GLI INCONSTANTI

di Marco Palladini

"Hai presente quelli che urlavano con gli occhi fuori dalle orbite: meglio morti che rossi?". No, non ce li ha molto presenti i fasciolivorosi e incarogniti. Rossi poi gli evoca i nomi di popolari campioni sportivi o musicali: Valentino, Paolo e Vasco-Blasco... idoli amati da vaste maggioranze, ma anche pervicacemente odiati da settarie minoranze.

APD-65, del resto, non disdegna il giacobinismo spesso efferato e caratteriale di tanti francesi: quelli che ghigliottinavano monarchi e aristocratici in serie, ostentando un'assolutezza politica dura, imperiosa e tranchant, altrettanto cattiva e spietata dell'assolutismo che volevano debellare. Ma così si fa anche una rivoluzione borghese: non rispettando nulla e nessuno. Perciò i transalpini non transigono; erano così pure i loro 'rossi', quelli del Pcf di Marchais, che gli sembravano rigidi e dogmatici fino all'ottusità. E pure i Gilets Jaunes che sono andati avanti con una ostinazione conflittuale tremenda: barricadieri a ogni costo, incendiari, casseurs incanagliti, estremisti naturali, irriducibili ad ogni compromesso sia a destra che a sinistra.

Y-12 obietta che una confutazione dopo l'altra e la società prima o poi finisce per collassare, ma questo non pare preoccupare il suo interlocutore, che nelle sue grandi canzoni alle spalle dell'avvenire spropositava "... inesorabile poi si approssima la fine... il termine dei giochi ha un picco di sublime... l'affezione terminale non offre più alcuna dilazione...".

APD-65 ghigna rammentando che da bambino, allievo calciatore, sognava la Champions, poi da adolescente si mise ad ascoltare gli Skorpions e non ebbe più alcun dubbio su che cosa scegliere.

"Vedi, la parola cantata è una parola suadente, una parola che persuade e persuadendo domina, è una forma di potere, forse la più grande... la parola persuasiva della rockstar è una parola che se-duce, che trasporta con sé le folle plaudenti, le porta a credere e a fare qualche cosa che neppure vorrebbero credere o fare... la parola delle mie canzoni è al di là di verità o menzogna, è l'immediatezza del suono musicale-verbale usato come un'arma di distrazione di massa che, se fossi un malvagio, potrei facilmente volgere in un'arma di distruzione... l'incantamento della musica rock combina assieme il rito e la pubblicità martellante, un certo spirito del mistico con l'ossessiva propaganda che oggi si implementa via social... io lo so che noi siamo gli agenti neppure occulti di un perfetto regime di 'disinformatia'... li portiamo a vivere in una bolla acustica collettiva improntata a valori di libertà e amore e pace che più si diffondono nella molteplicità degli apparati onnimediatici e più opacizzano e obnubilano la coscienza del vero, di ciò che realmente accade nelle trame mefitiche di governance del mondo... insomma, noi rockstar siamo delle merde, proprio perciò ben pagate".

Y-12 non arretra di fronte a questa confessione di micidiale nichilismo e gli ribatte irridente: ucci-ucci ma in queste tue superciniche odi non sento l'odore barbaro del Carducci? E rimembra la frase che ha ascoltato in un vecchio film: capisci che cos'è la guerra quando vedi la gente accoltellarsi per un tozzo di pane. Il rock dissimula questa mischia selvaggia di fratelli coltelli.

Attorno a loro, assisi ad un tavolino del Caffè di Sant'Honoré a inciafrugliare liquori e cocktail belli tosti, ronzano i ragazzacci fulminanti sulle nippomoto, pronti per andare a solcare la notte, facendosi una sveltina e non mancando poi di depredare le mignotte, tanto per rimarcare il possesso del territorio.

APD-65 sorseggia un gin and vodka e riprende: "Sai, mi sono messo a studiare un po' l'Islam perché mi ha interessato scoprire che la presentificazione di Allah avviene nella scrittura... dunque se la scrittura è dio, nell'Islam, religione severamente iconoclasta, l'unica sua immagine possibile è nella calligrafia, perciò l'arte calligrafica è la sola arte sacra, e il calligrafo è l'unico deputato, col suo gesto scritturale, ad incarnare il divino... ti pare poco? ...".

Y-12 lo guarda in tralice, anche un poco meravigliato, e tace. Riflette che se pure un rockstar, certo stramba, si balocca col divino dei musulmani, non siamo messi bene: siamo assediati, accerchiati dal nulla sistemico, senza neppure una piccola idea su come venirne fuori, su come rompere questo soffocante annichilente accerchiamento. Perciò ritornare alla religione può sembrare l'unica strada possibile, anche per chi fino a ieri ha fatto strame di valori spirituali. Così gli dice: "A volte immagino gli dèi che ci guardano ed urlano: fino a quando, o uomini, servi dei dèmoni, abuserete della nostra pazienza? Li suppongo, infatti, impazienti di schiacciarci, di farci pagare il fio delle nostre colpe, pure quelle che non abbiamo, e di mandarci tutti nell'oltremondo, che poi sarebbe, in effetti, il loro mondo...".

"Ma forse se scivolassimo in quel buco di culo del loro oltremondo, scopriremmo anche lì un pieno di connessioni mafiose e ci domanderemmo: ma come siamo finiti in questo kazzo di niente? ... E magari continueremmo con le bischerate assieme alle mascherate, e ad inseguire tutto un intrico e un intrigo di ragioni capaci di alimentare un convoglio di turisti per caso e per sbaglio, con dei convolvoli in mano offerti a fanciulle dall'epidermide lattea e che non sorridono mai... per quanto mi riguarda, me ne vado allora, volentieri, a far danni da un'altra parte... magari in un sottomondo... a me piacciono le nekropolis... per esempio, sei mai stato a visitare il cimitero delle Fontanelle a Napoli? Con quelle schiere di migliaia di teschi delle 'anime pezzentelle'... il culto dei morti a Partenope è straordinario... è la celebrazione dell'interfaccia tra il mondo ctonio delle animelle abbandonate e anonime e il mondo di sopra che ne tiene accesa la fiammella della memoria...".

È impossibile, peraltro, non osservare, rimugina Y-12, che se a Neapolis rifulgono i mortivivi, lì accomodati ai tavolini del Sant'Honoré ci sono decine di vivimorti: individui, uomini e donne, tutti invariabilmente soggetti allo schiavismo digitale-connettivo: nessuno parla o dialoga, tutti fissano cupi e vitrei i display dei telefonini, facendo scorrere freneticamente il touch-screen. Il mondo virtuale è diventato un lavoro h. 24 in cui il super-autosfruttamento governato dalle app è l'ultimo e unico orizzonte di felicità possibile della zombitudine umana.

APD-65 commenta: "Ho sempre nutrito molti sospetti sulla felicità... credo di non avere mai voluto essere realmente felice... insomma, non mi piace e guardando questi beoti semivivi accanto a noi, mi piace ancora meno... Certo, lo so che non sono tempi propizi per poeti rock cogitabondi e dubitevoli come il sottoscritto...".

Y-12 approfitta di una lunga pausa della conversazione per tirare fuori il suo telefonino, in cui ha selezionato un frammento dal film I mostri di Dino Risi. È precisamente, messo compulsivamente a loop, il frammento in cui si vede Mario Brega che entra in una palestra di boxe dove staziona Ugo Tognazzi. E la breve interlocuzione tra i due è di questo tenore: "Ahò, quer ceccanese è 'na frana, è più sverto er sacco de lui". "Ma no, che stai a di'? C'ha 'na castagna". "Siiii, lessa!". Ogni volta che lo rivede Y-12 si scompiscia dalle risate, forse neppure lui comprende sino in fondo perché. O forse sì, perché ha avuto un padre frequentatore di palestre di boxe e che era una frana pure lui.

Il cantante lo guarda con indifferenza, poi riprende, quasi come stesse facendo un monologo: "Capisci? No, non puoi capire perché sei un giornalista, superficiale come tutti i tuoi colleghi... Comunque, serve uno sguardo altro su se stessi, un vedersi da fuori, distaccati e intimi al contempo... chi soffre di schisi strisciante, di insania mentale in pectore come il sottoscritto, tende a estrofletterla in un disco o su un palco e così terremotare le vite altrui... è un moto e un modo, se vuoi, di condivisione, ovvero di mal (psichico) comune, ma forse senza un mezzo gaudio collettivo...".

Il giornalista cambia discorso: "Come ti stavo dicendo l'altro giorno al telefono, la storia è principiata con il ritrovamento casuale in una zona di campagna abbandonata di quattro valigioni che contenevano i resti tagliati a pezzi e pressoché saponificati di due persone, un uomo e una donna, dell'età presumibile tra i quaranta e cinquant'anni... C'è un fitto mistero sull'identità dei due cadaveri smembrati, perché non risultano denunce o segnalazioni di soggetti scomparsi compatibili o riconducibili a questi corpi ritrovati... Ho un amico che è un investigatore privato che si è detto disponibile ad entrare in gioco, purché il giornale lo paghi. La sua idea è che potrebbero essere stati uccisi in un altro paese e poi portati qui, ma al direttore non sembra molto plausibile e non vuole finanziare una ricerca farlocca... Il mistero rimane... ti interessa il mistery crime? No, perché ho pensato che al riguardo potresti scrivere una canzone, una cosa tipo le Murder Ballads di Nick Cave".

"Ecco, appunto, è una cosa che è già stata fatta... Nein, danke... piuttosto, il mio miglior disco credo che sia stato Gli incostanti, di dieci anni fa, un concept album di una dozzina di pezzi che ritraevano altrettante figure di persone la cui vita era stata un alto e basso continuo, grandi potenzialità, alcuni picchi, poi clamorosi fallimenti, molte promesse, poi regolarmente disattese... in fondo, era un autoritratto quel disco, pur cantando di altri, parlavo di me stesso, di quanto sia stato incostante nella mia carriera, alcuni successi, ma pure un sacco di flop... sempre proteso a rincorrere gli stratagemmi per uscire dalle trappole dei sensi e dei pensieri unici... tante canzoni sono nate dalle smargiassate che infilavo nel mio quotidiano diario del delirio, dove provavo a scardinare le porte della consuetudine... ma oggi mi chiedo: ciò che è facile a pensarsi, pure nel rock, non è spesso una completa pazzia?".

"Me lo ricordo bene quel disco... Penso io pure di essere un incostante nei miei tanti articoletti che vorrebbero raggiungere non i 'pochi felici', ma i tanti liberi dal bisogno... siamo nel post-post tramonto dell'abominevole secolo delle guerre globali e nel primo quarto del XXI secolo che è un impasto di technofuturo e di neo-barbarico tremendo e, mi sembra, che non abbiamo prospettive... speranza è una parola impronunciabile, un lemma arcaico graffito sulle pareti di una caverna... così ci viviamo la nostra incostanza senza speranza...".

APD-65 si rolla una sigaretta, l'accende e aspira profondamente: "Siamo stati invasi appunto dagli zombi tecnologizzati e, come in un vecchio film, il loro ipotetico sterminio è riguardato con imbarazzo, da taluni con fastidio... gli zombi in fondo piacciono: cadaveri storici disseppelliti e riuccisi ancora una volta, anzi più e più volte: è una tattica speranzosa o disastrosa?... Io dico che occorre uscire dalla propria 'comfort zone' e assumere il declino come un predicato del nostro essere in radice sbagliati. L'ho scritto ironicamente in una mia canzone: guardatevi attorno e non vi potete sbagliare! ... Qui più cresce la pressione antropica e più aumenta la depressione animale, sia delle bestie domestiche sia di quelle selvatiche".

Anche Y-12, dopo una sorsata di cognac, prende a fumare: "Una settimana fa mi affaccio alle otto del mattino alla mia finestra sul cortile interno e nel riquadro della finestra dirimpetto, un piano più sotto, si staglia una figura longilinea con i lunghi capelli neri e sul volto una maschera bianca che gli deforma i lineamenti. Sulle prime credo di avere di fronte una donna con un ghigno malevolente, poi la figura si sfila la maschera e comprendo, invece, che è un uomo con un viso ossuto e affilato e due baffetti diritti che lo fanno assomigliare alla facies di Guy Fawkes, quello di V per Vendetta. Alle sue spalle si vede gente vestita chic che balla. Alle otto del mattino prosegue una festa infinita, verosimilmente iniziata la sera prima. La cosa strana è che non sento la musica. Poi penso che oggi, a quarant'anni suonati, non avrei più le energie per partecipare a simili maratone festaiole. In verità, rifletto, non ce l'avevo neppure a vent'anni questa forza e la voglia di scatenarmi in orge discotecare o danzerecce interminabili. Intanto, il tizio dirimpettaio continua a fissarmi dal basso verso l'alto con uno sguardo ostile, pressoché di sfida. Lo fisso anche io per fargli capire che non lo temo, quindi gli faccio un vago segno da saluto scocciato e me ne vado a fare colazione. Il breakfast è sacro, almeno in quello non sono incostante".

"Quando salgo sul palco e prendo a cantare, in un certo senso rientro, mi rintroietto in me. E mi piace che le fan, come tante trojette danzerine, prendano a sculettare e a muovere le gambe. È questo il potere speciale di far sentire il suono del tuono come una prolessi acustica della fine in cui sfinirsi ballando e sballando... c'è vera pulchritudine nel farsi funambolico di un divenire deviante, ma non per questo meno divertente... Conoscevo un dipintore che ritraeva mattinate gremite di tizi che facevano varie mattane. Oppure dipingeva quadri coloratissimi in cui pullulavano gruppi di puttane dedite, nelle vie traverse, al vizio sodomitico. Con lui si chiacchierava persino delle trame sventate di un filmetto su una bambola assassina che mi risultava, invero, molto simpatica...".

"Se non erro siamo diventati amici quando ti sei incazzato per un pezzo in cui scrivevo di una rockstar controvoglia che mi sembrava che non aderisse più alla sua maschera... una rockstar disanimata che si costringeva a recitare la sua parte, appunto, sempre più svogliatamente, con un menefreghismo indolente e pure assai stonato... uno che sembrava la controfigura di se stesso e che stava sul palco con le mani in tasca e una faccia disgustata e indisponente che pareva dire: bravi, bravi coglioni, urlate e applauditemi che io, come direbbe Frank Zappa, ci sono dentro soltanto per intascare un po' di milioni...".

APD-65 continua a bere un Margarita con doppia tequila: "Sì, ho attraversato anche io un periodaccio depressivo, di demotivazione totale... capita... ma noi siamo amici? Sinceramente non lo so, sì ci frequentiamo, ma una rockstar stagionata e un giornalistucolo irritante, come sei spesso tu, non possono essere veramente amici... forse ci attiriamo l'un l'altro perché siamo radicalmente diversi...".

"Rammento, infatti, la tua faccia sbigottita quando presi a raccontare una mia fantasia narrativa: se in un viaggio d'estate un lettore incominciasse a prendere appunti su di un libro devotamente sfogliato, epperò per lui incomprensibile, da dove partirebbe? Probabilmente dalla vicenda dettagliatamente riferita della pratica del 'sottomarino', che poi sarebbe una specifica tortura a cui viene sottoposto il deuteragonista del libro da un manipolo di aguzzini senza volto. Tortura che consiste nell'immergere la testa della vittima di turno in una pozza di acqua, orina ed escrementi e nel tenerla affondata sino a farla riemergere un secondo prima che gli possano scoppiare i polmoni. Tortura da ripetere due, tre, quattro, cinque, anche nove volte sino a che il torturato sviene e si decide di dargli il tempo di riprendersi per poi ricominciare a fargli fare, appunto, il 'sottomarino'. Immagina di continuare con questo andazzo per una settimana e il torturato non può evitare, naturalmente, di impazzire ed arrivare a confessare di tutto, ad accusarsi dei più nefandi crimini, delle colpe immaginarie più spaventose pur di farla finita".

"Sì, rammento questo tuo macabro fantasticare e rammento pure che ti chiesi: ma perché questo libro sarebbe incomprensibile? In verità, è comprensibilissimo, persino ovvio e banale nel suo raccontare l'orrore di trucide canaglie che di mestiere torturano e uccidono e ci aggiungono pure il vilipendio di cadavere. Basta pensare a quel povero studente in Egitto...".

"Certo, è fattualmente comprensibile, ma moralmente incomprensibile, perché nel libro, come nella realtà gli assassini se la cavano brillantemente e io non ce la faccio a continuare a scrivere nei miei articoli storielle che si appellano al senso di giustizia. Non c'è alcuna giustizia, soltanto l'impunità di chi agisce per conto e all'ombra del potere... lo so che cosa mi hai obiettato: e lo scopri adesso che la realtà è oscena? No, non lo scopro adesso, ma io sono quel fesso che non riesce ad accettare questa oscenità criminogena".

La rockstar salda il conto e si alza in piedi. Sono passate le due. Comunica a Y-12: "Ho voglia di camminare un po'... un tempo a quest'ora mi dirigevo invariabilmente verso qualche locale o discoteca... Una sera, ero alquanto brillo, non ne potevo più di un fottuto dee-jay che mi rompeva le palle, mi gettai contro di lui e gli spaccai il labbro con un cazzotto, ci divisero, mentre lui proseguiva ad urlare: sei un figlio di puttana! Un maledetto figlio di puttana!".

Il giornalista ride: "è in un certo senso quello che pensava di sé il famoso semiologo Umberto Eco. Aveva, infatti, scoperto che l'origine etimologica del suo insolito cognome era in pratica un acronimo: ex cœlis oblatus. Ovvero, donato dal cielo, appellativo che si dava ai trovatelli, ossia ai figli di qualche puttana abbandonati all'entrata di un ospedale o nell'androne di un palazzo, dietro un portone. Non tutti i filosofi hanno una nobile prosapia".

APD-65 appare malfermo sulle gambe, barcolla, ha bevuto troppo, ma vuole continuare a passeggiare. E a parlare: "L'alcool è un amico, mi ha aiutato a vivere al limite della sregolatezza di sensi e cervello... pure mio padre, che era un mezzo schizzato, volle ubriacarsi prima di un intervento di chirurgia endoscopica per rimuovere adenomi prostatici piuttosto voluminosi, intervento eseguito senza anestesia generale e quindi pompando una tensione corporea e mentale che lui allentava annegandola nel whisky...".

"Ma tu non sei da meno, mi ti ricordo impasticcato di Xanax prima di un concerto, così che eri in camerino mezzo assopito, rintronato e il tuo batterista ti rimediò un paio di strisce di coca che pippasti prima di salire sul palco, col risultato che alla fine di ogni canzone ti voltavi e ti vomitavi sui piedi... che spettacolo! Davvero disgustoso".

"Grazie per rammentarmi sempre al mio peggio... che vuoi fare, io sono come gli psicogatti che non di rado fanno i matti e pisciano fuori della lettiera... e per stare ai folli del nostro mondo rock, a proposito di Keith Moon o Syd Vicious o Jim Morrison non mi viene in mente niente... nel senso che il loro dionisismo derelitto e suicida è così autoevidente che le chiacchiere di voi pennivendoli non possono aggiungere nulla...".

Y-12 prova a rimediare: "Comunque, quella rockstar svogliata e indisponente aveva, nonostante tutto, nonostante le stonature, una vibra di passione musicale, di potenza creativa ineguagliabile... per quanto si sforzasse di maltrattare e buttare via i suoi pezzi, quelle canzoni in ogni caso arrivavano, toccavano lo stomaco e la testa del pubblico... la musica quando ha la grazia in sé feconda tutte le situazioni in cui si caccia, in cui si fa ascoltare... ecco quella stronza di rockstar era un fecondatore a sua insaputa".

APD-65 sorride, ha apprezzato quella laudatio del giornalista: "Ti sei salvato in corner, imbrattacarte... mi hai fatto pensare che io vedo il mondo come un catalogo sconfinato di immagini che come artista devo cercare di fecondare, spero non banalmente...". Si arresta di colpo e grida come un ossesso. Il suo urlo squarcia la notte. Y-12 lo guarda con gli occhi sbarrati.

"Non ti preoccupare, sì sono un po' brillo, ma è che mi piace ogni tanto tirare fuori la voce, dare fiato alle viscere, è terapeutico sai? ... Prova anche tu... Una volta, era un'estate di molto tempo fa, e c'era una cappa di afa che faceva trasudare vergognosamente i corpi di noi ragazzi che ci esercitavamo al tirassegno con le freccette nel giardino di una villa, i muscoli si indurivano quasi come blocchi di cemento e faticavo a muovermi, presi a gridare più forte che potevo e quasi miracolosamente mi sbloccai, i muscoli si sciolsero, zampillavo sudore, ma mi sentivo bene... sono diventato, credo, un cantante anche per rinnovare questa sensazione, è quasi una pratica sciamanica...".

"A proposito di sciamani, mi viene invece in mente Alighiero shaman & Boetti showman, l'artista che si scisse in due, come un bidividuo creativo che scantonava da se medesimo e inviava cartoline di mail-art da un indirizzo all'altro della sua doppia personalità... una doppiezza con destrezza la sua, non immune dall'incostanza".

APD-65 adocchia una panchina in un misero parchetto e si dirige lì per riposarsi un poco. Frattanto si aggira una macchina della polizia con i fari abbaglianti spianati, come stesse in perlustrazione. Y-12 immagina che qualcuno, avendo sentito l'urlo della rockstar, abbia telefonato alla madama. I pulotti comunque passano e stranamente non si fermano. Hanno l'aria scocciata.

Il cantante sbracato sulla panca tace. Poi si rianima anche se mostra un'espressione depressa: "Sai, sono dentro un periodo di siccità musicale, non sto combinando un tubo. Quanto più sono copiosi i nuovi suoni che sento attorno a me, che rimbalzano da una radio ad un sito internet, e meno mi viene l'estro di scrivere altri pezzi... Mi sembra di campare di rendita... forse sono finito e non voglio ammetterlo... mi lascio attraversare dalle storie degli altri: c'è mio fratello che è impelagato tutto il giorno con i figlietti, una bambina di nove anni e il fratellino di sei, perché la consorte lo ha mollato e ora passa il tempo a scopare con altri uomini e non ha tempo di badare alla prole... gli ho detto: sì, d'accordo, Caterina è una merdosa, ma è anche il prodotto dell'attuale processo di riequilibrio tra i generi, in fondo fa quello che hanno sempre fatto i maschi, è difficile biasimarla... Mi ha poi telefonato la mia, di ex-moglie, per riferirmi che il suo nuovo compagno passa da una disavventura all'altra: tre mesi or sono si è dovuto operare per un tumore ai polmoni, e quando una settimana fa è andato a fare una visita di controllo, uscendo dall'ospedale, tutto euforico per il referto positivo, ha attraversato la strada con la testa tra le nuvole, così che un motociclista lo ha investito di brutto. Risultato: frattura al femore sinistro e rottura dell'avambraccio destro. Subito ricoverato e nuovamente sotto i ferri. Adesso lo hanno dimesso tutto ingessato, con lei che deve imboccarlo e pulirgli il culo. È esasperata, non ne può più, mi ha detto. Io mi sono messo a sghignazzare di gusto, mi pareva una commedia slapstick tra Stanlio & Ollio e Ridolini... eh sì, la vita è una cazzata, ora dolorosa, ora buffonesca...".

Y-12 si accende l'ultima paglia e getta il pacchetto vuoto delle Chesterfield nel cestino: "Cazzata per cazzata, a me piacciono i gialli perché ti danno l'illusione che alla fine una soluzione ci sia, che sui crimini di cui è gremita la vita si faccia luce, come diceva Sciascia... Da ragazzo non pensavo di fare il giornalistucolo, come mi chiami tu, volevo scrivere dei gialli, ma purtroppo me ne mancava il talento... da adolescente ne scrissi uno in cui l'investigatore era un tipo ganzo e sveglio che indagava su un omicida seriale... una storia lambiccata dove a un certo punto si capiva che il pluriomicida era lo stesso detective impegnato a prefabbricare delle prove di colpevolezza da addossare a un innocente, un immigrato albanese che finiva sulla sedia elettrica... a quel punto il poliziotto dopo l'esecuzione veniva ritrovato bruciato vivo nella sua auto abbandonata su un vialone di periferia... sul cruscotto aveva lasciato una lettera in cui raccontava per filo e per segno come erano andate le cose, sottolineando la fallacia dei meccanismi della giustizia e come sia facile manipolarli per chi conosce bene le loro tecnicalità... ma non è finita: perché un collega dell'investigatore fa esaminare il Dna del corpo carbonizzato e scopre che il cadavere non è il suo... la postrema beffa del detective volatilizzatosi chissà dove... insomma, lo scrissi a diciassette anni con ingenuo ardore, ma era un pasticciaccio e non l'ho mai pubblicato...".

APD-65 fa mostra di alzarsi, ma poi si risiede: "Hai fatto male, non era così terribile, ma ti capisco... pure io anni fa ho scritto un brano su un tizio che uccideva a ripetizione per tedium vitæ, per un gioco perverso o soltanto per capire l'effetto che fa...".

"Questa canzone non me la ricordo".

"Non puoi ricordarla perché l'ho incisa nel mio studio casalingo, ma non ero convinto e, così, non l'ho mai pubblicata...".

Tra molte pause i due vanno avanti a strascinare la conversazione sino a quando prende ad albeggiare. Allora si alzano e si salutano prima di dividersi. Fatti tre passi APD-65 però si ferma e si volta: "Sai qual è il giallo perfetto? Quello dove non c'è alcuna soluzione... dove il delitto rimane inesplicato... come è la vita che non si risolve mai, che non si riesce mai a spiegare, che ci rigetta a capofitto ogni volta nel buio, che, per parafrasare il Blasco, è un tutto disequilibrio sopra la follia... perché la vita è incostante come siamo noi... Vabbeh, me ne vado a dormire, buon tutto ...".

Y-12 non può evitare di avere una fuggevole, sgradevole impressione. Gli sembra di avere còlto un sorriso indecifrabile, come un'ombra di morte sfiorare il viso del cantante. Lo fulmina la domanda: mica sarà l'ultima volta che l'ho visto? Si dirige, quindi, verso casa ruminando molesti pensieri sul dopo, su quale potrebbe essere il migliore incipit di un eventuale coccodrillo.