SULLE ORIGINI DELLA VIOLENZA FASCISTA

E CIÒ CHE ACCADE OGGI

di Sergio Gentili

Il 16 ottobre, imponente manifestazione antifascista a Roma. Chiamati in piazza da Cgil, Cisl e Uil, i lavoratori e i democratici sono stati protagonisti di una grande e significativa giornata di lotta per la democrazia. Già nei giorni precedenti, in molte città italiane i lavoratori avevano presidiato le piazze e le sedi della Cgil.

Questa mobilitazione è stata una ferma risposta all'assalto fascista della sede nazionale della CGIL. Aggressione che non doveva accadere e che ha minacciato la democrazia e i diritti dei lavoratori.

L'organizzazione di chiara ispirazione fascista, Forza Nuova, è stata la protagonista dell'attacco alla democrazia, ai lavoratori e alla libertà di tutte/i.

Gli squadristi fascisti vanno puniti e FN va sciolta. Sono questi gli atti che le leggi italiane e il Parlamento impongono al governo.

La violenza fascista che abbiamo visto a Roma il 9 ottobre (devastazione della sede CGIL, scontri di piazza tra Piazza del Popolo, palazzo Chigi e via del Corso, distruzione del pronto soccorso del Policlinico Umberto 1°) è stata premeditata e guidata dai dirigenti di FN. Questi hanno abbandonato, in corteo, Piazza del Popolo, dove partecipavano insieme all'OMV alla manifestazione nazionale "no green pass", per avviarsi verso la sede nazionale della CGIL. Lungo il percorso, le forze dell'ordine non l'hanno fermati. Sono arrivati davanti alla CGIL, l'hanno assaltata e devastato l'atrio. La ministra dell'Interno Lamorgese ha dichiarato in Parlamento che c'è stata una sottovalutazione da parte di chi avrebbe dovuto predisporre i servizi di sicurezza. Giusto. Quindi, ci aspettiamo che chi non è stato in grado di predisporre i servizi adeguati, arrecando così un danno alla democrazia, venga rimosso dal proprio posto.

Nel suo intervento alla Camera, la Meloni ha esposto tesi menzognere e gravissime. Già prima aveva tentato di occultare la matrice fascista dello squadrismo dichiarando "la matrice non la conosco". La verità è che da quando è iniziata la pandemia, l'opposizione di FdI al governo Draghi ha teso a inglobare nella protesta culture antiscientifiche, negazioniste e fasciste. La verità è che FdI non vuole negare e recidere le sue radici fasciste. Meloni avrebbe avuto una grande occasione per farlo, ma non l'ha fatto. Non ha la forza e né la statura politica e morale di una vera democratica.

Le organizzazioni fasciste utilizzano la paura per i vaccini di minoranze antiscientifiche, che vanno rispettate e messe però nelle condizioni di non infettare, per alimentare disegni eversivi e per segnalare ai reazionari in giacca e cravatta che se occorre attaccare violentemente i lavoratori e i democratici, loro ci sono, come sempre.

Il movimento no green pass ha diverse anime, oltre ai fascisti ci bazzicano personaggi in cerca di notorietà, altri sono per la difesa della libertà d'infettare e danneggiare la vita di tutti, ci sono piccoli gruppi di lavoratori, sette antiscientifiche, fino al chiacchierato monsignor Carlo Maria Viganò, acerrimo oppositore di papa Francesco, che ha salutato la manifestazione del 9 ottobre come positiva "opposizione di una tirannide globale".

Hanno fatto bene quei portuali di Trieste no green pass a prendere le distanze dai fascisti, ma il virus non ha preso le distanze da Trieste.

La sconfitta culturale e politica di chi voleva strumentalizzare le paure dei cittadini è arrivata dallo tsunami di milioni di persone che hanno scelto liberamente di vaccinarsi e ora hanno il green pass: riconosciuto come strumento di garanzia per la salute e la libertà per tutte e tutti.

Pertanto, non si spiega perché gli organi d'informazione continuino a dare molto spazio a questa piccolissima minoranza che vuole impressionare ed esasperare.

Eppure ci sarebbe da informare i cittadini di cose serissime: estendere la vaccinazione in Africa e in molti altri paesi, anche per bloccare la germinazione delle varianti; liberare i brevetti dall'oligopolio dei big pharma e ridurre i costi per le nazioni; quali regole internazionali per estendere il più possibile la produzione dei vaccini e socializzare la ricerca. Per i mass media queste questioni hanno poca rilevanza.

Ma l'assalto alla sede nazionale della CGIL segnala anche l'esistenza di organizzazioni fasciste pronte alla violenza contro i sindacati e i partiti progressisti.

Ciò è tanto più pericoloso in quanto si sta entrando nella fase del confronto politico e sociale sulle politiche per uscire dalla pesantissima crisi economico-pandemica.

Che lo squadrismo e la violenza sono intimamente collegati alla vicenda politica e sociale, purtroppo, il popolo italiano lo ha imparato a sue spese col fascismo.

Lo squadrismo di Mussolini fu alimentato e utilizzato dalle forze reazionarie negli anni 1920-1922 e anche dopo. È stata la risposta violenta e omicida delle classi dominanti alla crisi dello Stato monarchico-liberale e all'avanzare, con il voto, delle forze operaie e popolari dei socialisti e dei cattolici. Hanno organizzato e scatenato la piccola borghesia nazionalista colpita dalla guerra contro i lavoratori. Appare evidente che FN pensa di utilizzare la paura e le sette antiscientifiche contro la democrazia e i lavoratori.

Negli anni venti, la saldatura tra piccola borghesia (il consenso) e i potenti gruppi industriali e terrieri (soldi, mezzi d'informazione, coperture politiche e quadri dirigenti) hanno creato il fascismo.

Sono state assaltate e distrutte le leghe contadine, le case del popolo, i sindacati, le associazioni mutualistiche, le amministrazioni comunali, le sedi politiche, i giornali. L'attacco fascista è iniziato dalle campagne della Val Padana, dell'Emilia Romagna, della Toscana, dell'Umbria e della Puglia, poi si è esteso alle città industriali e in tante altre parti d'Italia. Hanno terrorizzato e ucciso.

La loro violenza antisocialista è stata al servizio degli agrari e dei gruppi industriali, sono stati protetti dal re, dai reazionari e dallo stesso Giolitti che li ha accolti nelle liste elettorali dei "blocchi nazionali" e ne fece eleggere 35 in Parlamento (elezioni politiche, 1921).

Balbo, Farinacci, Grandi, Perrone Compagni e Caradonna furono i capi dello squadrismo agrario, l'ala più violenta e più intransigente. Italo Balbo era regolarmente stipendiato dagli agrari.

Si stima che nel primo semestre del 1921, le azioni distruttive e violente furono 726, contro: 17 giornali e tipografie, 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 società mutue, 141 sezioni socialiste e comuniste, 100 circoli di cultura, 10 biblioteche popolari e teatri, 28 sindacati operai, 53 circoli operai ricreativi, una università popolare.

Una vera devastazione.

Si è parlato di guerra civile, ma solo i fascisti l'hanno combattuta perché pienamente protetti dalle forze dell'ordine, dai prefetti e dalle questure.

Le strutture democratiche operaie e contadine, costruite in lunghi decenni, furono distrutte; sindacalisti, socialisti, comunisti, democratici e giornalisti furono aggrediti, picchiati e assassinati. Ai cattolici impegnati nel sociale fu riservato lo stesso barbarico trattamento.

Il 21 novembre 1920, c'è l'aggressione omicida al Palazzo D'Accursio di Bologna. La folla è radunata davanti al palazzo per festeggiare la vittoria del neosindaco socialista, l'operaio ferroviere Enio Gnudi. Nella folla ci sono anche gruppi di fascisti. Mentre il sindaco parla dal balcone, vengono sparati dei colpi tra la folla e rimangono uccisi 9 socialisti e un mutilato di guerra dell'opposizione. Il governo invece di colpire i fascisti scioglie il comune socialista.

Ma chi sono gli squadristi? Erano reduci, sbandati di guerra, piccola borghesia urbana e delle campagne colpita dalla crisi, delinquenza comune; parlano di rivoluzione e sono contro i socialisti e per la repubblica, sono nazionalisti, anticlericali e razzisti.

La vera innovazione portata dal fascismo alla "politica" è l'organizzazione scientifica della violenza e dell'omicidio nei confronti degli avversari politici che devono essere annientati a suon di bastonate, olio di ricino e pallottole.

Stessa sorte verrà poi riservata a gran parte dei loro alleati.

Oggi, la richiesta di sciogliere le formazioni fasciste avanzata dal Parlamento ha anche lo scopo di schierare lo Stato senza alcun margine di ambiguità.

Cent'anni fa, la violenza fascista fu protetta e aiutata dal re e dai governi.

E, al dunque, quando si trattò di difendere la democrazia liberale, i liberali tradirono, tra i pochi ad opporsi fu Giovanni Amendola. I popolari di don Sturzo e di De Gasperi chinarono la testa al Vaticano e poi si dissolsero politicamente: entrarono nel governo di Mussolini. Dopo il delitto del socialista Giacomo Matteotti (10 giugno,1924), demoliberali, popolari, socialisti e comunisti iniziarono una sacrosanta protesta politica e morale abbandonando l'aula parlamentare con la "secessione dell'Aventino". Tuttavia, quando i comunisti con Gramsci proposero di coinvolgere nella lotta antifascista le masse popolari e il paese intero quelli, irresponsabilmente, rifiutarono: riponevano la loro fiducia in un intervento antifascista del re che, ovviamente, non ci fu.

I liberali e Benedetto Croce votarono addirittura la fiducia a Mussolini dopo l'assassinio di Matteotti.

È Togliatti che ricorda alla Costituente (11 marzo, 1947) le gravi responsabilità della vecchia classe dirigente liberale:

Colleghi, io sento rispetto, e anche più che rispetto, per gli uomini che siedono in quest'aula e che appartengono ai gruppi che furono parte integrante di questa vecchia classe dirigente ... Sono sempre disposto ad ascoltare i loro consigli: però non posso non sentire e non affermare che anche questi uomini portano una parte della responsabilità per la catastrofe che si è abbattuta sul popolo italiano. Perché voi avevate occhi e non avete visto. Quando si incendiavano le Camere del lavoro, quando si distruggevano le nostre organizzazioni, quando si spianavano al suolo le cooperative cattoliche, quando si assaltavano i municipi con le armi, o si faceva una folle predicazione nazionalistica, non dico che voi foste complici diretti, ma senza dubbio eravate in grado di dire quelle parole che avrebbero potuto dare una unità a tutto il popolo, animandolo a una resistenza efficace contro quella ondata di barbarie ... È per arrestare la marcia in avanti della nuova classe dirigente, uscita dalle classi lavoratrici, che voi avete lasciato che il fascismo compisse la sua criminale opera di distruzione dei beni più preziosi della nazione".

Nei cattolici, fermamente indirizzati dal Vaticano, prevalse sempre l'antisocialismo che l'antifascismo.

I limiti dell'epoca che pesarono negativamente furono sia la fratricida divisione tra comunisti e socialisti, sia la collocazione politica e culturale voluta dal Vaticano dei cattolici come barriera al movimento socialista.

Anche la sottovalutazione a sinistra del fascismo è stata gravissima:

i riformisti erano convinti che il fenomeno fascista non fosse nulla di particolare rispetto alle solite repressioni dello Stato e che sarebbe stato riassorbito dalla stessa borghesia e che occorreva solo attendere; i massimalisti pensavano che il fascismo era la testimonianza di un'evidente crisi della moribonda borghesia; i comunisti credevano che la violenza fosse funzionale al disegno della borghesia di "costringere" i socialisti a realizzare un accordo politico tra demo-liberali e riformisti al fine di combattere il movimento operaio rivoluzionario.

Proprio la divisione delle forze democratiche e la sottovalutazione della violenza fascista sono le cause di una insufficiente lotta antifascista.

Ma a differenza di allora, oggi la classe operaia e le forze democratiche sanno imparato tre cose fondamentali: a) che c'è un limite alla contesa politica tra avversari che non si può superare ed è rappresentato dal rispetto, sempre, dei principi e delle regole democratiche, b) che l'unità è fondamentale per il mantenimento e il rinnovamento della democrazia, c) che i lavoratori devono essere consapevoli della loro forza e del loro ruolo unitario contro i rigurgiti fascisti.

Oggi, quando in Parlamento Forza Italia, la Lega e Fratelli d'Italia, invece di unirsi a tutti i democratici per condannare esplicitamente le organizzazioni e lo squadrismo fascista, dividono e prendono le distanze, allora tutti i democratici debbono preoccuparsi, prendere iniziative unitarie ed organizzare una immediata controffensiva culturale, politica e sociale. E di vigilanza.