SPECIALE 100 ANNI DI PCI

SMALTO

Fassino, non ricorda bene neanche le percentuali del voto al Pci nel '68, nel '76 e nell'87. Cose che capitano a una certa età.

di Aldo Pirone 

Mi è stata segnalata un'intervista a Piero Fassino sul giornale di De Benedetti "Domani". Risale a circa un mese fa ed è una riflessione sul Pci, esternata nell'ambito del centenario della fondazione di quel partito. La tesi di Fassino è che il Pci, nato per fare la rivoluzione socialista, era diventato semplicemente democratico e riformista. attraverso una lunga esperienza e maturazione storica. In verità è quello che pensò lui e il gruppo di giovani dirigenti che, defenestrato in malo modo Natta approfittando del suo infarto, presero in mano il partito e con la "svolta" amputarono il Pci di ogni tensione socialista per portarne le spoglie nella subalternità a lorsignori e al neoliberismo rampante. Fu sostanzialmente una liquidazione all'ingrosso che non ha avuto buone conseguenze né per la sinistra, né per i lavoratori né per l'Italia. Il tutto fu coperto da quella parola magica "riformismo" che è stato la pelle di zigrino con cui si sono coperti tutti i cedimenti, le subalternità e anche le vergogne morali che hanno accompagnato la dissoluzione non solo di un partito ma di una comunità politica che Pasolini, forse con qualche esagerazione, aveva definito la parte pulita dentro un'Italia sporca.

Non è mia intenzione fare un'esegesi dell'intervista di Fassino. Per altro, lui descrive ogni fase della vita del Pci da Togliatti a Berlinguer a Occhetto con una qual certa piattezza continuistica. Dimentica, però, - a proposito dello scontro fra Berlinguer e Craxi - quanto scrisse in proposito nel 2003 nel suo libro "Per passione": Craxi aveva ragione e Berlinguer torto. Oggi il suo giudizio su Berlinguer è diverso: non era un moralista né giustizialista ma un grande dirigente innovatore.

Fassino, non ricorda bene neanche le percentuali del voto al Pci nel '68, nel '76 e nell'87. Cose che capitano a una certa età.

Il passaggio, però, che la dice lunga sulla statura politica di Fassino, inversamente proporzionale a quella fisica, è quello su Natta. "Natta era un leader riconosciuto e stimato, ma rappresentava un'irenica continuità, senza smalto [...] Tant'è che nelle elezioni dell'87 torniamo al 26 per cento, come nel '68". Invece Fassino con lo smaltato Occhetto e compagnia lo portarono nelle elezioni politiche del 1992, subito dopo la "svolta" e la separazione di Rif. Com., a un glorioso e sfolgorante 16.11%. Più indietro del 1946, a un tiro di schioppo del Psi di Craxi (13.62) e a metà della Dc (29.66%).

Oltre dieci punti in meno, però con "smalto".