SPECIALE FASCISMO ANTIFASCISMO GRAMSCI

PER UN FONDAMENTO TEORETICO

DI UNA NUOVA SINISTRA

GRAMSCI: PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA SINISTRA

A LIVELLO MONDIALE

di Mario Quattrucci

Giulio Turcato, Comizio, 1946.

Sembra ancora incerta la ri-costituzione di un partito della sinistra, di un partito che apertamente ponga sul proprio orizzonte il socialismo. Una prospettiva socialista, si dice soprattutto da parte di coloro, anche di sinistra, che concorsero alla beresina della sinistra italiana, non è proponibile. Può darsi, ma noi non ci rassegniamo.

Come ebbe a dire Rossana Rossanda qualche anno fa "il comunismo non è oggi all'ordine del giorno". E, aggiungo io, dopo le sconfitte storiche del "socialismo reale" (idest URSS e sistema di stati comunisti) e della Socialdemocrazia Europea, dopo la sepoltura thatcheriana−reganiana del keynesismo e del "trentennio glorioso", in presenza dei mondiali odierni sconvolgimenti epocali e del dissolvimento in atto di ogni idea di Europa, segnata fra l'altro dall'avanzata delle destre anche estreme, all'ordine del giorno non sembra possa essere posto neanche il socialismo. Se si salva una democrazia è grasso che cola. Eppure...

Eppure la crisi non risolta della globalizzazione capitalistica, con i suoi caratteri e le sue conseguenze tragiche ed inumane per l'Uomo e la sua Terra, richiederebbero, ed imporrebbero perfino al capitalismo, ad un capitalismo lungimirante, di intraprendere, e senza indugi, una via al socialismo. O almeno a una ripresa di una democrazia sociale dei diritti e del progresso sociale ed umano: seppellire la dottrina Tatcher− Reagan e dar vita ad una rinascita Rooseveltiana.

Dicono, chissà perché, che un nuovo keynesismo è impossibile. Lo dicono i soloni del pensiero unico, lo ha detto (coi fatti) perfino un suo storico sostenitore come Giorgio Napolitano: ma ciò è falso. È impossibile se e fin tanto che il capitalismo postmoderno resterà sotto il dominio (come lontanamente previsto niente meno che da Lenin) della finanza, fintanto che si vorrà uno sviluppo solo come aumento del reddito finanziario complessivo, fintanto che lo sviluppo si baserà sui due pilastri della rendita speculativa e della predazione del pianeta. Con quali prospettive sociali ed umane, planetarie e domestiche,lo lasciamo non alla fantasia ma all'esame concreto della situazione (planetaria) concreta.

Una rinascita della sinistra, in Italia in Europa e nel mondo è dunque non solo auspicabile ma necessaria. Sempre che, naturalmente, ritrovando la via moderna della ragione e dei lumi, si voglia salvare la terra, la democrazia, un progresso reale fondato sull'equità.

Ciò che tuttavia manca, almeno qui da noi e salvo rare eccezioni, è soprattutto la ricerca e la dotazione di una base teorica: senza la quale non è possibile né quella "analisi concreta della situazione concreta" (sostanza, lo si ricordi, del marxismo) né l'elaborazione di una strategia storica, né una politica trasformatrice aggregante e con possibilità di ripresa e vittoria.

Possiamo trovare un supporto a tale ricerca? La sconfitta non solo del "movimento reale che cambia lo stato di cose presente" ma del fondamento teorico "rivoluzionario" − in quanto esecrato e fallimentare "pensiero forte" − è stata devastante, ma Guido Liguori ce ne propone una di solidità ormai assodata, e che ha superato le prove della sconfitta storica e del declino: Gramsci e il gramscismo.

Lo fa con la seconda edizione di Gramsci conteso − Interpretazioni, dibattiti e polemiche (Editori Riuniti up) che è appunto un' approfondita rilettura del grande pensatore e dirigente politico e del dibattito attorno a lui durato 90 anni, e lo fa nel saggio "Il concetto di rivoluzione in Gramsci dall'Ottobre ai Quaderni" che uscirà in malacoda n. 2− 2019 di prossima edizione.

Non è del resto l'unico approccio: si moltiplicano infatti gli studi e i richiami a Gramsci in funzione delle odierne necessità democratiche. Così ad esempio di recente Matteo Fantuzzi [https://www.strisciarossa.it/la-vera-sfida-e-costruire-una-politica-per-le-persone/]: «Mi è capitato di riprendere in mano Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura di Antonio Gramsci, pubblicato nel 1975 per Editori Riuniti - e c'è un punto di quegli scritti di cui probabilmente dovremmo tenere conto in vista del futuro prossimo della politica, anche a livello europeo: la formazione della classe dirigente, ma soprattutto il senso stesso dell'essere dirigenti oggi e di come questi ruoli siano in realtà fondamentali nella costruzione del pensiero collettivo. Non insomma un luogo politico diretto da una somma di persone di buona volontà, frutto di un compromesso, di un equilibrio degno del migliore manuale Cencelli, ma la possibilità di cambiare gli orientamenti collettivi attraverso la visione politica, per selezionare scelte e priorità.»

In realtà è intorno alle diverse letture e interpretazioni di Gramsci che si susseguono, si dipana la storia della cultura politica italiana del 900 e uno dei più significativi aspetti del lascito che essa ha saputo trasmettere alla cultura mondiale di questo secolo. E di lì si può intendere, quindi, quella particolare incarnazione che, passando per Labriola e appunto per Gramsci, non come "dottrina" e "talmud" ma come "filosofia della prassi", fu ed è il marxismo italiano: dal quale, se una nuova sinistra vuole nascere e agire, si deve necessariamente partire.

Se dunque, come crediamo, comprendere i motivi della presenza di Gramsci e la sua originalità è una tappa ineludibile per capire da dove viene la sinistra italiana e quali siano oggi le potenzialità del pensiero critico e del marxismo nel mondo, gli studi di Guido Liguori saranno per noi il più utile mezzo. Essi infatti sono non solo guida preziosa per districarsi nelle interpretazioni di Gramsci come via utile per leggere l'autore dei Quaderni del carcere, e non solo una panoramica sulla storia della cultura critica dell'ultimo secolo, ma anche un fondamentale strumento per comprendere perché e come Gramsci abbia resistito agli anni dell'egemonia neoliberista e possa rappresentare, oggi, un punto di riferimento per la sinistra a livello mondiale.