SPECIALE 100 ANNI DI PCI

MUSICA E PCI

UNA RIFLESSIONE SUGLI OBLII ARTEFATTI

di Dino Villatico

Luciano Berio "Azione musicale in due tempi"

C'è, da qualche tempo, mi si permetta il termine, una sorta di rigurgito anticomunista. Uno spettro che si aggira per l'Italia, pauroso di tutto e di tutti, ma soprattutto dei mostri che lui stesso inventa, si costruisce ed evoca, ma vorrebbe dimenticare. Si tirano in ballo i morti di Stalin di Pol Pot, per condannare come disumana qualunque ammissione di appartenenza all'odiata ideologia del comunismo. E non sa quanto invece proprio a Marx suonasse sospetto il termine ideologia. Anche per chi non si è mai professato comunista, ma ugualmente non tollera che la parola assomigli per troppi a un insulto, a un crimine, si nutre un indiscriminato rancore, un odio senz'appello. Si falsificano perfino i dati oggettivi, pur di non ammettere che qualche artista ammirato si sia professato comunista. Per esempio, Prokofiev. Si adduce il suo viaggio negli Stati Uniti, come dissenso dal regime staliniano. Eh già: perché l'associazione è sempre la stessa. Comunismo e stalinismo. Šostakovič lo si eleva quasi a simbolo di resistenza alla dittatura, pur di non accettare che fosse "nonostante tutto", rimasto comunista, un compositore sovietico, appunto. Non si ammetterebbe, infatti, mai che Šostakovič fosse rimasto fedele ai Soviet. E invece è così. Si è tolleranti con i fascisti che restano fascisti, si discute anzi d'intitolare loro qualche strada. E in qualche borgo accade. Ma al comunista non si perdona di essere rimasto tale. Ma come! si protesta. Dopo tutti quegli orrori? si dice. Come se Pinochet, Videla non ne avessero commesso di orrori. E non fossero stati anzi collocati al loro posto proprio per risparmiarci gli orrori dei rossi. Come se l'orrore avesse un colore. Ma è una minaccia! ci si obietta. La Cina e la Corea del Nord sono dittature, e sono dittature comuniste. Veramente di dittature nel mondo oggi ce ne sono tante, e qualcuna anche sanguinaria. Sono anzi la maggioranza. E non sono tutte dittature comuniste. Qualcuna - come avvenne con il nazismo, con il fascismo - è anzi perfino elette dal "popolo". Qualcun'altra si maschera di democrazia, ma cerca di bloccarne dall'interno le istituzioni, le svuota, per esempio abolendo la distinzione tra potere giudiziario e potere esecutivo, tra potere esecutivo e potere legislativo, distinzione che è il fondamento di qualsiasi democrazia.

Ebbene, il Partito Comunista Italiano non fece niente di tutto questo. Difese, anzi, la democrazia quando altri partiti tentarono di limitarla o addirittura di abolirla. Il che non significa che non fece errori, errori di valutazione politica e di azione politica. Ma non più di quanti ne abbiano commessi gli altri partiti. E frenò, anzi, per prudenza, ogni tentativo di compiere passi troppo lunghi di riforma, che la società a suo avviso non avrebbe accettato. Come accadde per il divorzio. O per l'aborto. L'errore più grande fu, però, quello di volere inserire nella Costituzione i Patti Lateranensi, quell'articolo 7 che oggi frena tante battaglie civili. Fu per paura di perdere il sostegno di una parte dell'elettorato? O per dissidi interni? Perché invece il PCI volle fino alla fine che il voto fosse concesso anche alle donne, pur sapendo che proprio dalle donne, allora, sarebbero venuti la maggior parte dei voti contrari. Ma il principio di uguaglianza andava affermato. E proprio questo principio di uguaglianza, di libertà lo spinse ad appoggiare le correnti più nuove, più europee della cultura italiana. Anche nell'arte. Ciò lo distinse da subito dal Partito Comunista Sovietico. Il realismo socialista da noi non attecchì. Se non in qualche scrittore, e quanto al neorealismo cinematografico le radici erano anteriori, e andavano allo strapaese del periodo fascista. Il mutamento, nel cinema, fu ideologico più che di stile.

Nuova Consonanza

E in musica? Luigi Pestalozza guidò in parte la diffusione della nuova musica in Italia. Musicisti, che in Unione Sovietica sarebbero stati condannati, in Italia, e in Europa, ottennero un vasto consenso sia istituzionale che di pubblico. Musica nel Nostro Tempo a Milano, Nuova Consonanza a Roma, i Festival di musica contemporanea a Palermo, i concerti della Biennale di Venezia fecero conoscere al pubblico italiano i nomi di Luigi Nono, Bruno Maderna, Luciano Berio, Giacomo Manzoni, e più tardi Armando Gentilucci. Non tutti comunisti, ma nemmeno, come oggi piacerebbe, anticomunisti. E vi si associarono anche musicisti non comunisti. Camillo Togni, Francesco Pennisi, Franco Evangelisti. Quest'anno sono 30 anni che è morto Luigi Nono, 17 dalla scomparsa di Luciano Berio.

Luigi Nono

L'adesione di Luigi Nono al PCI era insieme viscerale e riflessiva. Viscerale, perché Nono credeva di riconoscere nel comunismo una forza liberatrice, un movimento che liberava i popoli dal fardello di ingiustizie che ancora governano le società del mondo. Riflessiva perché Nono riteneva che questo movimento di liberazione coinvolgeva tutte le energie di una società, e dunque anche la musica, i musicisti, li liberava da convenzioni che ormai invece di stimolarne l'invenzione, la imbrigliava. La rivoluzione sociale doveva essere accompagnata da una analoga, anzi equivalente rivoluzione artistica. Riconosceva questa forza liberatrice in alcuni poeti, Machado, Lorca, Neruda. Ma anche Ungaretti. E nell'ascolto dei suoni della sua laguna. Sofferte onde serene s'intitola una sua composizione per pianoforte e nastro magnetico, dedicata a Maurizio Pollini. Sono le onde della laguna che si fanno onde delle corde del pianoforte rielaborate e trasformate dal nastro elettronico. Su questa via giungerà alla liberazione del puro suono, come nel quartetto Fragmente-Stille. An Diotima. In questa estrema rarefazione, nell'onda di questo suono che sfida il silenzio, quasi volesse dargli voce, Nono sembra intravedere la liberazione finale, la liberazione della coscienza dalle costrizioni del qui, dell'adesso, per navigare dentro una generale coscienza della liberazione di tutti i popoli della terra. Il giorno, infatti, in cui ciascuno si riconoscerà in questa musica, sarà anche il giorno in cui ciascuno riconoscerà la propria liberazione, che prende forma e canto nella musica.