È SUCCESSO UN 78…

di Pino Nazio*

Il 1848 è stato un anno memorabile, rivoluzionario, percorso da tumulti e moti che attraversarono l'Europa e, ancora oggi, si dice "è successo un quarantotto" per indicare una situazione caotica, di trambusto, di profondi cambiamenti. Se si dovesse trovare un anno dalla medesima portata di trasformazioni nella storia del dopoguerra italiano questo è senza dubbio il 1978. In quell'anno avvengono molti fatti importanti, ma uno merita gli aggettivi più mirabolanti, come straordinario o incredibile, ed è il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Protagonista indiscusso per oltre un trentennio di governo democristiano, cinque volte presidente del Consiglio, per lunghi anni ministro degli Esteri e destinato a diventare -pochi mesi dopo- presidente della Repubblica, Aldo Moro non è stato solo un uomo politico che ha collezionato numerosi incarichi, ma è stato un profondo innovatore all'interno di quello che era il partito-Stato, la democrazia cristiana. Nella balena bianca Moro è stata la mente più lucida e lungimirante, secondo per capacità e carisma solo ad Alcide De Gasperi, capace di imprimere svolte e cambiamenti, di dare visione prospettica e valori a dispetto di quanti interpretavano il potere come esercizio di forza e, spesso, di tornaconto personale, non sempre lecito e legale. A cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta Moro è stato il perno della nascita della corrente dorotea che ha dominato a lungo il suo partito, ha promosso e interpretato l'alleanza con il partito Socialista dando vita ai governi di centro-sinistra, nel 1978 ha indicato la strada al Partito comunista per entrare nell'area di governo e per questo è stato ucciso. Le Brigate Rosse, formazione pseudorivoluzionaria piena di infiltrati che ha goduto di protezioni e coperture, è stato lo strumento che ha eseguito una sentenza emessa dai circoli più oltranzisti dell'atlantismo, dalle forze più oscure dell'anticomunismo. La morte di Moro ha riportato indietro le lancette della storia e ha relegato la democrazia italiana per un quindicennio a un esercizio di pura spartizione del potere tra socialisti e l'ala più conservatrice della Democrazia cristiana. Il famigerato Caf, il patto di ferro tra Craxi, Andreotti e Forlani, ha definitivamente chiuso la strada a ogni ipotesi di alternanza di governo, ha sclerotizzato il potere politico, ha fatto della corruzione uno degli aspetti congeniti del sistema, ha fatto lievitare il debito pubblico con conseguenze che durano ai nostri giorni e dureranno ancora a lungo. Bisognerà aspettare il 1992 con l'esplosione di "Mani pulite" per assistere alla fine del Caf, travolto dalle inchieste del tribunale di Milano, e al tramonto di molti leader e partiti della Prima Repubblica.

Il 1978 è stato anche l'anno di altri importanti avvenimenti. A giugno c'è l'elezione del Presidente-partigiano, Sandro Pertini, a Capo dello Stato, il 6 agosto la morte di papa Paolo VI con la scelta, di Albino Luciani il 26 agosto, della morte improvvisa -a 33 giorni dalla sua elezione- del nuovo Papa, Giovanni Paolo I, il 16 ottobre viene eletto il papa che ha guidato la chiesa nel passaggio dal Secondo al Terzo Millennio: Giovanni Paolo II. Karol Wojtyla è stata la figura che più ha contribuito al tramonto dei regimi comunisti nell'Est Europa e alla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Ma questo è tutto un altro anno.

A rileggere le ultime parole del mio libro "Aldo Moro - La guerra fredda in Italia" mi paiono tutt'altro che enfatiche. "Non sembri irriverente l'accostamento ma, come è avvenuto per la storia dell'umanità, che misuriamo a partire dalla nascita di Cristo, si dovrebbe fare lo stesso con la storia dell'Italia repubblicana. Si dovrebbe misurare dalla data spartiacque del 9 maggio 1978, ad indicare quello che è accaduto fino a quando Aldo Moro era vivo, e quello che è successo dopo la sua scomparsa. Potremmo far studiare la storia ai nostri figli con i suffissi a.M. e d.M.. La bomba di piazza Fontana è esplosa nel 19 a.M., oggi, nel quarantennale della morte di Moro, ci troviamo nel 40 d.M.".