PER LA CRITICA

DELL’UNO E DEL MOLTEPLICE:

LE SCRITTURE VERBO-VISIVE

DI LA VOIX ET L’ABSENCE

DI GIOVANNI FONTANA

di Marcello Carlino

Composto nel 1989 e, limitatamente ad alcune sue parti, pubblicato su rivista tra l'ultimo decennio del vecchio secolo e il primo del nuovo, La voix et l'absencedi Giovanni Fontana vede ora la luce, nella sua integrità, per i tipi di Dernier Télégramme, incorniciato da una prefazione di Pierre Garnier e da una chiosa di Julien Blaine. Il poema verbo-visivo è stampato - conviene ricordarlo - con il sostegno dell'"Agence Livre Cinéma ed Audiovisuel en Nouvelle Aquitaine": segnale forte dell'attenzione che gli enti pubblici di Francia prestano alle opere di ricerca e segnale, al tempo stesso, del carattere internazionale delle scritture sinestetiche, da Giovanni Fontana in questa circostanza pensate, per un pubblicoepperò senza confini, a partire da un contesto e da una committenza francesi.

E che il contesto del paese transalpino costituisca qui l'abbrivo necessario è testimoniato non soltanto dalla lingua in uso, ma anche dalle sequenze e dalle discese e dalle volute verbali dislocate nel "verso" della pagina (la sinistra che si affaccia sulla destra nella plaquette allorché squadernata). La voix et l'absence, infatti, è da leggere proprio come si legge un testo che prevede una traduzione a fronte, con la differenza, di grande rilievo, che non esiste alcun nesso di primazia o di subordinazione tra l'originale e la voltura in altra lingua, e dunque non esiste classifica che ammetta succedanei, o compiti strumentali da didascalie o da illustrazioni, trattandosi, piuttosto, di transcodificazioni ovvero di scambi alla pari di modalità semiotiche e di variazioni su temi, temi che si possono rintracciare, senza che sia dato istituzionalizzare una princeps, tanto nel "verso" quanto nel "recto" delle pagine a fronte, le quali vanno lette come tavole (il libro ne conta ventiquattro).

Ebbene, per il respiro che parole e sillabe hanno nel bianco dello spazio, per l'inerpicarsi e il discendere dei frammenti frastici e dei lessemi, che via via si assottigliano, nonché per la persistenza di taluni motivi battuti - le trascorrenti epifanie, l'originarsi indefinito di evanescenti presenze, il corrispondersi del dire per cenni rifratti la vita e del dire per nuances riflesse la morte, le pousséesdi ciò che emerge da profondità che non hanno coordinate e misure - e poi per lo sventagliamento e la disseminazione di atomi di lingua polverizzati in morfemi, l'offerta verbale, a fronte, accosta Mallarmé. Ed è di Mallarmé, come è del "verso" delle pagine di La voix et l'absence, il coinvolgimento in opera del sonoro delle parole: tanto più lemmi e morfemi sono attorniati dal silenzio (tanto più intorno ad essi si fa spazio per absence), tanto più aumenta la loro sonorità in nuce e si chiede sonorità alla stessa lettura mentale, avendosene siffattamente conferma che il piano uditivo e quello visivo sono ineluttabilmente adiacenti nella paradossale, al fondo antifrastica, afonia della scrittura.

In questa chiave il poema verbo-visivo di Giovanni Fontana appare il transfer come metalinguistico, in un testo d'invenzione, delle modalità e della storia delle scritture sinestetiche. Le pagine dagli echi mallarmeani risultano dal metodo dell'arte del levare, che in sé promette un erompere sonoro; le pagine a fronte riprendono le tracce mallarmeane ritoccandole con l'arte del porre: porre, o interpolare, una tranche di pentagramma che rinvia per metonimia al suono e alla voce; ovvero porre esercizi di trascrizione calligrafica che, mentre ridistribuiscono in altre coreografie morfemi e lessemi, sotto metafora chiamano la soggettività (una soggettività fattasi corpo) a corresponsabile dell'elaborazione in progress; ovvero, per interferenze e per confronti, porre lacerti di titolazioni di articoli o di testate, o sbrendoli di immagini, quali rappresentanti e intermediari mai neutri della rete della comunicazione sociale.

Dalla essenzializzazione del dire (che ha però un non detto di visività e di sonorità sul punto di esprimersi) ad una complicazione del dire intessuto di incontri di linguaggi e di piacere manipolatorio dei materiali e di pulsioni desideranti legati alla fattualità espositiva (che ha tuttavia unitarie convergenze - ut unum sint- da proiezioni simultanee): la tendenza è quella alla molteplicità (alla varianza di possibili espressivi), che sta dunque in tensione dialettica con la rastremazione delle sequenze verbali nelle pagine aperte di fianco. Se la storia recente delle scritture sinestetiche è così condensata nel passaggio dalle unità minime del linguaggio, e perfino dalla infraverbalità, alle relazioni intermodali dei linguaggi socialmente plurali (linguaggi comunque trattati per scarto dalla norma e piegati ad un uso altro), pure questa storia appare fondata sopra una virtuosa concorrenza e soprauna altrettanto virtuosa circolarità dell'uno e del molteplice. Nel che soltanto è pensabile e trova definizione il lectorinfabula, consapevole e attivo, dell'opera aperta che è La voix et l'absence, questa e quella componente dell'ideologia del testo - come evocate nella diade del titolo - impegnate in un mutuo rapporto.

C'è un esprit de géometrienel montaggio di Giovanni Fontana (è questa una costante della sua opera); esso regola il prodursi degli elementi e il flusso della loro esponibilità semantica. Cosicché l'eseguibilità del testo (l'invito ad "interpretarlo" volto al lettore, il pre-testo consegnato come uno spartito al performer) si sostiene sopra una teatralità sui generis della composizione, che non manca di avere per presidio una chiarezza progettuale nettamente scandita e un rigore profilato come una persuasa lezione di stile.