Per la Critica

I CASTELLI ROMANI NELLA PENNA DEGLI SCRITTORI,

DI MARCO ONOFRIO

di Luca Priori

Marco Onofrio è romano ma vive ai Castelli da trent'anni; una felice coincidenza vuole che il suo trentesimo libro, fresco di stampa, sia dedicato al territorio di adozione, appunto i Castelli Romani, dove ha trascorso ormai più tempo che a Roma. "I Castelli Romani nella penna degli scrittori" (Edilazio) è un saggio di "geografia letteraria" dove Onofrio - unendo da par suo l'accuratezza del critico alla verve del divulgatore - orchestra la narrazione "polifonica" del tema dichiarato nel titolo. Il libro, un gioiellino tascabile di 188 pagine, illustrato a colori, riporta e studia le testimonianze lasciateci, a proposito dei Castelli, da ben 66 autori italiani e stranieri, dal Quattrocento alla seconda metà del Novecento. Consente perciò a qualsiasi lettore, non solo quello colto, di scoprire come i Castelli sono stati visti, percepiti e descritti dagli scrittori - quelli ad oggi non più in vita - nel corso della Storia. Si parte da Enea Silvio Piccolomini (1463) e si arriva a Italo Alighiero Chiusano (1987); e, tra i due "capolinea", stazioni di eccezionale importanza targate Goethe, Byron, Stendhal, Andersen, Gogol, Carducci, Zola, d'Annunzio, Pirandello, Ungaretti, Frazer, Gadda, Neruda, Moravia, Pasolini, tanto per citarne qualcuno. Trentanove italiani e ventisette stranieri, tra cui quattro Premi Nobel: Carducci, Heyse, Pirandello e Neruda. Onofrio "dialoga" idealmente con tutti questi autori, attivando la fluida naturalezza di un processo di comprensione che si estende a cerchi concentrici e che permette di riportare alla luce, raccogliendole in un unico discorso critico, le "perle castellane" contenute nella valva di pagine memorabili. Il libro si fa leggere come un piacevole itinerario spaziotemporale da cui è possibile estrarre, consultando l'Indice dei luoghi, gli sguardi sempre nuovi e originali che la Letteratura ha posato su ognuno dei quattordici Castelli, comprese alcune zone limitrofe. Lo stesso Onofrio definisce il libro una «Guida Letteraria dei Castelli, che attivando la consapevolezza culturale del paesaggio vuole fungere anche da sprone alla sua salvaguardia. Gli abitanti dei Castelli devono riscoprire la propria identità storica e dunque sapere che il loro è un territorio straordinario, ricchissimo di eccellenze; proprio la Letteratura è in grado di restituircelo nel suo più autentico valore. Indigeni e visitatori dei Castelli Romani potrebbero servirsi delle pagine degli scrittori per imparare o tornare a conoscere i segreti delle pietre dove poggiano i piedi, e dunque riacutizzare lo sguardo sulle risorse di uno dei territori più belli e interessanti d'Italia».

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Marco Onofrio è romano ma vive ai Castelli da trent'anni; una felice coincidenza vuole che il suo trentesimo libro, fresco di stampa, sia dedicato al territorio di adozione, appunto i Castelli Romani, dove ha trascorso ormai più tempo che a Roma. "I Castelli Romani nella penna degli scrittori" (Edilazio) è un saggio di "geografia letteraria" dove Onofrio - unendo da par suo l'accuratezza del critico alla verve del divulgatore - orchestra la narrazione "polifonica" del tema dichiarato nel titolo. Il libro, un gioiellino tascabile di 188 pagine, illustrato a colori, riporta e studia le testimonianze lasciateci, a proposito dei Castelli, da ben 66 autori italiani e stranieri, dal Quattrocento alla seconda metà del Novecento. Consente perciò a qualsiasi lettore, non solo quello colto, di scoprire come i Castelli sono stati visti, percepiti e descritti dagli scrittori - quelli ad oggi non più in vita - nel corso della Storia. Si parte da Enea Silvio Piccolomini (1463) e si arriva a Italo Alighiero Chiusano (1987); e, tra i due "capolinea", stazioni di eccezionale importanza targate Goethe, Byron, Stendhal, Andersen, Gogol, Carducci, Zola, d'Annunzio, Pirandello, Ungaretti, Frazer, Gadda, Neruda, Moravia, Pasolini, tanto per citarne qualcuno. Trentanove italiani e ventisette stranieri, tra cui quattro Premi Nobel: Carducci, Heyse, Pirandello e Neruda. Onofrio "dialoga" idealmente con tutti questi autori, attivando la fluida naturalezza di un processo di comprensione che si estende a cerchi concentrici e che permette di riportare alla luce, raccogliendole in un unico discorso critico, le "perle castellane" contenute nella valva di pagine memorabili. Il libro si fa leggere come un piacevole itinerario spaziotemporale da cui è possibile estrarre, consultando l'Indice dei luoghi, gli sguardi sempre nuovi e originali che la Letteratura ha posato su ognuno dei quattordici Castelli, comprese alcune zone limitrofe. Lo stesso Onofrio definisce il libro una «Guida Letteraria dei Castelli, che attivando la consapevolezza culturale del paesaggio vuole fungere anche da sprone alla sua salvaguardia. Gli abitanti dei Castelli devono riscoprire la propria identità storica e dunque sapere che il loro è un territorio straordinario, ricchissimo di eccellenze; proprio la Letteratura è in grado di restituircelo nel suo più autentico valore. Indigeni e visitatori dei Castelli Romani potrebbero servirsi delle pagine degli scrittori per imparare o tornare a conoscere i segreti delle pietre dove poggiano i piedi, e dunque riacutizzare lo sguardo sulle risorse di uno dei territori più belli e interessanti d'Italia».