QUANDO LA POESIA SI TINGE

DI SANGUE

di Anna Maria Giancarli

La poesia, da sempre, ha segnato l'umanità nel suo cammino di civiltà etica e conoscitiva. Molti poeti sono divenuti simboli per i loro popoli e guide per la crescita di essi. Ma la poesia può tingersi anche di sangue, come nel caso dei "Landai". Essi sono una forma di comunicazione radicata nella cultura popolare afgana ed oggi una particolare espressione poetica, profondamente incisiva e strategica per le donne di quel paese.

La parola Landai significa "piccolo serpente velenoso".

Nella tradizione orale i temi trattati erano quelli della guerra, del dolore, dell'amore, in sostanza dei sentimenti più diffusi nelle esistenze umane.

Ora tali contenuti, per lo più, hanno lasciato il posto, attraverso il miracolo che la poesia sa compiere, a quelli quasi esclusivamente femminili. Testi brevi, concisi, potenti, vengono creati dalle donne "pashtun" per ribellarsi alla violenta sottomissione e agli abusi a cui sono costrette da una società maschilista che le domina con brutalità. Si tratta di distici di nove e di tredici sillabe, ribelli, coraggiosi, taglienti e a volte persino sarcastici, che vengono composti a mente, in segreto da donne che, nella maggior parte dei casi, non sanno né leggere, né scrivere e che, quindi, se li scambiano nelle rare occasioni in cui possono incontrarsi. Queste brevissime poesie, contratte in due righe, sono cariche di messaggi di disperazione e di lotta, oltre che di desiderio di tessere relazioni per cancellare il silenzio attraverso la solidarietà di altre donne.

Se non puoi salvarti da sola

saremo venti cento e mille per te

(Silvia Favaretto - Italia)

Ovviamente queste "armi poetiche", ideate per calamitare forza collettiva, diventano esse stesse un serio pericolo nel momento in cui vengono intercettate.

Emblematici sono i casi dell'artista Nadia Anjuman, rea d'aver pubblicato poesie, che a 25 anni, nel 2015, morì per il crudele pestaggio da parte del marito. Tragicamente simile il destino di Zarmina che, scoperta dai fratelli, fu duramente malmenata e si diede fuoco, morendo a 17 anni dopo giorni d'agonia.

I miei dolori crescono mentre la mia vita diminuisce

morirò con il cuore pieno di speranza(Zarmina - Afghanistan)

-

Tutte le mie cicatrici

gridano il tuo nome da ogni specchio

(Silvia Favaretto - Italia)

Ma l'eroica voce di queste donne, poiché la condizione femminile è difficile e irrisolta anche in altri paesi, ha scosso poete di latitudini diverse che si sono identificate in loro e si sono unite per sostenere le loro sorelle afgane, oltre che per denunciare soprusi, stupri e femminicidi che vengono perpetrati in tutto il mondo.

Non v'è dubbio infatti che, anche nelle cosiddette società avanzate, nonostante le conquiste ottenute con le lotte del movimento femminista, esistano serie problematiche riguardanti la condizione femminile nel suo complesso.

Secoli di subalternità delle donne al potere maschile, mentalità arretrate e comportamenti misogini, riaffiorano come movimenti carsici, persistono e, troppo spesso, culminano, dopo violenze di anni, nel femminicidio, vergognosa piaga che continua a trovare ipocrite, vigliacche risposte nei singoli e nelle istituzioni.

Cercami il cielo nella bocca

lì mi nascondo e cospiro di fronte alla tua violenza

(María Antonieta Flores - Venezuela)

È facile, quindi, comprendere come ogni donna politicamente e culturalmente avanzata possa sentirsi accanto ad ogni donna afgana per unire la sua voce al grido di dolore che le giunge da lontano, ma che conosce concretamente.

Nel 2014 54 poete da 19 paesi del Sudamerica hanno dato corpo ad un'antologia, "La luna e i serpenti", a cura di Silvia Favaretto e Daniele Rubin.

Una pubblicazione precedente è l'antologia in lingua spagnola "Oriente y Mediterraneo", con poesie selezionate da Sayd Bahaudin Majrouh.

Ho una voce che più non risuona

da quando sto con te hai sigillato la mia bocca

(Silvia Elena Valdés - Messico)

È un'impresa ardua diffondere i "Landai", come si può ben intuire, ma tra molti rischi a questo scopo a Kabul è nata l'associazione letteraria "Mirman Bahir", mentre la coraggiosa poeta Omai Amail trascrive le poesie che riesce ad avere per trasmetterle via radio, perché volino oltre i confini del suo paese.

E mentre piovevano lacrime

le orchidee sbocciavano nei giardini

(Ivette Mendoza Fajardo - Nicaragua)

Alla luce di quanto detto, appare stupefacente l'audacia con cui le donne afgane più consapevoli sfidano il mondo maschile con un mezzo così prezioso ed apparentemente inoffensivo come la poesia.

Pertanto, va raccolta e diffusa la loro lotta e va esaltato il coraggio con cui costruiscono la loro liberazione.

Anche questo scritto tende a tale scopo.