ENNIO MORRICONE,

ANATOMIA DI UN GENIO

di Alberto Giraldi*

"Non è necessario rinunciare al passato per entrare nel futuro.

Quando si cambiano le cose non è necessarioperderle."

John Cage

Cosa vuol dire essere un Genio? Cosa rende geniale l'opera di un'Artista? Come identificare gli elementi di quella genialità? Da sempre mi pongo queste domande e, pensando ad Ennio Morricone, non ci si può esimere dal riflettere su certi temi. L'Artista, per sua natura, è un essere in perenne ascolto, costantemente sintonizzato su una dimensione fantastica che coglie, come dal nulla, elementi da concretizzare in un'opera. La prima considerazione su cui ho spesso focalizzato la mia attenzione riguarda la "preesistenza" di quegli elementi o la loro totale novità. La mia risposta - e forse questa è una posizione ragionevolmente condivisibile - è che nulla è effettivamente nuovo e dunque ciò che viene colto dall'Artista è in qualche modo già esistente. Ma il punto è un altro: si centra appieno l'obiettivo della comunicazione - perchè l'Artista si esprime, indipendentemente dall'uso commerciale o meno che la propria opera subirà, con lo scopo di comunicare il suo pensiero - allorquando il suo raccolto fantastico si manifesta in un'opera che non è mai stata detta e che pure sembra detta da sempre, in un oggetto che ricostruisce gli elementi colti nella fase di ascolto in modo tale che la moltitudine dei fruitori vi possa riscontrare un'assoluta novità e tuttavia un forte segno di riconoscibilità, di profonda ed intima appartenenza. La grande Musica, giacché trattiamo di Ennio Morricone, ci parla un linguaggio nuovo, ma nel modo più familiare, quasi che ciò che ascoltiamo per la prima volta ci suggerisca una sua preesistenza atavica, una radice che "sentiamo" nell'emozione che accompagna la fruizione di quell'opera, come se quell'opera ci fosse da sempre, ci abbia accompagnato da sempre. Le composizioni di Ennio Morricone hanno in particolare questo fattore X: una perfetta compiutezza, una lucida e trasparente "ovvietà" che ci commuove all'ascolto: "Non poteva essere che così!". Non l'ovvietà dell'inutile s'intende, ma quella della naturalezza, del pacifico esprimersi in concordanza con l'altro, del miracolo della proposizione che diventa, nell'altro, immediata comprensione. A mio avviso, la naturalezza con cui un Artista produce tali oggetti è la prima, inconfutabile testimonianza del suo genio. E comunque: una naturalezza da non confondere con la facilità! Il lavoro che c'è dietro un'opera d'arte è sempre enorme, un esercizio di faticoso cesello, che concepisce minuziosamente - nel caso della composizione musicale - ogni passaggio melodico, ogni condimento armonico, la scelta meticolosa dei timbri, lo sviluppo di una trina orchestrale che concorre in modo determinante al confezionamento perfetto della composizione.

C'è poi un altro elemento che rende la Musica di Ennio Morricone il frutto di un genio. Esaminiamo le sedici misure del verse di "Se telefonando", mitica melodia scritta dal Maestro per Mina e che ha segnato un capitolo a mio avviso importantissimo, non solo nel mondo della canzone, ma più in generale, nell'ambito della composizione musicale:


Il verse di "Se Telefonando" è formato da sole 4 note. Potrete notare come le quattro frasi che compongono tale verse sono incredibilmente semplici e razionali: una prima frase A, di quattro misure, cui segue una replica perfetta, con una sola variante accordale all'ultima battuta (il Fa#m a misura 8, in luogo del Re di misura 4); un elemento B, che combina le quattro note in modo diverso da quanto fatto nell'elemento A; un quarto elemento, che chiameremo A variato, che ripropone le prime due battute identiche ad A, mentre la chiusura della frase presenta l'elemento di novità che consente il lancio del ritornello, con la fermata sul Do#, armonizzato con un accordo di settima di dominante.

Ed anche il ritornello ci stupisce con la sua perfetta semplicità: delle quattro note del verse, Morricone ne sceglie soltanto tre per comporre il ritornello del brano. Questi tre suoni vengono "ricomposti" in modo quasi geometrico e conclusi, alla prima frase, con l'unico suono nuovo: un Mi.


Questa prima frase ci dà anche una cifra nuova: non ci appaiono le usuali otto battute (o quattro) della fraseologia tradizionale, ma un'organizzazione basata su sei misure. Noterete però che il Maestro concepisce la linea melodica sul numero tre: il frammento Re/Do#/La è presentato con una particolare variante ritmica che lo propone con inizio sul primo e sul quarto tempo della prima misura; sul terzo tempo della seconda misura (con la variante ritmica della terzina in due tempi); sul secondo tempo della terza misura e nuovamente sul primo tempo della quarta misura. Il Maestro, incastona una sorta di tempo ternario all'interno della misura quaternaria... si noti che i 24 tempi delle sei misure di 4/4, qualora divisi per tre, darebbero le canoniche otto misure!!! Ma tutto questo non è un caso: la profonda cultura classica di Ennio Morricone, i suoi meticolosi studi di Composizione lo conducono ad utilizzare metodologie di origine bachiana anche nella composizione di una semplice melodia di canzone! La seconda frase non fa che confermare quanto detto, con la variante melodica Mi/Re/La, in luogo del precedente Re/Do#/La. L'arrivo sul Fa# consente a Morricone di effettuare quella che in gergo viene chiamata "transizione", ossia il passaggio da una tonalità ad un'altra lontana, aprendo la frontiera dell'ascolto ad un'inusitato nuovo sapore. Dal punto di vista melodico, viene usata la stessa cellula di tre note, trasposta.

Insomma, saper creare interesse con pochissimi elementi, organizzati in modo quasi "ferreo", logico, crea familiarità, crea facilità di percezione, consente all'ascoltatore di cogliere quella riconoscibilità atavica di cui discutevamo poco sopra e dunque conduce alla creazione di una vera opera d'arte. Un oggetto così capace di stupire, ma che sentiamo nostro da sempre, in quanto coglie l'esigenza precipua di chi si esprime: il bisogno di farsi comprendere, di toccare le corde più intime di ciascuno di noi, probabilmente ancorate a primordiali semplicità. Penso, ad esempio, alla genialità del linguaggio informatico che si sostanzia di sequenze infinite di 0 ed 1, che però riescono a ricostruire il mondo reale...

E allora, per concludere, cosa vuol dire essere Genio? Un Genio è colui che rende semplice il complesso; è colui che coglie l'ovvio per renderlo stupefacente. Ennio Morricone è stato tutto questo. Un Artista che attraverso la grande conoscenza del suo mestiere e tramite un indefesso lavoro di cesello che lui stesso ha più volte rilevato esser legato al suo innato spirito artigianale, è riuscito a sintonizzarsi con la dimensione "altra", quella dimensione che rappresenta il non detto dell'Uomo, la sua più nobile ragione di esistenza: cogliere il Bello, la Poesia, "L'Amor che move il sole e l'altre stelle". Grazie Ennio per averci dato tutto questo.

*M° Alberto Giraldi

Compositore, arrangiatore e pianista, è attualmente

Direttore del Conservatorio "L. Refice" di Frosinone