FILASTROCCHE CORONARIE

di Madama Lucrezia

Roma, 16 marzo 2020

ODE CONTRO IL CORONAVIRUS

Gira un virus che impazza

e pare che t'ammazza

anche se non lo vedi

e non credi che esista.

In piedi oppur seduto,

sdraiato o sull'attenti,

colpisce con lo sputo,

oppure lo starnuto,

onesti e delinquenti,

ragazze e giovanotti,

vecchietti e poliziotti,

ma sempre a tua insaputa,

e senza salutare,

entra nei polmoni,

si infila nei calzoni

e anche nella tuta

del povero operaio

che nonostante tutto

guadagna il suo salario

esposto al bello e al brutto.

Le feste proibite,

le cene son bandite,

abbracci e baci pure,

comprese "inciciature" (1);

gli amanti clandestini

si incontrano a distanza

e non c'è più quella stanza

nemmeno tra sposati

che cercano, allarmati,

di separare i letti,

oppure alzando un muro,

andando sul sicuro.

Al mare od in montagna,

che sia città o campagna,

la peste micidiale

fa strage di persone.

Si salvano soltanto

I frati e gli eremiti

che campano isolati,

oppure gli animali

che una volta tanto

paiono esentati,

ma non si sa per quanto.

La peste ha flagellato

l'umanità dolente

nei secoli passati,

ma oggi, nel presente,

e forse ingenuamente,

eravamo convinti

di esser liberati

da ogni pandemia,

epidemia e quant'altro,

che l'individuo, scaltro,

pensava eliminate,

senza considerare

che adesso è l'uomo stesso

che, signora mia,

è un po' troppo sbadato

e non si rende conto

che mette a repentaglio,

mandando allo sbaraglio,

l'insieme del creato.

Il clima che è cambiato,

l'aumento del calore,

dei ghiacci scioglimento,

consumo scellerato

delle pur grandi ricchezze

trasformate in mondezze

da mani insanguinate

dai crimini efferati

compiuti senza sosta

contro l'umanità

e senza differenza

di genere e di età,

ricchezza e nobiltà.

Natura saccheggiata,

l'abbiamo sottoposta

ad ogni trasgressione,

risorse sperperate

senza remissione

dalla parte più agiata

che mangia beve e fuma

e tutto si consuma,

mentre plebi affamate,

costrette a migrazioni

senza protezioni,

cercano di ottenere

quel poco che rimane,

un briciolo di pane

e poche gocce d'acqua

perché nemmeno piove

e muoiono bambine

senza medicine

e senza aver nemmeno

la giusta sepoltura.

Ci son cattive nuove:

il pianeta è malato

Dio anche se n'è andato

e guarda sgomento,

dall'alto dei suoi cieli,

ma senza un intervento,

provando la paura

di un gran brutto momento.

Arriva satanasso;

e non basta certo un sasso

a ricacciarlo indietro.

Adesso è necessario

un bel ripensamento.

Ognuno può cambiare

Il suo comportamento:

soddisfare soltanto

il bisogno primario,

mangiare molto meno,

soltanto il necessario,

lasciare l'automobile

e usare la ciclabile,

comprare scarpe comode

e camminare molto

che fa bene all'umore

e anche molto al cuore.

Svuotare gli arsenali

riempire i granai,

distruggere i mortai,

amare veramente

tutta la nostra gente

e mettere le ali,

che l'uomo finalmente

conosca l'importanza

della "social catena" (2)

la bella fratellanza,

che insieme a libertà

e solidarietà,

realizza l'uguaglianza!

!) citazione da Giuseppe Gioachino Belli: sta per atto sessuale

2) citazione da La Ginestra di Giacomo Leopardi

****************

VIRALE

Il virus è impertinente,

vola radente

ed entra repente.

E' un animale strano,

impedisce di darsi la mano,

è disumano

e quando sta bene

sta mal chi lo tiene.

Dunque virale

è ciò che è male,

viceversa virile

è l'uomo forte,

quello che con coraggio

combatte chi è ostile,

affrontando spavaldo la morte.

E' questo il linguaggio:

significante e significato

cambiano cambiando il posto

di una lettera dell'alfabeto.

E' singolare

questo modo di fare

figlio dell'evoluzione

dal povero antico bestione.

Sembra banale,

ma invece è essenziale:

per farsi capire,

e non finir male,

c'è un che di arbitrario

nel vocabolario.

Parole, parole, parole,

sintassi e analisi logica,

grammatica e lingue morte,

linguaggio funzionale

che cambia secondo distanza

da questo o quel meridiano

e che modifica anche la sorte

di ogni essere umano,

facendo si che un indiano

non capisca l'italiano,

mentre la differenza,

salendo o scendendo un gradino,

aumenta sempre un pochino.

C'è il linguaggio sperimentale,

c'è quello dello speziale,

del politico che chiede voti,

del medico che fa le ricette,

c'è il linguaggio delle vecchiette,

c'è la lingua degli ostrogoti

e del critico letterario,

che consulta il sillabario

per trovare parole astruse

a volte anche confuse.

C'è quella dello scrittore

che scrive per suo piacere

e inventa le storia

a memoria o

lavorando di fantasia,

inventando fattacci brutti,

delitti e misfatti compiuti

da uomini simili a bruti.

Il bambino capisce coi segni

dando corpo a volte ai suoi sogni,

ma la musica è universale,

è la grande consolazione

dell'umana condizione

di ogni individuo mortale,

è sollievo e igiene mentale,

farmaco contro ogni male,

è sicura medicina

che aiuta a salire la china.


IL FILOSOFO

Diceva un filosofo antico

che il tempo è soltanto un fanciullo.

Un fanciullo che scherza col fuoco,

un fanciullo che semplicemente

lancia i suoi dadi,

incurante degli esseri umani,

per i quali la vita e la morte

son sempre più incomprensibili,

oltre che imprevedibili,

anche a quanti giocano a carte,

con le carte spesso truccate,

nella speranza di poter prevalere

in quella partita che,

ostinatamente,

insistiamo a chiamare vita.

Ma il tempo, evidentemente,

è un nemico che dobbiamo temere

e la vita è proprio un giochino,

nelle mani del un bimbo viziato,

che però non vuole mai perdere.

Il tempo è dunque un trastullo

di quel bimbo che fa capolino

e gioca a rimpiattino

nascosto dietro il divano.

Ma se l'attimo è fuggente

è come fosse niente

e se il momento è appena finito

forse non c'è mai stato.

I secondi scappano via,

è un meccanismo a orologeria,

è un precipizio fatale

dal futuro al presente

che immantinente diventa passato,

forse soltanto sognato,

e quel che è stato è stato.

E' il destino di ogni mortale

e alla fine è spalancato

un abisso senza fondo

posto alla estremità del mondo.

Nasce dunque per la morte,

ignaro della sua sorte,

chi emette il primo vagito

e solo da adulto,

via via declinando,

conoscerà la triste verità.

Ma la vita, bella o brutta,

va pure vissuta tutta

e una traccia va lasciata,

prima che sia perduta

e pertanto per sempre affidata

alla "cana" (1) eternità.

Ma occorre un sussulto,

un combattimento,

sia pure incruento.

Seguire allora i messaggi

degli uomini saggi.

Prima dell'al di là

andare di là e di qua,

cantare gioie e dolori,

amori, ire e piaceri,

tenerezze e dolcezze,

insieme con le certezze

che è molto meglio lasciare

qualcosa di buono e di bello,

piuttosto che vuoti lamenti

insieme a lacrime amare.

Opere e discendenti,

successi e fallimenti,

lotte per cambiare

e lasciare un mondo più giusto.

Così si prova più gusto

e come diceva il poeta

tutto ciò sarà il monumento

del bronzo più duraturo,

più forte di ogni tormento,

resistente al freddo ed al vento.

Ma soltanto sull'acqua va scritto

Il messaggio, perso nell'eterno

fluire, dove tutto, senza finire,

si muove senza sapere

come e quando verranno lanciati

quei dadi prestabiliti.

!) citazione da La morte co' la coda, sonetto del 29 aprile 1846

di Giuseppe Gioachino Belli