SPECIALE 100 ANNI DI PCI

UN RICORDO LONTANO:

PIETRO GRIFONE COMUNISTA

SUI GENERIS

di Agostino Bagnato

Nel 1967 gli enfiteuti e i coloni miglioratari nelle ex province pontificie e di molte aree del Regno di Napoli erano impegnati nell'affrancazione del canone o del livello. La legge finalmente conquistata dopo aspre battaglie, accantonata dopo la riforma fondiaria del 1950, si riunivano incessantemente nelle campagne per capire i meccanismi e le procedure. I comunisti erano a fianco dei coloni e dei dirigenti dell'Alleanza dei Contadini. Nell'autunno di quell'anno a Subiaco, in contrada Vignola, il sen. Mario Mammucari, Bianca Bracci Torsi e chi scrive erano ospiti nella modesta abitazione di Giuseppe Pelliccia, livellario dell'Abbazia di S. Benedetto e S. Scolastica, i celebri monasteri benedettini che per secoli avevano potuto contare sulla rendita del vasto patrimonio, la famosa "corrisposta" in natura, per mantenere il patrimonio, tra cui i primi libri a stampa con i caratteri mobili dai monaci tedeschi Conrad Schweinheim e Arnald Pannartz, allievi di Johann Gutenberg a Magonza . Mario Mammucari rievocava le tappe della discussione parlamentare e a un certo punto fece il nome di Pietro Grifone, ascrivendo alla sua lunga battaglia il successo della legge sull'affrancazione. Quella battaglia era stata ripresa da Angelo Compagnoni, giovane deputato di Frosinone dove si concentrava la maggiore densità colonica. Un vecchio colono disse di ricordarsi di un giovane studioso romano che era stato clandestinamente nella zona per parlare di problemi agrari prima di essere arrestato inviato al confino. Da parte sua Mammucari ricordò il sodalizio politico con il suo amico Pietro Grifone, proseguito nel confino di Ventotene verso la fine degli anni Trenta. Erano gli anni che portarono alla elaborazione degli studi sul capitale finanziario. Come sarò arrivato nella Valle Santa il giovane comunista romano, in piena clandestinità, resta una cosa inspiegabile. Nel lungo viaggio di ritorno a Roma Mario Mammucari ricordava l'amicizia e l'impegno di Grifone verso i contadini, avendo potuto constatare le tristi condizioni di vita nelle campagne meridionali e in quelle laziali. Furono quelle riflessioni che lo portarono a fare della Questione meridionale e della Riforma agraria il terreno quasi esclusivo del suo impegno di comunista.

Quando apparve negli anni Quaranta, Il capitale finanziario in Italia l'opera fondamentale di Pietro Grifone, destò l'attenzione degli economisti. Negli anni Trenta il giovane studioso aveva messo a punto una ricerca sul peso della rendita capitalistica, di cui quella fondiaria e agraria nell'Italia post unitaria è stata rilevante. Sia la scuola liberale che quella marxista ne avevano fatto ragione di studio per rafforzare le ragioni della lotta di classe. Ma nessuno aveva posto in relazione la rendita classica nella formazione del capitale finanziario, di fronte ai processi di scambio in atto nel mondo occidentale. L'economia agraria non è stata mai trascurata dagli studiosi di ogni epoca e di ogni scuola, ma il suo posto nella formazione nella rendita finanziaria è stato sottovalutato a lungo in Italia. L'agire imprenditoriale da una parte e le rivendicazioni dei lavoratori della terra dall'altra sono stati alla base dello scontro di classe nelle campagne e pertanto l'attenzione degli studiosi si è concentrato su questi aspetti. Pertanto, la rendita finanziaria è stata vista fondamentalmente come profitto e quasi mai come risorsa da reinvestire per la crescita e il miglioramento dell'impresa. Inoltre, il peso del secolare immobilismo fondiario in Italia rendeva particolarmente arduo l'accumulo di capitali. In questa elaborazione c'era traccia del pensiero di Vladimir Il'ič Lenin espresso nel saggio L'imperialismo come stadio del capitalismo, che era stato pubblicato a Pietrogrado nel 1917, subito dopo il rientro in Russia da Zurigo.

PROFILO

Il giovane Pietro Grifone (Roma 1908-1983) è cresciuto culturalmente e politicamente sotto l'influenza e l'amicizia di Giorgio Amendola, di cui era stato compagno di classe nel Liceo romano E. Q. Visconti e successivamente di Emilio Sereni. Entrambi lo introdussero alla militanza comunista, dopo il primo approccio al marxismo con Amadeo Bordiga. Il giovane studente universitario manifestò subito particolare interesse per i temi economici e finanziari. Egli ha il merito di avere introdotto un altro elemento di studio e di riflessione negli studi economici negli anni cruciali del fascismo, indicando nel nascente capitalismo di Stato la principale componente dell'imperialismo dell'epoca. Dopo essere stato fermato per attività sovversiva e rilasciato dopo tre giorni di detenzione, proseguì gli studi e si laureò in giurisprudenza. Proseguì gli studi economici, pur continuando l'attività nella clandestinità. All'inizio degli anni Trenta si iscrisse al Partito Comunista d'Italia, mettendosi a disposizione della Direzione clandestina romana. La grande vivacità intellettuale lo rese partecipe della crisi economica degli anni Trenta e dei processi di salvataggio e di rilancio dell'industria e del sistema bancario. Approdato per concorso nell'Associazione delle società per azioni, dove acquisì informazioni preziose per le sue ricerche economiche e sulla finanza, oltre che sull'intreccio tra industria e fascismo. Questa esperienza lo portò a quella originale indagine sulla formazione del capitalismo di Stato che si andava manifestando attraverso la creazione dell'IRI e della Banca Nazionale del Lavoro. Molte di quelle riflessioni furono trasmesse alla Direzione del partito e furono molto importanti nella elaborazione della linea di politica economica dei comunisti italiani, anche negli ani del dopoguerra. I materiali raccolti furono rielaborati dopo la Liberazione e pubblicati nel 1971, insieme ad altri dati esaminati nel tempo, con il titolo Capitalismo di Stato e imperialismo fascista. La stessa casa editrice Einaudi aggiungeva nel 1975 la ristampa aggiornata dell'altro testo fondamentale di Pietro Grifone, quel Il Capitale finanziario in Italia che aveva finito per assumere il carattere di vero pilastro degli studi economici. La casa editrice aveva considerato questi due testi parte fondamentale del percorso di studi sulla formazione del capitalismo italiano che intanto aveva preso corpo nei saggi di Emilio Sereni, Mario Bandini, Manlio Rossi Doria, Giuseppe Medici e di altri economisti.

Pietro Grifone ha un percorso di militante e dirigente comunista, studioso e intellettuale, oltre che organizzatore del movimento contadino nel dopoguerra che ha esercitato un ruolo importantissimo nella formazione di tanti giovani tra gli anni Cinquanta e Settanta. Arrestato una seconda volta per attività antifascista nel 1931, subito dopo la laurea, fu confinato in Sardegna dove egli entrò in contatto con altri confinati e con elementi antifascisti locali, incurante dei pericoli che correva. Così fu trasferito a Ponza nel 1934 e successivamente a Ventotene fino al 1943. Furono anni decisivi per consolidare la formazione politica del giovane militante comunista. Nell'esilio sulle due isole pontine conobbe e frequentò molti antifascisti, alcuni dei quali erano tra i più importanti rappresentanti del PCI. Con il giovane romano Mario Mammucari, futuro dirigente e parlamentare, stabilì un rapporto di vera e propria collaborazione, non soltanto sul piano degli studi ma soprattutto nel dibattito interno ai comunisti per la strategia di lotta da seguire in Italia e per le alleanze necessarie per abbattere il fascismo e ricostruire la democrazia attraverso il processo rivoluzionario. Pietro Secchia chiese a Grifone di organizzare un corso di economia politica per i confinati antifascisti e comunisti, che egli condusse con l'ausilio di Mammucari.

Dopo la caduta del fascismo, Grifone svolse attività politica a livello nazionale, collaborando con Palmiro Togliatti al tempo del governo di unità nazionale presieduto da Ivanoe Bonomi, impegnandosi nella epurazione degli apparati dello Stato di coloro che si erano macchiati di illegalità e che apparivano gravemente compromessi con il regime. Ma il vasto movimento agrario che aveva preso slancio già alla fine del 1943 e aveva portato alle prime occupazioni di terre incolte e di vasti latifondi demaniali e privati, in Sicilia e altre zone meridionali, lo indusse a dedicare le sue energie alla direzione di quel magmatico mondo in rivolta. Collaborò con Ruggero Grieco nella Sezione agraria della Direzione comunista e con Fausto Gullo, ministro dell'agricoltura, per l'elaborazione delle leggi sulla riforma agraria. Entrò così a far parte della Confederterra e indirizzò le sue attività nella tutela dei contadini poveri, dei braccianti e dei coloni parziari di quelle regioni, dove l'eredità feudale nel rapporto con i proprietari terrieri, era ancora molto pesante. Nel 1947 dette vita alla Costituente per la terra, in collaborazione con Ruggero Grieco e successivamente ai Comitati per la terra per intervenire nei processi formativi della riforma agraria che rappresentava in quella fase la principale ragione di lotta. Prese una posizione non ostile alla riforma fondiaria detta "stralcio" del governo De Gasperi. Grifone comprese a quel punto che bisognava passare ad organizzare in modo autonomo, rispetto a braccianti, salariati fissi e mezzadri, quel vasto mondo agricolo e rurale che rischiava di restare senza tutela o di finire tra le braccia di Paolo Bonomi e della Democrazia Cristiana.

Era giunto il momento di passare all'azione, mettendo insieme le molte associazioni nate sul territorio ad opera di intraprendenti dirigenti comunisti e socialisti. Il congresso costitutivo dell'Associazione dei contadini del Mezzogiorno d'Italia si svolse a Napoli nel 1951, mentre procedevano i lavori di esproprio oneroso per lo Stato delle terre incolte o malcoltivate che avrebbe portato all'appoderamento entro pochi mesi e all'assegnazione dei primi poderi già nel 1953. Presidente dell'Associazione è stato eletto proprio Grifone, il giovane socialista napoletano Giuseppe Avolio vice presidente. Nello stesso tempo Ruggero Grieco a Ravenna, il 12 maggio 1955 dava vita all'Alleanza Nazionale dei Contadini, come centro per l coordinamento di tutte le associazioni, con l'obiettivo di creare una futura organizzazione unitaria. Celebra la frase pronunciata nel discorso di ringraziamente ai delegati: «Mi avete fatto presidente di una grande idea», a testimonianza che la base era molto debole e occorreva lavorare sodo per ottenere risultati. Pochi giorni dopo, purtroppo questa grande figura di antifascista, di comunista e di combattente per l'emancipazione dei contadini e per la rinascita delle campagne, cessava di vivere stroncato da un infarto. Pietro Grifone fu eletto presidente della nuova organizzazione e nello stesso tempo fu nominato coordinatore del Comitato tra le Associazioni dei lavoratori agricoli esistenti, in vista di un'unica struttura di rappresentanza, in modo da rappresentare il terzo pilastro dell'organizzazione agricola democratica e unitaria, come veniva detto, con Federbraccianti e Federmezzadri rimasti all'interno della CGIL. Vice presidente è stato nominato Giuseppe Avolio.

Furono anni di lavoro difficile nel partito e nella campagne, andato avanti tra incomprensioni, diffidenze e malumori, accanto alla resistenza di tanti organismi locali e di settore di passare nella nuova organizzazione. Ma il tenace lavoro tra i coltivatori, i produttori agricoli, i cooperatori produsse i suoi risultati e nel 1962 comunisti e socialisti decisero di considerare concluso il processo costituente. Nel 1962 a Roma, nella sala del Palazzo dei Congressi, veniva celebrato il 2° Congresso dell'Alleanza Nazionale dei Contadini. Presidente fu eletto Emilio Sereni, sia per il prestigio di studioso di politica ed economia agraria che per rilievo che aveva avuto nell'antifascismo militante.

Pietro Grifone che era stato protagonista della fase costitutiva ed era considerato il principale responsabile di quel cammino fruttuoso, decise di aderire con l'Associazione dei Contadini del Mezzogiorno d'Italia alla nuova organizzazione. Ma espresse chiaramente, insieme Giuseppe Avolio, il proprio dissenso per non avere considerato la specificità dell'agricoltura meridionale. Considerata un'operazione di rottura del lungo cammino, Grifone lasciò la politica attiva, favorendo quel suo abbandono della vita parlamentare dove aveva brillato come deputato per tre legislature che apparve come una punizione nel quadro della disciplina di Partito per quell'atto d'orgoglio nel difendere le proprie tesi e soprattutto i risultati del proprio lavoro. Nel 1963 non venne più candidato e Grifone tornò a dedicarsi ai suoi studi. Fino alla morte, nonostante gravi problemi alla vista, svolse attività divulgativa in ogni parte d'Italia. Chiunque volesse condurre una ricerca, presentare una tesi di laurea, svolgere un'inchiesta sulla condizione rurale in Italia non poteva prescindere la Pietro Grifone ed egli è stato sempre disponibile con tutti, dallo studente di qualche lontano borgo agli studiosi stranieri. La sua lezione umana e politica, nonostante il mutare dei tempi, non sarà facilmente dimenticata.