A trent'anni dalla scomparsa

ERODE REDIVIVO:

GIORGIO MANGANELLI PARADOSSISTA

di Luigi Matt

Contravvenendo ad un preciso suggerimento di Giorgio Manganelli, che stanco di vedere tante celebrazioni rituali di anniversari proponeva di istituire la pratica della scommemorazione, non riesco a trattenere l'impulso di suggerire, a trent'anni esatti dalla morte, almeno una sua pagina a chi - e penso in particolare ai lettori più giovani - non ne conosca le opere. Un buon punto di accesso per affacciarsi al mondo della scrittura manganelliana può essere costituito dagli articoli giornalistici, che sono ovviamente molto meno complessi delle pagine delle opere maggiori, ma permettono comunque di cogliere alcune delle migliori qualità dell'autore.

Tra i mille brani che avrei voglia di segnalare, scelgo una lettera firmata da Erode, scritta nel 1979 per l'«Espresso» e poi raccolta negli Improvvisi per macchina da scrivere (nell'edizione Adelphi si trova alle pp. 73-75), un libro la cui lettura integrale è altamente raccomandata per chi sia in cerca di qualità non così facili da incontrare (specialmente se combinate insieme) come l'intelligenza anticonvenzionale, la perfezione stilistica e il puro divertimento.

Il re di Giudea prende la penna per avanzare alcune obiezioni in merito alla proclamazione dell'«Anno del Fanciullo» da parte delle Nazioni unite, dubitando in particolare dell'opportunità di idealizzare la categoria stessa di bambino: «Non nego, sia chiaro, una certa legittimità di fatto all'esistenza del bambino, ma rilutto a giudicarlo un essere privo di mende, da proteggersi come rara e sapida selvaggina, e moralmente delicato, anzi prezioso». Parole che suonano profetiche se lette dopo un quarantennio, quando l'atteggiamento prevalente nei riguardi dei bambini (anzi bimbi, come pare obbligatorio chiamarli oggi, per non rinunciare a una buona dose di leziosità) è di fatto quello della divinizzazione.

Viviamo in tempi in cui molti genitori sono portati a credere, e ad esprimere via social, che qualsiasi minima cosa fatta dai figli sia una spia certa di un talento non comune (fenomeno rappresentato in modo straordinariamente efficace in una scena dell'ottimo Parasite di Bong Joon-ho, in cui la madre un po' stordita di un moccioso in tutto ordinario viene confermata truffaldinamente da una sedicente esperta nell'idea che gli scarabocchi del pargolo siano capolavori di arte concettuale). Questo è invece un inventario delle principali caratteristiche dei fantolini (parola usata spesso dall'autore), allestito ricorrendo alla figura dell'enumerazione, di cui i testi manganelliani offrono molte inarrivabili realizzazioni: «non vorrei che si trascurassero alcuni inconvenienti propri dei bambini, che fino ad oggi la scienza non è riuscita ad eliminare. Sono rumorosi, incomprensibili, sporchi, invadenti, ignoranti, vittimistici, ricattatori, parassiti. Sono conseguenza indesiderata di deliziosi, furtivi amori, e decennale impaccio ad una serena vita domestica».

Partendo da tale constatazione, è naturale formulare la proposta di «scoraggiare i bambini ad esser tali in modo smodato, o troppo a lungo», e (come rimedio ancora più efficace) di trovare il modo di attuare «una meditata potatura di una disordinata selva di futuri disoccupati, soldati, astronauti, madri e in genere acquirenti di doni di quel Natale la cui patente immoralità la supposta Strage degli Innocenti, se eseguita, ed eseguita a dovere, avrebbe eliminato fin dalle origini».

Neppure il lettore più sprovveduto potrà confondere l'esposizione di questi «princìpi dell'erodismo» con certe uscite di tanti pseudointellettuali autodefinitisi politicamente scorretti che infestano i mezzi di comunicazione di massa dei nostri giorni, pronti a vomitare qualsiasi prodotto di razzismo, sessismo, autoritarismo provenga dalle loro entragne (altro vocabolo caro a Manganelli), spacciandolo come squisita espressione di sagacia. L'articolo che qui giocosamente si segnala è una bella manifestazione di quella nobile arte del paradosso che è fuori dalla portata tanto dei moralisti quanto degli scandalizzatori da talk show. A chi lo trovasse nelle sue corde si consiglia di recuperare un capolavoro del genere, A modest proposal di Jonathan Swift, un autore che è stato di importanza capitale per Manganelli come rilevava, sintetizzando perfettamente, Italo Calvino: «il suo punto di partenza è Swift, uno Swift che lascia scatenarsi fino alle estreme conseguenze il proprio umore saturnino e le proprie ossessioni». I grandi scrittori possono far fruttare le loro ossessioni private in pagine di valore universale.