RICORDANDO BRUNO CONTE

di Francesco Muzzioli

Il 1° febbraio anche Bruno Conte ci ha lasciati. Era una presenza discreta ma assidua alle nostre iniziative e soprattutto un artista di valore, dotato di estro e intelligenza. Attivo sia nelle arti figurative che nella scrittura, Bruno Conte seguiva una sua linea di ricerca e sperimentazione apparentemente moderata, ma sottilmente eversiva. Pittore e scultore interessato alle materie, soprattutto erano notevoli le sue cose in legno e i libri d'artista, come questo:

O ancora i collage, spesso sfruttati per le copertine che con grande disponibilità elargiva agli amici scrittori.

Per dirla in sintesi, c'è sempre, nella sua figurazione, qualche spunto che va ad intaccare la purezza dell'astrattismo o la geometria dell'immagine, magari una piccola punta acuminata o un ramo spinoso o un volto diabolico che spunta da un angolino. È una poetica del piccolo elemento divergente, del varco minimo che conduce all'oltre e che ci fa accedere al rovescio inquietante dell'immaginazione.

Altrettanto nella scrittura, privilegiando la misura breve, Conte si è mosso su atmosfere oniriche o mondi fantastici o ancora nel dominio della favola, sempre mediante l'intenzionale deviazione dal piano consolatorio e compensativo della fantasia. Rasentando con rara maestria la prosa d'arte, magari mette in scena omini modesti e riservati, oppure luoghi reclusi in atmosfere rarefatte da metafisica o da realismo magico. Però, proprio lì dove non ci si aspetterebbe altro che la riconferma di un quotidiano sempre-uguale, scatta la molla dell'inciampo condotto con una certa dose di crudeltà. Sia in prosa che in versi, lampeggia decisiva l'irruzione del paradosso e della sorpresa. E soprattutto è fondamentale l'intervento dell'ironia: proprio l'ironia gli consente di rovesciare i toni abbassati e di incrinare con il guizzo dell'intelligenza l'intercapedine protettiva dell'aura artistica.

Tutto ciò senza mai ripetersi, ma in modalità di volta in volta rinnovate: per cui sarà opportuno tornare a visitare presto la sua opera così variegata e complessa.

Intanto ricordo alcuni titoli:

Poesia

Traessere, Fermenti, 1995;

Ecostanze, Anterem, 2005;

Tra Es, L'arca felice, 2010;

Deritratti, Anterem, 2012;

Oltremente, Robin, 2014;

Angolanimi, Mimesis, 2016.

Prosa

Anennodi, Scheiwiller, 1980;

Ambeuno, Empiria, 1987;

Estremade, Anterem, 1993;

Monasterile, Empiria,1996;

Estremi, Anterem, 1998;

Racconti del più e del meno, Empiria, 2002;

Oltre nord, Campanotto, 2003;

Stremisti collezionisti, Le impronte degli uccelli, 2009;

Ovole favole, Onix, 2010;

Racconti altri, Empiria, 2019.