccoli partecipanti globali, così liberi eppure costretti nelle loro convenzioni che si espandono prolificando consumando il sistema vegetativo: equilibrio temporale che ha formato la precaria pellicola del mondo vivente.

Che faccia ha questo dittatore che nessuno ha eletto, spuntando dall'ombra, e ognuno deve subire? Nessuna faccia. Non ha faccia il profondo minuscolo essere pronto ad abitare ovunque in ogni prescelto respiro. Aspetto come segno iniziale d'inezia, apprensivo stellare al potere come occupazione abusiva, pressante pronto allo starnuto oltre. Spettro interiore, ubiquo in agguato, aerofago, umido sul liscio d'attesa.

Si può accorciare la massa di gente, la messa di niente, riducendo di preferenza i meno abbienti? Viros lo può fare, in barba a ogni opposizione. Com'è simpatico allora questo dittatore che non ha necessità di prendere in braccio un putto per finta benevolenza di propaganda, non dovendo trasmettere la sua luce che benedice.

Sottovoce si diffonde un tempo di guerra. Filosofica paura soffia nel cuore, dal becco di un imbuto, con una sapienza da pipistrello.

Ogni religione viene man mano sommersa dall'incognito nocivo, presente ma intangibile. A questa presenza similvuota, ma ineluttabile, si può infine dimostrarsi credenti nel negativo? Come? L'inginocchiatoio è ancora adatto?

Ai piccoli atei credenti è necessario uniformarsi nel serio isolato, silenzioso. Schiamazzi, agitazioni, abbracci, desideri superflui, convergono a febbre, ad affanno di polmone.

E come ci si deve vestire nei confronti di questo regime? Di grigio neutrale naturalmente, rispettando la natura, che ormai può invadere i grattacieli. Con una barca si entra nel centro commerciale invaso dai pipistrelli. Farfalle nere nella grotta mercatone.

Negli uffici pubblici sulla parete è incorniciata l'immagine del dittatore. Sembra un punto da cui irradiano punti interrogativi. E' un amo senza esca. Un'esca pazzesca.

Il popolo dei credenti porta l'immagine in processione, ognuno mascherato con mascherina? Ma no, è fuori luogo. La processione può svolgersi in casa, se uno lo crede. E' la processione di uno.

Uno sbadiglio come preghiera.

Il tampone positivo è la tessera del partito.

Arriva l'ora del divagamento misurato. Colui balla con se stesso, a rallentatore, al sussurro di una ninna nonna.

Un amatore d'arte, per improbabile ipotesi, acquista per posta un'opera dell'artista contemporaneo Qui Vals. Costa assai poco, non ci sono falsi maestri dalle false quotazioni. E' un olio su tela che rappresenta una rosa su cui posa una mosca.

Il dittatore, secondo le ultime notizie, sta marciando aleggiando su Assillo, paese nostrano. Covo di anarchici da discoteca.

Si respira vuoto nelle strade deserte. In mezzo a una strada un gabbiano ha beccato un colombo e lo sta spiluccando.

Mascherati da studiosi sono gli ufficiali nemici combattenti contro Viros. Ma la furberia di Viros sfugge agli indaganti: si nasconde nel gemello che si nasconde in un quasi fratello.

L'essenza dell'intelligenza di Viros agisce nel buio, convergenza di un tutto ultraterreno, disperato micromollusco di cosmo che ha imparato a essere da essere.

Finché rimaniamo da solo con Viros sedicesimo, che ha compreso come l'estinzione del portatore è anche la propria, e intorno sembra non ci sia più nessuno.

Siamo solo, a tu per tu con sedicesimo che, sonnolento, si è al momento addomesticato in me. Il desiderio è divenuto primario. Dove si sono inabissati gli spot sputi pubblicitari? Nello sfondo grigio silenzio si accende un desiderio assoluto: sete di una patata.