CRONACHE DEL TEMPO DELLA PANDEMIA

DALLA PADELLA ALLA BRACE

Cadere dalla padella sulla brace:

passare da Salvini alla Meloni

di Aldo Pirone

Giorgia Meloni non ha saputo rinunciare alle balle di una propaganda becera manco in questi giorni di festa. E per l'ennesima volta ha mostrato urbi et orbi le sue antropologiche caratteristiche di ridicola bugiarda che le derivano dai suoi maggiori antenati fascisti: ante e post marcia. Alla vigilia di Natale dice a "la Repubblica" che "Da gennaio a oggi sono stati spesi 108 miliardi per la crisi, altri 38 stanziati in manovra. Questi soldi hanno prodotto risultati significativi? Qualcuno ricorda come sono stati spesi? No. Dilapidati nel tentativo di accontentare partiti e correnti della maggioranza". Alla faccia di tutti quegli italiani, diversi milioni, che hanno ricevuto aiuti non certo per scialare ma almeno per mantenersi a galla: disoccupati, lavoratori dipendenti e autonomi, famiglie e imprese. L'ultimo sforzo è stato fatto per il vasto mondo degli esercenti e partite Iva cui sono andati sussidi, o "ristori", che questa volta non hanno sollevato eccessive obiezioni da lor signori e dai loro vari portavoce nei giornali e nelle Tv. Per costoro, infatti, è sempre questione di classe, anzi di colletti, i beneficiari in questo caso lo hanno bianco e non blu.

Non contenta di questa panzana, invece di stare in pace con se stessa almeno in questo periodo natalizio, la leader neofascista si è affrettata a scrivere un saluto ai partiti sovranisti membri dell'Ecr party di cui è stata recentemente eletta Presidente per sparlare dell'Europa. "l'Unione Europea - dice - non è stata all'altezza delle aspettative. Le persone in tutto il continente hanno lottato, ma l'UE ha fatto poco".

Cioè, secondo questa insigne "statista", i 750 miliardi di aiuti economici del Recovery plan di cui (209) è beneficiaria soprattutto l'Italia, gli altri 1.074 del Bilancio europeo, i 1.250 mld della Bce per l'acquisto dei titoli, i 200 della Banca d'investimento europea, i 100 del Sure (27 per noi di cui 10 già presi per cassa integrazione e bonus lavoratori autonomi) e i 240 del Mes sanitario, in tutto 3.614 mld, sarebbero poco. Certo, se era per lei l'Italia doveva andare a chiedere a Trump i prestiti speciali (che non si potevano avere) del Fondo monetario internazionale oppure emanare i cosiddetti "buoni patriottici" in ricordo dell'autarchia dei suoi antenati in camicia nera che somministrarono agli italiani il "cuoital", la "vegetina", il "lanital", il "condit", il "Mokasan" ecc. per far fronte - con una certa comicità visto i risultati pratici di quelle merci - alle "inique sanzioni" che c'eravamo guadagnati andando ad aggredire l'Etiopia. Quindi si lamenta con i propri camerati europei del "più potente e violento attacco (portato dalla maggioranza europeista dell'Ue n.d.r.) contro i governi di nazioni sovrane che si oppongono alla dittatura dell'ideologia politicamente corretta". Cioè i suoi amici: il premier polacco Morawiecki e quello ungherese Orbàn, che con i loro veti volevano annichilire il Next Generation Eu e, di conseguenza, negarci gli aiuti europei. Si è rammaricata per come è stato trattato il suo idolo Trump dai leader europei solo perché si sono affrettati a congratularsi, liberatoriamente, con il vincente rivale Biden e anche dell' "umiliazione" che si voleva infliggere alla Gran Bretagna per la sua Brexit. Cioè un'uscita dalla Ue senza sconti né privilegi per chi se ne va.

La leader di FI, subito dopo, è tornata sul suo europeismo per dire, con un'altra lettera questa volta al "Corriere della sera", una cosa risaputa: vorrebbe un'altra Europa, quella confederale dove ognuno si fa i fatti suoi, senza solidarietà e senza adesione a valori comuni come quelli democratici, progressisti e liberali. Di questa Europa delle patrie sovrane fa due esempi. Uno esilarante: "la nostra Europa parlerebbe con una sola voce in Libia". Già adesso la Ue intergovernativa non ci riesce, figurarsi con il sovranismo vincente in Francia, Spagna, Italia ecc. L'altro mistificatorio: la sua Europa sovranista "avrebbe un unico piano di contrasto delle pandemie, quella che va di moda oggi non lo fa". L'Europa di moda oggi, nonostante tutte le sue inadeguatezze intergovernative e confederaliste - proprio quelle che la Meloni vorrebbe potenziare eleggendole a regola dominante -, ha avviato da domenica scorsa il piano europeo di vaccinazione anti Covid 19.

Poi, la Meloni ascolta il discorso di fine anno di Mattarella ed è costretta a fare, ipocritamente, buon viso a cattivo gioco. Il Presidente aveva detto che "l'Unione europea era stata capace di compiere un balzo in avanti" con il vaccino e con il Recovery fund. Altro che fallimento! La signora invece di vergognarsi per aver sostenuto il contrario, dice impudicamente: "Facciamo nostro il suo appello (di Mattarella n.d.r) ad affrontare il piano europeo per la ripresa in modo concreto ed efficace, senza disperdere risorse".

Insomma, questa Europa tanto disprezzata dalla nostra "statista", pur con tutte le sue contraddizioni e ritardi, ci dà soldi e vaccino anti Covid 19; la sua, quella delle patrie vagheggiata da De Gaulle nel secolo scorso in tutt'altro contesto socio-economico e politico mondiale dominato dalla divisione in blocchi (Usa e Urss l'un contro l'altro super armati), ci offre solo chiacchiere e fandonie, veti e ostacoli a una politica effettivamente comune e comunitaria. La Meloni ha capito che per scalzare Salvini da leader del centrodestra deve fare peggio di lui e lo sta facendo egregiamente, non c'è che dire. Ieri, per esempio, ha detto al "Corriere della sera" che in Italia la "Costituzione è sospesa": un'altra scemenza di notevole entità.

Per l'Italia e gli italiani passare dall'uno all'altra - come qualcuno auspica - sarebbe come cadere dalla padella sulla brace.