LE PAROLE FRA NOI

IL CASTELLO ORA È DEL POPOLO

di Luciana Gravina

Cranio e capelli, uno a uno, cranio e capelli,

allineati lavano le mie parole di fronte a me, dentro l'ombra dei muri

respirano attraversate opere pittoriche, sbuffano i fantasmi sulle fessure

del tempo, il castello è del popolo, siamo ciò che resta, le mie parole

sbattono tra cranio e capelli, a stento filtrano un po' più in là, il castello

ora è del popolo, la luce dei led si scansa, dice le mie parole mistiche,

gli dei assenti ci evitano, mi sono messa in posa dentro Chagall

assiderata di colori, in proiezione, i fantasmi ridacchiano sullo sfondo

delle frontiere, insieme stiamo masticando un silenzio degradato, il

resto è pura essenza, precede i fatti (hanno diagnosticato croci

templari), gli archi della carraia sputano secoli rovesciati, trascendono

logiche contestuali, irridono a difesa, sono altrove.

La mostra delle torture parla violenze, gufa i giovani dello staff, 

stregoneria di ogni bene, muove fatti uncinati, veloce mi sottraggo,

avviso gli increduli, espiro il maleficio dalle mie fibre, libera mi inoltro, è

il simbolo che trasforma il dolore, l'umanità stuprata da sempre,

tintinnano pensieri di cristallo, sono libera, questo è un luogo del popolo, 

bianche pieghe sopra imbandite tradizioni, questo castello ora è

del popolo, uno a uno, cranio e capello, risucchiano parole e

padronanza, tramontano i sentieri dei profumi, la gente mangia zeppole 

e ricordi, si addensano gli istanti.