RECENSIONI

di Valerio Calzolaio

LA FIAMMA SPEZZATA

Giovanni Taranto, Giallo, Avagliano Roma, 2021

Napoli. Dicembre 1996. Da pochi mesi il capitano Giulio Mariani è arrivato come comandante alla Compagnia dei carabinieri di San Gioacchino, nel Vesuviano. La famiglia lo ha raggiunto e, con la moglie Francesca e i tre figli, hanno trovato un appartamento decoroso in una zona tranquilla. Lui è romano e ne mantiene il riconoscibile accento, ha già prestato servizio in diverse regioni italiane e in missioni all'estero: alto e bruno, baffi sottili, fisico atletico, poliglotta, tiratore scelto, esperto di controterrorismo e antimafia/anticamorra, di famiglia umile, testardo e permaloso, ha fatto la gavetta ed è stato promosso per esserselo guadagnato sul campo con indagini brillanti e operazioni rischiose. In mezzo a una mole infame e mostruosa di lavoro, lo chiamano dall'ufficio del Comandante Generale e gli prospettano una questione delicatissima e riservata: dal precedente settembre staziona spesso nei pressi di Forte Braschi, il quartier generale dell'intelligence militare italiana, un'anziana signora vestita di nero, si tratta di Esterina Sorrentino, la mamma dell'appuntato carabiniere Ciro Cirillo, che scrive lettere e chiede informazioni sulla presunta morte del figlio 33enne, avvenuta sei anni prima e archiviata come suicidio. Lei è convinta che Ciro non sia morto e che sia passato in forza ai Servizi. Nessuno lo può davvero escludere e Mariani deve studiare bene il caso freddo senza alcun passaggio ufficiale e capire cosa può esserci di vero nei dubbi materni. Il capitano chiede un sostegno informale alla giovane rappresentante della Procura, la napoletana Clara Di Fiore, fa riesumare il cadavere e verifica ogni possibile pista, tanto più che non si tratta solo di rassicurare i vertici, bensì anche di scoprire le vere ragioni della morte di Ciro.

L'esperto giornalista di nera Giovanni Taranto (Vico Equense), per quasi vent'anni (1995-2013) promotore della cittadella dell'informazione Metropolis Network e direttore di Metropolis TV, dal 2019 presidente dell'Osservatorio permanente per la legalità di Torre Annunziata, cintura nera 7° DAN e Grand Master di Taekwondo, esordisce nel romanzo con un noir in terza persona quasi fissa sul protagonista, rari gli incisi sul resto della squadra e su altri personaggi. I meccanismi investigativi e giuridici, le procedure e le dinamiche istituzionali sono accuratamente descritti, con un garantismo informato, dal di dentro (non a caso c'è una breve sentita premessa di Vincenzo Coppola, Vice Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri da marzo 2017 a marzo 2018). La vicenda investigativa gialla è anche usata, ancora una volta, come pretesto e filo conduttore per poter parlare di una serie di fenomeni reali, culturali e sociali, criminali e familiari, locali e non solo. A motivare Mariani c'è l'immagine del ragazzo sulla tomba, la fiamma sul copricapo gli suggerirà poi il titolo del fascicolo finale sul caso (da cui il titolo del romanzo). L'indagine ha una doppia fase, la prima fino al 29 dicembre per verificare se a Roma fanno bene a stare preoccupati, la seconda fino al successivo 15 febbraio 1997 per vagliare moventi e intrecci degli ultimi mesi di Ciro. Per la sera di Natale bollicine Asti, in regalo il cofanetto con la raccolta degli amati Jethro Tull.


E VERRÀ UN ALTRO INVERNO

Massimo Carlotto, Noir, Rizzoli Milano, 2021, Pag. 230 euro 16,50

Una valle veneta. Estate e autunno 2019. Roberto Robi e Michele Michi Vardanega sono due cugini coetanei uniti da una complicità speciale, poco sveglio e prestante il primo, subalterno, furbo e opportunista il secondo, già sposato, legati affettivamente a due sorelle, Sabrina e Alessia Cappelli. In paese hanno un lavoro precario, ora sono disoccupati e accettano un po' di soldi per minacciare il ricco colto raffinato 50enne Bruno Manera, da dilettanti: cinquecento euro per squarciare le gomme della bella Volvo, mille per bruciare l'auto nel giardino della villa, tremila infine per pestarlo ben bene. Sgraffignano una Fiat Punto (l'unico modello che sono capaci di scassinare) e si procurano una pistola (dall'unico pregiudicato della zona, Fausto Righetti, detto il Riga). Manera viene dalla città, là si era affermato e arricchito come imprenditore immobiliare; un anno prima, ormai rimasto vedovo da tempo, si era risposato con la bella 35enne locale Federica Pesenti, appartenente a una delle note famiglie maggiorenti del paesino, pur colpita negli ultimi anni da qualche avversità economica. Si sono trasferiti insieme, ma Bruno non si è ben inserito, la moglie non lo ama più e vuole separarsi, l'imponente comandante della stazione dei carabinieri Piscopo lo considera un eccentrico intruso portatore di guai e intrallazzi. Quando i cugini affrontano Bruno e, dopo essersi infilati i passamontagna, gli menano, Michi punta l'arma e gli intima di andarsene dalla valle, ma l'uomo ha una crisi isterica e urla. Robi prende la pistola e spara, un colpo fracassa la clavicola, l'altro si pianta sul ginocchio. La riabilitazione è complessa e travagliata, Bruno parla solo con un'attempata guardia giurata della banca, Manlio Giavazzi, che lo avvisa circa l'amante della moglie, il 36enne consulente finanziario Stefano Clerici, e gli consiglia di tenere un diario e facilitare che Federica lo legga, giusto per forzare un chiarimento. Il fatto è che Manlio si sente perseguitato e ha una storia terribile alle spalle, il figlio bulimico si è ucciso ingozzandosi di marron glacé, la moglie se ne è andata. Niente di buono all'orizzonte, tante regie, morti e assassini non saranno pochi.

Il grande scrittore Massimo Carlotto (Padova, 1956) invecchia bene come i distillati di qualità. Con il nuovo ottimo lineare romanzo si concede umori inediti nello sfondo criminale del noir e ci fa gustare un'inconsueta ambientazione strapaesana, strabordando i confini del genere per descrivere l'acida morbosità e la pervasiva illegalità diffuse nelle piccole comunità. Narra in terza varia al passato, i pensieri e i comportamenti dei vari personaggi, tutti legati da segreti inconfessabili e dalla complicità residenziale. Inutile dare un nome alla collocazione geografica, possiamo riconoscere una dinamica sociale a tre ore d'auto da Cortina, un posto vale l'altro, ogni specificità va considerata aggiornabile, così come ogni novità risulta dimenticabile. Quel che conta è l'ambito collettivo ristretto che distingue solo maggiorenti e non maggiorenti, fisicamente contigui seppur comunque separati; oppure i forestieri. Ci sono pettegolezzi, voci, chiacchiere, omertà, diffamazioni, gelosie, invidie, rivalità, sotterfugi, equivoci, riti, convenzioni, intrighi, sfruttamenti, ricatti, stratificazioni sociali, quanto è proprio di un paesino dove nessuno sembra interessato a perseguire la responsabilità personale di un crimine e sembrano sempre valere i due principi riassunti da Giavazzi: tutte le faccende si risolvono tra paesani, inevitabilmente dopo estate e autunno verrà un altro inverno (da cui il titolo). Un plot e uno stile implacabili, come nella miglior tradizione dell'autore. Non ci possono essere rimorsi coerenti, né remissione di peccati, ogni personaggio è fedele a sé stesso. Le vite e le morti scorrono immutabili (nella sostanza) là per la valle, anche quando dalla città arrivano poliziotti e giornalisti metropolitani, visto che l'ultimo delitto che lì era stato commesso risaliva ad almeno una ventina di anni prima. Informazione e intrattenimento sono garantiti da Bellavalle Tv e Radio Serenella. Alcol vario, saggiamente la coppia di imprenditori sloveni segue l'ultima tendenza del dopocena: rum accompagnato con cioccolato extra fondente. Canzoni immarcescibili: da Joni Mitchell a Adamo, da Vasco Rossi ai Cugini di campagna.


LA STORIA DELLA VITA IN 25 FOSSILI

Donald R. Prothero, Traduzione di Costanza Bocchia, Paleontologia e scienze evoluzionistiche, Aboca S. Sepolcro (Ar), 2021 (orig. 2015), Pag. 447, euro 28

Pianeta terra. Gli ultimi miliardi di anni. La storia della vita è un racconto incredibilmente lungo e complesso. Nel 1859, quando Darwin pubblicò L'origine delle specie, l'assenza di reperti era un oggettivo punto debole della sua tesi, in particolare quella di fossili risalenti al tempo che precedeva il Cambriano (primo periodo dell'era paleozoica, circa 550 milioni di anni fa). Lui lo sapeva, ammetteva la mancanza di adeguati fossili di transizione a sostegno della sua teoria (sostanzialmente corretta), e ne era tormentato. Del resto, per quasi l'85% della storia della vita (da 3,5 miliardi a circa 630 milioni di anni fa), gli esseri viventi sulla Terra non erano abbastanza grandi da lasciare tracce fossili visibili, non c'erano organismi più grandi di quelli monocellulari, e solo le stromatoliti (rinvenute la prima volta nel 1956 a Shark Bay in Australia, poi in altri luoghi del pianeta) possono essere osservate senza un microscopio. Al momento, sul nostro pianeta esistono tra i 5 e i 15 milioni di specie, alcune con miliardi di esemplari (noi quasi 7 e 900 milioni); complessivamente ne sono transitate nell'acqua o dentro l'atmosfera del globo centinaia di milioni (forse molte di più), ormai quasi tutte estinte. Si può provare a scegliere qualche fossile per rappresentarne la biodiversità, varietà ed evoluzione, sottolineando che tutte tendono comunque ad adattarsi (per sopravvivere e riprodursi) alle dimensioni, alle nicchie ecologiche e all'habitat, soprattutto alle condizioni più estreme. La selezione dei fossili (integri, ben noti, visitabili) previlegia dinosauri e vertebrati in generale e scandisce la sequenza dei primi cambiamenti dei grandi gruppi tassonomici, o della transizione da un gruppo a un altro.

L'esperto ricercatore paleontologo e geologo californiano Donald R. Prothero (Glendale, 1954) è autore di oltre trenta volumi e di oltre trecento saggi scientifici, compresi almeno cinque libri di testo di geologia. Qui sceglie ottimamente 25 straordinari fossili per illustrare le meraviglie dell'evoluzione e alcuni intrepidi relativi studiosi, gli scienziati che hanno aperto la strada alla paleontologia e i contesti intellettuali e sociali delle loro scoperte. Attraverso ogni fossile l'autore racconta la storia delle scienze evoluzionistiche: le prime forme di vita pluricellulare, i primi gusci, i primi grandi animali con guscio, l'origine degli artropodi, l'origine dei molluschi, l'origine delle piante terrestri, l'origine dei vertebrati, il pesce più grande, l'origine degli anfibi, l'origine degli anuri, l'origine delle tartarughe, l'origine dei serpenti, il più grande rettile marino, il più grande mostro marino, il più grande predatore, il più grande animale terrestre, il primo uccello, l'origine dei mammiferi, l'origine dei cetacei, l'origine dei sirenidi, l'origine dei cavalli, il più grande mammifero terrestre. Gli ultimi due capitoli parlano di noi ominidi e umani: il più antico fossile umano (Sahelanthropus) e il più antico scheletro umano (Australopithecus Afarensis). All'inizio di ogni capitolo una citazione cruciale, in mezzo foto e figure, in fondo dove guardare coi nostri occhi i reperti trattati. L'appendice riguarda i più importanti Musei di Storia Naturale del mondo: 16 americani, 2 canadesi, solo 6 nei restanti continenti, di cui quattro in Europa (Londra, Berlino, Bruxelles, Parigi). Un'ampia bibliografia e l'indice analitico dei nomi (luoghi, personalità, specie, argomenti) completano il testo, molto interessante.


I DELITTI DI ALICE

Guillermo Martínez, Traduzione di Valeria Raimondi, Noir, Marsilio Venezia

2021 (orig. 2019), Pag. 264, euro 17

Oxford. Giugno 1994. G. è un argentino 23enne, borsista dottorando in Inghilterra, e segue con passione e acume i corsi di logica matematica, ha un nome tanto difficile da pronunciare (in inglese) che nessuno lo esprime. Un suo professore è il caro grande Arthur Seldom, autore dell'Estetica dei ragionamenti e della prosecuzione filosofica dei teoremi di Gödel. Durante il primo anno di studio e ricerca, maestro e allievo hanno già risolto insieme un cruento caso criminale, testimoni di una serie di morti furtive, sottili, quasi astratte, che i giornali dell'epoca definirono delitti impercettibili. Ora, all'inizio del secondo anno, quando il giovane ha appena scelto l'argomento dell'obbligatoria relazione per la borsa (l'ipotesi di partire da un frammento di testo per riprodurre tratti e scrittura), Seldom lo mette in contatto con un ex-allievo emanuense australiano, che lavora alla sezione scientifica del dipartimento di polizia, e lo coinvolge in una riunione dell'eletta confraternita intitolata al matematico, logico, fotografo, prete anglicano e scrittore dell'età vittoriana Charles Lutwidge Dodgson (1832 - 1898), noto ovunque nel mondo con lo pseudonimo di Lewis Carroll per Alice nel paese delle meraviglie: L.C. per 26 anni aveva pure pigramente insegnato matematica proprio a Oxford. Ancora, per la seconda volta, devono affrontare un mistero, del passato e del presente, e, conseguentemente, crimini e delitti. Non è che è stata trovata la prova che il grande scrittore fosse proprio affetto da pedofilia conclamata? La seria attraente timida dottoranda Kristen Hill ha forse trovato una pagina scomparsa che potrebbe sconvolgere l'imminente pubblicazione del diario dello scrittore come authoritative edition, con saggi critici scientifici dei vari biografi della confraternita. La ragazza sta per raccontare bene la vicenda, viene investita, varie differenti morti seguiranno.

Il matematico argentino Guillermo Martínez (Bahía Blanca, 29 luglio 1962) ha effettivamente insegnato in gioventù per due anni al Mathematical Institute di Oxford, costruendosi ben presto una bella parallela carriera di scrittore, complessivamente 4 saggi scientifici, 6 romanzi (abbastanza tradotti nel mondo, tre in Italia), molti racconti. E, certo, risulta davvero splendida la relazione fra logica matematica e genere giallo, sempre più, via via che gli autori intelligentemente competenti dell'una hanno affinato la pluralità emozionale dell'altro. Seldom era stato iscritto al Partito comunista del Regno Unito e non crede nella improvvisa conversione di Kristen, appunto, sulla base di una matematica antropologica. Qui l'autore molto si è documentato (e ci diletta) sull'amata citatissima personalità di Lewis Carroll e sulla connessa meravigliata figura di Alice, una dei quattro figlidei Liddell, che lui fotografava durante la stesura del libro a lei dedicato nell'estate 1863. In venticinque anni Carroll fotografò solo otto nudi infantili, questo è provato. Il romanzo si ispira alla scoperta, fatta a Guildford dalla drammaturga Karoline Leach, di un foglio con il riassunto delle pagine strappate del diario di Carroll; tutti gli altri eventi e i personaggi (compresa la Confraternita) sono immaginari, seppur dopo meticolosa ricerca su biografie e studi in materia. Tanti rompicapi, enigmi, giochi, indovinelli, combinazioni, sostituzioni. Segnalo l'esame grafologico, a pag. 35. L'anziana mitica Josephine a occhi chiusi mostra ripetutamente di saper distinguere un caffè con il latte e un latte con il caffè (per l'ordine del versare), inglesi esperti, grazie al tè! Interessante il rapporto fra cioccolatini e diabetici, anche se quel che perlopiù quasi tutti industrialmente divorano è il whisky.


ALABAMA

Alessandro Barbero

Romanzo storico

Sellerio Palermo

2021

Pag. 265 euro 15

Usa. Tempo fa. Una giovane laureanda in Storia prende appunti sul quaderno mentre ascolta il flusso torrenziale del racconto di un vecchissimo reduce sudista della guerra di secessione americana (1861-1865). Lui si chiama Dick Stanton ed è l'ultimo superstite di un eccidio di neri. In perenne movimento su una cigolante sedia a dondolo, masticando tabacco con le indurite gengive sdentate, pur tra reticenze e informazioni non sempre affidabili, quasi senza prendere fiato, Dick narra in prima l'America profonda, bianca povera razzista, la miriade di storie e personaggi di una società fondata sullo schiavismo, là, in "Alabama", settimo bellissimo romanzo del grande storico Alessandro Barbero (Torino, 1959). In fondo a ognuno dei venti inarrestabili flussi di parole veraci e maschiliste del vecchio, l'attenzione si sposta in corsivo sui pensieri della ragazza, andata per riportare alla luce quell'episodio atroce e simbolico, di cui capisce le premesse culturali, religiose e sociali.


ALBEGGERÀ AL TRAMONTO

Marco Trionfale, Romanzo, Marsilio Venezia, 2021, Pag. 381 euro 16

Corvina, Romagna. Tra poco. Baldi è il comandante della banda della frazione Fratti, Ercole il suo braccio destro. Si ritrovano al New Age, in passato casa del popolo e sede del Pci, insieme ai compagni di un tempo, già assidui a ogni Festa dell'Unità, oggi anziani buontemponi. Un dì d'agosto la tv annuncia l'approvazione dell'atteso decreto di solidarietà generazionale, molto sostenuto dal Partito della Gioia: prevede che tutti i pensionati, per ricambiare chi di fatto li mantiene, siano tenuti a svolgere per sette ore alla settimana attività di volontariato coatto sotto la guida degli Amici di Quartiere. Decidono di ribellarsi, da loro potrebbero significare "grandi opere" di pessimo impatto. Al grido di "Fatinculé!", fra nuovismi e rimpianti, ne succedono di tutti i colori, non è nemmeno escluso che "Albeggerà al tramonto", comico titolo di un allegro bel romanzo di tre amici ravennati, appositamente divenuti Marco Trionfale (Mirta Contessi, Franco Costantini, Leonardo Fedriga).


MASSIME E PENSIERI DI NAPOLEONE

Honoré de Balzac, Zibaldone di pensieri, Sellerio, 2021 (1° ed. 2006; orig. 1838)

Traduzione, introduzione (2001) e cura di Carlo Carlino, Pag. 163, 12 euro

Francia napoleonica. 1769-1821. La raccolta di "Massime e pensieri di Napoleone" uscì nel 1838 con 525 brevi frasi intestate prima al generale poi all'imperatore Napoleone Bonaparte, in realtà non sue: alcune di errata attribuzione, altre di dubbia autenticità, altre certamente di un autore che peraltro non aveva firmato il volume. Solo molti decenni dopo venne ricostruito scientificamente che l'opera era stata realizzata dal grande Honoré de Balzac (1799-1850), in costante bisogno di denaro, venduta a un commerciante di maglieria probabilmente per soli quattromila franchi. Certo, lo zibaldone non è casuale e fu meditato: prende spunto dalla corrispondenza, da proclami e discorsi, dal Mémorial, come una sorta di autobiografia indiretta, e realizzano un interessante mistificatorio ritratto dell'uomo che Balzac voleva immortale, oggetto di ammirazione e di culto, nei suoi caratteri mitici: crudo pragmatismo, cinismo, maschilismo perentorio, determinazione paternalistica, cesarismo.


ESULI: SCRITTORI E SCRITTRICI DALL'ANTICHITÀ A OGGI

Silvia Tatti, Letteratura, Carocci Roma, 2021, Pag. 182 euro 19

Pagine scritte altrove. Da sempre. L'esilio è un antico tema storico connesso a innumerevoli geografie (ecosistemi) e scritture (lingue). Utilizzato, già nelle civiltà del passato, come strumento punitivo, inflitto a chi era colpevole di crimini politici o di omicidi, per lo più in alternativa alla condanna a morte, ricorre fin dalla cultura greca e dalle sacre scritture. Il termine rinvia all'esclusione da un territorio (in latino ex-solum) e ha implicito in sé il motivo dell'espulsione e della partenza; le lingue occidentali hanno coniato sinonimi che cercano di rappresentare la molteplicità delle condizioni di allontanamento dalla patria; nella modernità può diventare anche una scelta personale volta a evitare costrizioni, una reazione individuale di protesta contro i condizionamenti sociali, culturali, di genere del luogo di appartenenza. Se ne scrive, inevitabilmente, spinti dalla necessità di lasciare testimonianza di un evento esistenziale cruciale, talora proprio per elaborare la tragedia, sempre suscitando universali interesse e curiosità nei lettori. Tema autobiografico di enormi potenzialità, l'esilio esplora generi diversi e diventa, fin dalla Bibbia e dalle letterature antiche, un elemento narrativo di implicazioni allegoriche: i nessi esilio - morte ed esilio - rinascita rinviano a dimensioni emotive e culturali che travalicano le esperienze dei singoli e assumono un rilievo emblematico. Il linguaggio non può che dar voce a ogni condizione di disagio e di esclusione. La catena di citazioni e rinvii è straordinariamente vitale, seppur discontinua: una prima genealogia dell'esilio è stabilita alla fine del I secolo d.C. da Plutarco, rinnovata da autori successivi con un passaggio cruciale e formidabile in Dante, ricorrendo infine di continuo negli ultimi due secoli, anche e sempre più con una marcata specificità femminile.

La docente universitaria di Letteratura italiana alla Sapienza di Roma Maria Silvia Tatti da decenni si occupa anche della presenza del tema dell'esilio nella letteratura antica e moderna, italiana ed europea, e ha colto l'occasione della casalinghitudine forzata durante la pandemia per sistematizzare in modo più organico le proprie ricerche. In parte ha scelto un percorso cronologico, in parte ha individuato connessioni oltre le epoche storiche. Il primo capitolo ricostruisce il linguaggio narrativo dell'esilio dalla Bibbia ad alcuni classici come Sofocle, Cicerone, Virgilio, Ovidio, Seneca e Plutarco. Il secondo capitolo è dedicato al paradigmatico Dante, al deposito memoriale e alla polifonia della Commedia. Il terzo capitolo si concentra sul nostro paese e affronta la cultura dell'esilio tra Rinascimento e Risorgimento. Il quarto capitolo è trasversale e individua assi permanenti: tre termini cruciali di un vocabolario minimo (partenza, viaggio, soprattutto confine, con Brecht); i generi letterari ricorrenti (lettere, diari, memorie, biografie); gli elementi permanenti dello stile sia nella lingua che nella retorica; l'eterna questione del ritorno (impossibile o eventuale che sia). Il quinto capitolo è dedicato alle scrittrici esuli, non solo italiane, non solo recenti. Il sesto e ultimo capitolo aggiorna la trattazione al Novecento e all'inizio del terzo millennio. Ricca la bibliografia, utile l'elenco dei nomi propri.

LA LINGUA DEL FUOCO

Don Winslow, Traduzione di Alfredo Colitto, Noir, HarperCollins Milano, 2021 (orig. 1999, prima ed. it. Einaudi 2010), Pag. 509, euro 15

Dana Strands, California, l'ultimo pezzo incontaminato della costa sud (vicino Laguna Beach). Estate 1997. Jack Wadepadre imprenditore edile, tanti muscoli per 1,90, non ha figli e fidanzate, surfa e lavora. Ha fatto la scuola per entrare nella Squadra Incendi, poi 7 anni nell'ufficio dello Sceriffo (felice e innamorato, è stato incastrato e licenziato per aver protetto un testimone) e 12 come perito liquidatore nella compagnia di assicurazioni California Fire and Life (da cui il titolo americano). Con lui entriamo nel sistema di competenze, delitti, raggiri e truffe del mondo degli incendi (capaci di consumare le stesse relative prove), che ancor oggi riguarda molti paesi del mondo, compresa l'Italia, compresa la Sardegna. Jack parla correttamente e coraggiosamente "La lingua del fuoco" (da cui il titoloitaliano), trattata dallo splendido romanzo del grandissimo esperto Don Winslow (New York, 1953), a inizio delle opere all'ovest dopo l'epopea di Neal Carey a est e nel mondo.


MAREMOTO

Alessandra Calanchi, Racconti brevi, Ventura Senigallia, 2021, Pag. 148 euro 13

Centro Italia. Casi del presente e del futuro. Si cominciò a sentir parlare del culturavirus nel mese di gennaio del 3020. Il primo episodio avvenne in una biblioteca cinese di Tientsin, un anziano abituale lettore s'accorse che in una pagina mancavano alcuni ideogrammi, si spaventò e nei giorni successivi lui stesso parve disimparare gradualmente. Il misterioso morbo colpiva rapidamente e selettivamente libri riviste giornali manoscritti, poi si trasmetteva agli umani. Chi ne era contagiato perdeva la concentrazione, o l'attenzione, o la memoria; o tutte e tre insieme. La cultura sembrava ritrarsi all'avanzare del virus. Si fecero varie ipotesi sulle origini: un topo di biblioteca? Un complotto o una cospirazione? Gli hikikomori giapponesi? Fatto sta che raggiunse presto l'intero mondo, l'Italia al terzo posto per numero di contagi: eravamo pieni di musei, librerie, biblioteche, atenei anche molto antichi! Dai libri cadevano le pagine, le riviste perdevano parole e frasi a fiumi, nei volumi restavano solo il prezzo e il codice ISBN. In campo medico non si poté fare nulla. Oggi, come noto, tutto è cambiato. Al momento non esistono libri e, a onor del vero, non si può avere alcuna certezza che siano mai esistiti. Lo story-telling ha inghiottito ogni possibile forma di narrazione, la poesia è un genere orale di prima necessità solo per i bambini, e non esistono riviste e giornali. Ricordare è un'usanza antica, un verbo desueto, un atto faticoso ed estremo. E cosa fanno allora adesso le persone? Lo scoprirete completando la lettura del racconto (già pubblicato online nel marzo 2020) e intuirete qualcosa di interessante pure leggendo gli altri, l'ultimo dei quali dà il titolo alla raccolta, "Maremoto", tre sogni consecutivi di passeggiate lungo la riva del mare e, forse, un risveglio, appunto.

La docente universitaria di Letteratura e Cultura Angloamericana a Urbino Alessandra Calanchi (Bologna, 1959) legge, elabora, spiega, insegna, traduce, poeteggia e, fra una vita e l'altra, fa molte altre cose. Pubblica ora una raccolta di ventisette racconti brevi, scritti nel corso di oltre un decennio (seppur per lo più recenti), in piccola parte già editi in varie forme, oltre la metà con narrazione in prima persona al passato o al presente (sperimentando pure dialoghi, lettere, seconde persone, singolari e plurali), sempre garbati e ironici, colmi di cinema e letteratura varia. Lo stesso titolo nulla c'entra con il forte rischio attuale per tutti gli abitanti delle coste del nostro Mediterraneo, a causa dell'elevata sismicità e della presenza di vulcani attivi. L'autrice ha una esplicita riconoscibile predilezione per il genere cosiddetto noir (non per caso contribuisce da tempo a organizzare la manifestazione e il collettivo Urbinoir), riuscendo a trattare con perfida leggerezza sia esperienza quotidiane che vicende globali. "La forma perfetta del coniglio" è il più breve e tratta di topi. I più lunghi ("Kill Me Softly" e "Come una piadina") hanno una propria minuscola sceneggiatura imbastita su più giorni. Il viaggio a Pescara è autobiografico, la degustazione perfetta consuma avanzi di bottiglie di vino lasciate dal buon ex-marito.


IL PIÙ GRANDE MISTERO DI MORSE E ALTRE STORIE

Colin Dexter, Traduzione di Luisa Nera, Racconti gialli, Sellerio Palermo, 2021 (orig. 1993), Pag. 217 euro 14

Oxford. Una trentina di anni fa. Il diabetico e ipoudente Norman Colin Dexter (1930-2017) è stato docente di greco e latino, specialista in enigmistica e parole crociate, magnifico ironico autore di genere. I 13 romanzi con protagonista l'ispettore capo Endeavour Morse (e il fido recalcitrante sergente Lewis) della Thames Valley Police sono datati 1975-1999 (tradotti a suo tempo nel Giallo Mondadori), la televisione inglese ne trasse una serie di 33 episodi trasmessa anche in Italia; serie connesse continuano ancor oggi. "Il più grande mistero di Morse e altre storie" assembla sei racconti pubblicati fra il 1987 e il 1993, il primo (natalizio e infestato dallo spirito di Wagner) dà il titolo inglese e italiano alla bella raccolta, presentata dal grande scrittore Marco Malvaldi con una simpatica nota introduttiva "Mai fare errori di orzografia" (la d eufonica giustamente non c'entra con l'ortografia). Come al solito, la divertita divertente narrazione è in terza al passato.


FREDDO A LUGLIO

Joe R. Lansdale, Traduzione di Giancarlo Carlotti, Noir, Einaudi Torino, 2021 (orig. Cold in July 1989, prima ed. it Fanucci 2002), Pag. 237 euro 12

LaBorde, East Texas. Un'estate di fine anni ottanta. Il tranquillo corniciaio Richard Dane vive con la moglie Ann e il loro piccolo figlio malato Jordan. Sentono un rumore, prende la pistola nella scatola da scarpe, trova un ladro, quello gli spara, lui contraccambia. Il ladro muore, certo è legittima difesa ma Ben Russell, l'ex galeotto padre del ragazzo criminale Freddy, vuole vendicarsi. Sta per riuscirci quando si capisce che forse il ladro era un altro e c'era sotto qualcosa di più grosso, seguono altre morti e violenze, a più non posso. Ecco un Lansdale d'annata! Forse avrete letto l'edizione di venti anni fa (a quel tempo non sempre veniva tradotto in italiano), forse avrete visto il film del 2014 con Michael C. Hall, Sam Shepard, Vinessa Shaw e Don Johnson, eppure non è invecchiato, tutto è ancora teso e struggente, ben mescolando i sottogeneri del crime. Con "Freddo a luglio" il grande scrittore texano-orientale Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951) firmò un classico.