PER LA CRITICA

HERMES INTERMEDIA

di Giovanni Fontana

Nell'opera di Hermes Intermedia, codici e linguaggi interagiscono in visioni sincretiche. Ambiti diversi vengono rivisitati e riorganizzati in un unico processo creativo, dove la reciproca integrazione degli elementi determina un simultaneismo acustico-visivo, sulla strada di una sincronia metodologica e di un contrappunto parasinestetico, che sfugge a meri parallelismi, optando, invece, per interrelazioni sghembe che prediligono la sorpresa, pur nell'assoluto rispetto della coerenza formale del progetto.

La lingua di Hermes Intermedia nasce, in effetti, dalla leggerezza di stringhe in vibrazione che, tagliati i cordoni dai loro ambiti caratteristici, si ricompongono armonicamente in un contesto di risonanze e di bagliori, dove l'immagine si fa musica e la musica si fa immagine.

Hermes Intermedia è oltre il video. Il suo atteggiamento translinguistico lo pone al di là delle categorie del video d'artista e/o della video-arte, spesso riconducibili all'area concettuale o alla dimensione della sperimentazione tecnologica, talora fine a se stessa e spesso stancamente reiterata. Quello di Hermes Intermedia è un processo di sintesi che non lascia spazio alla reversibilità, che però abbraccia la dimensione del molteplice non sottovalutandone gli aspetti metamorfici. Ecco, allora, apparire il video "in situazione", aperto a rivisitazioni performative che ne snervano le strutture, ne amplificano i ranghi, pur nel rispetto della matrice originaria. Tutto ciò in coerenza con la volontà espressiva del gruppo, che articola un pensiero non-lineare, prediligendo strutture tridimensionali aperte, forme stellari organiche alla trasversalità, che, tuttavia, non cedono un millimetro alla provvisorietà, pur esponendosi ed autoalimentandosi sulla strada della ricerca della compiutezza, ma secondo la prospettiva dell'opera aperta. Ed è per questo che le matrici audio videografiche del gruppo si predispongono e si dispongono al trattamento della spazializzazione del suono, della multiproiezione, dell'interattività tra immagine dinamica, corpo e voce, in un fertile processo di esplorazione di spazi e di contesti.

Del resto, in "L'art a perte de vue" (Edition Galilée, Paris, 2005), Paul Virilio ha ben chiarito il processo della visione in relazione all'allontanamento dell'oggetto dal punto di vista. Oggi, l'occhio si perde oltre l'orizzonte. Nel mondo globalizzato, infatti, si privilegia una visione a distanza, perdendo di vista tutto ciò che è vicino. Si esercita, letteralmente, una tele-visione. Alla visione a perdita d'occhio si va sostituendo la visione frontale, limitata al piccolo schermo, che in realtà riduce il campo visivo (o campo d'interesse), obbligandoci ad una concentrazione che ci impedisce di guardare ciò che è percepibile nello spazio esterno ai confini del monitor, lo spazio del quotidiano.

La visione dello spazio euclideo, tipico della prospettiva quattrocentesca, è stata praticamente sostituita dalla visione del tempo reale: lo spazio-tempo del mondo è compresso nel piccolo schermo. Ne deriva una sostanziale perdita di vista, un reale accecamento. E anche l'arte è attirata in questo perverso vortice.

Hermes Intermedia, invece, intende scommettere sull'allargamento del campo, visivo e non, sperimentando nuovi equilibri dinamici di segni, che possano perfino aprirsi all'esperienza tattile, predisponendo una superficie di contatto con il corpo della poesia materica. Ciò può avvenire coinvolgendo spazi non canonici, proiettando sugli stessi spettatori, inventando spazi a geometria virtuale attraverso la spazializzazione del suono, proponendo metamorfismi audio-visuali tramite l'intervento performativo.

Quello di Hermes Intermedia è un gesto "plurale" e non è mai riferito alla mera interdisciplinarità o al banale concetto di multimedialità; esso comporta momenti di vera e propria destabilizzazione dei rapporti istituzionalizzati, siano essi di tipo linguistico, spaziale, temporale, mediatico, per il fatto che alle sue fondamenta è sempre viva la necessità della continua riformulazione di codici e di categorie. Insomma, l'obiettivo è quello di individuare nuove potenzialità nelle pratiche artistiche scardinando convenzioni ed eludendone i condizionamenti, ma, nello stesso tempo, formulando progetti in cui il concetto di "pluralità" (e anche di "totalità", per segnare un link con la storia) non sia solo riferito all'insieme degli elementi coinvolti, ma anche a quello delle loro possibili organiche relazioni.

Il gruppo HERMES INTERMEDIA è composto da:

Giovanni Fontana, Giampiero Gemini, Valerio Murat, Antonio Poce