PER UNA POSSIBILE RINASCITA

ATTUARE LA COSTITUZIONE. DARE PREVALENZA AL LAVORO. ESTIRPARE DALL'ECONOMIA E DALLO STATO IL CANCRO DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA


di Mario Quattrucci


Forse qui in Italia stiamo rendendo la pandemia sufficientemente tollerabile e stiamo uscendo dalla crisi economica e sociale che ne è derivata. Sempre naturalmente che la situazione pandemica mondiale - non contrastata finora in interi continenti o sub continenti dalla vergognosa politica internazionale dei vaccini - e i suoi ineliminabili influssi, non la rilanci con qualche malevola nuova variante... che in realtà già si affaccia. E sempre che la quarta ondata montante in Europa non travolga anche noi, per colpa del combinato disposto cinismo-politico/arretratezza-e-imbecillità che ferma le vaccinazioni sulla soglia dell'80%. Se però i provvedimenti sanitari adottati e l'azione riformatrice e innovatrice iniziata con la messa in atto del recovery fund avranno la meglio si potrà sperare che da questo fine '21 e poi dal '22 si possa davvero ripartire ed avanzare a ritmi sostenuti e in direzioni socialmente abbastanza nuove rispetto al passato, abbastanza da delineare una linea di ripresa e sviluppo che segna la ripresa di una prevalenza dell'intervento pubblico, di rinascita seppur ancora limitata del welfare, di correzione delle più stridenti iniquità, potremmo dire di un certo neo-keynesismo.

Non completamente, tuttavia, ma con limiti e forti resistenze, come denunciano i Sindacati uniti e come mostra la stolta e indegna rissa ideologica proveniente da destra: rissa che in realtà è una irresponsabile agitazione propagandistica demagogica alla ricerca dei voti non solo degli esasperati deviati su false piste ma della massa (enorme, lo si creda) di storici profittatori grandi e medi di tutte le categorie.

Una ripresa positiva - quella rinascita che Draghi e Mattarella auspicano e propugnano richiamando costantemente i partiti al senso dello Stato e della comunità, e tutti i settori della società ad una concordia ordinum, ad una responsabilità condivisa, al prevalere dell'interesse comunitario sulle logiche del massimo profitto -... una ripresa positiva, dicevo, sarà beninteso possibile solo ove prevalga nelle forze politiche (innanzitutto di centrosinistra e responsabili) la consapevolezza che tale corso deve essere innanzitutto assicurato indi rafforzato e corretto nel senso invocato dai Sindacati: ciò che richiede una forte tensione politica e morale, ed un'azione permanente di lotta e iniziativa che metta al centro la rivalutazione e soprattutto l'attuazione della Costituzione Repubblicana nei suoi articoli socialmente più innovativi a cominciare dall'Arti 1 - L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro - e dai successivi indicanti il concreto modo di attuazione di tale principio.

Proprio nell'ultima crisi, la tragedia della pandemia, con il valore prevalente e solo efficace dello Stato e del pubblico rispetto ad un assente e cinico privato,sia sanitario che produttivo, la Costituzione ha dato buona prova di sé in un momento cruciale della storia come quello che stiamo attraversando. Si ricordi peraltro che in tutta la lotta al covid la sanità privata è stata completamente assente, e quando qualche sua isolata espressione ospedaliera ha detto di mettere a disposizione delle necessità di assistenza (posti per terapie intensive) ha chiesto di essere pagata. Come pure si ricordi che l'opposizione degli industriali del Nord Est (quelli che adesso vanno a riscuotere gli euro del Recovery Fund magari essendo allocati in Olanda) al lock down della prima ondata (Noi non stiamo a casa, noi andiamo a lavorare, fu la sciagurata parola d'ordine)..., quell'opposizione fu la causa principale della strage del Bergamasco e del Bresciano. Ma tant'è.

È necessario, insomma, un ritorno dei partiti alla Costituzione, al suo programma innovativo e in divenire, alla sua sostanza progettuale-programmatica, che delinea una "democrazia progressiva", che guarda al futuro, che «definisce la democrazia italiana, e con essa i princìpi di uguaglianza e libertà, ben oltre il perimetro della democrazia liberale fondata sulla proprietà..., e che in presenza delle lavoratrici e dei lavoratori politicamente organizzati, apre le porte a una civiltà più avanzata, solidale e comunitaria, che potremmo denominare socialismo di tipo nuovo rispetto ai modelli novecenteschi, quello sovietico e quello socialdemocratico.» (Paolo Ciofi, Forte e robusta).

Solo con l'attuazione della Costituzione sarà possibile sbarrare la via alla destra nazionalista e neofascista, che vive in Italia e nel mondo come risposta reazionaria alle contraddizioni disuguaglianze e ingiustizie sempre maggiori prodotte dal capitalismo globale, al tempo stesso «dominante e decadente». Perché proprio attraverso la Costituzione può attuarsi quella riforma sociale e, sulla base di essa, quella "riforma intellettuale e morale" che limita e via via sovverte democraticamente l'attuale dominio del grande capitale soprattutto finanziario, ponendo in capo al lavoro il ruolo sovrano che la Costituzione gli assegna.

Ma la prospettiva non è semplice, poiché una vera e profonda riforma sociale e morale tocca oggi, come si può vedere dal voto delle varie tornate, gli orientamenti resilienti (resilienti in senso conservatore, quando non reazionario) di una parte consistente dei cittadini, dei ceti, delle aree geografiche e sociali, con tutte le loro paure e i loro cosiddetti legittimi interessi privati. Come si porrà termine, se lo si vorrà, all'economia nera, nascosta, che viene stimata in metà dell'economia reale e che è causa non secondaria del dissesto? Bastano le misure previste dalla recente riforma fiscale per non dico stroncare ma almeno ridurre della metà l'evasione fiscale? Servirà il taglio delle tasse, oppure esso ne ridurrà magari il volume percentuale senza in realtà toccarne la sostanza? Riusciranno le misure adottate sui controlli relativi al 110% e ad altro, per stroncare l'illecito profitto e la corruzione?

Ma vi è un altro punctum dolens, non odierno ma ineludibile... e del quale invece, a parte il Presidente alcuni magistrati e le organizzazioni di lotta come Libera ed altre, nessuno parla: la questione della criminalità organizzata.

È, o meglio sarebbe, parte fondamentale di questa restauratio ordinum, di questa attuazione piena della Costituzione, un piano per la liquidazione reale dei poteri delle mafie, della criminalità organizzata. Se, come è, "il dna delle mafie è ormai presente in tutti i settori dell'economia e dello Stato"[1], e se, come è e come reiteratamente ammonisce il Presidente Mattarella (da ultimo lo scorso 21 marzo), il peso della criminalità organizzata, la sua azione di arricchimento illecito, di dominio su persone e territori, di condizionamento economico e politico, grava sul Paese e limita grandemente la nostra democrazia, l'espulsione di questo cancro dallo Stato e dall'economia è, o meglio sarebbe, il compito primo del governo e dei partiti. Purtroppo non è così. E, tra i cento importanti progetti in fieri per la ripresa, non sembra di vedere alcun piano o progetto che delinei questo compito arduo ma, sempre per citare il Presidente, necessario e possibile.

La ripresa attraverso l'attuazione piena della Costituzione è anche la condizione per liberare realmente da tutte le odierne soggezioni la cultura italiana, per riproporne e ricostruirne quel ruolo di fermento e lievito politico e morale che lungamente ha avuto nei decenni seguiti alla liberazione Dal fascismo ed alla sua fondazione costituzionale.

Ma se, come si diceva, l'attuazione della Costituzione ne è la condizione, quella "riforma intellettuale e morale", quell'indispensabile arrovesciamento della attuale prevalente cultura nazionale, sarà opera, se sarà, di una ripresa generale, in tutti i settori della società civile e della società politica (istituzioni, partiti, scuola, università, ricerca...), di un impegno di tutte le forze democratiche in una aperta lotta culturale e ideale e in una instancabile educazione civile improntata ai valori della Costituzione - pacifismo, solidarismo, tensione verso l'eguaglianza e le parità... - e avversa a tutti i revisionismi storici, teorici e politici che hanno avvelenato questi ultimi cinquant'anni d'Italia e d'Europa.

Compito molto arduo, poiché il combinato disposto del pensiero unico vincentee dei suoi derivati (pensiero debole, individualismo, utilitarismo, rifiuto della storia, arrivismo senza principi, esclusione anziché inclusione, odio razziale e genetico...) e dell'avvento frantumante dei nuovi media cosiddetti sociali, ha prodotto, come è stato detto icasticamente, una vera e propria mutazione antropologica.

Compito arduo, ma ineludibile, se è vero com'è vero che una svolta nella cultura nazionale, essendo la nostra democrazia fondata sul consenso popolare, è essa stessa condizione per la svolta costituzionale e sociale di cui stiamo parlando.

Ma se, come dovrebbero, le forze politiche e culturali di centrosinistra, vogliono davvero porsi al lavoro per avviare quella rinascitae rinnovamento auspicati, come per l'economia ed i rapporti sociali, come per lo stato dello Stato, come per le condizioni reali dei lavoratori dei ceti e dei cittadini e di tutti i settori produttivi e di servizio pubblici e privati, anche per la cultura nazionale occorre ripartire dall'analisi concreta della situazione concreta. Dalla condizione cioè in cui la cultura - non la sola la produzione culturale-artistica, ma la cultura della Nazione - si trovava allo scoppio della infausta crisi del '19, '20 e '21 e ancora si trova. Ma di ciò in altra pagina di riflessione.

Intanto, come contributo a comprendere la qualità e lo spessore del cambiamento storico intervenuto negli ultimi decenni - non solo nelle strutture ma nelle sovrastrutture della società, non solo nelle società ma nelle persone -, si legga, in altra pagina di questa rivista, lo scritto del Professor Andrea Muni (3 febbraio 2020 - Charta Sporca) per il 30° della morte di Althusser, dal suggestivo titolo Althusser, maledetto!


[1] Franco Roberti - Direttore della DIA - davanti alla Commissione Antimafia.