IL '68 AL DI LÀ DEL "MURO":

LA PRIMAVERA DI PRAGA

di Gennaro Lopez

A distanza di cinquant'anni si ricordano i grandi movimenti giovanili del 1968 in Europa, negli USA e nel mondo, si rievocano gli slogans dell'"immaginazione al potere", la reazione incandescente degli atenei tedeschi per il ferimento di Rudi Dutschke, allievo di Marcuse e Adorno; si guarda alle barricate del maggio francese, nate in un clima di diffusa inquietudine dopo l'ascesa del gollismo; si rievocano le agitazioni studentesche di molti atenei italiani; in breve: i fermenti di un'intera generazione a livello mondiale, che segnarono un "cambio di passo" del Novecento a livello sociale, politico, culturale.

Resta, invece, nell'ombra la cosiddetta "Primavera di Praga" che caratterizzò il 1968 della Cecoslovacchia ed emozionò il mondo. Di quegli eventi praghesi oggi rimane quasi soltanto l'immagine dell'invasione dei carri armati russi in quei sette giorni decisivi, dal 20 al 27 agosto 1968, poi la tragica immagine del suicidio di Jan Palach, il giovane che protestò dandosi fuoco con l'etere a piazza San Venceslao; per il resto, poco altro. Come se il Muro di Berlino, non ostante la sua caduta nel 1989, o la cosiddetta "cortina di ferro" dei tempi della "guerra fredda" abbiano agito e agiscano ancora persino sulla memoria, una memoria che resta "separata".


Alexander Dubček
Alexander Dubček

I primi fermenti innovatori

Il rinnovamento politico della Primavera di Praga prende avvio con la destituzione del conservatore Antonín Novotný alla fine del 1967 e la sua sostituzione con Alexander Dubček nella carica di primo segretario del partito comunista cecoslovacco. Il nuovo leader annunciò subito un vasto programma riformatore, con l'obiettivo di realizzare "una democrazia socialista ... caratterizzata dal più largo e democratico pluralismo sociale e politico".

In realtà, i primi cenni di un processo di revisione della politica cecoslovacca si erano manifestati in concomitanza col movimento di destalinizzazione dell'Europa orientale, promosso poco dopo il 1956 da Mosca: una linea finalizzata ad incrementare la crescita economica e il dibattito sulla questione della libertà di espressione, aperto sopratutto in Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria e Rdt. Un "nuovo corso" a Praga prese a svilupparsi quando, tra il 1962 e il 1963, venne promossa nell'apparato statale una nuova classe dirigente, composta dall'intelligencija umanistica e tecnico-scientifica favorevole ad una politica riformatrice.

La necessità di un profondo cambiamento degli indirizzi politici fu ribadita dagli intellettuali anche in occasione del III Congresso dell'Unione degli scrittori nel 1963. In quel clima emergono figure come il filosofo Karel Kosik, che pubblica la sua Dialettica del concreto; lo scrittore Havel, autore della commedia Festa in giardino dedicata al culto delle personalità; il romanziere Skvorecký, che scrive il romanzo I Vigliacchi affrontando le problematiche sociali dell'epoca. L'intelligencija tecnico-scientifica, con la figura preminente di Ota Šik, progettava nel frattempo una radicale riforma economica nazionale. Questo ricco fermento intellettuale fu tuttavia soffocato nel 1964 dalla direzione conservatrice di Novotný (nel frattempo in Unione Sovietica Brežnev era succeduto a Chruščëv); gli scrittori furono messi di nuovo a tacere, come racconta anche Havel nella sua commedia Memorandum.

La Primavera

Il "nuovo corso" riprese ad affacciarsi soltanto nel settembre del 1967, con il IV Congresso dell'Unione degli scrittori. In quello stesso periodo incominciava a manifestarsi sugli schermi cinematografici la cosiddetta Nouvelle Vague cecoslovacca, con i lavori di registi come Jiří Menzel e Miloš Forman. Tuttavia, il potere reagì con la repressione costringendo alle dimissioni la redazione della rivista Literární noviný: i lettori reagirono in massa boicottando il periodico "normalizzato". Vennero espulsi dal Partito Vaculik, Liehm e Klima, per Kohout e Milan Kundera ci si limitò al biasimo. Mentre un sempre più forte dissenso si diffondeva e veniva manifestato soprattutto da intellettuali e studenti, all'inizio del 1968, fallito un tentativo di colpo di stato ispirato da Novotný, l'arrivo alla guida del Partito comunista dello slovacco Dubček determinò la formazione di un nuovo governo presieduto da Oldřích Černík, mentre Josef Smrkovský fu eletto nuovo Presidente dell'Assemblea Nazionale e Ludvík Svoboda presidente della Repubblica. I nuovi dirigenti dettero un forte impulso a politiche riformatrici dei metodi di pianificazione e di gestione dell'economia nazionale, favorendo il decentramento e una maggiore competitività delle imprese. Il "nuovo corso" comportò anche l'abolizione totale della censura e l'apertura di un dibattito politico pubblico, che impegnò per otto mesi i giornali, la televisione, la radio: si registrò quindi un'incredibile crescita della partecipazione popolare ai dibattiti, più o meno accesi, che riguardavano nelle questioni decisive (dalla riforma economica al ruolo del Partito comunista, dall'organizzazione sindacale a quella delle associazioni contadine, dell'unione degli studenti e dell'associazione degli scrittori. Dopo un'iniziale diffidenza, a favore delle riforme si schierò la classe operaia, eleggendo i propri Consigli (ci vorrà oltre un anno per "normalizzare" e poi sopprimere questi organismi) e impegnandosi con enormi sacrifici (persino con l'offerta di lavoro volontario gratuito) a riparare i danni provocati dalla precedente gestione burocratica e a gettare le basi per uno sviluppo realmente socialista dell'economia del Paese. Questa partecipazione di massa (diffusa e persino entusiasta), favorita da una cooperazione tra intellettuali (intellighentia) e popolo, rappresentò una spinta formidabile a sostegno di una politica di riforme, nonché di una trasformazione dello stato in un sistema federale.

La Primavera di Praga fu l'episodio finale di un tentativo (durato per quasi tutti gli anni '60) volto a costruire l'egemonia di un'idea di socialismo diverso e più umano rispetto a quello tecno-burocratico affermatosi negli anni del secondo dopoguerra. Non si voleva, infatti, abbandonare la tradizione marxista (se non la sua veste dogmatica e persino settaria): di quella tradizione si volevano correggere alcuni aspetti della teoria economica promuovendo una pianificazione democratica, capace di integrare piano e mercato, armonizzando direzione razionale e direzione democratica della imprese (anche mediante forme di autogestione). L'obiettivo (utopistico nella situazione data?) era quello di un generale aumento del tenore di vita, unito allo sviluppo delle libertà e della partecipazione democratica. Si volevano, dunque, gettare le basi di una società socialista che potesse rappresentare un'alternativa sia al capitalismo sia al socialismo burocratico

La fine della Primavera

Tra maggio e agosto 1968, col progredire delle riforme di Dubček, l'URSS di Brežnev iniziò ad esercitare una crescente pressione sulla Cecoslovacchia, prima con il prolungamento delle esercitazioni militari delle truppe dei Paesi aderenti al Patto di Varsavia, poi, a luglio, con l'invio a Praga della "Lettera dei Cinque" firmata dai leaders di URSS, Bulgaria, RDT, Polonia e Ungheria, in cui si dichiarava di considerare "controrivoluzionaria" la politica dubčekiana. Il Comitato centrale del PCC rimase fermo sulla propria politica di riforme, mentre le visite ufficiali a Praga di Tito e di Ceausescu esplicitarono la solidarietà da parte dei comunisti rumeni e jugoslavi. Anche i Partiti comunisti occidentali, a cominciare dal Pci, si erano schierati a sostegno del "nuovo corso" praghese. Ad agosto, il progressivo coinvolgimento dell'opinione pubblica mondiale apparve sempre più minaccioso agli occhi della dirigenza sovietica fino a sfociare nell'occupazione militare del Paese e alla fine dell'esperimento del cosiddetto "socialismo dal volto umano".

L'intervento dei carri armati sovietici segnò una svolta profonda, per alcuni versi irreversibile, nel rapporto tra la sinistra europea e il cosiddetto "socialismo reale", spinse importanti partiti comunisti (tra i quali quello italiano) ad assumere una posizione di condanna netta.

Quel che resta della Primavera

A determinare la fine dell'esperienza riformatrice ci fu, probabilmente, anche una sorta di timida incertezza di Dubček e degli altri dirigenti cecoslovacchi, che non seppero cogliere i fermenti in atto in tutto il movimento comunista: ad esempio, non vollero convocare (raccogliendo una proposta avanzata dal PCF) una conferenza dei partiti comunisti favorevoli al nuovo corso. Ma determinante fu, probabilmente, l'interesse dei due "blocchi" politico-militari eredi di Yalta, che dominavano all'epoca gli equilibri internazionali, a perpetuare il proprio dominio.

Da quella esperienza è comunque ancora possibile ricavare elementi importanti per chi intenda ricostruire una nuova teoria del socialismo, capace di tradursi (gramscianamente) anche in una prassi politica: non a caso il '68 cecoslovacco - evento davvero unico nel suo genere - fornirà negli anni successivi motivi di ispirazione e di ricerca sia ai partiti comunisti occidentali (basti pensare alla cosiddetta "terza via" di Enrico Berlinguer) sia allo stesso partito comunista dell'Unione Sovietica (penso alla perestrojka e alla glasnost di Gorbaciov, rivelatesi - come ben sappiamo - riforme adottate con enorme ritardo). Due documenti di quella stagione sono a mio avviso ancora, per molti versi, di utile lettura per riflettere anche sul presente: il "Programma d'azione" del Partito comunista cecoslovacco, approvato il 5 aprile 1968 e le "Duemila parole (dedicate agli operai, agli agricoltori, agli impiegati, agli scienziati, agli artisti e a tutti)", pubblicato sul numero del 27 giugno 1968 della rivista Literární Listy (entrambi consultabili in A. Moscato 1988).

Resta attuale il problema che fu al cuore della Primavera: riuscire a coniugare sviluppo economico, affermazione del principio di eguaglianza, crescita delle conquiste sociali di massa. Dunque, la capacità di tenere insieme e far procedere contemporaneamente riforma economica e riforma politica.

BIBLIOGRAFIA (in ordine cronologico decrescente)

  • R. Gatti, Praga 1968. Le idee della Primavera, manifestolibri, Roma 2018.
  • F. Caccamo - P. Helan - M. Tria (a cura di), Primavera di Praga, risveglio europeo, University Press, Firenze 2011.
  • S. Fedele - P. Fornaro (a cura di), Primavera di Praga. Quarant'anni dopo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009.
  • F. Guida (a cura di), Era sbocciata la libertà? A quarant'anni dalla Primavera di Praga (1968-2008), Carocci, Roma 2008.
  • D. Volcic, 1968. L'autunno di Praga, Sellerio, Palermo 2008.
  • A. Dubček, Il socialismo dal volto umano: autobiografia di un rivoluzionario, a cura di J. Hochman e L. Antonetti, Editori Riuniti, Roma 1996.
  • F. M. Cataluccio - F. Gori (a cura di), La primavera di Praga, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano 1990.
  • F. Leoncini (a cura di), Che cosa fu la Primavera di Praga? Idee e progetti di una riforma politica e sociale, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 1898 (rist. Libreria Editrice Cafoscarina, Venezia 2007).
  • V. Havel, Interrogatorio a distanza. Conversazione con K. Hvížḓala. Prafazione di Paolo Flores d'Arcais. Garzanti, Milano 1990.
  • A. Moscato, La ferita di Praga. Dalla Primavera di Dubcek al rinnovamento di Gorbaciov. Prefazione di Jiri Pelikan, Edizioni Associate, Roma 1988.
  • A. M. Ripellino, I fatti di Praga, a cura di A. Pane e A. Fo, Scheiwiller, Milano 1988.
  • Istituto Gramsci, Il '68 cecoslovacco e il socialismo, Editori Riuniti, Roma 1978.
  • J. Pelikán, Il fuoco di Praga. Per un socialismo diverso, trad. it. di P. Basevi, Feltrinelli, Milano 1978.
  • O. Šik, Quale comunismo?, trad. it. di L. e M. Sampaolo, Laterza, Roma-Bari 1977.
  • Z. Mlynář, Praga, questione aperta. Il '68 cecoslovacco tra giudizio storico e prospettive future. Prefazione di L. Lombardo Radice, De Donato, Bari 1976.
  • O. Šik, Marxismo-leninismo e società industriale, trad. it. di L.Berti, Milano 1974.
  • Pacini G. (a cura di), Cecoslovacchia: cinque anni dopo. Dalla normalizzazione di Husak alla resistenza clandestina: articoli, documenti, testimonianze, Savelli, Roma 1973.
  • C. Boffito - L. Foa (a cura di), La crisi del modello sovietico in Cecoslovacchia, Einaudi, Torino 1970.
  • O. Šik, Piano e mercato nel socialismo, Editori Riuniti, Roma 1969.

BREVE CRONOLOGIA DEGLI AVVENIMENTI RELATIVI ALLA PRIMAVERA DI PRAGA

27-29 giugno 1967 - IV Congresso dell'Unione degli scrittori cecoslovacchi.

Settembre 1967 - L'Unione degli scrittori subisce sanzioni: Klíma, Liehm e Vaculík sono espulsi dall'Unione e dal Partito. Il loro giornale Literární noviný è posto sotto la tutela del Ministero della Cultura.

31 ottobre 1967 - Nel quartiere praghese di Strahov la polizia disperde una dimostrazione studentesca. Seguono proteste.

Dicembre 1967 - gennaio 1968 - Alexander Dubček diventa primo segretario del partito comunista, al posto di Novotný, e annuncia un programma di riforme.

21 marzo - Novotný è costretto a dimettersi dalla carica del Presidente della Repubblica ed è sostituito dal generale Svoboda. Nello stesso mese proseguono le riabilitazioni e il ricambio della classe dirigente.

8 aprile - Nuovo governo presieduto da Oldřích Černík. J.Smrkovsky viene eletto Presidente dell'Assemblea Nazionale.

26 maggio - Fondazione da parte degli studenti di una organizzazione indipendente della gioventù cecoslovacca.

30 maggio - Novotný, Široký, l'ex ministro Bacílek, l'ex procuratore generale J.Urválek e altri vengono sospesi dal partito in attesa di accertamenti delle loro responsabilità nei processi degli anni cinquanta.

31 maggio - Entrano nel paese le truppe russe e degli alleati nel quadro delle esercitazioni del Patto di Varsavia.

14-19 luglio - Consegna a Praga della Lettera firmata dai partiti comunisti di Germania orientale, Polonia, Ungheria, Bulgaria e URSS; il Comitato centrale del partito comunista cecoslovacco contesta e rigetta ufficialmente le accuse di "controrivoluzione" riportate nella lettera.

26 luglio - Appello firmato da intellettuali cecoslovacchi e pubblicato sul giornale Literární Listý a difesa della sovranità popolare contro le intimidazioni russe.

29 luglio - Incontro tra Dubček e Brežnev nella stazione di Čierna nad Tisou in Slovacchia.

3 agosto -Conferenza a Bratislava tra la dirigenza cecoslovacca e gli alleati del Patto di Varsavia.

9 agosto - Visita ufficiale a Praga del leader jugoslavo Tito, accolto favorevolmente dalla popolazione cecoslovacca.

12 agosto - Arrivo inaspettato del leader tedesco Walter Ulbricht a Karlovy Vary.

15 agosto - Visita ufficiale a Praga del capo rumeno Ceausescu. Incontro in Slovacchia tra Dubček e l'ungherese Kádár.

20-21 agosto - Invasione della Cecoslovacchia e arrivo dei carri armati russi a Praga. Nei giorni seguenti Dubček e altri dirigenti sono arrestati e trasferiti a Mosca. Viene anticipato clandestinamente il XIV Congresso del Partito comunista, dove si conferma la fiducia a Dubček, si richiede il ritiro delle truppe sovietiche e la liberazione dei dirigenti arrestati.

23-27 agosto - A Mosca Dubček, Černík, Šimon, Smrkovský, Špaček e il Presidente Svoboda firmano il Protocollo che sancisce la capitolazione della Cecoslovacchia e l'annullamento dei risultati del XIV Congresso del Pcc. Dopo la firma, Dubček e gli altri dirigenti fanno ritorno a Praga.

Fine agosto -Il primo segretario Dubček, il capo del governo Černík e il Presidente del Parlamento Smrkovský riprendono le loro funzioni, ma inizia il ricambio dei vertici politici e il processo di normalizzazione.

16 gennaio 1969 -Lo studente Jan Palach si dà fuoco a piazza Venceslao in segno di protesta contro l'occupazione. Segue il lutto nazionale e una manifestazione collettiva per i funerali di Palach. Si verificano analoghi tentativi di suicidio.

17 aprile - Nomina del filosovietico Gustáv Husák alla carica di primo segretario del Pcc al posto di Dubček. Seguono nuove epurazioni dal partito e dalla classe dirigente. Husák rimane al potere fino agli eventi del 1989.