MARIO M. GABRIELE, REMAINDERS,

NOTA DI LETTURA 

di Marie Laure Colasson

Nella poesia di Mario Gabriele Il pensiero logico-sequenziale, di tipo "alfabetico", sembra essere stato in buona parte sostituito da un tipo di pensiero nello stesso tempo "olistico" e "multi-tasking".

Il dizionario Garzanti scrive che con multi-taksing «si dice di sistema operativo (informatico) in grado di eseguire contemporaneamente più programmi alternando il tempo dedicato all'esecuzione di ciascuno di essi».

L'idea della nuova poesia di Mario Gabriele si può riassumere così: disattivare il significato da ogni atto linguistico, de-automatizzarlo, deviarlo, esautorare il dispositivo comunicazionale, creare un vuoto nel linguaggio, sostituire la logica del referente con la logica del non-referente. Ogni linguaggio riposa su delle presupposizioni comunemente accettate. Non è qui in questione ciò che il linguaggio propriamente indica, ma quel che gli consente di indicare.

Scrive Giorgio Linguaglossa: «Una parola ne presuppone sempre delle altre che possono sostituirla, completarla o dare ad essa delle alternative: è a questa condizione che il linguaggio si dispone in modo da designare delle cose, stati di cose o azioni secondo un insieme di convenzioni, implicite e soggettive, un altro tipo di riferimenti o di presupposti. Parlando, io non indico soltanto cose e azioni, ma compio già degli atti che assicurano un rapporto con l'interlcoutore conformemente alle nostre rispettive situazioni: ordino, interrogo, prometto, prego, produco degli "atti linguistici" (speech-act)».

Per la nuova poesia di Gabriele è prioritaria l'esigenza di disattivare l'organizzazione referenziale del linguaggio, aprire degli spazi di indeterminazione, di indecidibilità, creare proposizioni che non abbiano alcuna referenza che per convenzione la comunità linguistica si è data.

Una zona di indistinzione, di indiscernibilità, di indecidibilità, di disfunzionalità si stabilisce tra le parole e le frasi come se ogni singola unità frastica attendesse di trovare la propria giustificazione dalla unità frastica che immediatamente la precede o la segue... non si tratta di somiglianza o di dissimiglianza tra le singole unità frastiche ma di uno slittamento, una vicinanza che è una lontananza, una contiguità che si rivela essere una dis-contiguità, una prossimità che si rivela essere una dis-prossimità... si tratta di una dis-cordanza, di un dis-formismo che si stabilisce tra i singoli sintagmi... anche le unità di luogo e di tempo della mimesis aristotelica sembrano dissolversi in una fitta nebbia e, con la dissoluzione della mimesis, viene meno anche la giustificazione di un io plenipotenziario e panottico, viene meno anche la maneggevole sicurezza del corrimano del significato.
È una poesia che fa larghissimo impiego di «sovraeccitazioni», di choc, di continui sussulti, di strappi, di traumi... È perché viviamo in una società traumatizzata, che fa del trauma una necessità di vita e una necessità del mercato. Basta osservare il panorama della politica di oggi: Trump, Bolsonaro, Putin, Erdogan, Salvini, Meloni, Orban, i 5Stelle, i populisti nazionalisti e sciovinisti fanno amplissimo uso della sovraeccitazione; gli stessi media Facebook, Instagram, Twitter, i telegiornali etc non sono altro che una vetrina e un diario di notizie che puntano sulla sovraeccitazione; la stessa forma-merce, nel design e nel marketing punta tutto sullo stato di sovraeccitazione delle masse di possibili acquirenti. Tutto punta allo stato di eccitazione e di surplus di eccitazione, non vedo perché la forma-poesia ne debba rimanere estranea.

Scrive Lucio Mayoor Tosi: «La scrittura NOE è più vicina al pensare stesso, ne riprende le modalità. Per questo, nonostante le stranezze, i salti semantici, penso si tratti di poesie ri-conoscibili. Perché tutti pensano, e spesso parlano, in modo incoerente. NOE è vicina all'aspetto sorgivo del pensiero... come anche tutta la poesia di sempre, solo che in altri modi si avverte il profumo del potpourri, violette e lavanda, cose del consueto, del corredo.»

3

Scegliemmo il Flat Design per l'ultimo libro.

Il critico curò la Premessa.

La piattaforma nucleare della parola

salì in superficie come evento.

Kathryn si mise il foulard

portandoci il caffè semifreddo.

All'esterno del bistrot passarono i pensieri

con le dovute grazie della sera.

Primo Piano. Universo in espansione.

Porta principale bloccata.

Bessy usava le calze di seta:

bellezza maturata nel giardino.

Oh, mio fiore urbano,

temo il tuo inverno, la rappresaglia della natura!

Una radio trasmetteva musica pop

con le Country Sisters.

Ritornammo al passato con uno specchio retrovisore

recuperando figure in bianco e nero.

Nessun paesaggio hollywoodiano,

nè colpi finali da Blade Runner.

Secondo piano: Rosalinda, segnata dall'insonnia,

se la prese con l'orologio a pendolo.

Una bella sorpresa per i gostbusters

non trovare gli ologrammi per la strada.

Luiselle si fermò lungo il ponte della Senna

leggendo Boule de suif di Maupassant.

Lei, -Piccina, tutta tonda, grassa grassa,

con le dita rigonfie strozzate alle falangi-.

Ecco, disse Hermann,

questa donna è stata anche a Dachau.

Un mese tra posters e lamenti di chihuahua

con serenate all'aperto e Smart Working.

4

L'occasione era buona per parlare con Ofelia,

togliere a Snoopy il dente cariato.

Ci voleva un po' di tempo per rimanere in silenzio.

Buonasera Signorina. E' in cerca di qualcosa?

Mi scusi, conosce un certo Signor H, Cantante e Deejay?

Da anni non so più niente di lui.

Ogni sabato c'è un happening musicale.

Può provare a fare indagine alla King Dom House.

Sono nomi di autori di musica e personaggi storici come Hermet.

Non li troverà più qui. Sono tutti morti.

Bisognerà rifarsi a ciò che hanno lasciato nel jukebox

o nelle biblioteche di città.

Sa, in questi tempi di oscura metamorfosi

ci sono ricambi di estetica che nessuno più segue.

A me, interessava il Signor H,

comunista alla Horkheimer.

Barista, pronto a mettere il cartello Closed.

Mi dispiace, devo andare, disse.

Resti, la prego, lei e un gentleman

di quelli che se ne trovano pochi in giro.

Ho visto attaccati ai muri modelli e simboli,

diagrammi e disegni di un tempo che fu.

Ha qualche rimpianto? O teme per il suo futuro?

Basterà rifondare L'Institut fur Sozialforschung.

Beh, disse il barista, certe cose o hanno fortuna

o mutano e si fanno oggetto di verificazione alla Popper.

Oggi le Borse vanno giù.

Non si salva nessuna Society o startup.

Si ricorda l'operatore che prometteva vacanze

ai Caraibi se avessero seguito i suoi consigli?

Per grazia di Dio sono qui come le ho detto

per conoscere il Signor H e bere un coca cola.

Diciamo che sono stata imprudente

e che il signor H doveva restare chiuso in me.

In passato non sfuggivo a nessuno

nemmeno alla morte degli altri.

Ma per H tutto significava per me:

amore, HI-FI, Count Basie e Eagles e Hotel California.

Conosco il suo rammarico. Non vada oltre.

Le offro un Martini Dry, anche se è un veleno!

Staremo un poco insieme come Beckett

à La Closerie des Lilas.

Entra un gruppo di signori.

Sono fantasmi, lampi di luce.

Sembrano Prufrock ed Eliot,

due gendarmi della Rivoluzione francese del 68.

Lei, Signorina, ha buon gusto ad averci ricordati.

Senza di noi non esiste neanche il Nulla.

Ci fu chi domandò -chi c'è là nel metamondo?

E Linda è vero che sta con voi?-

Si era spezzato il dialogo con gli altri.

Né vennero al cold reading il Dr. Gary e l'umanista Schwartz.

Tutti smarriti in un viaggio, chi a bordo delle navi,

chi su malferme barcarole.

42

La fuliggine salì fino al terzo piano

annebbiando vetri e parasole.

Willy se la prese con il barbecue

spegnendo l'ultima fiamma.

-Fai presto col WhatsApp,-disse Tommy,

-c'è nonno Edward che vuol giocare

con gli amici della terza età-.

Digli di leggere Breton,

invece di perdere nel Finale di partita.

sentenziò Willy.

E'passiva questa vita,

senza un'atmosfera che cambi aureola.

Vuoi che ti regali pezzetti di Decalogo

e il calice di Frate Mingus?

Oh , dimmi cosa ho dimenticato

delle frasi di Mosè e dei sufllée di zia Eleonora?

Quando torna l'autunno

non scattare più selfie malinconici.

Nel trolley portiamo poche cose:

solo il libro tibetano dei morti

quando andiamo dai Burget

a conoscere i Misteri di Brokenwood.

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La traccia rimase nei sogni

come la linea bianca dall'airways.

Ieri sera al bar, tra pepsi cola e black magic,

ci siamo fermati a discutere sulle cronache familiari

pensando a Denise e al suo parto gemellare.

Il bicchierino di Tequila

rimise in luce la pietra angolare dell'Apostolo.

Ci preme dirle, Signor James,

che la poesia è cenere dell'anima,

Bebop, autombulanza dell'Essere

senza oppioidi.

L'ultimo fischio del treno

risvegliò il suonatore di clarinetto

per un new day nell'Isola di Robinson.

L'oscurità non permise

di far uscire dal passato la ragazza delle fragole

in lista di attesa per il Paradiso.

Il mondo è in comodato, e Benn lo guarda

sapendo di perderlo a mezzanotte

o alle prime luci dell'alba.

Oggi c'è il torneo di Wimbledon.

Sarà difficile creare un sito metafisico,

attendere la fine di codice rosso.

Mario M. Gabriele è nato a Campobasso nel 1940. Poeta e saggista, ha fondato nel 1980 la rivista di critica e di poetica Nuova Letteratura. Ha pubblicato le raccolte di versi Arsura (1972); La liana (1975); Il cerchio di fuoco (1976); Astuccio da cherubino (1978); Carte della città segreta (1982), con prefazione di Domenico Rea; Il giro del lazzaretto (1985), Moviola d'inverno (1992); Le finestre di Magritte (2000); Bouquet (2002), con versione in inglese di Donatella Margiotta; Conversazione Galante (2004); Un burberry azzurro (2008); Ritratto di Signora (2014): L'erba di Stonehenge (2016), In viaggio con Godot (2017), Registro di bordo (2020) e Remainders (2021). Ha pubblicato monografie e antologie di autori italiani del Secondo Novecento tra cui: Poeti nel Molise (1981), La poesia nel Molise (1981); Il segno e la metamorfosi (1987); Poeti molisani tra rinnovamento, tradizione e trasgressione (1998); Giose Rimanelli: da Alien Cantica a Sonetti per Joseph, passando per Detroit Blues (1999); La dialettica esistenziale nella poesia classica e contemporanea (2000); Carlo Felice Colucci - Poesie - 1960/2001 (2001); La poesia di Gennaro Morra (2002); La parola negata (Rapporto sulla poesia a Napoli (2004). È presente in Febbre, furore e fiele di Giuseppe Zagarrio (1983); Progetto di curva e di volo di Domenico Cara; Poeti in Campania di G.B. Nazzaro; Le città dei poeti di Carlo Felice Colucci; Psicoestetica di Carlo Di Lieto e in Poesia Italiana Contemporanea. Come è finita la guerra di Troia non ricordo, a cura di Giorgio Linguaglossa, (2016). È presente nella Antologia bilingue, ital/inglese How The Trojan War Ended I Don't Remember, Chelsea Editions, New York, 2019