Per la Critica

Alessandro Iovinelli, Attraverso Tabucchi, viaggio nell'opera di Antonio Tabucchi, Collana Entroterra, Novecento, 2018

IL CRITICO CHE AMAVA ISABEL

di Silverio Novelli

Un raffinato omaggio peritestuale all'autore investigato e amato: così si presenta la struttura circolare di questa antologia di saggi che raccoglie una buona parte degli studi dedicati in tempi diversi da Alessandro Iovinelli all'opera di Antonio Tabucchi. Si scorre il ricco indice e si scopre che capo e coda si richiamano e rimandano l'uno all'altra e viceversa, abbracciando entro un arco il corpo del libro: le pagine su Requiem aprono, chiudono le pagine su Per Isabel. In Requiem, il romanzo "in portoghese" di Tabucchi, sono presenti i personaggi di Tadeus Waclaw e Isabel, «il personaggio femminile della donna amata, perduta, rimpianta, avvertita con un senso di colpa», come scrive Iovinelli; nel postumo Per Isabel, Tadeus, che dall'io narrante di Requiem era stato interrogato proprio circa il destino di Isabel, amata da entrambi, ritorna da protagonista, prendendo vita dove solo può, cioè nella pagina, visto che sembra provenire da una dimensione non terrena (di sé, ricorda Iovinelli, Tadeus dice di essere «un pulsar»). Tadeus ritorna e intraprende il suo cammino iniziatico verso il centro del mandala (il titolo completo del romanzo è Per Isabel. Un mandala), per rischiarare il buio che circonda la fine estrema di Isabel, un buio fatto di congetture che si contraddicono, accumulano, elidono. Isabel è la storia fatta di storie. E la realtà, di cui le storie sono un correlativo fantastico, è fatta shakespearianamente della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Apro qui una parentesi. Rileggere le pagine che Iovinelli ha dedicato ai suoi incontri reali, alla sua amicizia con Tabucchi in persona e di persona, dà la sensazione di immergersi in un sogno. Forse perché Tabucchi se n'è andato, sarà «un pulsar» anche lui come Tadeus, e Iovinelli, frequentando Tabucchi nella finzione narrativa, dopo averlo conosciuto bene nella realtà dei fiati e degli sguardi, diventa un personaggio di sé stesso, un fantasma che si accompagna a un fantasma al quadrato, perché Tabucchi, per noi, è ormai l'oltranza di una persona trasfusa in un personaggio - o, forse, è la radice quadrata di un fantasma, l'esplosivo concentrato il cui nucleo fonde e si effonde nelle pagine scritte da Iovinelli, parlandoci da un'altra, onirica, dimensione. Si potrebbe citare Tabucchi stesso, quando - come ci ricorda Iovinelli - in Racconti con figure, a proposito dell'amico poeta e pittore lusitano António Dacosta, scrive: «Lui stava facendo il suo sogno e io vi entrai da visitatore». Chi volesse, può sperimentare le vertigini tabucchiane e iovinelliane di queste sovrapposizioni di presenze e assenze nel racconto di Iovinelli In ricordo di Antonio Tabucchi, incluso nella sua raccolta La scala d'oro (2015). Chiusa la parentesi.

A conferma del fatto che ciò che accade ai margini del testo è fondamentale se l'autore vi si muove con sapienza, Attraverso Tabucchi si presenta come un titolo efficace, confermando che l'arco gettato dalle pagine su Requiem fino a quelle su Per Isabel verrà attraversato dalla corda sot/tesa del viaggio nell'opera di Antonio Tabucchi, come recita il sottotitolo. L'affascinante dimensione infratestuale della traduzione in Tabucchi (Requiem); la studiata oralità nella struttura linguistica di Sostiene Pereira, che mette in gioco anche il modello pirandelliano, di quel Pirandello invocato al dialogo da un Pessoa posticcio, già omaggiato da Tabucchi nella pièce teatrale Il signor Pirandello è desiderato al telefono, cui è legato anche lo Iovinelli metteur en scène; il ricorso all'ellissi come figura del discorso, ma anche lato sensu come motore e motivo strutturante della narrativa tabucchiana tutta; l'intreccio tra memoria, condizione dell'essere postumo e morte; le manifestazioni del comico, del gioco e dello scherzo (anche crudele) come modulazione del diaframma ironico che regola la relazione mobile (adesione/distacco) tra l'autore e le sue finzioni; il senso forte dell'iconografia come pretesto, testo e cotesto in Tabucchi («Spesso la pittura ha mosso la mia penna», cita Iovinelli). Anche da questo sommario per punti, ce n'è quanto basta per evincere che l'attraversamento di Tabucchi compiuto da Iovinelli non è interpretabile come una frammentata integrazione del saggio complessivo Oltre l'orizzonte: cross around l'universo narrativo di Antonio Tabucchi, scritto da Iovinelli per il volume Narratori italiani del Novecento (a cura di Rocco Mario Morano), 2012; deve, viceversa, essere letto come un compiuto itinerario in più stazioni, un supplemento d'indagine indirizzato in varie direzioni, ma omorganico al fine di restituire la maggiore ricchezza e complessità possibile dello spazio letterario occupato dalla scrittura di Tabucchi.

Strutturalismo, narratologia, metafiction: chi conosce il fondamentale saggio L'autore e il personaggio. L'opera metabiografica nella narrativa italiana degli ultimi trent'anni (2005) può quasi immaginare, sorridendo, che Iovinelli abbia molato i propri ferri del mestiere a bella posta per misurarsi con uno scrittore come Tabucchi, le cui opere sembrano essere state scritte - oltre che, naturalmente, per il godimento dei lettori - come interfaccia di un preciso dispositivo critico. Quasi a dar ragione all'idea antica, appassionata ed estrema, di un altro scrittore/critico amato da Iovinelli, Pietro Citati, quando scriveva, negli anni Sessanta del Novecento, che «in ogni buona ricerca scientifica la materia studiata sceglie i propri strumenti, che si identificano perfettamente con essa».

Chi scrive questa nota introduttiva conosce (e legge) da una vita Alessandro Iovinelli, di cui ha la fortuna di essere amico, ma non essendo un esperto di narratologia, intende rassicurare chi, eventualmente, da lettore, condivida questa lacuna. L'invito è a pregustare il pathos intellettuale che Iovinelli ha sempre saputo suscitare in chi legge i suoi saggi, orientati alla trasformazione degli accertamenti ermeneutici in un'avventura dello spirito, tappe di un percorso di detection che fa del testo un caso investigativo, raccontato e vissuto dall'autore stesso come una prova d'abilità - intelligenza ed empatia -, in cui la posta in gioco è, più che la scoperta della verità, la maturazione di un'intesa consonante con le ragioni del testo e i sentimenti di tutti gli attori chiamati in scena (l'autore del testo/teste escusso, le creature finzionali, il critico stesso che si mette in gioco dichiarando le sue predilezioni e invitando il lettore a seguirlo). E il pensiero corre inevitabilmente alla vivacissima raccolta di Iovinelli Il salto oltraggioso del grillo. Saggi di narrativa e cinema (2010). L'arte di Tabucchi, come mostra Alessandro Iovinelli, con rigore d'analisi e profonda empatia umana, è sogno di larve - fantasmi - che, ricercate e raccontate, ripristinate dall'indistinto, apparendo all'improvviso o subitaneamente svaporando, sprigionano l'ellissi dell'accaduto, dell'accadente e di ciò che accadrà; cortei di immagini che si imprimono come stampi di un destino fluttuante e irrevocabile in un testo stratificato, in cui il non detto e il non visto sono costantemente forti attributori semantici, vicari della parola e dell'allusione/illusione visiva.

La passione di Iovinelli per la "filosofia della scrittura" espressa da Tabucchi nelle sue opere porta il critico stesso a travalicare l'opera di smontaggio e rimontaggio dei temi ricorrenti, la messa a fuoco agguerrita delle ipodiafanie ambigue di destini e personaggi nel gioco dei rovesci narrati, aderendo, nello spirito, a quanto dice un personaggio di Per Isabel, secondo cui «l'importante è cercare, non importa se si trova o non si trova». Ma Iovinelli, ben più di quanto non mostri la sua esibita modestia di costruttore di ipotesi interpretative multiple, arriva sempre al punto o ai punti che contano. E,quando lo fa, sa affascinarci anche prima di giungere, in una climax di suspense, alla stretta argomentativa finale, mettendo in gioco, con grande penetrazione psicologica, la nostra umanità di lettori, come fa nel saggio su Per Isabel: « "ma chi era veramente Isabel?" - con buona pace di Barthes e della nouvelle critique, nonché della scuola semiotica - questo è il quesito che nasce spontaneo in ogni lettore d'antan, affezionato e "innamorato" di un'opera letteraria: chi c'è veramente dietro i personaggi letterari? C'è un'empatia tra i lettori e i personaggi dei libri che abbiamo amato non minore di quella che si crea tra il lettore e l'autore. Sì, è vero - su questo Barthes ha perfettamente ragione - il lettore desidera sapere che c'è un autore e desidera altresì sapere chi è l'autore del libro che ama, ma è altrettanto vero che il lettore ambisce a conoscere chi sono veramente i personaggi del libro da lui letto». Questo è Iovinelli: un critico che ha una marcia in più; un critico che vede (sogna?) i personaggi come se fossero vivi e pensa il lettore come un non ipocrita fratello, un gemello differito ma compresente, con il quale condividere, attraverso il testo, uno sguardo sul mondo «sotto il lenzuolo di seta del cielo».