OSCURI PREOCCUPANTI SCENARI

di Mario Quattrucci

Maestri. Ottima interessante trasmissione di RAI 3 curata da Edoardo Camurri. Lezioni di alta qualità su questioni centrali scientifiche e artistiche. Maestri veri.

Nella trasmissione di venerdì della scorsa settimana due temi: "intelligenza artificiale"; "filosofia culinaria: pensiero e vitto".

La prima - Maestro il Professor Marco Mezzalama - con interrogazioni dirette ad una intelligenza artificiale - in ispecie una rete neurale - che risponde in voce e mostrando volti di persone inesistenti come fossero vere - tutte facce belle buone rassicuranti - prodotte da un'altra macchina di intelligenza artificiale. Domande ad esempio sul suo (dell'intelligenza artificiale) rapporto col mondo e soprattutto con l'Uomo, con l'umanità.

Soltanto a vedere la rappresentazione grafica di questa rete neurale ti piglia sgomento. Poi, ad ascoltare, lo sgomento diviene terrore.

Si parla innanzitutto del potere dei dati. Si cita la Merkel: "Oggi e ancor più domani chi ha i dati ha il potere". I dati oggi circolano nella rete, sul web, a miliardi di miliardi, si moltiplicano come conigli elettronici in misura esponenziale, e il loro possesso è già economia, potere economico: nel 2000 il 3% del Pil; dieci anni dopo il 10 %; nel 2025 il 33%.

I dati sono lì immessi da enti, società, corporazioni e, soprattutto, dai comuni mortali. Ogni volta che redigiamo un documento di file, che firmiamo un modulo, che facciamo un bonifico, che sottoscriviamo una beneficienza..., o che - per narcisismo, bisogno di comunicare, interloquire con altri in appoggio o polemica - mostriamo pubblicamente su face book e sugli altri cosiddetti social media (che ormai sono centinaia) i nostri pensieri, le nostre visioni, i nostri amici animali, le nostre gite, le torte da noi cucinate o ricevute e così via, gettiamo in pasto al moloch centinaia, migliaia, milioni di dati. I quali poi non galleggiano brevemente sul mare del web per poi sprofondare nell'abisso, ma vengono tutti pescati con reti a strascico a maglia sottilissima, incamerati direttamente o acquistati da qualcuno, - i gestori dei social media, ma anche le banche, le società di distribuzione, i grandi produttori di beni e servizi, gli stati, i governi, i poteri. E lavorati, of course. Gestiti con algoritmi, sfornati infine in panetti di verità più vere del vero. Per farne che? Ma diamine! Per orientare, dirigere, portare per così dire per mano le nostre esistenze: cosa dobbiamo avere (i must), cosa comprare, cosa fare del nostro tempo di non lavoro, a chi affidare i nostri risparmi (quelli di noi che riescono a farne)... e poi tutto il resto. Quale resto? Ma diamine: che cosa sognare, cosa pensare del mondo, come stare al mondo, come rapportarci agli altri viventi, come essere vincenti (uno dei dogmi del pensiero unico), cosa scegliere politicamente, cosa è il bene e che cosa è il male: altro che serpente dell'Eden. Solo una parte, anche se cospicua, di questo impossessamento del nostro cervello, passa per le pubblicità commerciali: il resto, la parte più rilevante ed anzi decisiva, è insufflata in parte sub liminalmente e in parte a dosi massicce di idee e pensieri che l'algoritmo del cacchio, e la semplice enunciazione attraverso quegli strumenti di comunicazione sociale, trasformano da menzogne o fesserie in verità assolute e poi in senso comune. La società non esiste, esiste solo l'individuo e la famiglia. E poi: There is not alternative. Questo fu il dogma di Lady Margareth Thatcher, divenuto come si sa pensiero unico di un'epoca (la nostra), dottrina dello Stato, nuova scolastica, nuova epistemologia e infine, nelle sue varie incarnazioni e derivazioni teorico/pratiche, misura e giudizio dei comportamenti sociali ed umani di miliardi di persone. E con ciò, in induzione, strumento di tutti i poteri: economici, politici, culturali.

Trecentosettanta anni or sono Hobbes, parlando di metodo e di democrazia, denunciava il potere dei chierici, dei propugnatori seguaci e impositori del metodo deduttivo, i detentori del potere (e allora non v'erano altri mezzi di comunicazione di massa che i libri - la cui pubblicazione era monopolizzata dai poteri di allora, e che il 95% delle popolazioni non sapevano o non potevano leggere -, e dalle prediche in chiesa), i quali tenevano i popoli e perfino i dotti sotto il giogo culturale/spirituale degli "idola theari", cioè delle ideologie dominanti, e ne perpetuavano la prigionia dagli "idola specus", cioè dalle ataviche visioni del mondo e della umana natura, e quindi li lasciavano "trattenuti in false verità, privati della libertà e succubi di inganni: la verità insita nelle cose risultando deformata". Hobbes. Or sono tre secoli e mezzo. Figuriamoci oggi.

Verso la fine degli anni Settanta il marxista Althusser lucidamente indicava lo stato di impossessamento inconosciuto dell'individuo da parte del pensiero delle classi dominanti. «Il mio riconoscermi nel pensiero, nei miei pensieri» così riassume Andrea Muni, «è l'effetto ideologico fondamentale, strutturale, dell'ordine del discorso capitalista... il soggetto - questa cosa pensante in cui, senza nemmeno accorgermene, continuo istintivamente a riconoscermi e a interpellare gli altri - è l'elemento ideologico chiave, il punto teorico-pratico fondamentale che sta alla base della riproduzione degli apparati di sfruttamento e repressione capitalisti... Il soggetto quale ancora oggi tutti lo intendiamo, cioè proprio il mio identificarmi con i miei pensieri e con il super-pensiero che li pensa: questo è esattamente il punto d'incontro tra la struttura (economico/sociale) e la sovrastruttura (culturale, politica, giuridica). Il luogo in cui i pensieri che il sistema capitalista mi caccia dentro a viva forza si fanno prendere per i miei desideri.... La storia come storia della lotta tra le classi... oggi non è più quella ma èla storia di come un discorso dominante, e non più un leader o un duce in carne e ossa [anche se abbondano anche loro], si è installato dentro ai soggetti concreti che, sfruttati, continuano a essere il motore cieco della storia... La lotta di classe oggi deve essere ripensata come una lotta collettiva attraverso cui ognuno di noi, a partire da pratiche comuni, combatte prima di tutto questo nemico interno, contro questo discorso dominante che si dibatte dentro di me, che mi possiede, che si fa prendere per "me stesso"».

La prima parte della lezione del Prof. Mezzalama - lo svelamento della realtà che emerge dallo sviluppo e dall'accumulo esponenziale dei dati, oligopolio dei padroni del web e degli altri poteri economici e politici - ci ha posto sotto gli occhi questo già oggi terrificante teatro: Marx, Gramsci (concetto di egemonia e centralità della lotta culturale e ideologica) e poi, insieme a molti altri illuminati/illuministi indagatori della realtà, il Louis Althusser più sopra evocato avevano visto lontano. O meglio: avevano visto quanto già al loro tempo era portato dal dominio capitalistico, dominio sempre più affidato (leggi Gramsci) non più, o non solo, né prevalentemente alla forza ma all'impossessamento della mente dei sudditi. Oggi si arriva ad un apice da cui sembra non esserci più ritorno.

Teatro dell'orrore, perciò. Ma per chi come quegli scienziati, o come i democratici e socialisti, o come i veri cristiani quale Francesco, o come il semplice essere umano cosciente di questo stato delle cose presenti, non accettano tale destino di perpetuazione del dominio capitalistico, perché esso è la causa di tutte le ingiustizie del mondo, di tutte le iniquità, di tutte le tragedie che declinano in guerre e volgono al limite estremo la stessa sopravvivenza del pianeta..., a chi come noi si ostina a lottare per una civiltà superiore rimane ancora lo spazio, e quale?, e il modo, e quale?, per fermare e capovolgere questo attuale dominio esercitato sulla mente dell'homo sapiens sapiens all'alba che forse è già tramonto dell'antropocene?

Dobbiamo pensarci. E pensando lottare - anche coi loro mezzi, come Brecht diceva - la lotta centrale della cultura e delle idee. Ma combattere anche per imporre a questo new leviathan del terzo millennio, dalla struttura così complessa multiforme ed estesa, qualche inciampo, qualche contrasto, qualche regola che discenda dalla nostra Costituzione... Cominciando, per esempio, a fargli pagare le tasse con regola (costituzionale) di progressività: e destinando quel ricavato ad una Scuola rinnovata, alla cultura democratica, ai media che divulghino Costituzione scienza e metodo critico volto alla liberazione dell'Uomo.