Postille

DIARIO D'AUTUNNO

di Emmequ

4, 5,6 ottobre. A.D. 2019 − Jazz

4. Ho riascoltato per 2 ore (Spoty) Dave Brubek. Lo avevo quasi dimenticato. È grande. Più di Duke Ellington? Non lo so, non m'azzardo. Ma grande.

5. Oggi è stata la volta di Keith Jarret. Anche lui non lo ascoltavo da molto tempo. Grandissimo! Anche nel classico. Azzardo: più di Brubek, più di Ellington. Certamente più moderno.

6.Il compianto Petrucciani. Eroico. Splendido. Quanto all'altezza del suo pianismo non voglio, non so, confrontarlo. Certamente grande e innovativo.

Penso al miserando esito odierno della musica cosiddetta leggera. Musica?

Keith Jarrett - Summertime

https://www.youtube.com/watch?v=SFuypO3zlP0

10 ottobre. A.D. 2019. Nobel.

Il Nobel a Peter Handke ha suscitato scandalo grande. La sua "spregevole coerenza" nel difendere Milosevic e i serbi nonostante Šebrenica. E malgrado il livello della sua arte prima di allora..., e del suo tenace antifascismo. In effetti davvero non so come si possa accettare quella incredibile mai rinnegata posizione indegna di un grande scrittore e democratico come lui. Šebrenica non è accettabile, non è giustificabile, nemmeno considerando ciò che i serbi (cristiani ortodossi) hanno dovuto storicamente patire dai croati (cristiani cattolici); nemmeno ricordando il genocidio della seconda guerra mondiale, quando gli ustascia (fascisti croati) di Ante Pavelic (poi portato in salvo in Argentina dal Vaticano e dagli americani) trucidarono da 500.000 a 800.000 serbi. Non è accettabile, non è giustificabile, specialmente da chi ha lottato e lotta per il socialismo.

Come al solito, però, si urla solo per Šebrenica e si passa sotto silenzio Vukovar le Krajne e tutti i crimini di pulizia etnica antiortodossa e antislamica, le torture e le stragi e le piccole disseminate foibe, di Franjo Tuđman e dei suoi croati allora al potere. Crimini orrendi quanto e più di quelli dei serbi di Milosevic e Mladic. Crimini, quelli di Tuđman e dei croati allora al potere, passati sotto silenzio (cioè accolti con soddisfazione) dall'Occidente e dalla Nato bombardante, e benedetti anche questi da Santa Romana Chiesa per bocca del Cardinale di Zagabria Bosanic. Come era stato al tempo dell'occupazione italo-tedesca per quel genocidio anti serbo e antiortodosso compiuto da Ante Pavelič (agli ordini dei nazisti e dei fascisti italiani occupanti), benedetto quello dal Primate di allora il vescovo Stepinac, sostenuto allora da Pio XII e beatificato poi dal santo Papa Karol Woitila.

20 ottobre. A.D. 2019. Passato e presente. R60.

L'estate appena trascorsa, malacoda sospesa per questioni ideologiche (mancanza di euri), impedito a spostarmi perfino ai miei cari lidi (Ostia, Fiumicino, Maccarese), ho finalmente messo mano ad un racconto un po' lungo (un romanzetto, direbbe quel mio amico) che avevo in canna da tempo: Quel delitto del '56. L'ho terminato ad ottobre, uscirà a febbraio per le Edizioni Oltre sotto la direzione del caro Zandel.

Parla di un orribile e secretato delitto − una giustizia − compiuta in quell'anno fatidico, spartiacque del secolo, mentre anche io, allora ventenne, ero impegnato al fuoco di quella controversia: nel drammatico dibattito seguito al XX Congresso del PCUS e ai fatti d'Ungheria, che ci portò infine al nostro VIII Congresso di rinnovamento e rinascita.

Ma affondando il delitto le sue radici e motivazioni nel torbido e travagliato immediato dopoguerra, di quello il racconto necessariamente deve parlare, di quello narra: riportando alla luce i fasti e soprattutto le nefandezze restauratrici e repressive, antiresistenziali, antioperaie ed anticomuniste.

La scrittura del racconto, dunque, ha richiesto ricerche accurate sul periodo. E andando a tali ricerche, ed anche ai ricordi familiari e personali di quelle stagioni, ecco che ho ritrovato una delle più significative vicende − ignominiose da parte del padronato e del potere, luminose da parte della classe operaia: la vicenda, la storia del Trattore R60. Cioè della lunga occupazione delle O.M.I. − Officine Meccaniche delle Reggiane, che i padroni e il governo volevano continuare a impegnare nella costruzione di automezzi e componenti per uso militare. In quella occupazione si compì uno dei primi esperimenti di autogestione operaia di una fabbrica in Italia, e le maestranze riuscirono a produrre il glorioso e potente trattore.

Si era nel giugno del '51 e nel 2016, 65 anni dopo, la FIOM ha voluto ricordare quella epopea con un film: I giorni dell'R60. Lo cerco. Spero di trovarlo e poterlo vedere.

Io ricordo però, e qui la riporto, che nella nostra Sezione del PCI, ancora anni dopo, ad ogni celebrazione del 25 Aprile cantavamo con le altre, con Bella ciao e Fischia il vento, la Canzone dell'R60.

Schiere d'eroi umili e offesi/ Affratellati da un ideal/ Marciamo uniti contro i borghesi/ Pronti a sferrare l'attacco fatal/ All'erta compagni/ Il giogo si schianta/ Alziamo il vessillo/ Sull'ERRE SESSANTA/ Sul nostro cammino/ Di strazi e di pene/ Bandiera di pace e di liberta'/ Trattore passa e va.../ Bandiera di pace e di liberta'/ Trattore passa e va.../ Grande e gloriosa/ E' la classe operaia/ Alle Reggiane lotta con valor/ Dalla miniera alla risaia/ S'ode il fragore del nuovo trattor...// All'erta compagni...

[Rivetti è l'autore delle parole; la musica fu composta da un operaio appassionato di musica e di opera che dopo il licenziamento mise su un'orchestrina; si chiamava Isernia ed è deceduto; Rivetti è vivo e sta in Piemonte.]

Ingenua e semplice, popolare canzone. Nostalgia? Forse. Ma soprattutto memoria e valore delle nostre radici.

28 ottobre, A.D. 312.

Il 28 ottobre 312 Costantino sconfigge Massenzio a Saxa Rubra nella battaglia detta di Ponte Milvio. Nel febbraio dell'anno successivo, in accordo con l'Augusto d'Oriente Licinio, emana l'editto di Milano: con il quale la religione cristiana diviene legale, mettendo così fine alle persecuzioni dei tre secoli precedenti.

67 anni dopo, nel febbraio del 380, Teodosio I, Graziano e Valentiniano emanano l'Editto di Tessalonica con il quale il cristianesimo, secondo i canoni del credo niceno, diviene la religione ufficiale dell'impero, e si proibisce in primo luogo l'arianesimo e secondariamente anche i culti pagani. Per combattere l'eresia si esige da tutti i cristiani la confessione di fede conforme alle deliberazioni del concilio di Nicea.

78 anni dopo quel fatidico 313, ancora di febbraio, in attuazione dell'Editto di Tessalonica, viene promulgato il primo dei decreti teodosiani, coi quali si decide di debellare ogni altro culto che non sia il cristianesimo.

I cristiani diventano così da perseguitati persecutori.

Iniziano in quel momento i secoli dei roghi e delle guerre sante; dell'uso della tortura (decretata da Innocenzo IV, nomen omen, nel 1252 con la bolla Ad estirpandam) per far confessare gli eretici; dell'instrumentum regni; delle chiavi di Pietro fatte signaculo in vessillo (Dante); del sostegno e della benedizione dei papi (fino all'ultimo santo: San Jean Paul II del secolo XX) a tutti i totalitarismi e a tutte le dittature; dello sterminio dei precolombiani, degli amerindi, dei discendenti da Cam e dal Cireneo, delle persecuzioni e dei pogrom antisemiti; delle benedizioni dei gagliardetti e dei missili umanitari. Sempre in ottemperanza a quel primo messaggio, Pax vobis, e a quel comandamento di Cristo: Ama il prossimo tuo come te stesso. Ama il tuo nemico. Sempre in nome di colui che ammonì Pietro a non ferire di spada nemmeno per difesa.

[rileggi: Sant'Agostino e i pagani, di Lidia Storoni Mazzolani]

28 novembre. A.D. 2019 Ancora jazz.

Avevo annotato poche parole su Michel Petrucciani in una breve postilla di ottobre dedicata a tre grandi pianisti. Leggo ora su strisciarossa, tratto dal libro Vanna Masala e Marilena Pasini − Io sono Michel Petrucciani (Edizioni Curci) un suo commosso ma lucido ricordo firmato da Paolo Fresu, altro grande jazzman, trombettista e filocornista, della vasta schiera di jazzisti italiani di gran razza. Ne riporto qui il link. Il testo in Uno sguardo dal ponte.

https://www.strisciarossa.it/cosi-ricordo-michel-petrucciani-un-genio-umano-e-sovrumano/