POSTILLE

DISGRAFIA

di Marco Onofrio

Oggi non risceo a sricver bene le paorle, per qautni sfrzoi facica. Ttneo, ritneto: nlula. Menrte le scrvio mi sebmra d'iancranre la prefzeione otrogrifaca... poi vado a rirleggele e... sono ttute a letetre inrvetite e scobminate. Adesos porvo quetso piao di occhaili. Macché: pegg che adnar di notte! Il diettfo può sesere alla fotne, sì come alla foce del porcesso: forse mi idullo di verede bene, itnanto che sricvo; o forse è assedo che vedo male, itnanto che rileggo? Ma sì, forse è che oggi non sono in fomra, dovrei risapormi. Ci sono gionri in cui pare un salecrigio cosmico merettsi a srivecre. Sono gionri decaditi a vireve, a epserire il modno. Lo setni che non hai motlo da dire. Orrocce repsirare a fodno, prima di tirare fouri il faito. Alrte votle si può soltatno leggere, che è un modo di sricvere anche quello. Alrte volte acnora sricvi con la metne nel pensrieo, come col dito sull'acqua, su fogli di sileznio immaginari: e sono le cose più belle, svanicsono subito! Ma ora, prima di laiscar pedrere, provo a rilarassmi, ad annacquare i nevri in sopsensione. E se fosse un danno pemranente? Bah, ci pesnerò domani. Ora mi corgiolo nel sopore... è dolce sileznioso allunnamento...